Letteratura e vita e politica

Brunetta

Utente di lunga data
Un mio contatto fb, persona decisamente acculturata, ha scritto l’altro ieri che quando legge un romanzo cerca anche una visione “politica“ in senso lato.
Mi ha davvero sorpresa (forse non l’ho capita, può essere) perché nella letteratura io cerco proprio ciò che non conosco, non capisco e non condivido.
E questo è indipendente dalla vita reale dello scrittore. Anzi penso che sia meglio.
Per esemplificare, Via col vento l’ho trovato interessante proprio perché metteva in scena il punto di vista non solo gli sconfitti, ma proprio chi consideriamo sbagliati, i sudisti con la loro società economica e culturale basata sullo schiavismo. E ci fa vedere il senso per loro persino del KKK. Lo fa all’interno della biografia di due donne e due uomini che appartengono a quella società.
Danny mi ha stimolato questa discussione con questo post
No?
Quindi l'opera di un autore è svincolata dalla sua vita?
È ovvio che no.
Anche quello che scrivo io rappresenta me e il mio vissuto.
Non può essere diversamente.
E Tolstoj e la sua opera sono direttamente collegati.
Senza l'esperienza di vita che aveva Tolstoj non avrebbe potuto scrivere nulla di quel livello.
Sarebbe rimasto ancorato a retorica e pregiudizio, che è lo stile di chi si appropria delle emozioni e dell'esperienza altrui, senza averli mai fatti propri.
Ecco
 

danny

Utente di lunga data
Difficile parlare con capacità adeguata di ciò che ci è alieno.
Prendi un 50 sfumature di grigio. È palesemente un'opera studiata a tavolino.
Prendi Hoellebecq.
E trovi il suo mondo, la sua mente
Se devo scegliere di leggere qualcosa, voglio entrare nella testa di chi scrive.
È il motivo per cui De André è sempre convincente anche quando canta le canzoni di Bubola.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Difficile parlare con capacità adeguata di ciò che ci è alieno.
Prendi un 50 sfumature di grigio. È palesemente un'opera studiata a tavolino.
Prendi Hoellebecq.
E trovi il suo mondo, la sua mente
Se devo scegliere di leggere qualcosa, voglio entrare nella testa di chi scrive.
È il motivo per cui De André è sempre convincente anche quando canta le canzoni di Bubola.
Ma appunto io non sono interessata alla vita reale, ma alla vita letteraria.
In realtà i veri letterati sono in grado di raccontare mondi a cui non appartengono.
Non credo che Agatha Christie o Faletti fossero segretamente assassini.
 

danny

Utente di lunga data
Ma appunto io non sono interessata alla vita reale, ma alla vita letteraria.
In realtà i veri letterati sono in grado di raccontare mondi a cui non appartengono.
Non credo che Agatha Christie o Faletti fossero segretamente assassini.
Beh, Agatha Christie visse e scrisse a cavallo della prima guerra mondiale.
Faletti possiamo dire che abbia consumato la letteratura precedente.
Ma quando si parla di Tolstoj è difficile pensare a un accostamento con Faletti.
Io potrei anche parlare di puttane, imitando De André, ma l'argomento sarebbe decisamente poco espressione della mia conoscenza, ergo chi mi ascoltasse avrebbe a che fare più con uno scritto di maniera che con la mia anima.
Un po' come quei trapper borghesi che si fingono periferici. Pure mia figlia avverte l'inganno e ci ride sopra.
Sì può scrivere di tutto, certo.
Ma le vette più sublimi in grado di incidere sulla nostra vita si hanno quando emerge la nostra anima, non solo la nostra capacità letteraria.
Al che potresti dirmi... Ma Nabokov era pedofilo? Questo sarebbe un errore concettuale.
La sua mirabile descrizione della passione insana mi fa pensare che fosse un profondo conoscitore dell'animo umano, ma anche avesse bene in testa cosa trasmettere al lettore.
 
