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Nucleare 1
"All'Italia mazzette sull'atomo"
"All'Italia mazzette sull'atomo"
di Stefania Maurizi
In un cablo segreto spedito a Washington, l'ambasciatore americano rivela che 'alti ufficiali' dell'esecutivo di Berlusconi avrebbero preso tangenti per comprare tecnologie e centrali francesi
(18 marzo 2011)
All'inizio è solo un timore, poi si trasforma in più di un sospetto: la rinascita del nucleare in Italia è condizionata dalle tangenti. Un'ipotesi circostanziata, messa nero su bianco in un rapporto del 2009 per il ministro dell'Energia di Obama, Steven Chu. Negli oltre quattro mila cablo dell'ambasciata americana di Roma la parola corruzione compare pochissime volte e in termini generici. Quando invece si parla delle nuove centrali da costruire, allora i documenti trasmessi a Washington diventano espliciti, tratteggiando uno scenario in cui sono le mazzette a decidere il destino energetico del Paese.
Nel momento in cui il devastante terremoto giapponese obbliga il mondo a fare i conti con i rischi degli impianti e lo spettro di una colossale contaminazione, i documenti ottenuti da WikiLeaks che "l'Espresso" pubblica in esclusiva permettono di ricostruire la guerra nucleare segreta che da sei anni viene combattuta in Italia.
Uno scontro di Stati prima ancora che di aziende, per mettere le mani su opere che valgono almeno 24 miliardi di euro e segneranno il futuro di generazioni. Francesi, russi e americani si danno battaglia su una scacchiera dove si confondono interessi industriali, politici e diplomatici: cercano contatti nel governo, nei ministeri, nei partiti e nelle aziende. Per riuscire a conquistare quello che appare il mercato più ricco d'Europa. E lo fanno - secondo i dossier statunitensi - senza esclusione di colpi.
LA FENICE ATOMICA
Gli americani cominciano a muoversi nel 2005, quando con una certa sorpresa scoprono che l'energia nucleare sta risorgendo dalle ceneri del referendum del 1987. Per gli Usa si tratta di un'occasione unica: lo strumento per allontanare l'Italia dalla dipendenza nei confronti del gas russo, l'arma più potente nelle mani di Vladimir Putin. La questione diventa quindi "prioritaria" per l'ambasciata di Roma, che si muove verso due obiettivi: convincere i politici a concretizzare il programma atomico e far entrare nella partita i colossi americani del settore. Complici il prezzo sempre più alto degli idrocarburi, i rincari delle bollette e le promesse di sicurezza dei reattori più avanzati, gli italiani sembrano sempre meno ostili al nucleare. E il governo di Silvio Berlusconi non mostra dubbi su questa scelta. Più difficile - scrivono nel 2005 - convincere il centrosinistra che "si oppone largamente all'idea. Comunque, i nostri contatti sostengono che, anche se dovesse tornare al governo, il rinnovato impegno dell'Italia nei programmi nucleari non si fermerà".
La componente verde della maggioranza di Romano Prodi si oppone a ogni programma. Il ministro Pier Luigi Bersani invece apre alle sollecitazioni statunitensi e nel 2007 spiega all'ambasciatore che "l'Italia non è fuori dalla produzione di energia nucleare, l'ha solo sospesa", per poi riconoscere che "carbone pulito e nucleare probabilmente giocheranno un ruolo importante nell'assicurare i bisogni del futuro". Lo stesso Bersani che in questi giorni, dopo la crisi nipponica, è stato pronto a condannare "il piano nucleare del governo".
Lo scontro più feroce però è quello che avviene per costruire i futuri impianti: almeno sei centrali, ciascuna del costo di circa 4 miliardi. Si schierano aziende-Stato, che sono diretta emanazione dei governi e godono dell'appoggio di diplomazie e servizi segreti. In pole position i francesi di Areva, quasi monopolisti nel Vecchio continente dove hanno aperto gli unici cantieri per reattori di ultima generazione: hanno 58 mila dipendenti e 10 miliardi di fatturato l'anno. E anche i russi, che nonostante Chernobyl continuano a esportare reattori in Asia, cercano di partecipare alla spartizione della torta. Negli Usa ci sono Westinghouse e General Electric che "sono interessate a vendere tecnologia nucleare all'Italia, ma si trovano a dover affrontare una dura competizione da parte di rivali stranieri i cui governi stanno facendo una pesante azione di lobbying sul governo italiano".
