Mari'
Utente di lunga data
a torino
Cogne bis, Franzoni torna in aula
E piange ricordando Samuele
La donna, rinchiusa al carcere della Dozza per l'uccisione del figlio, è tornata oggi in tribunale a Torino
Anna Maria Franzoni all'arrivo in tribunale a Torino
Dopo tre anni dall'ultima volta, Annamaria Franzoni stamattina è tornata in tribunale. Questa volta per il cosiddetto processo Cogne-bis. La donna, che sta scontando nel carcere bolognese della Dozza la condanna per l'uccisione del figlio Samuele Lorenzi, è entrata poco dopo le 10,45 nell’aula del palazzo di giustizia di Torino.
L'ARRIVO IN AULA - Senza manette ai polsi ma vigorosamente tenuta sottobraccio da una agente della polizia penitenziaria e scortata da altri agenti, Franzoni è apparsa stanca ma ha sorriso ai parenti che erano già in aula. Mentre veniva accompagnata al suo posto, a fianco dei suoi legali, Paola Savio e Loreno Imperato, il pm Giuseppe Ferrando l’ha salutata con una stretta di mano. Tra il pubblico, una quarantina di persone, anche alcuni studenti di giurisprudenza italiani e francesi.
L'UDIENZA - Oggi Franzoni dovrebbe essere ascoltata come imputata nel procedimento bis, dove è accusata di calunnia nei confronti del vicino di casa Ulisse Guichardaz.
L'INTERROGATORIO - Iniziato l'interrogatorio, la donna è apparsa calma e a tratti sorridente. Maglietta blu e jeans, capelli sciolti sulle spalle, un po' più lunghi dell'ultima volta apparsa in pubblico, in apertura il giudice Roberto Arata le ha chiesto se avesse due figli. Lei ha risposto di sì, poi, alzando gli occhi al cielo, ha detto: «Tre». Quando ha rievocato il giorno della morte del piccolo Samuele, poi, non ha trattenuto le lacrime. In aula ha ripetuto, aggiungendo alcuni particolari, il racconto che per sommi capi aveva fatto al processo che è finito con la sua condanna per omicidio. Quanto all’accusa di calunnia al vicino di casa Ulisse Guichardaz, Franzoni in aula ha risposto: «Io non dicevo allora che era stata Daniela Ferrod» a uccidere il piccolo Samuele Lorenzi «così come oggi non dico che è stato Ulisse. Io volevo solo dare una indicazione a coloro che dovevano indagare. Chi era con me mi ha illuso che sarebbe stato così». Il 30 luglio 2004, pochi giorni dopo la condanna in primo grado, Annamaria firmò la denuncia contro l’uomo, frutto di una serie di accertamenti di collaboratori del suo difensore di allora, Carlo Taormina. La donna però in aula ha sostenuto di non avere letto il documento e nemmeno di essersi completamente resa conto che si trattava di una denuncia vera e propria: «Io credevo che fossero solo indicazioni agli investigatori. Sono stati i miei nuovi avvocati nei giorni scorsi a leggermela. Quando mi hanno detto di cosa si trattava sono cascata dalle nuvole». Annamaria Franzoni non ha risparmiato parole di critica verso il modo in cui furono fatte le indagini sulla morte del figlio e anche qualche frecciata all’avvocato Taormina: «Io non sono stata - ha ripetuto - e ancora oggi voglio fare di tutto perchè siano fatte indagini come si deve, indagini che diano risposte».
LA POLEMICA IN CARCERE - Non manca, nel giorno del ritorno in aula della Franzoni, una polemica interna al carcere - in particolare della polizia penitenziaria - sulla «detenuta-vip», accusata più volte di godere di una sorta di «trattamento di favore» alla Dozza. Motivo dei malumori, questa volta, la decisione di trasferire la donna da Bologna a Torino solo questa mattina, con partenza all'alba. «Ciò ha creato sicuramente qualche difficoltà maggiore dal punto di vista organizzativo, ma è stato fatto solo per tutelare la privacy della detenuta», dice Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe, che risponde così alla polemica sollevata ieri da un'altra sigla sindacale. «Il trasferimento di Franzoni - continua Durante - è stato programmato dal comandante della polizia penitenziaria del carcere di Bologna in maniera autonoma e senza alcun condizionamento di sorta». E ancora: «Ci preme evidenziare - insiste il sindacalista del Sappe - che Annamaria Franzoni, nel carcere di Bologna, non gode di alcun trattamento di favore. Svolge, compatibilmente con le esigenze e le disponibilità della struttura, attività lavorative e rispetta le regole al pari delle altre detenute».
