Esclusività di un rapporto atipico

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Esclusività di un rapporto atipico

Credo che il diritto di esclusività di un rapporto "atipico", basato sull'inganno e la menzogna, non è contemplabile razionalmente. Però è palese che se il rapporto evolve ed esiste una profondità d'affetto che lega le due persone, ci si arroga di avere qualche diritto non scritto verso l'altra persona, tra cui, l'esclusività del rapporto.
Cercare di applicare la ragione quando il sentimento la combatte, è la cosa più difficile di tutte, poiché la base di discussione è diversa.
Oltremodo, dare un senso ad un rapporto che, in realtà, non dovrebbe esistere, perché figlio di una colpa, è difficilmente giustificabile agli occhi di chi lo subisce passivamente.
La verità è che un rapporto così non si sa come possa evolvere. Quando questo nasce, non si sa mai dove possa portare. Dipende dalle persone, dalle loro aspettative, dalle aspirazioni, dalla complicità che si crea e da altri molteplici fattori che possono cambiare sia nello spazio, che nel tempo.
La verità è che quasi tutti questi rapporti sono, prima o poi, destinati a finire. In modo soave, in modo brusco, o in modo drammatico.
Il punto di partenza è che questi non dovrebbero mai né esistere, né mai essere contemplati, perché, alla lunga, la sofferenza sarà proporzionale alla loro durata.
Finché c'è, o meglio, si sente, si percepisce l'esclusiva di un rapporto, tutto bene. Finché si è uno e l'altro, e non esiste il pensiero che inizia a deviare verso un terzo, tutto bene. Ma quando si insinua il tarlo di una persona terza che possa scombussolarlo, esso è destinato a modificarsi, a lasciare la strada della stabilità e, di riffa o di raffa, a soccombere all’inevitabile fatalità di un rapporto cambiato, evoluto, diverso.
La difficoltà credo sia soprattutto dovuta ad accettare che, forse, noi siamo fatti così. Non tutti riescono a conformarsi, ad accettare, a "farsi andare bene" un rapporto esclusivo. C'è sempre una parte di noi che si ribella a questa specie di "costrizione" nell'essere noi stessi. La possibilità di essere a contatto con nuove realtà che ci scombussolano il preesistente rapporto, perché suscita in noi nuove emozioni e diverse sensazioni, è molto forte. In un mondo dove la possibilità di contatto con altre persone è molto elevata, dove la maggior parte di ciò che diciamo è per iscritto, e non orale, le parole acquistano una valenza molto particolare perché rimangono impresse, e quindi, chi più, chi meno, ne siamo facilmente ammaliati. Le possiamo leggere, rileggere, e carpirne il significato più profondo (o per lo meno, quello che pensiamo esso sia); questo ci può sconvolgere e farci riflettere. Comunque ci tocca.
Il rapporto tra persone sembra ridotto ad un semplice contatto via computer o via cellulare. Passato un certo lasso di tempo, e se la persona suscita interesse, è naturale la curiosità di incontrare colei o colui che pensiamo di conoscere totalmente dal lato caratteriale. A volte è vero, è così, a volte invece non lo è e facciamo scoperte interessanti. Se, in seguito, esiste anche attrazione, il passo successivo è noto.
In sintesi, per tutti questi motivi, credo che l’esclusività di un rapporto di questo tipo, in cui essa si “pretenderebbe” tacitamente, non è semplice. Ciò può essere valido per molti, ma non per tutti. Mi piacerebbe conoscere i vostri pareri.
F.
 

Joey Blow

Escluso
L'esclusività dipende dal sentimento. Se il sentimento non è esclusivo allora non c'è eclusività, molto semplicemente.
 

