Persa/Ritrovata
Utente di lunga data
LE IDEE
Noi uomini vigliacchi, rileggiamo Cuore
Il delitto di Milano e il segreto di Larsson ripropongono un'antica domanda: io che avrei fatto?
di ADRIANO SOFRI HO L'IMPRESSIONE che fra i sentimenti un tempo campali - per i bambini che leggevano il libro Cuore e i ragazzi che leggevano Conrad - che oggi sono sbiaditi, abbia un posto dei primi la vigliaccheria, e la sua lunga compagna, la vergogna. Ieri questo giornale le ha misurate, senza volere.La pagina 19 raccontava l'orrendo mattatoio di una strada milanese, un forsennato che si imbatte in una donna e infierisce a pugni su lei, fino a sfondarle le ossa. "Lo vedono atterriti un paio di passanti, le auto gli sfilano accanto, la portinaia chiama aiuto ma nessuno...". La pagina 20 riferiva una testimonianza su Stieg Larsson e il "segreto inconfessabile" che avrebbe ispirato i suoi romanzi: quindicenne, assistette inerte allo stupro compiuto da tre suoi amici. "La ragazza urlava ma nessuno interveniva". Ora mettiamole nella stessa pagina, queste due notizie. Le differenze si vedono bene. Nella strada di Milano, gli spettatori che si tengono alla larga hanno tutte le attenuanti: sono paralizzati dalla sorpresa e anche dalla paura, e la paura è giustificata di fronte al furore di un energumeno che scarica i suoi pugni da boxeur su una creatura senza riparo. Nel sottoscala della Casa dello Studente di Umea in cui si consuma lo stupro, a fare di Larsson un complice è "la lealtà verso gli amici". L'odiosa "lealtà" del ragazzo maschio verso gli amici maschi è altra cosa dalla paura fisica, ma può rendere altrettanto e più vigliacchi, e attaccare addosso una vergogna senza fine. Non saprei parlarne per chi è ragazzo oggi, ma quelli della mia generazione e, temo, di altre a venire, conoscono bene questa situazione, anche se abbiano avuto la fortuna di sperimentarla in circostanze meno drammatiche, e la loro sia stata solo una piccola viltà, o, com'è più frequente, una successione di piccole viltà. Le piccole viltà sono più facili da rimuovere, ma basta un incidente a tirar fuori la vergogna, e senza sconti. Si diventa maschi - temo che succeda ancora - imparando a ingannare una femmina, fosse anche la "propria", e tradire lei per non tradire la banda degli amici.
In ambedue le pagine la vittima è donna. L'ammazzamento della signora Emlou Aresu incute un terrore sacro. C'è Milano, c'è una strada che si chiama viale degli Abruzzi, c'è un ucraino venticinquenne che teme d'essere lasciato dalla sua compagna, lettone, c'è una gentile donna, madre di due figli, venuta dalle Filippine a tenere in ordine case italiane, che sarebbe tornata nelle Filippine all'indomani, che - raccontano altre donne che la vedevano passare ogni giorno - "era sempre di fretta", e così, di fretta, è arrivata al crocevia fatale. Secondo le cronache aggiornate, quel furioso, una volta in manette e con le nocche ferite, avrebbe detto di aver "solo picchiato un filippino di merda". Può darsi che fosse accecato fino a quel punto. Sua madre però dice che era uscito di casa gridando: "La prima che incontro, l'ammazzo". La prima che incontro, è un'idea che spiega tutto, come nelle canzoni: sarà la prima che incontri per strada che tu coprirai, d'oro o di cazzotti a morte, secondo il caso. Una donna, una qualunque, basta perfino una filippina di merda. I criminologi dicono che sono i delitti più inevitabili, quelli "casuali". Salvo che non è davvero casuale essere donna, e filippina per giunta.