Ultima modifica:

Brunetta

Utente di lunga data
Beh, Agatha Christie visse e scrisse a cavallo della prima guerra mondiale.
Faletti possiamo dire che abbia consumato la letteratura precedente.
Ma quando si parla di Tolstoj è difficile pensare a un accostamento con Faletti.
Io potrei anche parlare di puttane, imitando De André, ma l'argomento sarebbe decisamente poco espressione della mia conoscenza, ergo chi mi ascoltasse avrebbe a che fare più con uno scritto di maniera che con la mia anima.
Un po' come quei trapper borghesi che si fingono periferici. Pure mia figlia avverte l'inganno e ci ride sopra.
Sì può scrivere di tutto, certo.
Ma le vette più sublimi in grado di incidere sulla nostra vita si hanno quando emerge la nostra anima, non solo la nostra capacità letteraria.
Al che potresti dirmi... Ma Nabokov era pedofilo? Questo sarebbe un errore concettuale.
La sua mirabile descrizione della passione insana mi fa pensare che fosse un profondo conoscitore dell'animo umano, ma anche avesse bene in testa cosa trasmettere al lettore.
Appunto
 

danny

Utente di lunga data
Se non conosci le emozioni come puoi trasmetterle in arte?
Se non hai una personalità congrua con ciò che scrivi, come puoi ottenere risultati originali?
Il senso è questo.
Anche nel canto si studiano le emozioni prima di approcciare un brano.
È fondamentale.
E non tutti sono in grado di comprenderle ed esprimerle.
Jannacci per esempio era straordinario in ciò, nel raccontare il suo mondo, quello che osservava e comorendeva.
Quando altri cantanti per esempio approcciano De André, si comprende l'enorme distanza caratteriale da lui. E di solito il risultato è tremendo.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Se non conosci le emozioni come puoi trasmetterle in arte?
Se non hai una personalità congrua con ciò che scrivi, come puoi ottenere risultati originali?
Il senso è questo.
Anche nel canto si studiano le emozioni prima di approcciare un brano.
È fondamentale.
E non tutti sono in grado di comprenderle ed esprimerle.
Jannacci per esempio era straordinario in ciò, nel raccontare il suo mondo, quello che osservava e comorendeva.
Quando altri cantanti per esempio approcciano De André, si comprende l'enorme distanza caratteriale da lui. E di solito il risultato è tremendo.
Jannacci era un cardiochirurgo, non un barbone.
 

danny

Utente di lunga data
Jannacci era un cardiochirurgo, non un barbone.
Quindi?
Era anche karateka, embè?
E non parlava solo di barboni, lo sai benissimo.
Parlava di ciò che conosceva ed amava.
La dote di Jannacci era la sincerità nel proporsi e nel guardare le persone, con una straordinaria empatia.
Come tanti osservatori, che del dolore altrui si danno carico, mi dicono non fosse simpaticissimo con chi non gli andava a genio. E che alla fine bevesse un po' troppo.
La scrittura di Jannacci (è di chi scrisse con lui) è il mio modello irraggiungibile. Il suo sguardo verso gli altri è lucido come pochi altri cantautori.
 
Ultima modifica:

Brunetta

Utente di lunga data
Quindi?
Era anche karateka.
E non parlava solo di barboni.
Forse non ci capiamo.
Io dico che
1)chi scrive un romanzo, degno di questo nome, non è necessario che abbia vissuto ciò che scrive, ma sono sufficienti l’intelligenza, la cultura e l’attenzione per gli altri.
2) quando leggo un libro, ma anche quando vedo un film, non desidero vedere rispecchiata la mia visione politica o culturale, anzi preferisco che racconti chi è distante da me.
Tu cosà sostieni?
 

danny

Utente di lunga data
Forse non ci capiamo.
Io dico che
1)chi scrive un romanzo, degno di questo nome, non è necessario che abbia vissuto ciò che scrive, ma sono sufficienti l’intelligenza, la cultura e l’attenzione per gli altri.
2) quando leggo un libro, ma anche quando vedo un film, non desidero vedere rispecchiata la mia visione politica o culturale, anzi preferisco che racconti chi è distante da me.
Tu cosà sostieni?
Sostengo che per scrivere un buon romanzo bisogna conoscere e comprendere ciò di cui si parla, è lo si può fare anche documentandosi.
Per scrivere un capolavoro bisogna avere una personalità superiore agli altri e non basta l'esperienza altrui.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Sostengo che per scrivere un buon romanzo bisogna conoscere e comprendere ciò di cui si parla, è lo si può fare anche documentandosi.
Per scrivere un capolavoro bisogna avere una personalità superiore agli altri e non basta l'esperienza altrui.
E quindi si può scrivere ciò che non si è vissuto.
 