lunaiena

Scemo chi legge
Credo che il diritto di esclusività di un rapporto "atipico", basato sull'inganno e la menzogna, non è contemplabile razionalmente. Però è palese che se il rapporto evolve ed esiste una profondità d'affetto che lega le due persone, ci si arroga di avere qualche diritto non scritto verso l'altra persona, tra cui, l'esclusività del rapporto.
Cercare di applicare la ragione quando il sentimento la combatte, è la cosa più difficile di tutte, poiché la base di discussione è diversa.
Oltremodo, dare un senso ad un rapporto che, in realtà, non dovrebbe esistere, perché figlio di una colpa, è difficilmente giustificabile agli occhi di chi lo subisce passivamente.
La verità è che un rapporto così non si sa come possa evolvere. Quando questo nasce, non si sa mai dove possa portare. Dipende dalle persone, dalle loro aspettative, dalle aspirazioni, dalla complicità che si crea e da altri molteplici fattori che possono cambiare sia nello spazio, che nel tempo.
La verità è che quasi tutti questi rapporti sono, prima o poi, destinati a finire. In modo soave, in modo brusco, o in modo drammatico.
Il punto di partenza è che questi non dovrebbero mai né esistere, né mai essere contemplati, perché, alla lunga, la sofferenza sarà proporzionale alla loro durata.
Finché c'è, o meglio, si sente, si percepisce l'esclusiva di un rapporto, tutto bene. Finché si è uno e l'altro, e non esiste il pensiero che inizia a deviare verso un terzo, tutto bene. Ma quando si insinua il tarlo di una persona terza che possa scombussolarlo, esso è destinato a modificarsi, a lasciare la strada della stabilità e, di riffa o di raffa, a soccombere all’inevitabile fatalità di un rapporto cambiato, evoluto, diverso.
La difficoltà credo sia soprattutto dovuta ad accettare che, forse, noi siamo fatti così. Non tutti riescono a conformarsi, ad accettare, a "farsi andare bene" un rapporto esclusivo. C'è sempre una parte di noi che si ribella a questa specie di "costrizione" nell'essere noi stessi. La possibilità di essere a contatto con nuove realtà che ci scombussolano il preesistente rapporto, perché suscita in noi nuove emozioni e diverse sensazioni, è molto forte. In un mondo dove la possibilità di contatto con altre persone è molto elevata, dove la maggior parte di ciò che diciamo è per iscritto, e non orale, le parole acquistano una valenza molto particolare perché rimangono impresse, e quindi, chi più, chi meno, ne siamo facilmente ammaliati. Le possiamo leggere, rileggere, e carpirne il significato più profondo (o per lo meno, quello che pensiamo esso sia); questo ci può sconvolgere e farci riflettere. Comunque ci tocca.
Il rapporto tra persone sembra ridotto ad un semplice contatto via computer o via cellulare. Passato un certo lasso di tempo, e se la persona suscita interesse, è naturale la curiosità di incontrare colei o colui che pensiamo di conoscere totalmente dal lato caratteriale. A volte è vero, è così, a volte invece non lo è e facciamo scoperte interessanti. Se, in seguito, esiste anche attrazione, il passo successivo è noto.
In sintesi, per tutti questi motivi, credo che l’esclusività di un rapporto di questo tipo, in cui essa si “pretenderebbe” tacitamente, non è semplice. Ciò può essere valido per molti, ma non per tutti. Mi piacerebbe conoscere i vostri pareri.
F.

L'esclusività di un rapporto di questo genere è direttamente proporzionale
all'escusività di rapporto che indenderebbe il compagno/gna ufficiale venendo a conoscenza
di un rapporto esclusivo del suddetto con un terzo....
Non credi?
 