Si corre il rischio di fare i maramaldi. Di deplorare i passanti che non sono intervenuti, i passeggeri dell'autobus che hanno guardato fuori dal finestrino mentre un'anziana signora veniva derubata e malmenata, i bagnanti che continuano a prendere il sole accanto al cadavere di un annegato. Noi uomini - appunto perché siamo maschi, e solo di rado siamo filippini - dobbiamo pur chiederci che cosa avremmo fatto, se ci fossimo trovati lì. A volte, come per l'episodio del Larsson adolescente, può darsi che lì ci siamo trovati, e che dobbiamo solo ricordarcene. I romanzi venduti a milioni di copie servono a eludere la questione: riguarda altri, personaggi romanzesche. Anche la vita vera riguarda altri, salvo che ci venga addosso, "proprio a noi", come una disgrazia. In genere, non facciamo che scongiurarlo, e scansarci più che possiamo. E quando succede, e non ci si può scansare?
Naturalmente, io non so affatto come mi sarei comportato se mi fossi trovato in viale degli Abruzzi al cospetto di quel prolungato massacro. So che temo fortemente che sarei stato vile e comunque inetto, che avrei avuto paura e che magari avrei escogitato nomi pretestuosi e meno mortificanti per la mia paura. Oltretutto, c'è una differenza fra scegliere coraggio o dignità quando si abbia il tempo di riflettere e decidere, e quando d'improvviso si sia messi alla prova. La verità è che succede a tutti, tutti i giorni. E che si è perduta l'abitudine di farsi la domanda su se stessi: "Che cosa avrei fatto...?". (...)
Le cose infatti continuano a succedere. Si possono ascoltare molti consigli, e andare in palestra, e portare non so quale spray nella borsetta. Però non mi sembrerebbe inutile che i bambini e i ragazzi leggessero qualcosa che somigliasse al libro Cuore o a Lord Jim. O anche alla storia del giovane uomo maschio che si trovò a passare proprio nel punto in cui stavano per lapidare un'adultera.
(08 agosto 2010) © Riproduzione riservata
@import"http://commenti.kataweb.it/commenti/css/generic/ugc_rep.css";
http://www.repubblica.it/cronaca/2010/08/08/news/noi_uomini_vigliacchi_rileggiamo_cuore-6147135/
Ho rimosso la parte che riguarda la guerra.
Noi uomini vigliacchi, rileggiamo Cuore
Il delitto di Milano e il segreto di Larsson ripropongono un'antica domanda: io che avrei fatto?
di ADRIANO SOFRI HO L'IMPRESSIONE che fra i sentimenti un tempo campali - per i bambini che leggevano il libro Cuore e i ragazzi che leggevano Conrad - che oggi sono sbiaditi, abbia un posto dei primi la vigliaccheria, e la sua lunga compagna, la vergogna. Ieri questo giornale le ha misurate, senza volere.La pagina 19 raccontava l'orrendo mattatoio di una strada milanese, un forsennato che si imbatte in una donna e infierisce a pugni su lei, fino a sfondarle le ossa. "Lo vedono atterriti un paio di passanti, le auto gli sfilano accanto, la portinaia chiama aiuto ma nessuno...". La pagina 20 riferiva una testimonianza su Stieg Larsson e il "segreto inconfessabile" che avrebbe ispirato i suoi romanzi: quindicenne, assistette inerte allo stupro compiuto da tre suoi amici. "La ragazza urlava ma nessuno interveniva". Ora mettiamole nella stessa pagina, queste due notizie. Le differenze si vedono bene. Nella strada di Milano, gli spettatori che si tengono alla larga hanno tutte le attenuanti: sono paralizzati dalla sorpresa e anche dalla paura, e la paura è giustificata di fronte al furore di un energumeno che scarica i suoi pugni da boxeur su una creatura senza riparo. Nel sottoscala della Casa dello Studente di Umea in cui si consuma lo stupro, a fare di Larsson un complice è "la lealtà verso gli amici". L'odiosa "lealtà" del ragazzo maschio verso gli amici maschi è altra cosa dalla paura fisica, ma può rendere altrettanto e più vigliacchi, e attaccare addosso una vergogna senza fine. Non saprei parlarne per chi è ragazzo oggi, ma quelli della mia generazione e, temo, di altre a venire, conoscono bene questa situazione, anche se abbiano avuto la fortuna di sperimentarla in circostanze meno drammatiche, e la loro sia stata solo una piccola viltà, o, com'è più frequente, una successione di piccole viltà. Le piccole viltà sono più facili da rimuovere, ma basta un incidente a tirar fuori la vergogna, e senza sconti. Si diventa maschi - temo che succeda ancora - imparando a ingannare una femmina, fosse anche la "propria", e tradire lei per non tradire la banda degli amici.
