Soldi per cambiare l’età di Ruby Chi li ha mandati?

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Mari'

Utente di lunga data
Soldi per cambiare l’età di Ruby Chi li ha mandati?

Blitz di due emissari in Marocco per falsificare i certificati e rendere la ragazza maggiorenne. Salvando in questo modo Berlusconi

Una donna a disposizione? No. Questa volta no. Questa volta potere, denaro, forza non sono serviti a niente. Una signora quarantenne, funzionario pubblico di una sperduta cittadina del Marocco, ha scelto di fare il suo dovere, di non barattare la sua dignità con quella che per lei era una montagna di denaro. Dietro garanzia dell’anonimato Fatima (il nome è di fantasia) ha accettato di raccontare al Fatto Quotidiano quello che è successo. Un mese fa due italiani, accompagnati da un interprete marocchino, sono venuti qui, a Fkih Ben Salah, ai piedi delle montagne dell’Atlante. Si sono presentati in municipio e le hanno chiesto di cambiare i dati anagrafici di una certa Karima El Marough. Già, proprio lei, Ruby, la ragazza che ancora minorenne avrebbe avuto rapporti sessuali a pagamento con Silvio Berlusconi. Quella coppia di stranieri aveva in mente un piano preciso. E per questo hanno chiesto a Fatima, dirigente dell’amministrazione comunale, di diventare loro complice. Eccolo, il piano: si sostituisce un documento con un altro, si fa scomparire per qualche tempo un pubblico registro e il gioco è fatto. Ruby, che è nata a Fkih il primo novembre del 1992, di colpo sarebbe invecchiata di un paio d’anni. Quanto basta per farne almeno una diciottenne all’epoca della sua frequentazione con il premier. Problema risolto, quindi, perché pagare una prostituta maggiorenne non è reato.

http://www.youtube.com/watch?v=lwoFsRrhv1E&tracker=False

Il sultano di Arcore
A questo, allora, serviva la missione in Marocco di quei due italiani. Serviva a truccare le carte, a cambiare i connotati della storia che da cinque mesi tiene in ostaggio Berlusconi e l’intero governo del nostro Paese. A prima vista poteva sembrare una truffa ben congegnata e neppure troppo costosa. Fkih, 90 mila abitanti, è una cittadina povera nel mezzo di una regione depressa, spopolata da un’emigrazione massiccia verso l’Italia, la Francia, la Spagna. Non c’è famiglia qui, che non abbia qualche parente in Europa. In Sicilia è sbarcato più di vent’anni fa anche il padre di Ruby, Mohammed El Marough, che vive a Letojanni, in provincia di Messina. E allora, devono aver ragionato i due misteriosi italiani, una mancia sostanziosa, qualche migliaio di euro, avrebbe messo in moto la burocrazia del posto. Si sbagliavano. Fatima non si è fatta corrompere. Si è rifiutata di metter mano ai documenti che riguardano quella sua concittadina colpita da improvvisa notorietà dall’altra parte del Mediterraneo. Fatima, a dire il vero, non sapeva neppure chi fosse questa Karima. Gliel’hanno spiegato qualche giorno dopo i suoi parenti che abitano in Italia. Le hanno raccontato di un presidente del Consiglio che riempie la casa di ragazze con cui trascorre allegre nottate. Le hanno detto del bunga bunga. E chissà che cosa aver pensato lei, donna musulmana, ad ascoltare le avventure erotiche di Silvio il sultano di Arcore. Di questo con noi ha preferito non parlare. Pudore, forse. Ma la storia dei due viaggiatori italiani in trasferta a Fkih, quella no, quella non poteva proprio tenersela per sè. A metà febbraio, tramite un parente, Fatima ha contattato il Fatto Quotidiano. Due settimane di verifiche. Poi il viaggio sul posto, in Marocco, per raccogliere la sua testimonianza e nuovi elementi utili a chiarire la vicenda. Ecco, allora, il racconto di Fatima agli inviati del Fatto Quotidiano. “La mattina del 7 febbraio mi hanno chiamata fuori dal mio ufficio”, dice. “Erano in tre. Due parlavano italiano”. Ne è sicura. Conosce il suono di quella lingua grazie ai suoi famigliari emigrati. Poi c’era un interprete, un marocchino, un tipo distinto. “Mi è sembrato di capire – ricorda Fatima – che anche lui venisse dall’Italia, forse da Milano”.

