È una sicurezza momentanea che affascina all'inizio, ma uno vecchio alla fine diventa sempre più vecchio, se ci si accontenta di una sicurezza economica può andare avanti ad oltranza.
Non parlo di quello. Parlo di battaglie vinte.
E te lo dice uno che oggi non può più contare sul proprio chassis da schiacciasassi come a 35–40 anni, quando spostavo i letti con una mano e il mondo pesava meno. Adesso pesa, eccome.
Detto questo, sono perfettamente consapevole che, se dovessi rapportarmi con una ventenne media, le scoperei il cervello in venti minuti — al netto del carcere per pedofilia, sia chiaro.
Le ragazzine all’università, per inciso, ti assicuro che devo cacciarle via.
Quando sei giovane stai zitto e fletti il bicipite, perché sei inadeguato e non hai altre armi. Io sono sempre stato meglio dei miei coetanei, ma solo perché avevo poco su cui misurarmi.
Poi entri davvero in partita nella vita, inizi a prendere schiaffi, perdi, sanguini. E man mano cominci a vincere, mentre gli altri restano al palo. A quel punto ti si cuce addosso un’aura quasi mistica. Non per magia, ma per sopravvivenza.
Molto onestamente, è anche uno dei motivi per cui, dopo tanto tempo, con la bionda ho fantasie di potermi fermare un po’. Lei è una competitiva. La sicurezza sulle cose sue se l’è costruita a suon di vittorie personali, e si vede.
Le altre, in confronto, sono tizie che vivono di luce riflessa: la storia dei genitori, quella dei figli, le ascese e le disgrazie della famiglia. Tutto è collettivo. Con lei parli sempre e solo di lei. E a me questa cosa fa un sangue che levati.
Oltre al fatto che è nata per il sesso anale, sia chiaro.
