La sconosciuta

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Old Asudem

Guest
Ieri ho rivisto per la terza volta La sconosciuta di Tornatore.
Ogni volta vedo più cose. E' un capolavoro.
Ma quanto dolore ci può stare in una vita?
quanto dolore si riesce a sopportare ?
E nonostante tutto questo dolore, questa sofferenza, questa devastazione si continua a vedere un po' di luce e ad avere la speranza che le cose cambino.
Grandissimo film e grandissima interprete!!
http://www.youtube.com/watch?v=ST2d1uhX0Zs


 
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Old Asudem

Guest
un film che consiglio a tutti.
Certe vite ci fanno capire quanto siano fortunate le nostre
 
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Old Asudem

Guest
ce l'aveva consigliato il vamp!!

mi fate un riassuntino della trama, pls?
Ritratto femminile alla Chabrol, un thriller psicologico privo di enfasi e ricco di suspence
Marianna Cappi
Storia di Irena, donna ucraina emigrata in Italia con un tragico passato e un solo bel ricordo: un malinconico amore.
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Di Irena non si sa molto, solo che è arrivata in Italia dall'Ucraina. O forse è tornata, dopo alcuni anni, per chiudere un conto. Con l'aiuto di un portinaio interessato (Haber), trova lavoro presso la famiglia Adacher, una coppia di orafi con una figlia affetta da una cronica incapacità di difendersi. Irena si occupa della piccola, la conquista e le insegna a reagire. Sembra cominciare a trovar pace, ma ecco che si ripresenta il male che ha deciso del suo passato e che ha le sembianze dell'aguzzino Muffa (Placido).
La Sconosciuta di Giuseppe Tornatore arriva a quasi sei anni di distanza da Malena. Il regista di Bagheria ha avvolto il tournage nel mistero, assicurandosi che nessuno parlasse o sapesse nulla del film che preparava. Scopriamo ora che questo mistero prosegue e oltre, svelandosi solo poco alla volta, in un racconto che interseca piani temporali diversi, come avveniva in uno dei suoi precedenti e migliori lavori, Una pura formalità, col quale condivide anche un ribaltamento finale d'effetto. Meno enigmatico, più chabroliano nel suo inserire la protagonista come un detonatore d'esplosivo all'interno di una famiglia borghese, il film ha il grande pregio di presentarsi più secco e nudo degli altri, spoglio d'enfasi espressive e non costruttive.
Un cast di attori noti –Favino, Gerini, Degli Esposti, Buy, Molina- vortica senza protagonismi attorno alla "sconosciuta" Xenia Rappoport, interprete russa di scuola teatrale, cuore e corpo del film, che sulla sua figura si regge senza barcollare. La schiavitù sessuale delle ragazze che entrano nel nostro paese dalla frontiera orientale non è qui materia da denuncia sociale ma sfondo di un incalzante thriller psicologico macchiato di orrore che ci aggancia fino agli ultimi minuti, quando fa capolino qualche inquadratura troppo lunga, sussulti di sentimentalismo che, in coda, non inquinano ormai più.
Certo l'immaginario di Tornatore circa le compravendite sessuali, le scale a chiocciola e i soldi sporchi non è estraneo all'influsso delle immagini di altri maestri, ma tuttavia il film trova una sua identità precisa e incisiva e un'atmosfera che deve tanto alla luce mitteleuropea di Trieste. L'emozione nasce dalla centralità di Xenia/Irena, dalla forza di un personaggio femminile che cerca di riconquistare un pezzo della sua vita e della sua femminilità che le è stato rubato con il ricatto e la violenza. Nell'inquadrarla, nel seguirla, nel calibrare il proprio ritmo sul suo respiro sospeso dalla paura, Tornatore dà prova di riuscire a nascondere, per una volta, i virtuosismi della macchina da presa e a farli sparire dentro la storia che racconta, a tutto vantaggio del godimento dello spettatore
 
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Old Anna A

Guest
Ritratto femminile alla Chabrol, un thriller psicologico privo di enfasi e ricco di suspence

Marianna Cappi

Storia di Irena, donna ucraina emigrata in Italia con un tragico passato e un solo bel ricordo: un malinconico amore.

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Di Irena non si sa molto, solo che è arrivata in Italia dall'Ucraina. O forse è tornata, dopo alcuni anni, per chiudere un conto. Con l'aiuto di un portinaio interessato (Haber), trova lavoro presso la famiglia Adacher, una coppia di orafi con una figlia affetta da una cronica incapacità di difendersi. Irena si occupa della piccola, la conquista e le insegna a reagire. Sembra cominciare a trovar pace, ma ecco che si ripresenta il male che ha deciso del suo passato e che ha le sembianze dell'aguzzino Muffa (Placido).
La Sconosciuta di Giuseppe Tornatore arriva a quasi sei anni di distanza da Malena. Il regista di Bagheria ha avvolto il tournage nel mistero, assicurandosi che nessuno parlasse o sapesse nulla del film che preparava. Scopriamo ora che questo mistero prosegue e oltre, svelandosi solo poco alla volta, in un racconto che interseca piani temporali diversi, come avveniva in uno dei suoi precedenti e migliori lavori, Una pura formalità, col quale condivide anche un ribaltamento finale d'effetto. Meno enigmatico, più chabroliano nel suo inserire la protagonista come un detonatore d'esplosivo all'interno di una famiglia borghese, il film ha il grande pregio di presentarsi più secco e nudo degli altri, spoglio d'enfasi espressive e non costruttive.
Un cast di attori noti –Favino, Gerini, Degli Esposti, Buy, Molina- vortica senza protagonismi attorno alla "sconosciuta" Xenia Rappoport, interprete russa di scuola teatrale, cuore e corpo del film, che sulla sua figura si regge senza barcollare. La schiavitù sessuale delle ragazze che entrano nel nostro paese dalla frontiera orientale non è qui materia da denuncia sociale ma sfondo di un incalzante thriller psicologico macchiato di orrore che ci aggancia fino agli ultimi minuti, quando fa capolino qualche inquadratura troppo lunga, sussulti di sentimentalismo che, in coda, non inquinano ormai più.
Certo l'immaginario di Tornatore circa le compravendite sessuali, le scale a chiocciola e i soldi sporchi non è estraneo all'influsso delle immagini di altri maestri, ma tuttavia il film trova una sua identità precisa e incisiva e un'atmosfera che deve tanto alla luce mitteleuropea di Trieste. L'emozione nasce dalla centralità di Xenia/Irena, dalla forza di un personaggio femminile che cerca di riconquistare un pezzo della sua vita e della sua femminilità che le è stato rubato con il ricatto e la violenza. Nell'inquadrarla, nel seguirla, nel calibrare il proprio ritmo sul suo respiro sospeso dalla paura, Tornatore dà prova di riuscire a nascondere, per una volta, i virtuosismi della macchina da presa e a farli sparire dentro la storia che racconta, a tutto vantaggio del godimento dello spettatore
vien voglia di vederlo. denghiù.
 

Fedifrago

Utente di lunga data
Ieri ho rivisto per la terza volta La sconosciuta di Tornatore.
Ogni volta vedo più cose. E' un capolavoro.
Ma quanto dolore ci può stare in una vita?
quanto dolore si riesce a sopportare ?
E nonostante tutto questo dolore, questa sofferenza, questa devastazione si continua a vedere un po' di luce e ad avere la speranza che le cose cambino.
Grandissimo film e grandissima interprete!!
http://www.youtube.com/watch?v=ST2d1uhX0Zs
Davvero molto molto bello...
 
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