Operazione ritocco
Prima le hanno spiegato che volevano dare un’occhiata ai documenti d’anagrafe di questa tale Karima. Poi hanno fatto capire che la data di nascita annotata sul pubblico registro non è quella giusta. E allora potrebbe essere necessario correggere l’errore con un nuovo atto in cui inserire l’anno giusto, il 1990, al posto del 1992. Per capire fino in fondo questa strana storia bisogna sapere che nei centri minori del Marocco l’anagrafe non è informatizzata. I nuovi nati vengono registrati in libroni scritti a mano e compilati in ordine cronologico. Un sistema arcaico, certo. Paradossalmente, però, truccare i numeri in un computer può rivelarsi più semplice che falsificare uno di questi registri. Per fare un lavoro perfetto bisognerebbe riscrivere tutto il volume, omettendo la pagina che si vuole cambiare. Poi si fa lo stesso lavoro sul registro di due anni prima, ma qui invece di cancellare si aggiunge un foglio, quello della persona di cui si vuole spostare la data di nascita. Volendo c’è una scorciatoia. Con l’aiuto di un funzionario compiacente si può compilare un estratto di nascita falso e questo inizialmente sarà sufficiente a ingannare il pubblico. I libroni possono essere sistemati in seguito, con calma. Così, se qualcuno, magari dopo qualche mese, si spingerà fino in Marocco per confrontare la data dell’estratto con quella del registro, tutto coinciderà.

Ovviamente quei tizi venuti dall’Italia erano disposti a pagare per il disturbo. “Mi hanno offerto una somma importante”, rivela Fatima senza specificare la cifra. Certo, confessa, quei soldi le avrebbero fatto comodo. Ci ha pensato un po’, ingolosita. Che fare? Alla fine ha preferito lasciar perdere perché, ci spiega, non voleva “passare dei guai”. E poi ha pensato anche a Karima. “Se avessi accettato l’offerta – racconta – avrei potuto creare dei problemi anche a questa mia concittadina”. Problemi per Ruby? Non proprio. Di certo se quella data di nascita fosse stata davvero anticipata di due anni, buona parte dei guai di Berlusconi si sarebbero risolti d’incanto. Caduta l’accusa di prostituzione minorile, il premier avrebbe dovuto rispondere della sola concussione. Niente da fare.

L’incastro delle date
“Non posso accettare”, ha risposto Fatima ai suoi interlocutori, quasi scusandosi. Era il 7 febbraio, un lunedì. In Italia, a quell’epoca nessuno aveva sollevato pubblicamente la questione dell’età di Ruby. Giravano molti pettegolezzi, questo sì, a proposito di una ragazza dal fisico appariscente, che sembrava più vecchia della sua età. Solo voci, però. Fino a quando, giovedì 3 marzo, il Giornale annuncia: “Il premier cala l’asso: Ruby era maggiorenne”. È questo il titolo a tutta pagina di un articolo in cui si racconta che Berlusconi, in alcuni colloqui privati, avrebbe confidato di “avere la prova che Ruby è stata registrata all’anagrafe due anni dopo la sua nascita”. Nello stesso articolo si parla di indagini difensive che sarebbero sbarcate “dall’altra parte del Mediterraneo”. Indagini qui, a Fkih Ben Salah, la città natale di Ruby? Fatima non ne sa nulla. Si ricorda bene però di quei due italiani. Due italiani che volevano corromperla.

di Lorenzo Galeazzi, Vittorio Malagutti e Massimo Paradiso

da Il Fatto Quotidiano del 10 marzo 2011
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/10/chi-li-ha-mandati/96428/


:rofl::rofl::rofl:
 

Simy

WWF
Blitz di due emissari in Marocco per falsificare i certificati e rendere la ragazza maggiorenne. Salvando in questo modo Berlusconi