In ambedue le pagine la vittima è donna. L'ammazzamento della signora Emlou Aresu incute un terrore sacro. C'è Milano, c'è una strada che si chiama viale degli Abruzzi, c'è un ucraino venticinquenne che teme d'essere lasciato dalla sua compagna, lettone, c'è una gentile donna, madre di due figli, venuta dalle Filippine a tenere in ordine case italiane, che sarebbe tornata nelle Filippine all'indomani, che - raccontano altre donne che la vedevano passare ogni giorno - "era sempre di fretta", e così, di fretta, è arrivata al crocevia fatale. Secondo le cronache aggiornate, quel furioso, una volta in manette e con le nocche ferite, avrebbe detto di aver "solo picchiato un filippino di merda". Può darsi che fosse accecato fino a quel punto. Sua madre però dice che era uscito di casa gridando: "La prima che incontro, l'ammazzo". La prima che incontro, è un'idea che spiega tutto, come nelle canzoni: sarà la prima che incontri per strada che tu coprirai, d'oro o di cazzotti a morte, secondo il caso. Una donna, una qualunque, basta perfino una filippina di merda. I criminologi dicono che sono i delitti più inevitabili, quelli "casuali". Salvo che non è davvero casuale essere donna, e filippina per giunta.
Si corre il rischio di fare i maramaldi. Di deplorare i passanti che non sono intervenuti, i passeggeri dell'autobus che hanno guardato fuori dal finestrino mentre un'anziana signora veniva derubata e malmenata, i bagnanti che continuano a prendere il sole accanto al cadavere di un annegato. Noi uomini - appunto perché siamo maschi, e solo di rado siamo filippini - dobbiamo pur chiederci che cosa avremmo fatto, se ci fossimo trovati lì. A volte, come per l'episodio del Larsson adolescente, può darsi che lì ci siamo trovati, e che dobbiamo solo ricordarcene. I romanzi venduti a milioni di copie servono a eludere la questione: riguarda altri, personaggi romanzesche. Anche la vita vera riguarda altri, salvo che ci venga addosso, "proprio a noi", come una disgrazia. In genere, non facciamo che scongiurarlo, e scansarci più che possiamo. E quando succede, e non ci si può scansare?
Naturalmente, io non so affatto come mi sarei comportato se mi fossi trovato in viale degli Abruzzi al cospetto di quel prolungato massacro. So che temo fortemente che sarei stato vile e comunque inetto, che avrei avuto paura e che magari avrei escogitato nomi pretestuosi e meno mortificanti per la mia paura. Oltretutto, c'è una differenza fra scegliere coraggio o dignità quando si abbia il tempo di riflettere e decidere, e quando d'improvviso si sia messi alla prova. La verità è che succede a tutti, tutti i giorni. E che si è perduta l'abitudine di farsi la domanda su se stessi: "Che cosa avrei fatto...?". (...)
Le cose infatti continuano a succedere. Si possono ascoltare molti consigli, e andare in palestra, e portare non so quale spray nella borsetta. Però non mi sembrerebbe inutile che i bambini e i ragazzi leggessero qualcosa che somigliasse al libro Cuore o a Lord Jim. O anche alla storia del giovane uomo maschio che si trovò a passare proprio nel punto in cui stavano per lapidare un'adultera.
(08 agosto 2010) © Riproduzione riservata
@import"http://commenti.kataweb.it/commenti/css/generic/ugc_rep.css";
http://www.repubblica.it/cronaca/2010/08/08/news/noi_uomini_vigliacchi_rileggiamo_cuore-6147135/
Ho rimosso la parte che riguarda la guerra.