GB e Australia miglior 'qualita' della morte'

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Mari'

Utente di lunga data
Sanita': studio, in Gb e Australia miglior 'qualita' della morte', Italia 24esima


Roma, 15 lug. (Adnkronos Salute) - Di solito si parla di qualità della vita, ma gli avanzamenti della scienza consentono oggi di valutare anche la 'qualità della morte' che un Paese garantisce ai propri cittadini. Il migliore al mondo è la Gran Bretagna, seguita dall'Australia, mentre l'Italia è solo 24esima nella classifica stilata dall'Economist Intelligence Unit, il centro di analisi del settimanale britannico. Agli ultimi posti su 40 Nazioni analizzate India, Uganda, Brasile e Cina.
Dalla ricerca, commissionata dalla Lien Foundation, scaturisce un vero e proprio 'indice della qualità di morte' che tiene conto di svariati fattori, come la presenza, la qualità e il costo dell'assistenza di fine vita disponibile in ogni Paese. Secondo la Worldwide Palliative Care Alliance, ricordano gli autori dell'indagine, oltre 100 milioni di malati ogni anno avrebbero bisogno di cure palliative, ma solo l'8% le ottiene. E le situazioni più problematiche avvengono spesso in Stati che hanno un buon sistema sanitario, ma non sono organizzati per assistere adeguatamente i malati terminali.
E' l'esempio dell'Italia, ma anche della Danimarca, 22esima in classifica, o della Corea del Sub, 32esima. Fra i Paesi ultimi nella lista ci sono però delle eccezioni, fa notare l'Economist Intelligence Unit, come lo stato indiano di Kerala e i servizi garantiti dagli hospice 'Africa Uganda'. Per gli esperti, la questione chiave da affrontare per migliorare la situazione è il dibattito pubblico sulla percezione della morte e i tabù culturali a cui essa è legata: l'attenzione dei media di tutto il mondo è spesso concentrata sull'eutanasia e sul suicidio assistito, anche se queste situazioni riguardano una piccolissima parte dei malati terminali. Più importante sarebbe estendere l'accesso ai farmaci oppiacei per combattere il dolore di questi pazienti.


http://it.notizie.yahoo.com/7/20100715/thl-sanita-studio-in-gb-e-australia-migl-6a24347.html

:mrgreen:
 

Persa/Ritrovata

Utente di lunga data
E' difficile però poter dare un parere su queste cose.
Gli effetti dei farmaci li conoscono i medici e non chi non li ha mai usati.

Inoltre penso a una cosa che conosco: il parto.
La medicalizzazione del parto e la diffusione dell'epidurale sono, per me, assurdi.
-Un conto è avere pronta l'assistenza, nel caso di emergenza, un altro è ricorrere ad anestesia o a accelerazione del tempo del travaglio. Eppure c'è una campagna in atto da molti anni per il parto senza dolore, come se fosse insopportabile e come se non fosse proprio il dolore a dare la consapevolezza che permette la partecipazione attiva.

Non lo so se l'uso degli oppiacei debba diventare routine e non debba invece essere una possibilità a richiesta.
 

Quibbelqurz

Heroiken Sturmtruppen
Poco tempo fa ho assistito alla morte lenta di qualcuno. Sebbene parcheggiato in ospedale, è la procedura di far crepare qualcuno, non morire, che fa la differenza. Qui, i malati terminali si lasciano crepare senza dare un minimo di conforto, come ad esempio aprire la finestra la notte e dare da bere. Come in un campo da concentramento.

E' già duro di morire, ma bisogna abbandonare il paziente?

Se Italia è al 24esimo posto, non oso a pensare cosa succede negli altri paesi meno evoluti.
 
E' difficile però poter dare un parere su queste cose.
Gli effetti dei farmaci li conoscono i medici e non chi non li ha mai usati.

Inoltre penso a una cosa che conosco: il parto.
La medicalizzazione del parto e la diffusione dell'epidurale sono, per me, assurdi.
-Un conto è avere pronta l'assistenza, nel caso di emergenza, un altro è ricorrere ad anestesia o a accelerazione del tempo del travaglio. Eppure c'è una campagna in atto da molti anni per il parto senza dolore, come se fosse insopportabile e come se non fosse proprio il dolore a dare la consapevolezza che permette la partecipazione attiva.

Non lo so se l'uso degli oppiacei debba diventare routine e non debba invece essere una possibilità a richiesta.
per quello che so (ho partorito naturalmente) l'epidurale toglie dolore conservando la sensibilità per avvertire le spinte.da una parte trovo anch'io che vi sia un'eccessiva medicalizzazione del parto con medici e donne che arrivano al cesareo per impegni o di uno o dell'altro o cose del genere...ma è anche vero che se si può soffrire meno non c'è nulla di sconveniente a ricorrervi.
sulla terapia del dolore abbiamo vissuto anni molto oscuri , destinando persone ad atroci sofferenze per un preconcetto ottuso e stolto ...per fortuna direi che ci stiamo avviando ad un futuro ben diverso.
mi perplime molto , lo scrivevo tempo fa,
la tendenza all'uso degli psicofarmaci sui bambini....ora per dormire niente camomilla ma leggeri sedativi, appena sono un po' più vivaci del solito si arriva a diagnosi frettolose di iperattività...
 