MAZZETTE ALLA FRANCESE
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Gioia Tauro La mafia controlla i traffici
Il centrodestra è compattamente a favore degli impianti atomici. Ma ogni suo esponente precisa: non nella regione dove vengo eletto io, per carità. Leggere le loro dichiarazioni per credere
(17 marzo 2011)
L'ex centrale nucleare di Montalto di CastroI vincoli di compatibilità idrogeologica, sismica e tettonica non consentiranno mai all'Abruzzo di poter ospitare centrali nucleari. Ecco perché, pur non essendo aprioristicamente contrario, le centrali nucleari sul nostro territorio non potranno essere costruite.
(Giovanni Chiodi, governatore dell'Abruzzo, PdL, 18 maggio 2010)
Ritengo che nel Lazio non ci sia bisogno di nuove centrali
(Renata Polverini, governatore del Lazio, PdL, 12 febbraio 2010)
Io credo che il Veneto abbia già dato per quanto riguarda il territorio, è delicatissimo per molte situazioni del sottosuolo, e credo anche che con le cave, con il rigassificatore, con la centrale a Porto Tolle il Veneto abbia già dato
(Giampaolo Gobbo, sindaco di Treviso, Lega Nord, 23 dicembre 2009)
La centrale nucleare invece non si addice alla visione strategica di sviluppo del nostro territorio (Giuseppe Scopelliti, governatore della Calabria, PdL, 19 aprile 2010)
Con Renata Polverini già abbiamo espresso la volontà di non avere centrali nucleari nel Lazio, perché nella nostra regione c'è già autosufficienza energetica
(Gianni Alemanno, sindaco di Roma, PdL, 14 marzo 2011)
Il nucleare è una buona tecnologia, ma se aggiungiamo anche gli aspetti sismici usciamo del tutto da una possibilità di una candidatura del Veneto a ospitare un sito. Il nucleare in mezzo al deserto o in una zona molto stabile ha un senso
(Luca Zaia, governatore del Veneto, Lega Nord, 15 marzo 2011)
Le centrali nucleari che si fanno oggi danno grandi garanzie di sicurezza, superiori a quelle di molte industrie. Ciò detto, occorre individuare i siti giusti: la provincia di Mantova paga già un prezzo troppo alto sul fronte della produzione di energia
(Nicola Sodano, sindaco di Mantova, PdL, 21 ottobre 2010)
Le condizioni morfologiche della Campania non lo consentono: decideranno gli esperti, ma non mi risulta che il governo pensi a una centrale da noi
(Stefano Caldoro, governatore della Campania, PdL, 15 marzo 2011)
Il terremoto e lo tsunami ci confermano che non è piacevole creare centrali nucleari in aree sismiche, e noi lo siamo, quindi ribadisco che qui non ci sarebbero in ogni caso le condizioni
(Renzo Tondo, governatore del Friuli Venezia Giulia, 16 marzo 2011)
In questo momento non c'è bisogno di centrali di nessun tipo in Lombardia, perché la regione ha raggiunto l'autosufficienza energetica
(Roberto Formigoni, governatore della Lombardia, PdL, 20 ottobre 2010)
Per quello che riguarda il territorio pontino, come emerge dal piano energetico, è più che autosufficiente, per questo motivo, e anche in considerazione del fatto che abbiamo come provincia altre vocazioni, in primis quella turistica, non ritengo che nuove servitù debbano ricadere né su questo territorio né, tanto meno su questa popolazione
(Armando Cusani, presidente della provincia di Latina, PdL, 29 maggio 2008)
Una centrale nucleare? In Molise non se ne parla proprio
