ParmaLetale
Utente cornasubente per diritto divino
E durante la terapia di coppia sono emerse le ragioni che l'hanno portata alle corna?Si assolutamente, infedeltà' coniugale come causa diretta della crisi e richiesta di addebito.
E durante la terapia di coppia sono emerse le ragioni che l'hanno portata alle corna?Si assolutamente, infedeltà' coniugale come causa diretta della crisi e richiesta di addebito.
Beh, che sia un po' gerontofila mi pare evidente, che rivelazioni ti aspettavi?E durante la terapia di coppia sono emerse le ragioni che l'hanno portata alle corna?
Certo, volevo capire se aveva imbastito la terapia per creare una narrazione che smontasse l'addebito per infedeltà, perché le basta trovare un modo per dire che è stato a causa di questo o di quello per evitarlo..Beh, che sia un po' gerontofila mi pare evidente, che rivelazioni ti aspettavi?
Io penso che sia evidente che non è stato un caso.E durante la terapia di coppia sono emerse le ragioni che l'hanno portata alle corna?
Infatti secondo me la strada dell'addebito è irta di ostacoli, a me per esempio avvocatessa sconsigliò assolutamente volendo io chiudere la faccenda al più presto possibileIo penso che sia evidente che non è stato un caso.
Purtroppo il progetto di vita che ha costruito le và stretto, ma non sa perchè. Un uomo che non le chiede nulla (un uomo più grande è anche questo, un padre che ti vizia), è un rifugio.
@PrimaVoce ha fatto benissimo ad affrontare la terapia, almeno le cose sono emerse.
Possiamo avercela cin lei che non ce la fa, ma penso che non siano persone adatte a stare insieme.
Spero che lei continui la terapia, ma da sola.
È solo una questione economica, per chiudere a condizioni migliori.Infatti secondo me la strada dell'addebito è irta di ostacoli, a me per esempio avvocatessa sconsigliò assolutamente volendo io chiudere la faccenda al più presto possibile
Credo sia la scelta più intelligente per l'ecosistema famiglia. La tua ex è in un loop dannoso per le tue figlie. Chi è dentro una separazione è molto concentrato sul suo dolore e sui pezzi di sé che si perdono, io da lettrice, e da persona a contatto quotidianamente con ragazzi 14-19 anni, sono molto interessata alle conseguenze sui figli. I demoni che tormentano gli adulti, se non affrontati, dovranno essere combattuti dai figli. La tua ex rischia di essere fortemente dannosa per le tue bambine. Separarti, paradossalmente, ti aiuta ad essere lucido nel limitare i danni di un riferimento femminile così fragile. Come suggerito già, sul lungo periodo, avrai solo da guadagnarci, e anche le tue figlie, rileggendo il passato, capiranno ciò che ora causerà inevitabilmente sofferenza.Ciao!
Non aggiorno da metà Marzo, in questi due mesi sono successe tante cose - che dovevo vivere e capire, quindi adesso mi (e vi) tocca un post lungo.
Abbiamo continuato la terapia di coppia e il percorso ha fatto emergere molte verità importanti e alcune dolorose. La dinamica era quasi sempre la stessa: arrivavamo alle sedute pieni di rabbia, distanza e ferite aperte, poi parlando succedeva qualcosa. Ci si riconnetteva, emergevano tristezza, tenerezza, perfino vicinanza profonda. Il problema è che tutto questo restava quasi confinato lì dentro o ai giorni immediatamente successivi.
Poi tornavamo a casa e ricominciava il vuoto. Distanza, incapacità di parlare davvero, silenzi enormi. Era come se riuscissimo a toccarci emotivamente solo dentro uno spazio protetto e mediato. La terapeuta lo vedeva chiaramente: ci decomprimevamo in seduta, ci riavvicinavamo, ma non riuscivamo a costruire continuità fuori.
Nel frattempo io ho fatto un lavoro importante su di me. Ho capito che, tolta la rabbia, il disgusto e il dolore del tradimento, continuo a vedere il valore enorme del progetto che avevamo costruito. Non solo per le figlie, ma proprio come scelta di vita. Anzi, più ci avvicinavamo alla separazione più mi rendevo conto che quella e' sempre stata la vita che avevo scelto e continuerei a farlo.
Per questo nell'ultimo mese ho chiesto con forza una cosa molto precisa: se c'era un movimento reciproco verso il progetto, allora serviva una presa di impegno vera. Trasparenza, protezione della relazione, disponibilità a lavorare seriamente sui confini e sulle dinamiche che avevano portato alla crisi. Anche la giudiziale, da parte mia, non era qualcosa di immutabile: l’ho detto più volte: se avessi visto un’intenzione e un impegno reale di ricostruire avrei voluto toglierla e andare in un’altra direzione.