16 giugno 2010
http://corrieredibologna.corriere.i...0/cogne-bis-franzoni-aula-1703209558719.shtml
Io non ce la faccio
non la sopporto piu'
Cogne bis, Franzoni torna in aula
E piange ricordando Samuele
La donna, rinchiusa al carcere della Dozza per l'uccisione del figlio, è tornata oggi in tribunale a Torino
Dopo tre anni dall'ultima volta, Annamaria Franzoni stamattina è tornata in tribunale. Questa volta per il cosiddetto processo Cogne-bis. La donna, che sta scontando nel carcere bolognese della Dozza la condanna per l'uccisione del figlio Samuele Lorenzi, è entrata poco dopo le 10,45 nell’aula del palazzo di giustizia di Torino.
L'ARRIVO IN AULA - Senza manette ai polsi ma vigorosamente tenuta sottobraccio da una agente della polizia penitenziaria e scortata da altri agenti, Franzoni è apparsa stanca ma ha sorriso ai parenti che erano già in aula. Mentre veniva accompagnata al suo posto, a fianco dei suoi legali, Paola Savio e Loreno Imperato, il pm Giuseppe Ferrando l’ha salutata con una stretta di mano. Tra il pubblico, una quarantina di persone, anche alcuni studenti di giurisprudenza italiani e francesi.
L'UDIENZA - Oggi Franzoni dovrebbe essere ascoltata come imputata nel procedimento bis, dove è accusata di calunnia nei confronti del vicino di casa Ulisse Guichardaz.
L'INTERROGATORIO - Iniziato l'interrogatorio, la donna è apparsa calma e a tratti sorridente. Maglietta blu e jeans, capelli sciolti sulle spalle, un po' più lunghi dell'ultima volta apparsa in pubblico, in apertura il giudice Roberto Arata le ha chiesto se avesse due figli. Lei ha risposto di sì, poi, alzando gli occhi al cielo, ha detto: «Tre». Quando ha rievocato il giorno della morte del piccolo Samuele, poi, non ha trattenuto le lacrime. In aula ha ripetuto, aggiungendo alcuni particolari, il racconto che per sommi capi aveva fatto al processo che è finito con la sua condanna per omicidio. Quanto all’accusa di calunnia al vicino di casa Ulisse Guichardaz, Franzoni in aula ha risposto: «Io non dicevo allora che era stata Daniela Ferrod» a uccidere il piccolo Samuele Lorenzi «così come oggi non dico che è stato Ulisse. Io volevo solo dare una indicazione a coloro che dovevano indagare. Chi era con me mi ha illuso che sarebbe stato così». Il 30 luglio 2004, pochi giorni dopo la condanna in primo grado, Annamaria firmò la denuncia contro l’uomo, frutto di una serie di accertamenti di collaboratori del suo difensore di allora, Carlo Taormina. La donna però in aula ha sostenuto di non avere letto il documento e nemmeno di essersi completamente resa conto che si trattava di una denuncia vera e propria: «Io credevo che fossero solo indicazioni agli investigatori. Sono stati i miei nuovi avvocati nei giorni scorsi a leggermela. Quando mi hanno detto di cosa si trattava sono cascata dalle nuvole». Annamaria Franzoni non ha risparmiato parole di critica verso il modo in cui furono fatte le indagini sulla morte del figlio e anche qualche frecciata all’avvocato Taormina: «Io non sono stata - ha ripetuto - e ancora oggi voglio fare di tutto perchè siano fatte indagini come si deve, indagini che diano risposte».
LA POLEMICA IN CARCERE - Non manca, nel giorno del ritorno in aula della Franzoni, una polemica interna al carcere - in particolare della polizia penitenziaria - sulla «detenuta-vip», accusata più volte di godere di una sorta di «trattamento di favore» alla Dozza. Motivo dei malumori, questa volta, la decisione di trasferire la donna da Bologna a Torino solo questa mattina, con partenza all'alba. «Ciò ha creato sicuramente qualche difficoltà maggiore dal punto di vista organizzativo, ma è stato fatto solo per tutelare la privacy della detenuta», dice Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe, che risponde così alla polemica sollevata ieri da un'altra sigla sindacale. «Il trasferimento di Franzoni - continua Durante - è stato programmato dal comandante della polizia penitenziaria del carcere di Bologna in maniera autonoma e senza alcun condizionamento di sorta». E ancora: «Ci preme evidenziare - insiste il sindacalista del Sappe - che Annamaria Franzoni, nel carcere di Bologna, non gode di alcun trattamento di favore. Svolge, compatibilmente con le esigenze e le disponibilità della struttura, attività lavorative e rispetta le regole al pari delle altre detenute».
16 giugno 2010
http://corrieredibologna.corriere.i...0/cogne-bis-franzoni-aula-1703209558719.shtml
Io non ce la faccio