Una donna a disposizione? No. Questa volta no. Questa volta potere, denaro, forza non sono serviti a niente. Una signora quarantenne, funzionario pubblico di una sperduta cittadina del Marocco, ha scelto di fare il suo dovere, di non barattare la sua dignità con quella che per lei era una montagna di denaro. Dietro garanzia dell’anonimato Fatima (il nome è di fantasia) ha accettato di raccontare al Fatto Quotidiano quello che è successo. Un mese fa due italiani, accompagnati da un interprete marocchino, sono venuti qui, a Fkih Ben Salah, ai piedi delle montagne dell’Atlante. Si sono presentati in municipio e le hanno chiesto di cambiare i dati anagrafici di una certa Karima El Marough. Già, proprio lei, Ruby, la ragazza che ancora minorenne avrebbe avuto rapporti sessuali a pagamento con Silvio Berlusconi. Quella coppia di stranieri aveva in mente un piano preciso. E per questo hanno chiesto a Fatima, dirigente dell’amministrazione comunale, di diventare loro complice. Eccolo, il piano: si sostituisce un documento con un altro, si fa scomparire per qualche tempo un pubblico registro e il gioco è fatto. Ruby, che è nata a Fkih il primo novembre del 1992, di colpo sarebbe invecchiata di un paio d’anni. Quanto basta per farne almeno una diciottenne all’epoca della sua frequentazione con il premier. Problema risolto, quindi, perché pagare una prostituta maggiorenne non è reato.

http://www.youtube.com/watch?v=lwoFsRrhv1E&tracker=False

Il sultano di Arcore
A questo, allora, serviva la missione in Marocco di quei due italiani. Serviva a truccare le carte, a cambiare i connotati della storia che da cinque mesi tiene in ostaggio Berlusconi e l’intero governo del nostro Paese. A prima vista poteva sembrare una truffa ben congegnata e neppure troppo costosa. Fkih, 90 mila abitanti, è una cittadina povera nel mezzo di una regione depressa, spopolata da un’emigrazione massiccia verso l’Italia, la Francia, la Spagna. Non c’è famiglia qui, che non abbia qualche parente in Europa. In Sicilia è sbarcato più di vent’anni fa anche il padre di Ruby, Mohammed El Marough, che vive a Letojanni, in provincia di Messina. E allora, devono aver ragionato i due misteriosi italiani, una mancia sostanziosa, qualche migliaio di euro, avrebbe messo in moto la burocrazia del posto. Si sbagliavano. Fatima non si è fatta corrompere. Si è rifiutata di metter mano ai documenti che riguardano quella sua concittadina colpita da improvvisa notorietà dall’altra parte del Mediterraneo. Fatima, a dire il vero, non sapeva neppure chi fosse questa Karima. Gliel’hanno spiegato qualche giorno dopo i suoi parenti che abitano in Italia. Le hanno raccontato di un presidente del Consiglio che riempie la casa di ragazze con cui trascorre allegre nottate. Le hanno detto del bunga bunga. E chissà che cosa aver pensato lei, donna musulmana, ad ascoltare le avventure erotiche di Silvio il sultano di Arcore. Di questo con noi ha preferito non parlare. Pudore, forse. Ma la storia dei due viaggiatori italiani in trasferta a Fkih, quella no, quella non poteva proprio tenersela per sè. A metà febbraio, tramite un parente, Fatima ha contattato il Fatto Quotidiano. Due settimane di verifiche. Poi il viaggio sul posto, in Marocco, per raccogliere la sua testimonianza e nuovi elementi utili a chiarire la vicenda. Ecco, allora, il racconto di Fatima agli inviati del Fatto Quotidiano. “La mattina del 7 febbraio mi hanno chiamata fuori dal mio ufficio”, dice. “Erano in tre. Due parlavano italiano”. Ne è sicura. Conosce il suono di quella lingua grazie ai suoi famigliari emigrati. Poi c’era un interprete, un marocchino, un tipo distinto. “Mi è sembrato di capire – ricorda Fatima – che anche lui venisse dall’Italia, forse da Milano”.