Lei però oscillava continuamente. Diceva di stare male, di sentirsi confusa, di non essere lucida. Diceva che non avrebbe voluto arrivare a questo punto e che quando abbassava la rabbia sentiva il dispiacere. Ma ogni volta che il discorso passava dal dolore all’impegno concreto, si bloccava.
Una cosa importante emersa anche in terapia individuale sua è stato il riconoscimento di un suo funzionamento dicotomico: fa enorme fatica a stare in contatto con il mio dolore perché questo l’avrebbe obbligata a vedere una parte che non le piace di sé stessa - ma per la dicotomia una parte "nera" significa essere tutti "neri" - insopportabile. Ed effettivamente questo combaciava con quanto ho vissuto negli ultimi mesi: la sensazione continua che lei riuscisse a sentire il dolore solo a tratti, per poi allontanarsene subito.
Il punto di rottura vero è stato quando lei ha iniziato a dire apertamente che non riusciva a immaginarsi dentro un percorso che comportasse anche piccole rinunce personali — il corso, le cene con i colleghi, certi spazi individuali — perché andava immediatamente in allarme e sentiva di perdere sé stessa.Ed è lì che io ho sentito che stavamo parlando di due cose diverse.
Per me la domanda era: “Questo progetto ha ancora abbastanza valore da meritare uno sforzo straordinario? Perche' il percorso e' gia' difficile di per se, se partiamo senza la volontà' e la consapevolezza dello sforzo richiesto, andiamo a schiantarci subito.
Per lei sembrava diventare: “Riesco a tollerare l’idea che una relazione, specialmente durante un percorso di ricostruzione cosi complesso, richieda limiti, responsabilità e rinunce?”
La seduta finale di Martedi scorso, è stata devastante.
Lei si è presentata con la memoria della giudiziale stampata in mano e piena di rabbia per quello che avevo scritto. L'aveva ritirata proprio il giorno prima (tra l'altro era stata depositata a Febbraio, trovo assurdo che con il suo avvocato non abbia fatto una richiesta di accesso agli atti molto tempo prima).
La terapeuta però ci ha riportati alla domanda centrale sulla quale avremmo dovuto lavorare nella settimana precedente: “Messa da parte la rabbia, vedete ancora un movimento verso l’altro e verso il vostro progetto?”
Io allora ho detto che anche per me ci sono tanti sentimenti negativi (rabbia, disgusto, disprezzo, etc...) ma se li metto da parte vedo il valore del progetto e sono disposto a investire nel percorso.
Lei invece ha detto che, sebbene sappia di non essere lucida e nonostante vorrebbe sentirsi diversamente, non riesce a immaginarsi di rinunciare a delle parti di se (il corso, le cene con i colleghi).
A quel punto abbiamo sostanzialmente dichiarato la fine del percorso. Io ho detto di sentirmi molto in difficoltà all’idea di costruire una co-genitorialità con una persona che, anche in uscita, mi sembrava ancora incapace di dare un senso chiaro a quello che stava facendo e di assumersi davvero il peso delle conseguenze familiari, emotive ed economiche della separazione. Ho espresso anche una forte paura rispetto al futuro: la sensazione di trovarmi a gestire una situazione impegnativa insieme a una persona che vedo in piena crisi identitaria, molto confusa e poco capace di immaginare concretamente come affrontare ciò che aveva contribuito a creare.
Come esempio le porto una cosa successa lo scorso weekend: lei viene avvicinata da un papà molto più anziano (60 anni circa, forse separato ma magari sposato) davanti a scuola che la invita (insieme con le figlie) a vedere il Tennis a un club della mia citta'. Il Sabato ci va da sola, mentre la Domenica porta le figlie e al rientro dice che erano “compagni di scuola della grande” come se fosse tutto normale. Alla sera, mentre metto a letto le mie figlie, la grande si sente in dovere di dirmi che lei quei bambini non li conosce e che il papà è un amico di mamma.
Io controllo sui social e vedo tutti i cuori alle foto dal 2015 a oggi. La sera le chiedo spiegazioni, senza fare escalation, e lei minimizza.
In terapia, approfondisco che per me è molto grave che lei si senta libera di coinvolgere le bambine in una situazione del genere in una fase cosi delicata come quella attuale, sia che lei genuinamente non abbia pensato che fosse un rapporto interessato ad altro o che invece, legittimamente, si voleva vivere un flirt o similia.
