La scelta

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Si, io come una protezione del percorso, avevo chiesto che lei terminasse ogni contatto con l'ex-amante che non fosse strettamente lavorativo.
Questo si sarebbe tradotto inizilamente nell'evitare i contesti in cui anche lui era presente (un corso nel quale lui era insegnante e gli aperitivi / cene aziendali) e successivamente cambiare lavoro.

Si si mi era stato detto, e se da un lato capisco la contraddizione, continuo a comprendere anche la dualità' della mia posizione.
Mi sa che non è mica tanto ex, per cui a sto punto.. ci hai provato come hai ritenuto opportuno.. che giudiziale sia
 

CIRCE74

Moderator
Staff Forum
Mi dispiace ma penso che a questo punto l'unica cosa fattibile sia effettivamente prendere le distanze, farà bene anche a lei, forse riuscirà a fare chiarezza dentro di sé.
 

PrimaVoce

Utente di lunga data
Mi sa che non è mica tanto ex, per cui a sto punto.. ci hai provato come hai ritenuto opportuno.. che giudiziale sia
Ma sai che invece io penso che quella situazione sia terminata.
Comunque non ha nessuna importanza adesso.
Detto questo, abbiamo ancora un mese e mezzo per trovare un accordo consensuale, ci spero ancora ma la strada adesso e' nettamente separazione.
Ci ho provato con tutto me stesso, avrei voluto funzionasse ma non ci siamo riusciti.
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Ma sai che invece io penso che quella situazione sia terminata.
Comunque non ha nessuna importanza adesso.
Detto questo, abbiamo ancora un mese e mezzo per trovare un accordo consensuale, ci spero ancora ma la strada adesso e' nettamente separazione.
Ci ho provato con tutto me stesso, avrei voluto funzionasse ma non ci siamo riusciti.
Non è ricordo se l'avevi detto, ma nel ricorso hai chiesto anche addebito?
 

jack-jackson

Utente di lunga data
I cuoricini e like potrebbero aver giocato un brutto scherzo in un periodo come questo ma è la riconferma della persona che è, ma non per dire che è una brutta persona ma per far notare che è cosi e non ci potrai fare nulla a quanto pare. Sarà doloroso ma fattene una ragione e vai avanti, le bimbe staranno bene visto il contesto più o meno serio nella fase di valutazione della possibilità di riconciliazione
 
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PrimaVoce

Utente di lunga data
I cuoricini e like potrebbero aver giocato un brutto scherzo in un periodo come questo ma è la riconferma della persona che è, ma non per dire che è una brutta persona ma per far notare che è cosi e non ci potrai fare nulla a quanto pare. Sarà doloroso ma fattene una ragione e vai avanti, le bimbe staranno bene visto il contesto più o meno serio nella fase di valutazione della possibilità di continuazione
Ma quelli glieli aveva messi lui.
Per me cio' che e' grave e' non renderti conto di una situazione di flirt evidente e coinvolgere le figlie in un momento delicato.
Ancor peggio se se ne fosse accorta e avesse coinvolto lo stesso le figlie.

Noi eravamo in un momento relazionale complicato, pochi giorni prima di quella che e' poi stata l'ultima seduta.
Sebbene sarebbe stato piu' maturo attendere, non e' che potrei farle una colpa per questo.

Comunque si, per me rimane un grandissimo dolore, ma ricostruirò' qualcosa di bello e di valore sia per me stesso che nel rapporto con le mie figlie.
 

jack-jackson

Utente di lunga data
Ma quelli glieli aveva messi lui.
Per me cio' che e' grave e' non renderti conto di una situazione di flirt evidente e coinvolgere le figlie in un momento delicato.
Ancor peggio se se ne fosse accorta e avesse coinvolto lo stesso le figlie.

Noi eravamo in un momento relazionale complicato, pochi giorni prima di quella che e' poi stata l'ultima seduta.
Sebbene sarebbe stato piu' maturo attendere, non e' che potrei farle una colpa per questo.

Comunque si, per me rimane un grandissimo dolore, ma ricostruirò' qualcosa di bello e di valore sia per me stesso che nel rapporto con le mie figlie.
Leggendo store qui mi pare sia "normale" da parte del traditore sgammato far sembrare tutto come se non fosse successo nulla, sarà comune a tutti.
 

PrimaVoce

Utente di lunga data
Leggendo store qui mi pare sia "normale" da parte del traditore sgammato far sembrare tutto come se non fosse successo nulla, sarà comune a tutti.
Quello che voglio dire e' che non ha alcuna importanza se ci fosse o non ci fosse qualcosa vista la fase relazionale conclusa tra di noi.
Di fatto due giorni dopo abbiamo pure interrotto la terapia di coppia, non e' che ci fosse un patto di fedelta' solido ecco.

