Persa/Ritrovata
Utente di lunga data
parla il dottor
Vincenzo Maria Mastronardi
Testo raccolto da Diletta Grella
Ok La salute prima di tutto - N°01 - Gennaio 2008
Risolvere i problemi con la magia di un film
«Da tre anni ho una storia con una ragazza. È una persona dolcissima, molto attenta alla mia vita, sempre paziente. Sarebbe una moglie perfetta, come mi dicono tutti i miei amici. Io però non provo per lei quelle emozioni forti che dovrebbero esserci in un amore. Non so che fare. Ci penso e ci ripenso, ma sono sempre allo stesso punto di partenza: indeciso»
Mauro T., Macerata (E-mail arrivata in redazione il 28 novembre 2007)
Carolina si trascina da troppo tempo una storia d’amore di cui non è convinta. Capisce che non è felice, ha trent’anni e vuole decidere che cosa fare della sua vita. Ma non ha il coraggio di lasciare il suo ragazzo. Una sera, danno in tv L’ultimo bacio di Gabriele Muccino. Lo guarda e si apre un mondo: prende coraggio e tronca la relazione. Non è un caso strano. Molti film hanno un valore terapeutico e possono aiutare a prendere decisioni cruciali. In amore, in famiglia, sul lavoro. Il primo ad avanzare l’ipotesi che ci si potesse curare grazie al grande schermo è stato, negli anni 90, lo psicoterapeuta americano Gary Solomon, che consigliò ai suoi pazienti la visione di lungometraggi a seconda del disagio che li tormentava. Nacque così la cinematerapia, che fa sempre più proseliti tra gli specialisti. All’Istituto di neuroscienze di Firenze, per esempio, viene usata per pazienti con depressione, ansia e disturbi dell’umore. Ma che effetti può avere una pellicola su chi la guarda? Torna utile un paragone con l’ipnosi clinica. La storia sullo schermo produce nello spettatore visualizzazioni mentali simili a quelle che le parole immaginifiche pronunciate dall’ipnotista suscitano nel paziente. Non si altera lo stato di coscienza, certo, però è tale la carica emotiva della dimensione filmica da modificare lo stato psicofisico di chi si cala nel plot, nella colonna sonora e nelle riprese. Allora emergono alla luce elementi che restavano sepolti nell’inconscio, la psiche si purifica in una catarsi che sfocia verso la chiarificazione dei problemi.
Una guida ai film più adatti per affrontare le difficoltà
Succede a causa del cosiddetto meccanismo di proiezione, in base al quale i propri sentimenti e le proprie preoccupazioni vengono proiettati sui protagonisti del film. Nell’Ultimo bacio (2000) il personaggio di Stefano Accorsi litiga con la sua fidanzata, alias Giovanna Mezzogiorno? La nostra Carolina si è immedesimata e la scena l’ha rimandata alle urla e agli strepiti del giorno prima con il suo ragazzo. Ecco, la proiezione trasferisce all’esterno i propri problemi. Che non restano più chiusi dentro la mente, ma vengono sceneggiati. E per questo appaiono più cristallini. A questo si aggiunge l’introiezione, termine freudiano che indica come lo spettatore assorba dentro di sé il film: si sostituisce cioè nella sua mente al personaggio che sta agendo sullo schermo. Uscendo dalla sala cinematografica, è come se portasse con sé un pezzetto di Hugh Grant o di Nicole Kidman, con le azioni viste sullo schermo che influenzeranno il suo modo di agire. Come nella psicoterapia di gruppo, chi si immedesima in una pellicola fa suo un modello di risoluzione dei problemi. Il cinema, come il gruppo, insomma, diluisce le negatività individuali e offre un punto di vista collettivo e positivo. Ma come scegliere il titolo più giusto per sé? All’Università La Sapienza di Roma è stato condotto uno studio che ha permesso di individuare quali effetti in generale hanno alcuni film su chi li guarda. I risultati emersi dalle migliaia di questionari somministrati a spettatori all’uscita dalle sale sono confluiti nel libro Filmtherapy (edizioni Armando), un prontuario in cui si trovano circa 300 film consigliati a seconda delle difficoltà che affrontano. Lo stesso team di ricercatori sta anche ultimando un sito internet a disposizione di tutti (presto visibile all’indirizzo http://w3.uniroma1.it/iissrcm): un data base, aggiornato settimanalmente, dove confluiranno i risultati della disamina di 22mila film, 3.200 con un potenziale terapeutico. Potenziale, attenzione: perché un lungometraggio può sortire su una persona un risultato e su una seconda un altro o nessuno. Ma ecco una guida per impegnare questo scampolo di vacanze natalizie davanti a un film bello e utile. Per quattro gruppi di problemi diffusissimi, dalle questioni di cuore alle difficoltà sul lavoro, dalle incomprensioni tra genitori e figli alla sfiducia nelle proprie capacità, trovate alcune pellicole da godervi sul divano di casa e due film da andare a guardare nelle sale, consapevoli che la visione immersi nel buio, di fronte a un grande schermo, potenzia gli effetti terapeutici.
http://ok.corriere.it/articoli/32/1_cinema.shtml
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Voi che film suggeriseste per un tradito e per un traditore?