Lettrice

Utente di lunga data
Non lo so, sono esperienze molto soggettive... personalmente non sono molto favorevole all'abuso di farmaci e anche se lo fossi da queste parti non ti danno niente a parte il paracetamolo:rotfl:

Avevo scelto il parto naturale ma non e' stato possibile... non e' stato possibile neanche tenermi cosciente e il prossimo (se ci sara') sara' la stessa identica cosa mi e' stato detto:unhappy:
 

Nobody

Utente di lunga data
Poco tempo fa ho assistito alla morte lenta di qualcuno. Sebbene parcheggiato in ospedale, è la procedura di far crepare qualcuno, non morire, che fa la differenza. Qui, i malati terminali si lasciano crepare senza dare un minimo di conforto, come ad esempio aprire la finestra la notte e dare da bere. Come in un campo da concentramento.

E' già duro di morire, ma bisogna abbandonare il paziente?

Se Italia è al 24esimo posto, non oso a pensare cosa succede negli altri paesi meno evoluti.
Condivido in pieno. In Italia in troppi casi manca l'assistenza minima. Gli antidolorifici efficaci sono prescritti raramente... ci sono malati terminali lasciati a morire nell'indifferenza, tra sofferenze atroci.
 

Abigail

Utente di lunga data
Condivido in pieno. In Italia in troppi casi manca l'assistenza minima. Gli antidolorifici efficaci sono prescritti raramente... ci sono malati terminali lasciati a morire nell'indifferenza, tra sofferenze atroci.
A me non risulta e ,purtroppo, ho qualche esperienza fresca:(
 

Iris

Utente di lunga data
Io ho voluto l'epidurale. Parlo del parto naturalmente....che poi è stato purtroppo cesareo, ma ero coscientissima.
Non vedo perchè partorire con dolore, quando è possibile evitarlo.

Ho purtroppo visto anche io persone morire tra atroci dolori davanti ai loro cari impotenti e disperati.
Pare che ultimamente le terapie del dolore siano più assicurate..speriamo...
 

Nobody

Utente di lunga data
venerdì, 14 maggio 2010

Dolore, medici di famiglia poco aggiornati sui farmaci oppioidi. Indagine.

http://consumatori.myblog.it/media/00/00/1403086337.jpgNonostante le recenti semplificazioni nella prescrizione degli oppioidi per il trattamento del dolore, circa l'80% dei medici di medicina generale utilizza nella pratica clinica ancora in misura ridotta questi farmaci - che rappresentano meno del 25% di tutte le prescrizioni a scopo antalgico - riservandone l'impiego prevalentemente nella terapia del dolore di natura neoplastica (75% dei casi). Per quanto riguarda il dolore cronico non oncologico, poi, 8 volte su 10 la terapia risulta non appropriata.
Questi alcuni dei dati emersi da una ricerca promossa dalla Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG), con il supporto del Centro Studi Mundipharma, allo scopo di valutare approccio terapeutico e comportamento prescrittivo dei medici di famiglia impegnati, a fianco dei pazienti, nella lotta alla sofferenza inutile.
L'indagine, condotta da Metis (Societa' scientifica dei Medici di Medicina Generale), ha visto coinvolti 752 iscritti alla Federazione, equamente distribuiti su tutto il territorio nazionale, tramite la compilazione spontanea di un questionario, reso disponibile online per due mesi sul sito FIMMG.



Dalla ricerca si evince che, sebbene oltre il 50% dei medici (52,76%) affermi di impostare la terapia antalgica con oppioidi piu' frequentemente, a seguito delle recenti semplificazioni nella prescrizione di questi farmaci, e che quasi il 49% dichiari di seguire le Linee Guida internazionali, in realta' il 52,74% degli intervistati non effettua di prassi nei pazienti una misurazione dell'intensita' del dolore, ne' per impostare la terapia, ne' per verificarne l'efficacia, determinando cosi' una mancata appropriatezza terapeutica.
Per quanto riguarda, ad esempio, il trattamento del dolore cronico moderato, in circa il 64% dei casi vengono impiegati oppioidi deboli - da soli (22,7%) o in associazione (41,26%) - FANS (27,10%) e paracetamolo (7,6%), contro solo l'1,34% del campione, che ricorre agli oppioidi forti.
La situazione non migliora di molto per quanto concerne il trattamento del dolore severo: se, da un lato, il 64% dei medici afferma di impiegare oppioidi forti, - da soli (46,6%) o in associazione (17,4%) - analizzando il tipo di terapia che viene adottata per curare il dolore cronico non oncologico, si scopre che nell'80% dei casi questi farmaci sono impiegati in maniera non corretta.
Il 28% dei medici, infatti, utilizza oppioidi transdermici - contravvenendo alle Linee Guida, che indicano le formulazioni orali come via di somministrazione di prima scelta - mentre piu' del 50% usa oppioidi forti, come l'ossicodone coniugato a paracetamolo, che ha un'indicazione per il trattamento di dolore acuto e non cronico.

 
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