Quiet quitting

Brunetta

Utente di lunga data
Arriva il Quiet Quitting, la nuova buzzword resa popolare da uno degli ultimi trend lanciati i mesi scorsi su TikTok. Anche in questo caso, sono i dipendenti a trovarsi al centro del fenomeno che da questa estate ha iniziato a espandersi a macchia d’olio tanto che l’hashtag #quietquitting ha raggiunto in pochissimo tempo ben 8,2 milioni di visualizzazioni. Non è un concetto nuovo, ma è bastato parlarne sulla piattaforma social ad oggi più amata dagli utenti di tutte le età per farlo andare virale.
 

perplesso

Administrator
Staff Forum
solo nella prima frase ho trovato almeno 3 motivi per una doppia passata di napalm
 

Brunetta

Utente di lunga data
Divertitevi!
 

Vera

Supermod disturbante
Staff Forum
Arriva il Quiet Quitting, la nuova buzzword resa popolare da uno degli ultimi trend lanciati i mesi scorsi su TikTok. Anche in questo caso, sono i dipendenti a trovarsi al centro del fenomeno che da questa estate ha iniziato a espandersi a macchia d’olio tanto che l’hashtag #quietquitting ha raggiunto in pochissimo tempo ben 8,2 milioni di visualizzazioni. Non è un concetto nuovo, ma è bastato parlarne sulla piattaforma social ad oggi più amata dagli utenti di tutte le età per farlo andare virale.
C'è chi lo fa da sempre, è anche questione caratteriale. In ogni caso, non è un concetto sbagliato. Io amo il mio lavoro e mi diverto tanto. Vado a casa stanca ma soddisfatta. Però, a volte, mi dico che dovrei rallentare un po', non fare il di più per dedicare il mio tempo ad altro.
 

Ginevra65

Moderator
Staff Forum
I termini americani irritano.
Ma non massacrarsi per il lavoro non è sbagliato.
Spesso non è una scelta.
Ci sono situazioni dove si lavora con persone estremamente stressanti e si è portati a voler assolvere in modo corretto il proprio dovere.
Se ci si ferma un attimo in più a pensare, ci si accorge che è una modalità messa in atto indipendentemente dal risultato.
Purtroppo condiziona. Tipo la foto di dormire in ufficio nel sacco a pelo.
Mentre fregarsene appartiene all'opinione diffusa ormai mi hanno assunto, faccio quello che mi pare, che è diventato una vera moda.
 

Foglia

utente viva e vegeta
Sono concetti che ho capito un po' con il tempo. Io, per mentalità, sono portata a dare TUTTO, sul lavoro. L'ho fatto letteralmente per un periodo, lavorando 10-12 ore al giorno. Mi davano dei bei soldi, e mi sono serviti, ma è stata una fase della mia vita (in ogni caso durata anni) in cui era il momento di fare anche parecchi sacrifici. Il mio capo, scherzosamente, diceva che ero una macchina :) Oggi mi trovo a dover conciliare tutto con quella che è la mia priorità indiscussa, vale a dire mio figlio. Quindi l'obiettivo è quello di far quadrare i conti riuscendo a vivere, o meglio vivere discretamente la mia priorità ed io :), possibilmente senza l'assillo che, al minimo imprevisto, io mi possa trovare nella merda (che pure sto pensieri non rendono bella la vita). Ed è quindi il lavoro che deve essere conforme alle mie esigenze, il viceversa ovviamente si fa sulla base dell'accordo con l'altra parte. Quando sta bene, deve stare bene a tutti. Se non mi sta bene, migari me lo faccio andare bene uguale, ma solo finché non riesco a cambiare lavoro. In quest'ottica ok a fare, dare, dimostrare. Che se per quiet quitting dobbiamo intendere il dormire sul lavoro no, non sta bene nemmeno a me. Se invece lo si intende nel senso di dare al lavoro una giusta dimensione, d'accordissimo. Se, poi, il lavoro piace e appassiona, il maggior impegno secondo me viene da sé. Alla lunga, però, se con la profusione di un quid in più non deriva alcun incremento della controprestazione, dei dineros da spendersi fuori dal lavoro, lavorare "per la Patria", dando più di ciò che è dovuto (quindi non intendo dormire sul lavoro) semplicemente.... Non paga. A meno di avere già di per sé compensi sopra la media e orari accettabili.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Sono concetti che ho capito un po' con il tempo. Io, per mentalità, sono portata a dare TUTTO, sul lavoro. L'ho fatto letteralmente per un periodo, lavorando 10-12 ore al giorno. Mi davano dei bei soldi, e mi sono serviti, ma è stata una fase della mia vita (in ogni caso durata anni) in cui era il momento di fare anche parecchi sacrifici. Il mio capo, scherzosamente, diceva che ero una macchina :) Oggi mi trovo a dover conciliare tutto con quella che è la mia priorità indiscussa, vale a dire mio figlio. Quindi l'obiettivo è quello di far quadrare i conti riuscendo a vivere, o meglio vivere discretamente la mia priorità ed io :), possibilmente senza l'assillo che, al minimo imprevisto, io mi possa trovare nella merda (che pure sto pensieri non rendono bella la vita). Ed è quindi il lavoro che deve essere conforme alle mie esigenze, il viceversa ovviamente si fa sulla base dell'accordo con l'altra parte. Quando sta bene, deve stare bene a tutti. Se non mi sta bene, migari me lo faccio andare bene uguale, ma solo finché non riesco a cambiare lavoro. In quest'ottica ok a fare, dare, dimostrare. Che se per quiet quitting dobbiamo intendere il dormire sul lavoro no, non sta bene nemmeno a me. Se invece lo si intende nel senso di dare al lavoro una giusta dimensione, d'accordissimo. Se, poi, il lavoro piace e appassiona, il maggior impegno secondo me viene da sé. Alla lunga, però, se con la profusione di un quid in più non deriva alcun incremento della controprestazione, dei dineros da spendersi fuori dal lavoro, lavorare "per la Patria", dando più di ciò che è dovuto (quindi non intendo dormire sul lavoro) semplicemente.... Non paga. A meno di avere già di per sé compensi sopra la media e orari accettabili.
Rispetto alla tua situazione personale, ti rendi conto che hai rinunciato a un impegno assorbente solo per un altro impegno assorbente, più elevato eticamente?
 