A me cio' che preoccupa e' una persona che non si fa remore a portarsi le figlie, piccole e in un momento complicato come la separazione dei genitori, in una situazione di questo tipo (che poi fosse un interesse non corrisposto, una vera e propria storia o altro sono dettagli che non mi riguardano).

Io prima di sentirmi di introdurle in questo tipo di situazioni penso che dovrei avere una relazione stabile da almeno un anno (e con determinati obiettivi dichiarati), altrimenti meglio tenere separate le cose.
 

jack-jackson

Utente di lunga data
Quello che voglio dire e' che non ha alcuna importanza se ci fosse o non ci fosse qualcosa vista la fase relazionale conclusa tra di noi.
Di fatto due giorni dopo abbiamo pure interrotto la terapia di coppia, non e' che ci fosse un patto di fedelta' solido ecco.

A me cio' che preoccupa e' una persona che non si fa remore a portarsi le figlie, piccole e in un momento complicato come la separazione dei genitori, in una situazione di questo tipo (che poi fosse un interesse non corrisposto, una vera e propria storia o altro sono dettagli che non mi riguardano).

Io prima di sentirmi di introdurle in questo tipo di situazioni penso che dovrei avere una relazione stabile da almeno un anno (e con determinati obiettivi dichiarati), altrimenti meglio tenere separate le cose.
Questa è la riconferma della persona che è, ripeto mi spiace perché in una situazione famigliare le difficoltà si quadriplicano ma questi sono i fatti, prima te ne farai una ragione prima vieni in qua. Tu ti sei illuso nel cambiamento che già a naso ti pareva difficile e ora ne hai la riconferma. Ma non è per augurarti il peggio ma per dirti che prima ne esci mentalmente prima riuscirai a far quadrare il tutto. È questo che dovresti fare secondo me
 
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PrimaVoce

Utente di lunga data
Questa è la riconferma della persona che è, ripeto mi spiace perché in una situazione famigliare le difficoltà si quadriplicano ma questi sono i fatti, prima te ne farai una ragione prima vieni in qua. Tu ti sei illuso nel cambiamento che già a naso ti pareva difficile e ora ne hai la riconferma. Ma non è per augurarti il peggio ma per dirti che prima ne esci mentalmente prima riuscirai a far quadrare il tutto. È questo che dovresti fare secondo me
Certamente, infatti portavo proprio il peso del sentirmi l'unico (adulto) a gestire le macerie emotive, familiari ed economiche di questa situazione.

E da qui la volontà' di staccarmi e smettere di aspettare la fine di questa crisi che magari potrebbe essere più' permanente o addirittura, come dici tu, il tipo di persona che e' diventata / e' sempre stata / continuerà a essere (quale di queste si vedrà').

Non e' comunque facile per me: capisco di avere ancora dei sentimenti molto forti per lei, ma penso di essere arrivato a un limite emotivo per il quale sia necessario mettere dei confini molto forti e, piano piano, farsela passare.
 
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spleen

utente ?
Ciao!
Non aggiorno da metà Marzo, in questi due mesi sono successe tante cose - che dovevo vivere e capire, quindi adesso mi (e vi) tocca un post lungo.

Abbiamo continuato la terapia di coppia e il percorso ha fatto emergere molte verità importanti e alcune dolorose. La dinamica era quasi sempre la stessa: arrivavamo alle sedute pieni di rabbia, distanza e ferite aperte, poi parlando succedeva qualcosa. Ci si riconnetteva, emergevano tristezza, tenerezza, perfino vicinanza profonda. Il problema è che tutto questo restava quasi confinato lì dentro o ai giorni immediatamente successivi.

Poi tornavamo a casa e ricominciava il vuoto. Distanza, incapacità di parlare davvero, silenzi enormi. Era come se riuscissimo a toccarci emotivamente solo dentro uno spazio protetto e mediato. La terapeuta lo vedeva chiaramente: ci decomprimevamo in seduta, ci riavvicinavamo, ma non riuscivamo a costruire continuità fuori.

Nel frattempo io ho fatto un lavoro importante su di me. Ho capito che, tolta la rabbia, il disgusto e il dolore del tradimento, continuo a vedere il valore enorme del progetto che avevamo costruito. Non solo per le figlie, ma proprio come scelta di vita. Anzi, più ci avvicinavamo alla separazione più mi rendevo conto che quella e' sempre stata la vita che avevo scelto e continuerei a farlo.

