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Adulterio nelle Varie Culture

L’ADULTERIO NELLE VARIE CULTURE

L’adulterio è un attività illecita, immorale; rappresenta una deviazione della norma sociale  che prescrive che il matrimonio sia l’unica relazione in cui si possa verificare il contatto  sessuale. Nel mondo occidentale si considera adulterio ogni rapporto sessuale tra due persone consenzienti di cui almeno una è sposata. Altre società hanno definizioni ben differenti del matrimonio e delle altre relazioni sessuali.



IN BRASILE


I Kaingang, indigeni del Brasile, non hanno la cerimonia nuziale e non c’è un termine che significhi matrimonio.
La stessa parola viene usata sia per il rapporto sessuale che per mangiare. Il sesso, come il cibo, è sorgente di piacere; bambini e adolescenti si danno ad attività sessuali tanto liberamente quanto gli adulti fatta eccezione che i rapporti sessuali dovrebbero essere evitati fra genitori e figli e tra fratelli e sorelle. Comunque siano le strutture delle relazioni tanto gli uomini che le donne continuano a godersi rapporti sessuali al di fuori del loro legame. Se l’infedeltà è aperta e persistente, può nascere la gelosia e può essere chiesta una retribuzione.

SOCIETÀ OCCIDENTALI

Lo stato di New York concedeva il divorzio, soltanto per adulterio, fino al 1966.
In Italia l’adulterio non risulta fra i motivi per cui può essere concesso il divorzio secondo la legge Fortuna-Baslini del 1970. Questa legge stabilisce che può essere dichiarato il divorzio dopo cinque anni – oggi tre – di separazione legale. In queste società, che vedono il matrimonio in termini di esclusività sessuale, vi sono spesso severissime pene per il comportamento adulterino.

ISOLE TROBRIAND

Vanno dagli antichi ebrei ai coloni puritani della Nuova Inghilterra, da società tradizionali africane agli indigeni delle Isole Trobriand del Pacifico Occidentale, dai moderni contadini greci di Tipoka alle più primitive isole della Polinesia. Per una moglie adulterina la pena più comunemente applicata sembra essere la violenza fisica o la morte da parte del marito.
Tra i pastori Sarakatsani che abitano sulle montagne della Grecia settentrionale, il marito che coglie la moglie col suo amante deve per tradizione ucciderli ambedue, prima la moglie poi il suo seduttore.
Nelle isole Trobriand il marito che coglie la moglie con un altro uomo ha l’autorità legale di sfogare la sua rabbia picchiando lei e uccidendo il suo amante.

IN AFRICA

Gli Zulu africani puniscono severamente l’adulterio femminile, uccidono l’adultera con dei rami spinosi o le introducono dei cactus in vagina.

I Nuer del Sudan credono che un uomo possa ammalarsi in seguito all’adulterio della moglie. Il sacrificio che essi richiedono in tali casi non è soltanto retribuzione per l’immoralità del fatto, ma anche salvaguardia contro la lesione fisica.
I Muria credono che l’adulterio possa rovinare la caccia e il raccolto, ridurre il potere dei sacerdoti, uccidere bambini, e provocare attacco di tigri contro le loro greggi. La vendetta degli antenati sulla coppia colpevole assume la forma di malattie: i loro corpi si ricoprono di piaghe e di infezioni delle quali possono spesso morire.
Tra i Tallensi Africani una commettendo adulterio trasgredisce la tribù. Il suo adulterio non solo mette a repentaglio la vita del marito e dei figli ma offende gli antenati del marito. La pena a cui viene condannata è una confessione sulla tomba di questi. Però lo perdonano e lo incoraggiano quando il marito è sterile impotente.
Nelle società che credono che l’adulterio marchi di infamia una intera tribù o una razza il matrimonio è considerato soprattutto come mezzo per perpetuare la stirpe.

ADULTERIO E STERILITÀ

Molte culture permettono l’adulterio quando uno dei coniugi è incapace di avere figli.
Gli Eschimesi insistono affinchè le loro mogli prendano un amante se restano per molti anni senza figli.
Nella Turchia rurale e in altre società, la poligamia viene praticata a risultato della sterilità della moglie.
Un costume simile era diffuso fra gli antichi Ebrei le cui mogli sterili assegnavano le loro serve come concubine ai loro mariti.
In tutti questi casi i figli appartenevano al gruppo familiare del marito.

 OFFESA ALLA TRIBÙ

Il contatto extramatrimoniale che coinvolge membri di differenti tribù è severamente proibito.
Così è fra gli Akve-Shavante del Brasile. La vita di questa gente è basata sulla concorrenza tra gruppi di maschi imparentati. Nessun uomo avrebbe alcun risentimento verso un altro in caso di adulterio reale o sospettato, mentre al contrario l’adulterio che coinvolge un uomo di un’altra tribù è considerato un’offesa molto seria arrecata alla tribù.

MODALITÀ SDOPPIATA

L’idea che il matrimonio dia agli uomini diritti sulle donne, anziché dare ad ambedue uguali diritti, è intimamente associata con il concetto di una moralità sdoppiata. Sulla base di questa moralità è convenzionalmente permesso agli uomini, ma non alle donne, di avere rapporti sessuali al di fuori del matrimonio.
Nelle società dove non esiste questa moralità a doppio taglio, invece, non c’è nessuna differenza nella punizione dell’adulterio del marito e di quello della moglie.
Nella società romana ai tempi di Cristo la stessa pena veniva imposta all’adultero e all’adultera. Ambedue venivano privati delle loro proprietà e banditi dalla società a cui appartenevano.
Alcuni aborigeni australiani condannavano a morte il coniuge dell’uno e dell’altro sesso, così come avveniva in alcune primitive colonie americane.
Molte culture che vietano l’adulterio in generale lo permettono in occasioni specifiche con certe particolari condizioni.
L’eschimese presta la moglie ad un ospite durante la notte. L’adulterio viene condannato durante l’assenza del marito in alcune società.
Tra Swazi, in Africa, l’adulterio durante i lunghi periodi in cui il marito è assente da casa è persino apprezzato, perché permette così alla moglie di mettere al mondo dei figli.