Vincenzo Maria Mastronardi
Testo raccolto da Diletta Grella
Ok La salute prima di tutto - N°01 - Gennaio 2008
Risolvere i problemi con la magia di un film
«Da tre anni ho una storia con una ragazza. È una persona dolcissima, molto attenta alla mia vita, sempre paziente. Sarebbe una moglie perfetta, come mi dicono tutti i miei amici. Io però non provo per lei quelle emozioni forti che dovrebbero esserci in un amore. Non so che fare. Ci penso e ci ripenso, ma sono sempre allo stesso punto di partenza: indeciso»
Mauro T., Macerata (E-mail arrivata in redazione il 28 novembre 2007)
Carolina si trascina da troppo tempo una storia d’amore di cui non è convinta. Capisce che non è felice, ha trent’anni e vuole decidere che cosa fare della sua vita. Ma non ha il coraggio di lasciare il suo ragazzo. Una sera, danno in tv L’ultimo bacio di Gabriele Muccino. Lo guarda e si apre un mondo: prende coraggio e tronca la relazione. Non è un caso strano. Molti film hanno un valore terapeutico e possono aiutare a prendere decisioni cruciali. In amore, in famiglia, sul lavoro. Il primo ad avanzare l’ipotesi che ci si potesse curare grazie al grande schermo è stato, negli anni 90, lo psicoterapeuta americano Gary Solomon, che consigliò ai suoi pazienti la visione di lungometraggi a seconda del disagio che li tormentava. Nacque così la cinematerapia, che fa sempre più proseliti tra gli specialisti. All’Istituto di neuroscienze di Firenze, per esempio, viene usata per pazienti con depressione, ansia e disturbi dell’umore. Ma che effetti può avere una pellicola su chi la guarda? Torna utile un paragone con l’ipnosi clinica. La storia sullo schermo produce nello spettatore visualizzazioni mentali simili a quelle che le parole immaginifiche pronunciate dall’ipnotista suscitano nel paziente. Non si altera lo stato di coscienza, certo, però è tale la carica emotiva della dimensione filmica da modificare lo stato psicofisico di chi si cala nel plot, nella colonna sonora e nelle riprese. Allora emergono alla luce elementi che restavano sepolti nell’inconscio, la psiche si purifica in una catarsi che sfocia verso la chiarificazione dei problemi.
Una guida ai film più adatti per affrontare le difficoltà
Succede a causa del cosiddetto meccanismo di proiezione, in base al quale i propri sentimenti e le proprie preoccupazioni vengono proiettati sui protagonisti del film. Nell’Ultimo bacio (2000) il personaggio di Stefano Accorsi litiga con la sua fidanzata, alias Giovanna Mezzogiorno? La nostra Carolina si è immedesimata e la scena l’ha rimandata alle urla e agli strepiti del giorno prima con il suo ragazzo. Ecco, la proiezione trasferisce all’esterno i propri problemi. Che non restano più chiusi dentro la mente, ma vengono sceneggiati. E per questo appaiono più cristallini. A questo si aggiunge l’introiezione, termine freudiano che indica come lo spettatore assorba dentro di sé il film: si sostituisce cioè nella sua mente al personaggio che sta agendo sullo schermo. Uscendo dalla sala cinematografica, è come se portasse con sé un pezzetto di Hugh Grant o di Nicole Kidman, con le azioni viste sullo schermo che influenzeranno il suo modo di agire. Come nella psicoterapia di gruppo, chi si immedesima in una pellicola fa suo un modello di risoluzione dei problemi. Il cinema, come il gruppo, insomma, diluisce le negatività individuali e offre un punto di vista collettivo e positivo. Ma come scegliere il titolo più giusto per sé? All’Università La Sapienza di Roma è stato condotto uno studio che ha permesso di individuare quali effetti in generale hanno alcuni film su chi li guarda. I risultati emersi dalle migliaia di questionari somministrati a spettatori all’uscita dalle sale sono confluiti nel libro Filmtherapy (edizioni Armando), un prontuario in cui si trovano circa 300 film consigliati a seconda delle difficoltà che affrontano. Lo stesso team di ricercatori sta anche ultimando un sito internet a disposizione di tutti (presto visibile all’indirizzo http://w3.uniroma1.it/iissrcm): un data base, aggiornato settimanalmente, dove confluiranno i risultati della disamina di 22mila film, 3.200 con un potenziale terapeutico. Potenziale, attenzione: perché un lungometraggio può sortire su una persona un risultato e su una seconda un altro o nessuno. Ma ecco una guida per impegnare questo scampolo di vacanze natalizie davanti a un film bello e utile. Per quattro gruppi di problemi diffusissimi, dalle questioni di cuore alle difficoltà sul lavoro, dalle incomprensioni tra genitori e figli alla sfiducia nelle proprie capacità, trovate alcune pellicole da godervi sul divano di casa e due film da andare a guardare nelle sale, consapevoli che la visione immersi nel buio, di fronte a un grande schermo, potenzia gli effetti terapeutici.
http://ok.corriere.it/articoli/32/1_cinema.shtml
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Voi che film suggeriseste per un tradito e per un traditore?