Operazione ritocco
Prima le hanno spiegato che volevano dare un’occhiata ai documenti d’anagrafe di questa tale Karima. Poi hanno fatto capire che la data di nascita annotata sul pubblico registro non è quella giusta. E allora potrebbe essere necessario correggere l’errore con un nuovo atto in cui inserire l’anno giusto, il 1990, al posto del 1992. Per capire fino in fondo questa strana storia bisogna sapere che nei centri minori del Marocco l’anagrafe non è informatizzata. I nuovi nati vengono registrati in libroni scritti a mano e compilati in ordine cronologico. Un sistema arcaico, certo. Paradossalmente, però, truccare i numeri in un computer può rivelarsi più semplice che falsificare uno di questi registri. Per fare un lavoro perfetto bisognerebbe riscrivere tutto il volume, omettendo la pagina che si vuole cambiare. Poi si fa lo stesso lavoro sul registro di due anni prima, ma qui invece di cancellare si aggiunge un foglio, quello della persona di cui si vuole spostare la data di nascita. Volendo c’è una scorciatoia. Con l’aiuto di un funzionario compiacente si può compilare un estratto di nascita falso e questo inizialmente sarà sufficiente a ingannare il pubblico. I libroni possono essere sistemati in seguito, con calma. Così, se qualcuno, magari dopo qualche mese, si spingerà fino in Marocco per confrontare la data dell’estratto con quella del registro, tutto coinciderà.

Ovviamente quei tizi venuti dall’Italia erano disposti a pagare per il disturbo. “Mi hanno offerto una somma importante”, rivela Fatima senza specificare la cifra. Certo, confessa, quei soldi le avrebbero fatto comodo. Ci ha pensato un po’, ingolosita. Che fare? Alla fine ha preferito lasciar perdere perché, ci spiega, non voleva “passare dei guai”. E poi ha pensato anche a Karima. “Se avessi accettato l’offerta – racconta – avrei potuto creare dei problemi anche a questa mia concittadina”. Problemi per Ruby? Non proprio. Di certo se quella data di nascita fosse stata davvero anticipata di due anni, buona parte dei guai di Berlusconi si sarebbero risolti d’incanto. Caduta l’accusa di prostituzione minorile, il premier avrebbe dovuto rispondere della sola concussione. Niente da fare.

L’incastro delle date
“Non posso accettare”, ha risposto Fatima ai suoi interlocutori, quasi scusandosi. Era il 7 febbraio, un lunedì. In Italia, a quell’epoca nessuno aveva sollevato pubblicamente la questione dell’età di Ruby. Giravano molti pettegolezzi, questo sì, a proposito di una ragazza dal fisico appariscente, che sembrava più vecchia della sua età. Solo voci, però. Fino a quando, giovedì 3 marzo, il Giornale annuncia: “Il premier cala l’asso: Ruby era maggiorenne”. È questo il titolo a tutta pagina di un articolo in cui si racconta che Berlusconi, in alcuni colloqui privati, avrebbe confidato di “avere la prova che Ruby è stata registrata all’anagrafe due anni dopo la sua nascita”. Nello stesso articolo si parla di indagini difensive che sarebbero sbarcate “dall’altra parte del Mediterraneo”. Indagini qui, a Fkih Ben Salah, la città natale di Ruby? Fatima non ne sa nulla. Si ricorda bene però di quei due italiani. Due italiani che volevano corromperla.

di Lorenzo Galeazzi, Vittorio Malagutti e Massimo Paradiso

da Il Fatto Quotidiano del 10 marzo 2011
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/10/chi-li-ha-mandati/96428/


:rofl::rofl::rofl:
la stavo leggendo proprio ora sul fatto :up:
 

Mari'

Utente di lunga data
Gli avvocati di B: “Eventuale falsificazione documenti di Ruby? inutile e risibile”

Ma l'Italia dei Valori annuncia un'interrogazione parlamentare per fare chiarezza su quanto rivelato dal Fatto Quotidiano

L’inchiesta del Fatto Quotidiano sul tentativo di corruzione di una funzionaria pubblica di Fkih Ben Salah, paese natale di Ruby, per aumentarle l’età scuote il Palazzo. “Se le notizie riportate dal Fatto sono vere, il premier è da impeachment”. Ad affermarlo è Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori, che annuncia un’interrogazione parlamentare sulla vicenda. Una storia che è “inquietante e grottesca”, come la definisce Massimo Donadi, capogruppo dell’Idv a Montecitorio. “Cambiare la data di nascita della ‘nipote di Mubarak’ può tornare utile ad un solo italiano – continua Donadi – piuttosto conosciuto ed accusato di sfruttamento della prostituzione minorile”.