È uno dei tanti esempi, ma il mio problema è che lei non vede, fa fatica a comprendere cose che per una persona matura emotivamente dovrebbero essere ovvie. Non immagino quanto sarà difficile arrivare a definire un discorso per le figlie sul come ci separeremo preservando sia il valore di dire la verità che il dovere di dare loro una realtà che abbiano gli strumenti per gestire.
E questo apre un problema enorme di gestione di una problematica, da me non aperta e non voluta, ma nella quale mi ritrovo a essere l'unico adulto a gestire le macerie emotive, familiari ed economiche.
Lei incomincia a cercare di giustificarsi, di dire che non è così, che lei organizza tutte le attività delle figlie. Io inizio a spazientirmi e le dico che in lei vedo l'organizzazione di un sacco di attività per le figlie in cui lei non debba avere un secondo di silenzio o di quiete con loro: penso di non ricordare un pomeriggio passato loro tre a fare qualcosa. A questo punto interviene la psicoterapeuta che cerca di spiegarle il punto ma lei proprio non ci arriva...
Io li perdo completamente le staffe, distruggo il mio telefono piegandolo prima e sbattendolo in terra, mi alzo e mi rivesto dico che non ce la faccio più ad affrontare tutto questo come unico adulto nella stanza, dove anche l'ovvio è una fatica nell'essere compreso.
Eppure la storia non si è chiusa davvero nemmeno lì.
Mi dispiace per te, sinceramente. Ma succede nella maggior parte delle separazioni, che si cerca di ricomporre. La spiegazione, credo, sia semplice. È illusorio pensare di ricostruire e superare, salvo poche eccezioni, il distacco che è avvenuto con il tradimento. Mantengo il termine "tradimento" per semplificazione di ragionamento, privandolo di qualsiasi connotato negativo o morale.Ma quelli glieli aveva messi lui.
Per me cio' che e' grave e' non renderti conto di una situazione di flirt evidente e coinvolgere le figlie in un momento delicato.
Ancor peggio se se ne fosse accorta e avesse coinvolto lo stesso le figlie.
Noi eravamo in un momento relazionale complicato, pochi giorni prima di quella che e' poi stata l'ultima seduta.
Sebbene sarebbe stato piu' maturo attendere, non e' che potrei farle una colpa per questo.
Comunque si, per me rimane un grandissimo dolore, ma ricostruirò' qualcosa di bello e di valore sia per me stesso che nel rapporto con le mie figlie.
Temo che lei voglia viversi solo dei bei momenti e non sia interessata per ora a capire.Io penso che sia evidente che non è stato un caso.
Purtroppo il progetto di vita che ha costruito le và stretto, ma non sa perchè. Un uomo che non le chiede nulla (un uomo più grande è anche questo, un padre che ti vizia), è un rifugio.
@PrimaVoce ha fatto benissimo ad affrontare la terapia, almeno le cose sono emerse.
Possiamo avercela cin lei che non ce la fa, ma penso che non siano persone adatte a stare insieme.
Spero che lei continui la terapia, ma da sola.
A me sembra, più che altro, che abbiano obbiettivi diversi.@PrimaVoce ci hai ragguagliato in modo ampio e preciso. Leggendo ho avuto la sensazione di leggere una sceneggiatura, anzi un trattamento. Così ho immaginato gli attori, voi due.
Lei l’ho vista emotivamente instabile, tipo una Laura Morante o una Claudia Pandolfi, sempre con gli occhi lucidi e la voce tremante.
Tu… ho avuto difficoltà a trovare un interprete così gelido, teso più che a ricostruire e chiedere limiti e sanzioni come precondizioni. Insomma più preoccupato di ottenere un risarcimento (questo spiega anche il ricorso alla giudiziale, come strumento di condanna simbolico, che per non dare un mantenimento economico.)
Per carità tu sei mosso da una ferita profonda, quindi il tuo atteggiamento è comprensibile.
Ma non pensare di avere fatto il possibile.
Vabbè, quando la fiducia viene meno è ovvio che tutto si complica. Trovo accettabile la richiesta di lui, anzi, probabilmente se ci fosse stata voglia di ricostruire da parte di lei queste richieste non sarebbero state neppure necessarie, lei stessa avrebbe dovuto avere un comportamento che avrebbe dovuto aiutare lui a riprendere fiducia in lei.A me sembra, più che altro, che abbiano obbiettivi diversi.
A lei piace essere corteggiata da uomini più grandi e lui le chiede di evitarlo.