bettypage

Utente acrobata
Un mio contatto fb, persona decisamente acculturata, ha scritto l’altro ieri che quando legge un romanzo cerca anche una visione “politica“ in senso lato.
Mi ha davvero sorpresa (forse non l’ho capita, può essere) perché nella letteratura io cerco proprio ciò che non conosco, non capisco e non condivido.
E questo è indipendente dalla vita reale dello scrittore. Anzi penso che sia meglio.
Per esemplificare, Via col vento l’ho trovato interessante proprio perché metteva in scena il punto di vista non solo gli sconfitti, ma proprio chi consideriamo sbagliati, i sudisti con la loro società economica e culturale basata sullo schiavismo. E ci fa vedere il senso per loro persino del KKK. Lo fa all’interno della biografia di due donne e due uomini che appartengono a quella società.
Danny mi ha stimolato questa discussione con questo post

Ecco
Non ho ben capito. Di recente ho letto Bel ami, ci avevo provato mille volte ma dopo poco mi stoppavo. Questa volta tutto d'un fiato. Un libro superbo(tra l'altro mi è rimasta impressa la definizione di confessionale, bussoli per la spazzatura dell'anima, dove i fedeli vuotano i loro peccati.)
A parte le riflessioni personali- esistenziali, sono rimasta stupita come riesca a descrivere gli intrighi di potere e informazione. Come sia contemporaneo. E mi viene in mente allora Calvino che definisce i classici.
Secondo me un libro, inteso come classico, è un compendio di vita e quindi inevitabile che tratti di politica in senso lato. Ma forse intendevi altro.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Non ho ben capito. Di recente ho letto Bel ami, ci avevo provato mille volte ma dopo poco mi stoppavo. Questa volta tutto d'un fiato. Un libro superbo(tra l'altro mi è rimasta impressa la definizione di confessionale, bussoli per la spazzatura dell'anima, dove i fedeli vuotano i loro peccati.)
A parte le riflessioni personali- esistenziali, sono rimasta stupita come riesca a descrivere gli intrighi di potere e informazione. Come sia contemporaneo. E mi viene in mente allora Calvino che definisce i classici.
Secondo me un libro, inteso come classico, è un compendio di vita e quindi inevitabile che tratti di politica in senso lato. Ma forse intendevi altro.
Intendo che mimando ciò che avviene negli Stati Uniti, vi è, come per il mio contatto fb, la tendenza a cercare romanzi a tesi e la tesi deve dimostrare ciò in cui crediamo.
Io capisco che può essere ciò che si cerca da giovani, quando si vorrebbe trovare in un libro un “romanzo di formazione“ che ci mostri un mondo in cui riconoscerci e immaginare il futuro, ma è una opinione che mi ha sconcertato da parte di una donna acculturata, ha pubblicato diversi libri, di più di cinquant’anni.
Infatti tu hai apprezzato ora un libro che non eri riuscita a leggere. Lo leggerò, anch’io lo avevo abbandonato.
La stessa cosa mi era accaduto con Madame Bovary. L’avevo iniziato più volte e poi abbandonato, non provavo interesse per la vita noiosa di una cretina. Poi, qualche anno fa, l’ho ripreso in mano e l’ho capito e ho apprezzato la capacità di annoiare il lettore per trasmettere la noia di Emma.
Ecco io dicevo che ero sconcertata da chi in un libro vuole trovare se stesso.
Anche perché si trova se stessi e la profondità della propria umanità attraverso personaggi, situazioni e modi di pensare diversi. È più le mentalità sono diverse e le situazioni drammatiche sono differenti, più possiamo anche vedere meglio noi stessi.
 