Per questo nell'ultimo mese ho chiesto con forza una cosa molto precisa: se c'era un movimento reciproco verso il progetto, allora serviva una presa di impegno vera. Trasparenza, protezione della relazione, disponibilità a lavorare seriamente sui confini e sulle dinamiche che avevano portato alla crisi. Anche la giudiziale, da parte mia, non era qualcosa di immutabile: l’ho detto più volte: se avessi visto un’intenzione e un impegno reale di ricostruire avrei voluto toglierla e andare in un’altra direzione.

Lei però oscillava continuamente. Diceva di stare male, di sentirsi confusa, di non essere lucida. Diceva che non avrebbe voluto arrivare a questo punto e che quando abbassava la rabbia sentiva il dispiacere. Ma ogni volta che il discorso passava dal dolore all’impegno concreto, si bloccava.

Una cosa importante emersa anche in terapia individuale sua è stato il riconoscimento di un suo funzionamento dicotomico: fa enorme fatica a stare in contatto con il mio dolore perché questo l’avrebbe obbligata a vedere una parte che non le piace di sé stessa - ma per la dicotomia una parte "nera" significa essere tutti "neri" - insopportabile. Ed effettivamente questo combaciava con quanto ho vissuto negli ultimi mesi: la sensazione continua che lei riuscisse a sentire il dolore solo a tratti, per poi allontanarsene subito.

Il punto di rottura vero è stato quando lei ha iniziato a dire apertamente che non riusciva a immaginarsi dentro un percorso che comportasse anche piccole rinunce personali — il corso, le cene con i colleghi, certi spazi individuali — perché andava immediatamente in allarme e sentiva di perdere sé stessa.Ed è lì che io ho sentito che stavamo parlando di due cose diverse.

Per me la domanda era: “Questo progetto ha ancora abbastanza valore da meritare uno sforzo straordinario? Perche' il percorso e' gia' difficile di per se, se partiamo senza la volontà' e la consapevolezza dello sforzo richiesto, andiamo a schiantarci subito.
Per lei sembrava diventare: “Riesco a tollerare l’idea che una relazione, specialmente durante un percorso di ricostruzione cosi complesso, richieda limiti, responsabilità e rinunce?”

La seduta finale di Martedi scorso, è stata devastante.

Lei si è presentata con la memoria della giudiziale stampata in mano e piena di rabbia per quello che avevo scritto. L'aveva ritirata proprio il giorno prima (tra l'altro era stata depositata a Febbraio, trovo assurdo che con il suo avvocato non abbia fatto una richiesta di accesso agli atti molto tempo prima).

La terapeuta però ci ha riportati alla domanda centrale sulla quale avremmo dovuto lavorare nella settimana precedente: “Messa da parte la rabbia, vedete ancora un movimento verso l’altro e verso il vostro progetto?”

Io allora ho detto che anche per me ci sono tanti sentimenti negativi (rabbia, disgusto, disprezzo, etc...) ma se li metto da parte vedo il valore del progetto e sono disposto a investire nel percorso.
Lei invece ha detto che, sebbene sappia di non essere lucida e nonostante vorrebbe sentirsi diversamente, non riesce a immaginarsi di rinunciare a delle parti di se (il corso, le cene con i colleghi).

A quel punto abbiamo sostanzialmente dichiarato la fine del percorso. Io ho detto di sentirmi molto in difficoltà all’idea di costruire una co-genitorialità con una persona che, anche in uscita, mi sembrava ancora incapace di dare un senso chiaro a quello che stava facendo e di assumersi davvero il peso delle conseguenze familiari, emotive ed economiche della separazione. Ho espresso anche una forte paura rispetto al futuro: la sensazione di trovarmi a gestire una situazione impegnativa insieme a una persona che vedo in piena crisi identitaria, molto confusa e poco capace di immaginare concretamente come affrontare ciò che aveva contribuito a creare.

Come esempio le porto una cosa successa lo scorso weekend: lei viene avvicinata da un papà molto più anziano (60 anni circa, forse separato ma magari sposato) davanti a scuola che la invita (insieme con le figlie) a vedere il Tennis a un club della mia citta'. Il Sabato ci va da sola, mentre la Domenica porta le figlie e al rientro dice che erano “compagni di scuola della grande” come se fosse tutto normale. Alla sera, mentre metto a letto le mie figlie, la grande si sente in dovere di dirmi che lei quei bambini non li conosce e che il papà è un amico di mamma.
Io controllo sui social e vedo tutti i cuori alle foto dal 2015 a oggi. La sera le chiedo spiegazioni, senza fare escalation, e lei minimizza.