Accertare le rivelazioni del Fatto è anche la parola d’ordine della maggioranza. Gli avvocati del premier, Niccolò Ghedini e Piero Longo, in una nota congiunta affermano che “se le notizie apparse quest’oggi sul giornale ‘il Fatto Quotidiano’, in ordine ad una asserita attività volta a modificare nel registro delle nascite la data di registrazione di Karima El Mahroug, fossero vere si tratterebbe con ogni evidenza di un grave, ma maldestro tentativo di falsificazione al fine di fare, eventualmente, di questo falso un illecito uso”. Gli avvocati mettono però le mani avanti e dicono che l’eventuale tentativo di falsificazione sarebbe “inutile e risibile” perché i registri dell’anagrafe sono conservati in più copie da diverse autorità governative. “Stupisce che i giornalisti di tanto non siano a conoscenza – dicono i legali – Se invece si trattasse di una notizia artificiosamente costruita, pur nella buona fede dei cronisti, sarebbe altrettanto grave. In ogni caso e’ necessario che le autorità italiane e del Marocco accertino con urgenza se esiste questa funzionaria, se ha rilasciato effettivamente quelle dichiarazioni, se il fatto è realmente accaduto e, in tal caso, l’identità dell’interprete e dei due presunti italiani che avrebbero posto in essere le condotte descritte”.

http://www.ilfattoquotidiano.it/201...uale-falsificazione-inutile-e-risibile/96508/


:rofl::rofl::rofl: questa volta si che ne vedremo di belle :mrgreen: :rotfl:
 

Sterminator

Utente di lunga data
Gli avvocati di B: “Eventuale falsificazione documenti di Ruby? inutile e risibile”

Ma l'Italia dei Valori annuncia un'interrogazione parlamentare per fare chiarezza su quanto rivelato dal Fatto Quotidiano

L’inchiesta del Fatto Quotidiano sul tentativo di corruzione di una funzionaria pubblica di Fkih Ben Salah, paese natale di Ruby, per aumentarle l’età scuote il Palazzo. “Se le notizie riportate dal Fatto sono vere, il premier è da impeachment”. Ad affermarlo è Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori, che annuncia un’interrogazione parlamentare sulla vicenda. Una storia che è “inquietante e grottesca”, come la definisce Massimo Donadi, capogruppo dell’Idv a Montecitorio. “Cambiare la data di nascita della ‘nipote di Mubarak’ può tornare utile ad un solo italiano – continua Donadi – piuttosto conosciuto ed accusato di sfruttamento della prostituzione minorile”.

Accertare le rivelazioni del Fatto è anche la parola d’ordine della maggioranza. Gli avvocati del premier, Niccolò Ghedini e Piero Longo, in una nota congiunta affermano che “se le notizie apparse quest’oggi sul giornale ‘il Fatto Quotidiano’, in ordine ad una asserita attività volta a modificare nel registro delle nascite la data di registrazione di Karima El Mahroug, fossero vere si tratterebbe con ogni evidenza di un grave, ma maldestro tentativo di falsificazione al fine di fare, eventualmente, di questo falso un illecito uso”. Gli avvocati mettono però le mani avanti e dicono che l’eventuale tentativo di falsificazione sarebbe “inutile e risibile” perché i registri dell’anagrafe sono conservati in più copie da diverse autorità governative. “Stupisce che i giornalisti di tanto non siano a conoscenza – dicono i legali – Se invece si trattasse di una notizia artificiosamente costruita, pur nella buona fede dei cronisti, sarebbe altrettanto grave. In ogni caso e’ necessario che le autorità italiane e del Marocco accertino con urgenza se esiste questa funzionaria, se ha rilasciato effettivamente quelle dichiarazioni, se il fatto è realmente accaduto e, in tal caso, l’identità dell’interprete e dei due presunti italiani che avrebbero posto in essere le condotte descritte”.

http://www.ilfattoquotidiano.it/201...uale-falsificazione-inutile-e-risibile/96508/


:rofl::rofl::rofl: questa volta si che ne vedremo di belle :mrgreen: :rotfl:
ao' altro che impiccment....

qua e' roba de impikkment...

l'e' ura...

sto gia' a sapona' la corda...

