Ma chi cazzo ti ha chiesto di giustificare niente?
È sempre quello il punto con te: parti dicendo che non devi raccontare la storia della tua vita e tre righe dopo ci servi il santino completo. Figlia amata, donna che si ama, amore sano respirato, euro guadagnati da zero, routine, audiolibri, bussola persa e ritrovata, autodeterminazione, fame, supporto, maturità. Manca solo la musichetta della pubblicità progresso.
Non è confronto. È bisogno compulsivo di legittimazione.
Devi spiegare perché sei rimasta, perché non piagnucoli, perché ami la vita che fai, perché sei stata amata bene, perché la tua scelta è adulta, perché non ti sei fatta trascinare dagli eventi. Ma a chi lo stai spiegando? A me? Al forum? O allo specchio, quando per un secondo ti si allenta la corazza?
Sei una persona con una vita sentimentale di merda come il novantanove per cento della popolazione mondiale. Solo che tu ci hai costruito sopra la teca, la targhetta e la visita guidata.
E frega un cazzo che tu non piagnucoli qui. Secondo me quando piangi fai tremare le finestre

Sei la classica persona sola pure in mezzo a mille persone, tutta concentrata sul proprio percorso a breve termine, sulla propria tenuta, sul proprio equilibrio, sulla propria narrazione di donna intera. E va benissimo, per carità. Ma non venire a venderla come forma superiore di vita.
Non avrai figli che portino avanti il tuo retaggio. Scelta legittima, ci mancherebbe. Ma almeno non farla sparire sotto il tappeto quando parli di vita piena, amore respirato e continuità. Perché anche quello è un dato. Tu finisci con te. Tutto quello che hai costruito, difeso, capito, sofferto, lucidato, resta chiuso dentro il perimetro della tua biografia. E se ti va bene così, perfetto. Ma non raccontiamocela come se non avesse un peso.
Ogni volta devi rimettere in piedi il personaggio: quella che ama la propria routine, quella che si è fatta da sola, quella che non si fa trascinare dalle emozioni, quella che guarda gli altri dall’alto della propria compostezza. Ma la compostezza, quando diventa corazza, non è pace. È solo paura messa in ordine.
La pena conservala per lo specchio. Davvero.
Io in questo momento sono felice. Ogni minuto di felicità che mi godo non me l’ha regalato nessuno, e so benissimo che potrei perderlo domani mattina, perché le cose vive funzionano così: respirano, si muovono, possono anche andarsene.