In terapia, approfondisco che per me è molto grave che lei si senta libera di coinvolgere le bambine in una situazione del genere in una fase cosi delicata come quella attuale, sia che lei genuinamente non abbia pensato che fosse un rapporto interessato ad altro o che invece, legittimamente, si voleva vivere un flirt o similia.

È uno dei tanti esempi, ma il mio problema è che lei non vede, fa fatica a comprendere cose che per una persona matura emotivamente dovrebbero essere ovvie. Non immagino quanto sarà difficile arrivare a definire un discorso per le figlie sul come ci separeremo preservando sia il valore di dire la verità che il dovere di dare loro una realtà che abbiano gli strumenti per gestire.
E questo apre un problema enorme di gestione di una problematica, da me non aperta e non voluta, ma nella quale mi ritrovo a essere l'unico adulto a gestire le macerie emotive, familiari ed economiche.

Lei incomincia a cercare di giustificarsi, di dire che non è così, che lei organizza tutte le attività delle figlie. Io inizio a spazientirmi e le dico che in lei vedo l'organizzazione di un sacco di attività per le figlie in cui lei non debba avere un secondo di silenzio o di quiete con loro: penso di non ricordare un pomeriggio passato loro tre a fare qualcosa. A questo punto interviene la psicoterapeuta che cerca di spiegarle il punto ma lei proprio non ci arriva...

Io li perdo completamente le staffe, distruggo il mio telefono piegandolo prima e sbattendolo in terra, mi alzo e mi rivesto dico che non ce la faccio più ad affrontare tutto questo come unico adulto nella stanza, dove anche l'ovvio è una fatica nell'essere compreso.

Eppure la storia non si è chiusa davvero nemmeno lì.

La sera stessa mi scrive "mi dispiace" "Per Domenica ho capito e non succederà più" e da li a oggi ha iniziato a scrivermi quotidianamente “mi dispiace”. Mi dice che sono giorni "cosi brutti" per lei, che non vuole che io pensi che non le importi e che soffre moltissimo.

Io non le sto rispondendo. Non per punizione o strategia, ma perché mi sento completamente esausto. Per mesi ho cercato di salvare qualcosa, di spiegare, di proporre, di reggere il peso emotivo della situazione.

Senza inviarlo ho scritto un messaggio, è la mia posizione emotiva, ma io non posso continuare a guidare e questo messaggio mi ri-metterebbe in quella posizione.
Amen.
Onestamente quello che mi colpisce più di tutto in questa faccenda è l'incapacità emotiva di tua moglie. Non so se questa cosa sia recente o se sia sempre esistita in sottofondo nella sua personalità ma appare evidente che non ci sono speranze così.
Voltare pagina sembra obbligatorio, per le tue figlie, per te e anche per lei, finchè non capirà il distacco, la perdita, non si renderà conto fino in fondo di cosa le sta succedendo. Ma a quel punto non saranno più affari tuoi, non è tuo compito salvare il mondo.
 

Skorpio

Utente di lunga data
Certamente, infatti portavo proprio il peso del sentirmi l'unico (adulto) a gestire le macerie emotive, familiari ed economiche di questa situazione.

E da qui la volontà' di staccarmi e smettere di aspettare la fine di questa crisi che magari potrebbe essere più' permanente o addirittura, come dici tu, il tipo di persona che e' diventata / e' sempre stata / continuerà a essere (quale di queste si vedrà').

Non e' comunque facile per me: capisco di avere ancora dei sentimenti molto forti per lei, ma penso di essere arrivato a un limite emotivo per il quale sia necessario mettere dei confini molto forti e, piano piano, farsela passare.
Lei ti garba così come è.. un po' instabile, un po' fragile.. la femminilità del sesso debole nella sua più tradizionale accezione, diciamo così

Quel tipo di donne che vanno sostenute nelle loro costanti cazzate, reiterate inquietudini.. perché in fondo è bello ed è giusto così

E noi maschi siamo lì per questo (più o meno)

Questo è secondo me il tema vero del tuo domani, l'interrogativo che adombra il tuo orizzonte

Lei passa.
Quel che ti ha portato e legato a (una come) lei (ti) resta.
 

jack-jackson

Utente di lunga data
Lei ti garba così come è.. un po' instabile, un po' fragile.. la femminilità del sesso debole nella sua più tradizionale accezione, diciamo così

Quel tipo di donne che vanno sostenute nelle loro costanti cazzate, reiterate inquietudini.. perché in fondo è bello ed è giusto così

E noi maschi siamo lì per questo (più o meno)

Questo è secondo me il tema vero del tuo domani, l'interrogativo che adombra il tuo orizzonte

Lei passa.
Quel che ti ha portato e legato a (una come) lei (ti) resta.
Maestro, mi permetta, non mi resta che approvare la sua visuale, tuttavia mi permetto di appuntare che l'essere umano è ampio e ricco di sfaccettature perciò al nostro compagno di viaggio non resta che rimboccarsi le manche per iniziare un nuovo inizio come si dice.
 