Ultimo

Escluso
Credo che il diritto di esclusività di un rapporto "atipico", basato sull'inganno e la menzogna, non è contemplabile razionalmente. Però è palese che se il rapporto evolve ed esiste una profondità d'affetto che lega le due persone, ci si arroga di avere qualche diritto non scritto verso l'altra persona, tra cui, l'esclusività del rapporto.
Cercare di applicare la ragione quando il sentimento la combatte, è la cosa più difficile di tutte, poiché la base di discussione è diversa.
Oltremodo, dare un senso ad un rapporto che, in realtà, non dovrebbe esistere, perché figlio di una colpa, è difficilmente giustificabile agli occhi di chi lo subisce passivamente.
La verità è che un rapporto così non si sa come possa evolvere. Quando questo nasce, non si sa mai dove possa portare. Dipende dalle persone, dalle loro aspettative, dalle aspirazioni, dalla complicità che si crea e da altri molteplici fattori che possono cambiare sia nello spazio, che nel tempo.
La verità è che quasi tutti questi rapporti sono, prima o poi, destinati a finire. In modo soave, in modo brusco, o in modo drammatico.
Il punto di partenza è che questi non dovrebbero mai né esistere, né mai essere contemplati, perché, alla lunga, la sofferenza sarà proporzionale alla loro durata.
Finché c'è, o meglio, si sente, si percepisce l'esclusiva di un rapporto, tutto bene. Finché si è uno e l'altro, e non esiste il pensiero che inizia a deviare verso un terzo, tutto bene. Ma quando si insinua il tarlo di una persona terza che possa scombussolarlo, esso è destinato a modificarsi, a lasciare la strada della stabilità e, di riffa o di raffa, a soccombere all’inevitabile fatalità di un rapporto cambiato, evoluto, diverso.
La difficoltà credo sia soprattutto dovuta ad accettare che, forse, noi siamo fatti così. Non tutti riescono a conformarsi, ad accettare, a "farsi andare bene" un rapporto esclusivo. C'è sempre una parte di noi che si ribella a questa specie di "costrizione" nell'essere noi stessi. La possibilità di essere a contatto con nuove realtà che ci scombussolano il preesistente rapporto, perché suscita in noi nuove emozioni e diverse sensazioni, è molto forte. In un mondo dove la possibilità di contatto con altre persone è molto elevata, dove la maggior parte di ciò che diciamo è per iscritto, e non orale, le parole acquistano una valenza molto particolare perché rimangono impresse, e quindi, chi più, chi meno, ne siamo facilmente ammaliati. Le possiamo leggere, rileggere, e carpirne il significato più profondo (o per lo meno, quello che pensiamo esso sia); questo ci può sconvolgere e farci riflettere. Comunque ci tocca.
Il rapporto tra persone sembra ridotto ad un semplice contatto via computer o via cellulare. Passato un certo lasso di tempo, e se la persona suscita interesse, è naturale la curiosità di incontrare colei o colui che pensiamo di conoscere totalmente dal lato caratteriale. A volte è vero, è così, a volte invece non lo è e facciamo scoperte interessanti. Se, in seguito, esiste anche attrazione, il passo successivo è noto.
In sintesi, per tutti questi motivi, credo che l’esclusività di un rapporto di questo tipo, in cui essa si “pretenderebbe” tacitamente, non è semplice. Ciò può essere valido per molti, ma non per tutti. Mi piacerebbe conoscere i vostri pareri.
F.

Prova a riscrivere il tutto quando alla fine di un tradimento, devi ritornare alla realtà vera.
Quando prenderai coscienza della vera realtà che ti compete e che ti somiglia sul serio e che ti identica veramente come persona. Allora quando avrai quella responsabilità che non hai avuto ne nei confronti di chi ti sta accanto, ne con te stesso, potrai avere un'idea precisa di quello che vuoi dalla vita.
Senza bugie ne a te stesso ne agli altri.
Oppure vivere nella maniera che più ti somiglia continuando in quello che credi.
 