Per il resto non penso proprio che un uscita con le amiche fosse stato un problema se gestito nel modo corretto
A me sembra, più che altro, che abbiano obbiettivi diversi.
A lei piace essere corteggiata da uomini più grandi e lui le chiede di evitarlo.
Per il resto non penso proprio che un uscita con le amiche fosse stato un problema se gestito nel modo corretto
Io lo capisco. Ho vissuto il tradimento, so cosa si prova.Vabbè, quando la fiducia viene meno è ovvio che tutto si complica. Trovo accettabile la richiesta di lui, anzi, probabilmente se ci fosse stata voglia di ricostruire da parte di lei queste richieste non sarebbero state neppure necessarie, lei stessa avrebbe dovuto avere un comportamento che avrebbe dovuto aiutare lui a riprendere fiducia in lei.
it.wikipedia.org
Hai profondamente ragione, perchè un evento del henere richiede la disponibilità al cambuamento di entrambi.Io lo capisco. Ho vissuto il tradimento, so cosa si prova.
Ma non ha funzionato.
Non perché la moglie non fosse disponibile, ma perché non poteva essere disponibile a diventare ciò di cui lui aveva bisogno per sentirsi rassicurato.
È normale da traditi sentirsi nella posizione di chi giudica e pone condizioni, ma non funziona, come si è visto.
Quando ha detto della terapia di coppia, molti hanno espresso perplessità.
In effetti lui non voleva cambiare di una virgola, voleva solo testimoni esterni della incapacità della moglie di essere degna di lui.
È una nuova forma di Casa di bambola. La bambola va bene se resta tale.
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Casa di bambola - Wikipedia
it.wikipedia.org
Ma è proprio una conseguenza del terremoto del tradimento. Il tradito vuole restare se stesso.Hai profondamente ragione, perchè un evento del henere richiede la disponibilità al cambuamento di entrambi.
Io sono sincera, di fronte a un peecorso imposrato così, mi sarei sentita ancora più inadeguata e avrei avuto ancora di più quel desiderio di fuga, che è una delle varie ragiono del tradimento.
Na, al tempo stesso, io non credo che lui possa fare di più, ha bisogno di credere nel progetto, e di fronte a una donna che gli appare inaffidabile non può ritrovare nulla.
Quale sarebbe stato il possibile?@PrimaVoce ci hai ragguagliato in modo ampio e preciso. Leggendo ho avuto la sensazione di leggere una sceneggiatura, anzi un trattamento. Così ho immaginato gli attori, voi due.
Lei l’ho vista emotivamente instabile, tipo una Laura Morante o una Claudia Pandolfi, sempre con gli occhi lucidi e la voce tremante.
Tu… ho avuto difficoltà a trovare un interprete così gelido, teso più che a ricostruire e chiedere limiti e sanzioni come precondizioni. Insomma più preoccupato di ottenere un risarcimento (questo spiega anche il ricorso alla giudiziale, come strumento di condanna simbolico, che per non dare un mantenimento economico.)
Per carità tu sei mosso da una ferita profonda, quindi il tuo atteggiamento è comprensibile.
Ma non pensare di avere fatto il possibile.
E da una parte lo si può anche capire, uno si sente dalla parte della ragione e pretende che a cambiare sia semplicemente l'altro, è per questo che è molto difficile risollevarsi da un tradimentoMa è proprio una conseguenza del terremoto del tradimento. Il tradito vuole restare se stesso.
Si, e d'altronde come e perchè dovrebbe volere cambiare, quando è la persona che è rimasta coerente, salda? Lo trovo estremamente difficile, al limite dell' impossibile.Ma è proprio una conseguenza del terremoto del tradimento. Il tradito vuole restare se stesso.
Ma è proprio una conseguenza del terremoto del tradimento. Il tradito vuole restare se stesso.
Non ho capito, se uno deve forzare se stesso a cambiare diventa una recita nemmeno mascherataSi, e d'altronde come e perchè dovrebbe volere cambiare, quando è la persona che è rimasta coerente, salda? Lo trovo estremamente difficile, al limite dell' impossibile.
Per questo dico che hanno obbiettivi diversi.Vabbè, quando la fiducia viene meno è ovvio che tutto si complica. Trovo accettabile la richiesta di lui, anzi, probabilmente se ci fosse stata voglia di ricostruire da parte di lei queste richieste non sarebbero state neppure necessarie, lei stessa avrebbe dovuto avere un comportamento che avrebbe dovuto aiutare lui a riprendere fiducia in lei.