Warlock

Utente di lunga data
Fa rabbia la consapevolezza di aver creato un progetto anzi "il progetto" con una persona rivelatasi sorprendentemente immatura e suppongo farà tristezza accorgersi che lei maturerà probabilmente quando tutto si chiuderà.
Mi dispiace, ti sono vicino.

P.S. Proteggi le figlie da una così
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Ammazza oh, non è cambiato niente. :LOL:

Giri di parole per non dire ho scelto una povera imbecille che non è alla mia altezza.

E tutto per: politically correct? Non sconfessare il tuo investimento pregresso? Ti sentiresti moralmente ignobile a non ammettere che lei non ti allaccia una scarpa.

Senti, Ciccio: fallo per le tue figlie. Guardati allo specchio e ammetti di aver fatto una leggerezza enorme a piazzare nella casella "madre dei miei figli" una povera idiota egoista.

L'hai scelta tu. Tu hai deciso di fare famiglia costruendo su fondamenta di carta velina.

E il progetto, e la responsabilità, e tutte ste cazzate. E la terapista che rileva gli angolini sbagliati. Ma quali angolini? È tutto da rifare. Separati, scrostatela di dosso con tutto il suo mondo interiore di fuffa, e mettiti attivamente alla ricerca di una donna di valore che possa fare validamente da figura femminile di riferimento per le tue figlie. I bambini sono piccoli, mica scemi. E scelgono in base a logiche di sana opportunità se messi di fronte all'assenza di sensi di colpa.

Tutto il tempo e le energie che hai speso facendo finta che volevi salvare lei e il progetto, le hai spese togliendole alle tue figlie e ai valori veri per continuare a giocare su un tavolo dove le carte non le darai mai tu, solo perché hai perso troppo ma spegniti di farti come un ludopatico che chiede i soldi a strozzo per farsi un'altra mano perché tanto è sicurissimo che gli entrerà il punto.

Mo basta. Molla sto cadavere e pensa alla salute.

Basta, io ho finito, altro da dirti non ho. Non ricominciare a spiegarci come dovremmo vedere la tua ex moglie, tanto è na sciacquetta da due euro, e una madre da un euro e trenta.

Saluti e baci.
 

PrimaVoce

Utente di lunga data
Giri di parole per non dire ho scelto una povera imbecille che non è alla mia altezza.
E tutto per: politically correct? Non sconfessare il tuo investimento pregresso? Ti sentiresti moralmente ignobile a non ammettere che lei non ti allaccia una scarpa.
Senti, Ciccio: fallo per le tue figlie. Guardati allo specchio e ammetti di aver fatto una leggerezza enorme a piazzare nella casella "madre dei miei figli" una povera idiota egoista.
L'hai scelta tu. Tu hai deciso di fare famiglia costruendo su fondamenta di carta velina.
Non so, sul "come ho fatto a ....?" non so quanto abbia senso recriminare per un passato che non esiste più': ero diverso io, era diversa lei quando abbiamo fatto quelle scelte e, al momento, mi sembravano le migliori.
Ho avuto 7 anni felici, due splendide bambine, non rinnego ne recrimino nulla.
Penso sia stato vero e con esperienze piene, nonostante l'epilogo drammatico degli ultimi 7 mesi - che definisce soprattutto lei, non me.

E il progetto, e la responsabilità, e tutte ste cazzate.
Tutto il tempo e le energie che hai speso facendo finta che volevi salvare lei e il progetto, le hai spese togliendole alle tue figlie e ai valori veri per continuare a giocare su un tavolo dove le carte non le darai mai tu, solo perché hai perso troppo ma spegniti di farti come un ludopatico che chiede i soldi a strozzo per farsi un'altra mano perché tanto è sicurissimo che gli entrerà il punto.
Sono felice di averlo fatto e soprattutto sollevato di aver fatto quello che ritenevo fosse la mia parte.
Continuo a pensare che tenere insieme una famiglia sia un valore, senza mollare alla prima difficoltà' ne' finire nell'accanimento terapeutico.
Con le stesse premesse, senza rinnegare se stessi, ritengo che lavorare per tenere viva e migliorare una coppia sia un valore: si può creare qualcosa di davvero bello e importante, riparando sbagli e ferite che ci si è fatti, piuttosto che ripartire da zero ogni volta.