Pincopallino

Utente di lunga data
Un mio contatto fb, persona decisamente acculturata, ha scritto l’altro ieri che quando legge un romanzo cerca anche una visione “politica“ in senso lato.
Mi ha davvero sorpresa (forse non l’ho capita, può essere) perché nella letteratura io cerco proprio ciò che non conosco, non capisco e non condivido.
E questo è indipendente dalla vita reale dello scrittore. Anzi penso che sia meglio.
Per esemplificare, Via col vento l’ho trovato interessante proprio perché metteva in scena il punto di vista non solo gli sconfitti, ma proprio chi consideriamo sbagliati, i sudisti con la loro società economica e culturale basata sullo schiavismo. E ci fa vedere il senso per loro persino del KKK. Lo fa all’interno della biografia di due donne e due uomini che appartengono a quella società.
Danny mi ha stimolato questa discussione con questo post

Ecco
Troppo avanti il tuo conoscente.
Io sono alla settima volta che leggo 1984 di Orwell, ed a breve mi rileggo anche Asimov, La Trilogia della Fondazione. Più politici di così non riesco.
 

perplesso

Administrator
Staff Forum
Un mio contatto fb, persona decisamente acculturata, ha scritto l’altro ieri che quando legge un romanzo cerca anche una visione “politica“ in senso lato.
Mi ha davvero sorpresa (forse non l’ho capita, può essere) perché nella letteratura io cerco proprio ciò che non conosco, non capisco e non condivido.
E questo è indipendente dalla vita reale dello scrittore. Anzi penso che sia meglio.
Per esemplificare, Via col vento l’ho trovato interessante proprio perché metteva in scena il punto di vista non solo gli sconfitti, ma proprio chi consideriamo sbagliati, i sudisti con la loro società economica e culturale basata sullo schiavismo. E ci fa vedere il senso per loro persino del KKK. Lo fa all’interno della biografia di due donne e due uomini che appartengono a quella società.
Danny mi ha stimolato questa discussione con questo post

Ecco
Esattamente come fa vedere il senso del Klan, che ai tempi della Guerra di Secessione non esisteva e che possiamo considerare come l'organizzazione razzista, antisemita, anticattolica e xenofoba che conosciamo più o meno dai tempi della presidenza Wilson, cioè circa 50 anni dopo la fine della guerra?
 

Brunetta

Utente di lunga data
Esattamente come fa vedere il senso del Klan, che ai tempi della Guerra di Secessione non esisteva e che possiamo considerare come l'organizzazione razzista, antisemita, anticattolica e xenofoba che conosciamo più o meno dai tempi della presidenza Wilson, cioè circa 50 anni dopo la fine della guerra?
Non hai capito Via col vento.
Ma non è grave.
 

perplesso

Administrator
Staff Forum
Non hai capito Via col vento.
Ma non è grave.
ti ho fatto una domanda semplice. dove hai visto nel libro e/o nel film riferimenti ad un'organizzazione che non esisteva a quel tempo? ma neanche come semina ideologica proprio.

peraltro ridurre la Guerra di Secessione alla questione razziale (altro sfondone storico perchè Lincoln non l'aveva proprio in nota inizialmente il Proclama di Emancipazione, quello è venuto per così dire in corso d'opera) è la classica rispostina da quarta elementare fatta anche male
 

Brunetta

Utente di lunga data
ti ho fatto una domanda semplice. dove hai visto nel libro e/o nel film riferimenti ad un'organizzazione che non esisteva a quel tempo? ma neanche come semina ideologica proprio.

peraltro ridurre la Guerra di Secessione alla questione razziale (altro sfondone storico perchè Lincoln non l'aveva proprio in nota inizialmente il Proclama di Emancipazione, quello è venuto per così dire in corso d'opera) è la classica rispostina da quarta elementare fatta anche male
Non tutti possono essere intelligenti e colti come te.
Il libro è del 1934 e il film del 39.
 

perplesso

Administrator
Staff Forum
Non tutti possono essere intelligenti e colti come te.
Il libro è del 1934 e il film del 39.
e la proiezione di Nascita di una Nazione alla Casa Bianca c'era già stata da mo. lo sappiamo che libro e film escono negli anni in cui il partito democratico era culo&camicia col KKK. ma entrambi sono ambientati in un periodo in cui ancora il KKK non 'cera.

se poi vuoi parlare del fatto che il razzismo e l'antisemitismo all'epoca erano pane quotidiano e nessuno ci faceva neppure tanto caso, ok. però non hai ancora risposto alla semplice domanda.
 
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