PER STO GRANDISSIMO PEZZO DI MERDA!!!!
 

Sterminator

Utente di lunga data
oh, buonasera sterminatore...la vedo sempre ben disposto per il cavalier pompetta:rotfl:
A sto giro il cav. glielo levano e glije rimane solo la pompetta....finche' nun sfiata dalla guarnizione....

:mrgreen::mrgreen::mrgreen:
 

Mari'

Utente di lunga data

Amoremio

Utente di lunga data
A sto giro il cav. glielo levano e glije rimane solo la pompetta....finche' nun sfiata dalla guarnizione....

:mrgreen::mrgreen::mrgreen:

c'è già riandato per il tagliando e la messa a punto :(
 

lothar57

Utente di lunga data
c'è già riandato per il tagliando e la messa a punto :(

Signori e signore,parlo sinceramente,voi che siete tutti/e della stessa parte politica,cosa ne pensate di quello che ha detto oggi Renzi(sindaco Fi?)io lo trovo giustissimo,ha domostrato di essere in gamba...ma gia'lo sapevo
 

Sterminator

Utente di lunga data

Sterminator

Utente di lunga data
Signori e signore,parlo sinceramente,voi che siete tutti/e della stessa parte politica,cosa ne pensate di quello che ha detto oggi Renzi(sindaco Fi?)io lo trovo giustissimo,ha domostrato di essere in gamba...ma gia'lo sapevo
Renzi to' regalamo...e nun volemo manco niente in cambio...pensa che culo...

:mrgreen::mrgreen::mrgreen:
 

Mari'

Utente di lunga data

Sterminator

Utente di lunga data
c'è già riandato per il tagliando e la messa a punto :(
miii 4 ore d'intervento...:mrgreen:

me sa che gliel'avevano rimontato al contrario per le istruzioni in finlandese....stretto...

:rotfl::rotfl::rotfl:
 

Amoremio

Utente di lunga data
miii 4 ore d'intervento...:mrgreen:

me sa che gliel'avevano rimontato al contrario per le istruzioni in finlandese....stretto...

:rotfl::rotfl::rotfl:
:eek: :eek: :eek:
mi hai indotto un'immagine raccapricciante :carneval:
 

Mari'

Utente di lunga data

Mari'

Utente di lunga data
Un arsenale per la Libia
così l’Italia ha venduto le armi

Un vero e proprio arsenale consegnato nelle mani dei giannizzeri del rais: 7.500 pistole, 1.900 carabine e 1.800 fucili per un valore di otto milioni di euro. L'affare messo a punto nel giugno 2009 durante la visita del colonnello a Roma
I fucili in dotazione ai Marines americani che l'Italia ha venduto alla Libia

Altro che limette per le unghie di cui ha continuato a parlare per giorni il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, per buttarla in ridicolo e sviare il forte sospetto che l’Italia avesse fornito negli ultimi tempi tante armi micidiali a Gheddafi. Buona parte di quegli ordigni con cui il raìs fa massacrare gli insorti in realtà sono italiani, venduti a Tripoli alla fine del 2009 e fabbricati dalla Beretta di Gardone Val Trompia. Si tratta di un vero e proprio arsenale: 7.500 pistole, 1.900 carabine e 1.800 fucili consegnati nelle mani del capo del Settore di pubblica sicurezza del Comitato popolare del dittatore nordafricano. Cioè, in pratica, i giannizzeri del raìs. Valore della fornitura, circa 8 milioni di euro.