Non e' da tutti farlo davvero e nel mio caso non ha funzionato, ma sono fiero di averci provato e non credo di aver perso troppo.
Non condivido questa tua visione di vincitori e vinti, di chi da le carte e chi le riceve, la trovo piuttosto infantile, limitata e distante dalla complessità della vita.

E' vero che quando si ha investito tanto, non si vuole mollare e si tende a continuare a investire - probabilmente spendendo di più rispetto all'uscita immediata, ma anche quello dipende dai casi, a volte rilanciare paga anche in finanza.

Detto questo, nei rapporti umani non siamo a Wall Street: si ho sofferto, si sono rimasto "legato" qualche mese in più, ma l'ho fatto perché convinto ne valesse la pena, onorando i miei valori e un progetto in cui credevo.
Non vedo perdite troppo grandi e credo che anche perdere qualcosa non sia un dramma.

Mo basta. Molla sto cadavere e pensa alla salute.
Basta, io ho finito, altro da dirti non ho. Non ricominciare a spiegarci come dovremmo vedere la tua ex moglie, tanto è na sciacquetta da due euro, e una madre da un euro e trenta.
Adesso concordo che e' tempo di andare e mettere dei confini molto rigidi e ben definiti, per proteggere me stesso, la mia salute e anche le mie figlie.
Credo anche che la mia quasi-ex-moglie debba maturare tanto, oggi probabilmente e' quello che dici tu.
Non penso lo sia sempre stata e le auguro di non esserlo per il resto della sua vita.
 
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feather

Utente tardo
Lei però oscillava continuamente. Diceva di stare male, di sentirsi confusa, di non essere lucida. Diceva che non avrebbe voluto arrivare a questo punto e che quando abbassava la rabbia sentiva il dispiacere. Ma ogni volta che il discorso passava dal dolore all’impegno concreto, si bloccava.

Il punto di rottura vero è stato quando lei ha iniziato a dire apertamente che non riusciva a immaginarsi dentro un percorso che comportasse anche piccole rinunce personali — il corso, le cene con i colleghi, certi spazi individuali — perché andava immediatamente in allarme e sentiva di perdere sé stessa.Ed è lì che io ho sentito che stavamo parlando di due cose diverse.

Per me la domanda era: “Questo progetto ha ancora abbastanza valore da meritare uno sforzo straordinario? Perche' il percorso e' gia' difficile di per se, se partiamo senza la volontà' e la consapevolezza dello sforzo richiesto, andiamo a schiantarci subito.
Per lei sembrava diventare: “Riesco a tollerare l’idea che una relazione, specialmente durante un percorso di ricostruzione cosi complesso, richieda limiti, responsabilità e rinunce?”

La seduta finale di Martedi scorso, è stata devastante.

Lei si è presentata con la memoria della giudiziale stampata in mano e piena di rabbia per quello che avevo scritto. L'aveva ritirata proprio il giorno prima (tra l'altro era stata depositata a Febbraio, trovo assurdo che con il suo avvocato non abbia fatto una richiesta di accesso agli atti molto tempo prima).

La terapeuta però ci ha riportati alla domanda centrale sulla quale avremmo dovuto lavorare nella settimana precedente: “Messa da parte la rabbia, vedete ancora un movimento verso l’altro e verso il vostro progetto?”

Io allora ho detto che anche per me ci sono tanti sentimenti negativi (rabbia, disgusto, disprezzo, etc...) ma se li metto da parte vedo il valore del progetto e sono disposto a investire nel percorso.
Lei invece ha detto che, sebbene sappia di non essere lucida e nonostante vorrebbe sentirsi diversamente, non riesce a immaginarsi di rinunciare a delle parti di se (il corso, le cene con i colleghi).

A quel punto abbiamo sostanzialmente dichiarato la fine del percorso. Io ho detto di sentirmi molto in difficoltà all’idea di costruire una co-genitorialità con una persona che, anche in uscita, mi sembrava ancora incapace di dare un senso chiaro a quello che stava facendo e di assumersi davvero il peso delle conseguenze familiari, emotive ed economiche della separazione. Ho espresso anche una forte paura rispetto al futuro: la sensazione di trovarmi a gestire una situazione impegnativa insieme a una persona che vedo in piena crisi identitaria, molto confusa e poco capace di immaginare concretamente come affrontare ciò che aveva contribuito a creare.

