ipazia
Utente disorientante (ma anche disorientata)
Però non ti devi preoccupare di ricordarti a chi hai mostrato un passaporto falso. Per tornare all'esempio di @Arcistufo. Che poi... Se lo faccio (ne faccio proprio una questione QUANTITATIVA) per metà del mio tempo, e l'altra metà la passo "in rientro" ... Cioè... Va bene sapere che si è tutto questo. Ma tutto questo per me sarebbe ingestibile pure sapendo bene di essere sempre io. Non ci sarebbe nessun automatismo. In me. Capisco che se tu sei tu così il tuo automatismo e' probabile che funzioni diversamente dal mio. Ma è una modalità che mi e' inconcepibile. Perché comporta una assunzione su di sé della responsabilità di quel massimo egoriferimento di cui spesso Arcistufo parla.
Per carità: basta "solo" essere fermi in sé stessi, e lasciare che siano gli altri a muoversi. Non riuscirei ad avere un mondo così.
Io dubito, mi correggerà @Arcistufo, che intendiate la stessa cosa con passaporto falso.
Non penso fosse casuale clark kent e superman.
Clark kent e superman sono la stessa persona.
Non ci sono divisioni interne fra l'uno e l'altro.
Semplicemente uno va bene in alcuni contesti e l'altro in altri.
Si compenetrano internamente. E scambiano internamente l'uno nell'altro.
Credo che neanche lui debba ricordare, nel senso che mi pare tu intenda.
Lui è se stesso in ogni contesto, non c'è nulla da ricordare.
Non è che quando è amante recita il ruolo dell'amante come su un palcoscenico e quindi si deve ricordare cose che caratterizzano quel personaggio.
Quando è amante è amante. E quindi fluisce in quell'essere con le stesse caratteristiche essenziali che ha anche come marito.
Perchè quelle caratteristiche rispecchiano lui. Allo stesso modo in cui è lui al lavoro o il lui a casa o il lui in qualche locale. Uguale in sostanza, diverso nella forma.
Che poi quelle caratteristiche come marito non le possa agire per vincoli di visione e accettazione e aspettative della moglie non dipende da lui.
Da lui dipende se accettare o meno i vincoli della moglie e la loro gestione.
Non è nascondere non dare quel che l'altro non vuole.
Dare quel che l'altro non vuole è sprecare quel che si da. Perdendolo e tradendo se stessi.
Limitare, schiacciare, ignorare quel che si desidera dare perchè l'altro non lo comprende (in termini spaziali proprio) è di nuovo sprecare e togliere a se stessi. Fustigandosi dal mio punto di vista.
Sapere quel che si ha da dare e decidere se darlo, non darlo, in che contesto darlo e a chi darlo è cosa diversa.
Ed è qui che entra in gioco la validazione esterna o quella interna.
La validazione esterna riguarda i dover essere.
E per me validazione esterna e non interna riguarda anche il tradire e poi, scoperti, strisciare alla ricerca del perdono dell'altro (che altro non è che richiesta di validazione). SMentendosi nella propria essenza che si esprime nel proprio fare.
Se G. mi tradisse e poi, beccato, mi propinasse cose tipo "ero confuso, non volevo, non capisco"...minchia. Sarebbe davvero inferno. In cui lui scomparirebbe.
Se G. mi tradisse e poi, beccato, mi dicesse semplicemente "volevo farlo, per questo e questo motivo. Volevo perchè la tua visione di me non mi bastava. Volevo perchè volevo sperimentare" potremmo discutere. Perchè nn perderebbe essenza. Sarebbe stato autentico verso se stesso nel tradirmi. E questo mi lascerebbe spazio alla comprensione. Non cercherebbe da me la validazione di una suo comportamento e di una sua scelta, che riconoscerebbe come sua.
Anche se averla agita comporterebbe l'essere uno stronzo.
Se non è imbecille, lo sa che è uno stronzo. Mica si racconta le favolette per aggiustarsi dentro.
Se è degno di me, non ha paura di essere stronzo, non rinnega se stesso e le sue esigenze per aggiustare. A costo di perdere me.
Non ha paura del mio dolore, in buona sostanza.
E non aver paura del mio dolore mi dice chi è come uomo e dice della considerazione di me come donna.
Io credo di aver tradito moltissimo me stessa e il mio ex quando l'ho considerato un cane che abbandonavo sull'autostrada. Quando ho avuto paura del suo dolore.
Lì, ho deciso di lasciarlo.
Per tutelare me. E anche lui.
Era l'ultima conferma al fatto che la nostra non fosse una relazione fra adulti e che avesse parecchie falle patologiche.
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