Mari'
Utente di lunga data
sentenza d’appello sull’omicidio della ragazza pakistana
Hina, confermata condanna a 30 anni
al padre: «Le volevo bene»
Ai due cognati della ragazza è stata ridotta la pena da 30 a 17 anni, mentre allo zio sono stati confermati i 2 anni e 8 mesi
Il padre di Hina (Ansa) BRESCIA -
Il Tribunale di Brescia nella sentenza di appello per l'omicidio di Hina Saleem ha confermato la pena di 30 anni per il padre comminata in primo grado. La ragazza pachistana era stata uccisa nell'agosto del 2006 a Sarezzo. Ai due cognati di Hina è stata invece ridotta la pena, da 30 a 17 anni, mentre allo zio sono stati confermati i 2 anni e 8 mesi. Alla lettura della sentenza la madre della ragazza ha avuto un attacco isterico ed è stata portata via da un'ambulanza.
IL PADRE: LE VOLEVO BENE» - Il padre, prima che la corte si ritirasse per la sentenza, aveva rilasciato una breve dichiarazione spontanea. «Volevo bene a Hina», ha detto il genitore della ragazza condannato in primo grado a 30 anni per il delitto insieme a due generi. Anche uno di loro ha chiesto di poter parlare e, a quanto si è appreso avrebbe detto: «Non ho partecipato al delitto, ero in un'altra stanza, lo giuro su Gesù Cristo».
LA PRIMA CONDANNA A TRENT'ANNI - In primo grado il tribunale di Brescia ha condannato il padre della ragazza e due cognati della giovane a 30 anni di carcere. I tre imputati hanno scelto il rito abbreviato. L’avvocato del padre, reo confesso, ha chiesto le attenuanti generiche contestando l’assenza di premeditazione.
I due cognati invece continuano a dichiararsi innocenti in quanto non avrebbero preso parte all’omicidio perché in quel momento stavano guardando la tv. La loro difesa ha chiesto l’assoluzione. L’accusa, invece, ha chiesto la conferma delle condanne di primo grado.
LA VICENDA - Hina Saleem è stata uccisa l’11 agosto dell’anno scorso e sepolta nel giardino di casa, avvolta in un lenzuolo bianco. La famiglia non le aveva perdonato di non essere una buona musulmana: la ragazza era fidanzata con Giuseppe, un ragazzo di 33 anni bresciano e cattolico e conviveva con lui, e aveva tenuto nascosto alla famiglia che aveva un lavoro. In primo grado anche uno zio della ragazza è stato condannato a due anni e otto mesi di carcere per concorso nell’occultamento di cadavere.
FOTO DI HINA
Hina, confermata condanna a 30 anni
al padre: «Le volevo bene»
Ai due cognati della ragazza è stata ridotta la pena da 30 a 17 anni, mentre allo zio sono stati confermati i 2 anni e 8 mesi
Il Tribunale di Brescia nella sentenza di appello per l'omicidio di Hina Saleem ha confermato la pena di 30 anni per il padre comminata in primo grado. La ragazza pachistana era stata uccisa nell'agosto del 2006 a Sarezzo. Ai due cognati di Hina è stata invece ridotta la pena, da 30 a 17 anni, mentre allo zio sono stati confermati i 2 anni e 8 mesi. Alla lettura della sentenza la madre della ragazza ha avuto un attacco isterico ed è stata portata via da un'ambulanza.
IL PADRE: LE VOLEVO BENE» - Il padre, prima che la corte si ritirasse per la sentenza, aveva rilasciato una breve dichiarazione spontanea. «Volevo bene a Hina», ha detto il genitore della ragazza condannato in primo grado a 30 anni per il delitto insieme a due generi. Anche uno di loro ha chiesto di poter parlare e, a quanto si è appreso avrebbe detto: «Non ho partecipato al delitto, ero in un'altra stanza, lo giuro su Gesù Cristo».
LA PRIMA CONDANNA A TRENT'ANNI - In primo grado il tribunale di Brescia ha condannato il padre della ragazza e due cognati della giovane a 30 anni di carcere. I tre imputati hanno scelto il rito abbreviato. L’avvocato del padre, reo confesso, ha chiesto le attenuanti generiche contestando l’assenza di premeditazione.
I due cognati invece continuano a dichiararsi innocenti in quanto non avrebbero preso parte all’omicidio perché in quel momento stavano guardando la tv. La loro difesa ha chiesto l’assoluzione. L’accusa, invece, ha chiesto la conferma delle condanne di primo grado.
LA VICENDA - Hina Saleem è stata uccisa l’11 agosto dell’anno scorso e sepolta nel giardino di casa, avvolta in un lenzuolo bianco. La famiglia non le aveva perdonato di non essere una buona musulmana: la ragazza era fidanzata con Giuseppe, un ragazzo di 33 anni bresciano e cattolico e conviveva con lui, e aveva tenuto nascosto alla famiglia che aveva un lavoro. In primo grado anche uno zio della ragazza è stato condannato a due anni e otto mesi di carcere per concorso nell’occultamento di cadavere.
FOTO DI HINA