(Angelo Michele Iorio, governatore del Molise, PdL, 30 novembre 2010)
Sono sulla linea del presidente Formigoni: no al nucleare in Lombardia. non abbiamo bisogno di impianti nucleari
(Letizia Moratti, sindaco di Milano, PdL, 20 ottobre 2010)
Il Piemonte non è tra i possibili siti per una centrale atomica
(Roberto Cota, governatore del Piemonte, Lega Nord, 16 marzo 2011)
Siamo una regione a rischio sismico. Costruire una centrale qui da noi sarebbe troppo pericoloso (Gianpaolo Bottacin, presidente della provincia di Belluno, Lega Nord, 16 marzo 2011)
La contrarietà al nucleare non è una scelta ideologica ma è la ferma volontà di imboccare un'altra strada: quella di un modello di sviluppo che punti sulla valorizzazione del paesaggio, sul turismo, sulle energie rinnovabili e sulla green economy
(Ugo Cappellacci, governatore della Sardegna, PdL, 16 marzo 2011)
Credo che il territorio milanese sia talmente conurbato da non essere l'ideale per una centrale nucleare
(Guido Podestà, presidente della provincia di milano, PdL, 18 ottobre 2010)
La Provincia, con deliberazione del Consiglio provinciale tenuto lo scorso 27 novembre, ha approvato una mozione per manifestare la propria contrarietà all'eventuale insediamento di un sito nucleare sul nostro territorio.
(Antonio Gabellone, presidente della provincia di Lecce, PdL, 18 gennaio 2010)
Sono fortemente preoccupato per la scelta di Mantova che è troppo vicina a Verona. La Regione del Veneto, con il suo presidente Zaia, ha già dato parere negativo alla possibilità di avere in Veneto una centrale nucleare: una centrale a due passi dall'Arena, per quanto in un'altra Regione, è dunque una decisione ridicola
(Giovanni Miozzi, presidente della provincia di Verona, PdL, 20 ottobre 2010)
http://espresso.repubblica.it/
:bleah::bleah::bleah:
(18 marzo 2011)
All'inizio è solo un timore, poi si trasforma in più di un sospetto: la rinascita del nucleare in Italia è condizionata dalle tangenti. Un'ipotesi circostanziata, messa nero su bianco in un rapporto del 2009 per il ministro dell'Energia di Obama, Steven Chu. Negli oltre quattro mila cablo dell'ambasciata americana di Roma la parola corruzione compare pochissime volte e in termini generici. Quando invece si parla delle nuove centrali da costruire, allora i documenti trasmessi a Washington diventano espliciti, tratteggiando uno scenario in cui sono le mazzette a decidere il destino energetico del Paese.
Nel momento in cui il devastante terremoto giapponese obbliga il mondo a fare i conti con i rischi degli impianti e lo spettro di una colossale contaminazione, i documenti ottenuti da WikiLeaks che "l'Espresso" pubblica in esclusiva permettono di ricostruire la guerra nucleare segreta che da sei anni viene combattuta in Italia.
Uno scontro di Stati prima ancora che di aziende, per mettere le mani su opere che valgono almeno 24 miliardi di euro e segneranno il futuro di generazioni. Francesi, russi e americani si danno battaglia su una scacchiera dove si confondono interessi industriali, politici e diplomatici: cercano contatti nel governo, nei ministeri, nei partiti e nelle aziende. Per riuscire a conquistare quello che appare il mercato più ricco d'Europa. E lo fanno - secondo i dossier statunitensi - senza esclusione di colpi.