Come esempio le porto una cosa successa lo scorso weekend: lei viene avvicinata da un papà molto più anziano (60 anni circa, forse separato ma magari sposato) davanti a scuola che la invita (insieme con le figlie) a vedere il Tennis a un club della mia citta'. Il Sabato ci va da sola, mentre la Domenica porta le figlie e al rientro dice che erano “compagni di scuola della grande” come se fosse tutto normale. Alla sera, mentre metto a letto le mie figlie, la grande si sente in dovere di dirmi che lei quei bambini non li conosce e che il papà è un amico di mamma.
Io controllo sui social e vedo tutti i cuori alle foto dal 2015 a oggi. La sera le chiedo spiegazioni, senza fare escalation, e lei minimizza.

In terapia, approfondisco che per me è molto grave che lei si senta libera di coinvolgere le bambine in una situazione del genere in una fase cosi delicata come quella attuale, sia che lei genuinamente non abbia pensato che fosse un rapporto interessato ad altro o che invece, legittimamente, si voleva vivere un flirt o similia.

È uno dei tanti esempi, ma il mio problema è che lei non vede, fa fatica a comprendere cose che per una persona matura emotivamente dovrebbero essere ovvie. Non immagino quanto sarà difficile arrivare a definire un discorso per le figlie sul come ci separeremo preservando sia il valore di dire la verità che il dovere di dare loro una realtà che abbiano gli strumenti per gestire.
E questo apre un problema enorme di gestione di una problematica, da me non aperta e non voluta, ma nella quale mi ritrovo a essere l'unico adulto a gestire le macerie emotive, familiari ed economiche.

Lei incomincia a cercare di giustificarsi, di dire che non è così, che lei organizza tutte le attività delle figlie. Io inizio a spazientirmi e le dico che in lei vedo l'organizzazione di un sacco di attività per le figlie in cui lei non debba avere un secondo di silenzio o di quiete con loro: penso di non ricordare un pomeriggio passato loro tre a fare qualcosa. A questo punto interviene la psicoterapeuta che cerca di spiegarle il punto ma lei proprio non ci arriva...

Io li perdo completamente le staffe, distruggo il mio telefono piegandolo prima e sbattendolo in terra, mi alzo e mi rivesto dico che non ce la faccio più ad affrontare tutto questo come unico adulto nella stanza, dove anche l'ovvio è una fatica nell'essere compreso.

Eppure la storia non si è chiusa davvero nemmeno lì.

La sera stessa mi scrive "mi dispiace" "Per Domenica ho capito e non succederà più" e da li a oggi ha iniziato a scrivermi quotidianamente “mi dispiace”. Mi dice che sono giorni "cosi brutti" per lei, che non vuole che io pensi che non le importi e che soffre moltissimo.

Io non le sto rispondendo. Non per punizione o strategia, ma perché mi sento completamente esausto. Per mesi ho cercato di salvare qualcosa, di spiegare, di proporre, di reggere il peso emotivo della situazione.

Senza inviarlo ho scritto un messaggio, è la mia posizione emotiva, ma io non posso continuare a guidare e questo messaggio mi ri-metterebbe in quella posizione.

"xxxxx, sono giorni terribili per me. Non è la vita che voglio e non è nei miei valori lasciare andare una cosa così importante, rara e profondamente scelta senza aver provato davvero fino in fondo a salvarla.

Per quanto la situazione sia grave e dolorosa, continuo a pensare che valesse la pena tentare con tutto quello che avevamo. Per noi, ma anche per l’esempio che diamo alle nostre figlie: che l’amore non è solo sentimento, ma anche scelta, responsabilità e capacità di attraversare le difficoltà.

Credo di avertelo detto in tutti i modi possibili in questi mesi. A un certo punto però mi sono sentito completamente solo nel portare il peso di tutto questo: il dolore, le conversazioni, i tentativi di dare una direzione, perfino il senso stesso di quello che stavamo vivendo. E ora mi sento semplicemente esausto.