Foglia

utente viva e vegeta
Rispetto alla tua situazione personale, ti rendi conto che hai rinunciato a un impegno assorbente solo per un altro impegno assorbente, più elevato eticamente?
Mah.... mi rendo conto (Bruni, te lo dico terra terra :) ) che io amo mio figlio, il lavoro è solo un mezzo che mi consente di vivere ;)
Quando poi ci sono i requisiti per cui sia anche appassionante, bene. Altrimenti, è un lavoro 🤷‍♀️.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Sono concetti che ho capito un po' con il tempo. Io, per mentalità, sono portata a dare TUTTO, sul lavoro. L'ho fatto letteralmente per un periodo, lavorando 10-12 ore al giorno. Mi davano dei bei soldi, e mi sono serviti, ma è stata una fase della mia vita (in ogni caso durata anni) in cui era il momento di fare anche parecchi sacrifici. Il mio capo, scherzosamente, diceva che ero una macchina :) Oggi mi trovo a dover conciliare tutto con quella che è la mia priorità indiscussa, vale a dire mio figlio. Quindi l'obiettivo è quello di far quadrare i conti riuscendo a vivere, o meglio vivere discretamente la mia priorità ed io :), possibilmente senza l'assillo che, al minimo imprevisto, io mi possa trovare nella merda (che pure sto pensieri non rendono bella la vita). Ed è quindi il lavoro che deve essere conforme alle mie esigenze, il viceversa ovviamente si fa sulla base dell'accordo con l'altra parte. Quando sta bene, deve stare bene a tutti. Se non mi sta bene, migari me lo faccio andare bene uguale, ma solo finché non riesco a cambiare lavoro. In quest'ottica ok a fare, dare, dimostrare. Che se per quiet quitting dobbiamo intendere il dormire sul lavoro no, non sta bene nemmeno a me. Se invece lo si intende nel senso di dare al lavoro una giusta dimensione, d'accordissimo. Se, poi, il lavoro piace e appassiona, il maggior impegno secondo me viene da sé. Alla lunga, però, se con la profusione di un quid in più non deriva alcun incremento della controprestazione, dei dineros da spendersi fuori dal lavoro, lavorare "per la Patria", dando più di ciò che è dovuto (quindi non intendo dormire sul lavoro) semplicemente.... Non paga. A meno di avere già di per sé compensi sopra la media e orari accettabili.
Rispetto al discorso generale. Saper porre confini nel lavoro, così come nelle relazioni, è una cosa che si deve imparare.
Troppo spesso si viene educati a mettere se stessi in secondo piano. Giusto da bambini per contenere l’egocentrismo, ma deve portare a stabilire confini, non ad abbatterli.
 