LA FENICE ATOMICA
Gli americani cominciano a muoversi nel 2005, quando con una certa sorpresa scoprono che l'energia nucleare sta risorgendo dalle ceneri del referendum del 1987. Per gli Usa si tratta di un'occasione unica: lo strumento per allontanare l'Italia dalla dipendenza nei confronti del gas russo, l'arma più potente nelle mani di Vladimir Putin. La questione diventa quindi "prioritaria" per l'ambasciata di Roma, che si muove verso due obiettivi: convincere i politici a concretizzare il programma atomico e far entrare nella partita i colossi americani del settore. Complici il prezzo sempre più alto degli idrocarburi, i rincari delle bollette e le promesse di sicurezza dei reattori più avanzati, gli italiani sembrano sempre meno ostili al nucleare. E il governo di Silvio Berlusconi non mostra dubbi su questa scelta. Più difficile - scrivono nel 2005 - convincere il centrosinistra che "si oppone largamente all'idea. Comunque, i nostri contatti sostengono che, anche se dovesse tornare al governo, il rinnovato impegno dell'Italia nei programmi nucleari non si fermerà".
La componente verde della maggioranza di Romano Prodi si oppone a ogni programma. Il ministro Pier Luigi Bersani invece apre alle sollecitazioni statunitensi e nel 2007 spiega all'ambasciatore che "l'Italia non è fuori dalla produzione di energia nucleare, l'ha solo sospesa", per poi riconoscere che "carbone pulito e nucleare probabilmente giocheranno un ruolo importante nell'assicurare i bisogni del futuro". Lo stesso Bersani che in questi giorni, dopo la crisi nipponica, è stato pronto a condannare "il piano nucleare del governo".
Lo scontro più feroce però è quello che avviene per costruire i futuri impianti: almeno sei centrali, ciascuna del costo di circa 4 miliardi. Si schierano aziende-Stato, che sono diretta emanazione dei governi e godono dell'appoggio di diplomazie e servizi segreti. In pole position i francesi di Areva, quasi monopolisti nel Vecchio continente dove hanno aperto gli unici cantieri per reattori di ultima generazione: hanno 58 mila dipendenti e 10 miliardi di fatturato l'anno. E anche i russi, che nonostante Chernobyl continuano a esportare reattori in Asia, cercano di partecipare alla spartizione della torta. Negli Usa ci sono Westinghouse e General Electric che "sono interessate a vendere tecnologia nucleare all'Italia, ma si trovano a dover affrontare una dura competizione da parte di rivali stranieri i cui governi stanno facendo una pesante azione di lobbying sul governo italiano".
MAZZETTE ALLA FRANCESE
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Il caso Scorie in Basilicata
Gioia Tauro La mafia controlla i traffici
Nucleare 2
Viva le centrali, purché altrove
di Alessandro Capriccioli
Viva le centrali, purché altrove
di Alessandro Capriccioli
Il centrodestra è compattamente a favore degli impianti atomici. Ma ogni suo esponente precisa: non nella regione dove vengo eletto io, per carità. Leggere le loro dichiarazioni per credere
(17 marzo 2011)
L'ex centrale nucleare di Montalto di CastroI vincoli di compatibilità idrogeologica, sismica e tettonica non consentiranno mai all'Abruzzo di poter ospitare centrali nucleari. Ecco perché, pur non essendo aprioristicamente contrario, le centrali nucleari sul nostro territorio non potranno essere costruite.