Quelle esportazioni negli atti ufficiali vengono qualificate come armi di “non specifico uso militare”, poco più che fuciletti da caccia, insomma, una dicitura forse usata per poter sfruttare al meglio le incongruenze della legislazione italiana sulle esportazioni di armi, rigorosa per quelle militari, molto più blanda per le altre. Tra gli oltre 11 mila pezzi inviati alla Libia, però, ci sono perfino centinaia e centinaia di fucili di un particolare modello da 13 anni in dotazione ai marines americani, l’M4 Super 80 ad anima liscia, un’arma progettata per uso bellico e prodotta dalla Benelli, antica fabbrica di Urbino controllata dal gruppo Beretta. Anche gli altri oggetti consegnati a Gheddafi presentano caratteristiche che con la caccia a lepri e fagiani hanno poco a che vedere. Ci sono, per esempio, le pistole PX4 calibro 9 semiautomatiche, con un peso ridotto di soli 800 grammi e un caricatore di 10 colpi che con un elemento supplementare può arrivare a 15. E poi le carabine CX4, anche queste calibro 9, su cui possono essere montati sistemi di puntamento ottico e laser.

L’affare delle armi fu affrontato il 10 giugno 2009, in un’occasione considerata a suo modo storica dal governo italiano per quanto riguarda i rapporti con la Libia, il giorno in cui il raìs arrivò a Roma, accolto con tutti gli onori da Silvio Berlusconi, accompagnato da un codazzo di auto e furgoni blindati, decine e decine di guardie del corpo e gli fu consentito di piantare la sua tenda berbera nel giardino di villa Pamphili. La consegna di fucili e pistole avvenne a tambur battente pochi mesi dopo. Quattro container di armi furono sistemati a bordo di una nave che dal porto di La Spezia fece scalo a Malta per dirigersi infine verso le coste libiche. La fornitura fu effettuata con modalità che, per una serie di circostanze fortuite emerse nel tempo, hanno ingenerato una sfilza di sospetti, fino all’emersione di una verità che le autorità italiane di governo fino all’ultimo hanno sostanzialmente negato.

La ricostruzione di tutte le tappe dell’affare delle armi alla Libia è stata effettuata con precisione da un ricercatore della Rete italiana per il disarmo e redattore di Altreconomia, Francesco Vignarca. Il 24 febbraio Vignarca si è accorto insieme a un collega che in un rapporto del 13 gennaio della Gazzetta dell’Unione europea era riportata una fornitura di armi alla Libia da parte di Malta per un importo veramente considerevole: 79 milioni di euro. La gigantesca partita era catalogata sotto la colonna ML 1, cioè armi leggere ad anima liscia di calibro inferiore a 20 millimetri, automatiche di calibro 12,7 millimetri e accessori e componenti vari. Le autorità maltesi interrogate a proposito, non avevano negato la toccata nel porto della Valletta di una nave con container pieni di armi, anzi avevano fornito una serie di particolari, specificando che quel materiale non era roba loro, ma proveniva dall’Italia e come destinazione finale aveva la Libia.

Immediatamente alcuni avevano pensato a fucili e pistole prodotte dalla Beretta, ma il gruppo bresciano aveva smentito nettamente l’invio a Tripoli di un carico per un importo simile. Le autorità maltesi avevano aggiunto, inoltre, che la consegna era stata regolarmente effettuata dopo una telefonata di verifica con l’ambasciata italiana in Libia. Di quella fornitura, però, non c’era traccia né nelle comunicazioni italiane all’Unione europea né nel rapporto ufficiale del Servizio di coordinamento della produzione di materiali di armamento della presidenza del Consiglio. Solo nelle tabelle dell’Istat, l’istituto di statistica, era registrata un’esportazione complessiva verso la Libia del valore di 8 milioni di euro di armi italiane definite per uso civile.

Sembrava un giallo in piena regola che nel frattempo è stato risolto. Le autorità portuali maltesi hanno confermato la loro versione, ammettendo, però, di essere incorse in un grossolano errore di “trascrizione”, cioè di aver registrato il carico con uno zero in più, 79 milioni di euro mentre invece l’importo esatto sarebbe 7,9. Sul versante italiano si è appurato che dietro la dicitura statistica di esportazioni verso la Libia di armi per uso civile, si celavano forniture di pistole, carabine e fucili di tipo bellico.

da il Fatto Quotidiano del 10 marzo 2011

http://www.ilfattoquotidiano.it/201...libia-cosi-l’italia-ha-venduto-le-armi/96410/
 

Mari'

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