Foglia

utente viva e vegeta
Rispetto al discorso generale. Saper porre confini nel lavoro, così come nelle relazioni, è una cosa che si deve imparare.
Troppo spesso si viene educati a mettere se stessi in secondo piano. Giusto da bambini per contenere l’egocentrismo, ma deve portare a stabilire confini, non ad abbatterli.
È un principio che ho imparato col tempo.... e forse, con un figlio ;)
Poi (per paradosso) il mio campo è sempre al confine tra l'illegalità e la legalità: ho imparato che quel che faccio è il corrispettivo di ciò che ho ORA, non di millantate prospettive future ;) Perciò quel che faccio lo faccio bene per l'ora (o almeno ci provo), senza però dimenticare quello che è l'effettivo investimento, dall'altra parte, su di me ;) Sicuramente il tempo libero dal lavoro ha un suo valore. Perciò sicuramente sì al fare bene il proprio lavoro, ma no a quella visione del lavoro che ci vorrebbe.... "tutti per uno, uno per tutti" 😎.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Certamente il lavoro è una parte importante della vita, sia come tempo richiesto, sia perché fornisce il reddito per vivere.
È meglio se si riesce a svolgere un lavoro che piace o a trovare soddisfazione nel lavoro che si svolge. E non è questione di trovare un lavoro artistico o intellettuale o altro. Ogni lavoro comporta fatiche e routine noiose. Ogni lavoro comprende rapporti umani che implicano soddisfazioni e insoddisfazione.
Quello che segnala questa tendenza dal nome trano è che ci si ritrova a fare più cose e regalare tempo non previsto dal contratto.
Ma quello che è peggio è che ci si sente in dovere e si disprezza chi non lo fa.
 

spleen

utente ?
Certamente il lavoro è una parte importante della vita, sia come tempo richiesto, sia perché fornisce il reddito per vivere.
È meglio se si riesce a svolgere un lavoro che piace o a trovare soddisfazione nel lavoro che si svolge. E non è questione di trovare un lavoro artistico o intellettuale o altro. Ogni lavoro comporta fatiche e routine noiose. Ogni lavoro comprende rapporti umani che implicano soddisfazioni e insoddisfazione.
Quello che segnala questa tendenza dal nome trano è che ci si ritrova a fare più cose e regalare tempo non previsto dal contratto.
Ma quello che è peggio è che ci si sente in dovere e si disprezza chi non lo fa.
Tutti quelli che lavorano per conto proprio secondo me si trovano a fare più cose del minimo sindacale richiesto, e non credo sempre per una congrua gratificazione, perciò andrei a distinguere le tipologie di attività, primariamente.
In secondo luogo, a me dà estremo fastidio il pressapochismo, l'impreparazione, la sciatteria, l'ignoranza, la pressochè nulla volontà di imparare dagli errori e nel fare tesoro del bagaglio di esperienze proprie e collettive che ormai vedo ogni giorno nella mia attività e che consultando alcuni amici si allarga anche ad altri settori del manifatturiero.
Spesso ho a che fare con veri e propri imbecilli che starebbero bene al mare anzichè a far danni a se stessi e agli altri. Salvo che poi questi pure sono capaci di annegarsi, al mare..... :devilish:
 
Ultima modifica:

Nocciola

Super Moderatore
Staff Forum
Certamente il lavoro è una parte importante della vita, sia come tempo richiesto, sia perché fornisce il reddito per vivere.
È meglio se si riesce a svolgere un lavoro che piace o a trovare soddisfazione nel lavoro che si svolge. E non è questione di trovare un lavoro artistico o intellettuale o altro. Ogni lavoro comporta fatiche e routine noiose. Ogni lavoro comprende rapporti umani che implicano soddisfazioni e insoddisfazione.
Quello che segnala questa tendenza dal nome trano è che ci si ritrova a fare più cose e regalare tempo non previsto dal contratto.
Ma quello che è peggio è che ci si sente in dovere e si disprezza chi non lo fa.
Io di tempo ne regalo tanto non previsto, ma mi piace il mio lavoro e ne sento la responsabilità quindi trovo normale occuparmene
E si ammetto che la penna che cade alla 18 cascasse il mondo mi infastidisce parecchio
 
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