(Giovanni Chiodi, governatore dell'Abruzzo, PdL, 18 maggio 2010)
Ritengo che nel Lazio non ci sia bisogno di nuove centrali
(Renata Polverini, governatore del Lazio, PdL, 12 febbraio 2010)
Io credo che il Veneto abbia già dato per quanto riguarda il territorio, è delicatissimo per molte situazioni del sottosuolo, e credo anche che con le cave, con il rigassificatore, con la centrale a Porto Tolle il Veneto abbia già dato
(Giampaolo Gobbo, sindaco di Treviso, Lega Nord, 23 dicembre 2009)
La centrale nucleare invece non si addice alla visione strategica di sviluppo del nostro territorio (Giuseppe Scopelliti, governatore della Calabria, PdL, 19 aprile 2010)
Con Renata Polverini già abbiamo espresso la volontà di non avere centrali nucleari nel Lazio, perché nella nostra regione c'è già autosufficienza energetica
(Gianni Alemanno, sindaco di Roma, PdL, 14 marzo 2011)
Il nucleare è una buona tecnologia, ma se aggiungiamo anche gli aspetti sismici usciamo del tutto da una possibilità di una candidatura del Veneto a ospitare un sito. Il nucleare in mezzo al deserto o in una zona molto stabile ha un senso
(Luca Zaia, governatore del Veneto, Lega Nord, 15 marzo 2011)
Le centrali nucleari che si fanno oggi danno grandi garanzie di sicurezza, superiori a quelle di molte industrie. Ciò detto, occorre individuare i siti giusti: la provincia di Mantova paga già un prezzo troppo alto sul fronte della produzione di energia
(Nicola Sodano, sindaco di Mantova, PdL, 21 ottobre 2010)
Le condizioni morfologiche della Campania non lo consentono: decideranno gli esperti, ma non mi risulta che il governo pensi a una centrale da noi
(Stefano Caldoro, governatore della Campania, PdL, 15 marzo 2011)
Il terremoto e lo tsunami ci confermano che non è piacevole creare centrali nucleari in aree sismiche, e noi lo siamo, quindi ribadisco che qui non ci sarebbero in ogni caso le condizioni
(Renzo Tondo, governatore del Friuli Venezia Giulia, 16 marzo 2011)
In questo momento non c'è bisogno di centrali di nessun tipo in Lombardia, perché la regione ha raggiunto l'autosufficienza energetica
(Roberto Formigoni, governatore della Lombardia, PdL, 20 ottobre 2010)
Per quello che riguarda il territorio pontino, come emerge dal piano energetico, è più che autosufficiente, per questo motivo, e anche in considerazione del fatto che abbiamo come provincia altre vocazioni, in primis quella turistica, non ritengo che nuove servitù debbano ricadere né su questo territorio né, tanto meno su questa popolazione
(Armando Cusani, presidente della provincia di Latina, PdL, 29 maggio 2008)
Una centrale nucleare? In Molise non se ne parla proprio
(Angelo Michele Iorio, governatore del Molise, PdL, 30 novembre 2010)
Sono sulla linea del presidente Formigoni: no al nucleare in Lombardia. non abbiamo bisogno di impianti nucleari
(Letizia Moratti, sindaco di Milano, PdL, 20 ottobre 2010)
Il Piemonte non è tra i possibili siti per una centrale atomica
(Roberto Cota, governatore del Piemonte, Lega Nord, 16 marzo 2011)
Siamo una regione a rischio sismico. Costruire una centrale qui da noi sarebbe troppo pericoloso (Gianpaolo Bottacin, presidente della provincia di Belluno, Lega Nord, 16 marzo 2011)
La contrarietà al nucleare non è una scelta ideologica ma è la ferma volontà di imboccare un'altra strada: quella di un modello di sviluppo che punti sulla valorizzazione del paesaggio, sul turismo, sulle energie rinnovabili e sulla green economy
(Ugo Cappellacci, governatore della Sardegna, PdL, 16 marzo 2011)
Credo che il territorio milanese sia talmente conurbato da non essere l'ideale per una centrale nucleare
(Guido Podestà, presidente della provincia di milano, PdL, 18 ottobre 2010)
La Provincia, con deliberazione del Consiglio provinciale tenuto lo scorso 27 novembre, ha approvato una mozione per manifestare la propria contrarietà all'eventuale insediamento di un sito nucleare sul nostro territorio.
(Antonio Gabellone, presidente della provincia di Lecce, PdL, 18 gennaio 2010)
Sono fortemente preoccupato per la scelta di Mantova che è troppo vicina a Verona. La Regione del Veneto, con il suo presidente Zaia, ha già dato parere negativo alla possibilità di avere in Veneto una centrale nucleare: una centrale a due passi dall'Arena, per quanto in un'altra Regione, è dunque una decisione ridicola
(Giovanni Miozzi, presidente della provincia di Verona, PdL, 20 ottobre 2010)
http://espresso.repubblica.it/
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