Per me resterà sempre qualcosa di talmente triste da non poter essere espresso a parole. Dentro di me continuo a sentire che quello che avevamo meritava di essere difeso fino in fondo, non demolito e abbandonato"


Non so sinceramente cosa succederà da qui ad allora. So solo che oggi provo una tristezza enorme. Non tanto perché una relazione possa finire , ma perché è finita mentre io continuavo a vedere il valore di quello che avevamo costruito e la possibilità concreta di provare a salvarlo davvero. E questa, per me, resta la parte più dolorosa da accettare.
L'hai scelta tu. Tu hai deciso di fare famiglia costruendo su fondamenta di carta velina.
Capisco molto bene la sensazione di urlarle in faccia l'ovvio e trovare dall'altra parte una che ti guarda e dice "no, non è così". Been there, done that.
E concordo che mettere in mezzo le figlie ai suoi maldestri flirt faccia parecchio schifo. Per non parlare di avere come compagna una persa nelle sue crisi di identità dalle quali sembra non venirne fuori a breve.
Capisco però anche il suo essere in allarme, i sacrifici e le rinunce di cui parli sarebbero tutti per lei. Tu sei quello giusto che deve solo continuare così, quella sbagliata che deve correggersi è lei. Che poi corrisponda largamente al vero non toglie quella sensazione di allarme che lei sente.
E anche con un divorzio rimarrà la madre delle tue figlie, l'esempio con cui cresceranno sarà quello della madre.
A me, fossi nelle tue scarpe, e per molti versi ahimè lo sono, quello che mi spaventa sarebbe che quello che ti ha portato a scegliere lei come moglie, sarà probabilmente sempre lì nel tuo inconscio a portarti a scegliere un'altra simile in futuro.
E la rabbia-tristezza che provi non è tanto e solo il progetto andato a puttane, ma il fatto che è colpa tua, tu hai fatto la famiglia con lei. La scelta è stata la tua e palesemente sbagliata. O almeno lo è per me. Forse tu funzioni diversamente, te lo auguro.
 

PrimaVoce

Utente di lunga data
Capisco però anche il suo essere in allarme, i sacrifici e le rinunce di cui parli sarebbero tutti per lei. Tu sei quello giusto che deve solo continuare così, quella sbagliata che deve correggersi è lei. Che poi corrisponda largamente al vero non toglie quella sensazione di allarme che lei sente.
In realtà penso che la reazione di allarme sia dovuta al fatto che lei sente di aver gia' sacrificato molto della sua individualita' nella cura delle figlie.
E' un tema che ha portato dentro la terapia.
In realta' non e' cosi vero, ha avuto tantissime persone alle quali appoggiarsi e lo ha fatto, ma la percezione e' piu' importante dell'oggettivita' dei fatti in queste cose.
Riguardo alla ricostruzione io ho sempre aperto la porta a un cambiamento mio, inteso come "capiamo dove ci siamo persi", qualcosa lo abbiamo affrontato ma non siamo arrivati a nulla di radicale, effettivamente il percorso vero e proprio non e' mai partito davvero nelle 9 sedute che abbiamo fatto, perché' e' mancata protezione e continuità' nel dialogo fuori dalla terapia.


E anche con un divorzio rimarrà la madre delle tue figlie, l'esempio con cui cresceranno sarà quello della madre.
A me, fossi nelle tue scarpe, e per molti versi ahimè lo sono, quello che mi spaventa sarebbe che quello che ti ha portato a scegliere lei come moglie, sarà probabilmente sempre lì nel tuo inconscio a portarti a scegliere un'altra simile in futuro.
E la rabbia-tristezza che provi non è tanto e solo il progetto andato a puttane, ma il fatto che è colpa tua, tu hai fatto la famiglia con lei. La scelta è stata la tua e palesemente sbagliata. O almeno lo è per me. Forse tu funzioni diversamente, te lo auguro.
Assolutamente, e' una cosa che ho affrontato perché la sentivo molto e ci soffrivo tanto.
Pero' nella terapia individuale ho iniziato ad aprire a una versione di me meno illusa riguardo al controllo.
Non tutto e' prevedibile, le persone cambiano (sia io che lei) al momento le scelte vengono fatte con gli strumenti che si hanno a disposizione e nella realtà' che si ha davanti - poi le cose possono cambiare e la vita e' imprevedibile: tutto può' essere sconvolto in tempi brevissimi.
Comunque ho avuto 7 anni felici, due splendide bambine, non rinnego ne recrimino nulla.
Penso sia stato vero e con esperienze piene, nonostante l'epilogo drammatico degli ultimi 7 mesi - che definisce soprattutto lei, non me.
Certo un pensiero sui miei meccanismi di scelta partner e un'attenzione in più nel futuro penso siano inevitabili, ma anche mettersi troppo in discussione non e' corretto: oggi non sono la stessa persona che ha scelto questa partner 8 anni fa.
 

hammer

Utente di lunga data
Hai voluto giocare una partita che, a mio parere, non andava giocata ed era comunque palesemente persa in partenza.
Credo che il tuo obiettivo prioritario fosse, ed è, preservare in qualche modo le tue figlie dalla vicinanza e dall’influenza di una donna emotivamente inaffidabile e di scarso valore.
 
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