Rabarbaro

Escluso
Credo che il diritto di esclusività di un rapporto "atipico", basato sull'inganno e la menzogna, non è contemplabile razionalmente. Però è palese che se il rapporto evolve ed esiste una profondità d'affetto che lega le due persone, ci si arroga di avere qualche diritto non scritto verso l'altra persona, tra cui, l'esclusività del rapporto.
Cercare di applicare la ragione quando il sentimento la combatte, è la cosa più difficile di tutte, poiché la base di discussione è diversa.
Oltremodo, dare un senso ad un rapporto che, in realtà, non dovrebbe esistere, perché figlio di una colpa, è difficilmente giustificabile agli occhi di chi lo subisce passivamente.
La verità è che un rapporto così non si sa come possa evolvere. Quando questo nasce, non si sa mai dove possa portare. Dipende dalle persone, dalle loro aspettative, dalle aspirazioni, dalla complicità che si crea e da altri molteplici fattori che possono cambiare sia nello spazio, che nel tempo.
La verità è che quasi tutti questi rapporti sono, prima o poi, destinati a finire. In modo soave, in modo brusco, o in modo drammatico.
Il punto di partenza è che questi non dovrebbero mai né esistere, né mai essere contemplati, perché, alla lunga, la sofferenza sarà proporzionale alla loro durata.
Finché c'è, o meglio, si sente, si percepisce l'esclusiva di un rapporto, tutto bene. Finché si è uno e l'altro, e non esiste il pensiero che inizia a deviare verso un terzo, tutto bene. Ma quando si insinua il tarlo di una persona terza che possa scombussolarlo, esso è destinato a modificarsi, a lasciare la strada della stabilità e, di riffa o di raffa, a soccombere all’inevitabile fatalità di un rapporto cambiato, evoluto, diverso.
La difficoltà credo sia soprattutto dovuta ad accettare che, forse, noi siamo fatti così. Non tutti riescono a conformarsi, ad accettare, a "farsi andare bene" un rapporto esclusivo. C'è sempre una parte di noi che si ribella a questa specie di "costrizione" nell'essere noi stessi. La possibilità di essere a contatto con nuove realtà che ci scombussolano il preesistente rapporto, perché suscita in noi nuove emozioni e diverse sensazioni, è molto forte. In un mondo dove la possibilità di contatto con altre persone è molto elevata, dove la maggior parte di ciò che diciamo è per iscritto, e non orale, le parole acquistano una valenza molto particolare perché rimangono impresse, e quindi, chi più, chi meno, ne siamo facilmente ammaliati. Le possiamo leggere, rileggere, e carpirne il significato più profondo (o per lo meno, quello che pensiamo esso sia); questo ci può sconvolgere e farci riflettere. Comunque ci tocca.
Il rapporto tra persone sembra ridotto ad un semplice contatto via computer o via cellulare. Passato un certo lasso di tempo, e se la persona suscita interesse, è naturale la curiosità di incontrare colei o colui che pensiamo di conoscere totalmente dal lato caratteriale. A volte è vero, è così, a volte invece non lo è e facciamo scoperte interessanti. Se, in seguito, esiste anche attrazione, il passo successivo è noto.
In sintesi, per tutti questi motivi, credo che l’esclusività di un rapporto di questo tipo, in cui essa si “pretenderebbe” tacitamente, non è semplice. Ciò può essere valido per molti, ma non per tutti. Mi piacerebbe conoscere i vostri pareri.
F.
Fantastica quest'estetica dell'eroe anticonformista!
E dico estetica perchè essa, a differenza dell'etica, riguarda la formalità più che la forma e l'apparenza più che l'appartenenza.
L'esclusività è un invito recapitato da un postino che suona una volta soltanto se il rapporto non è altro che l'esigua mescolanza di un approfondimento non ancora concluso e di un saggio alla fiamma che non abbia ancora carbonizzato il campioncino sul bunsen.
L'unica esclusività in una tresca di natura ammbigua e protratta nel tempo è la menzogna al legittimo.
Egli è il satrapo delle attenzioni e delle cure, l'unico verso il quale il traditore abbia un vero riguardo ed interesse, perchè è l'unico il cui giudizio abbia importanza.
In questo senso, la mendacità faticosa e l'organizzazione raffinata sono asservite, in una giusta proporzionalità fra sforzi e valore, solo al legittimo.
L'altro trescante, pur sentendosi oggetto di piedistallosa attenzione, altri non è che il servo del servo ed il più umile cameriere di un tavolo al quale non mangerà mai e sul quale neppure avrà mai il privilegio di portare le complicate pietanze che faticosamente ha preparato di nascosto.
I tempi centellinati, gli incastri arditi e le macchinazioni più cerebrali altri non sono che doni offerti dall'illegittimo al legittimo, non tanto per farlo felice, non sia mai, ma per farlo essere meno triste, aggiungendo quindi un senso di ingratitudine subita ed inappagamento costante sfibranti nel lungo periodo.
Con questa modalità si esplica quel quid che solum è dell'illegittimo, l'esclusività delle fatiche non riconosciute, se non per trasposta persona, per beneficare chi si dovrebbe detestare al solo scopo di mantenere lontano, per la maggior parte del tempo, chi si vorrebbe sempre con sè.
Nel difficile mondo in cui le uova governano le galline succede anche questo.
 

KaiserSoze

Utente di lunga data
Fantastica quest'estetica dell'eroe anticonformista!
E dico estetica perchè essa, a differenza dell'etica, riguarda la formalità più che la forma e l'apparenza più che l'appartenenza.
L'esclusività è un invito recapitato da un postino che suona una volta soltanto se il rapporto non è altro che l'esigua mescolanza di un approfondimento non ancora concluso e di un saggio alla fiamma che non abbia ancora carbonizzato il campioncino sul bunsen.
L'unica esclusività in una tresca di natura ammbigua e protratta nel tempo è la menzogna al legittimo.
Egli è il satrapo delle attenzioni e delle cure, l'unico verso il quale il traditore abbia un vero riguardo ed interesse, perchè è l'unico il cui giudizio abbia importanza.
In questo senso, la mendacità faticosa e l'organizzazione raffinata sono asservite, in una giusta proporzionalità fra sforzi e valore, solo al legittimo.
L'altro trescante, pur sentendosi oggetto di piedistallosa attenzione, altri non è che il servo del servo ed il più umile cameriere di un tavolo al quale non mangerà mai e sul quale neppure avrà mai il privilegio di portare le complicate pietanze che faticosamente ha preparato di nascosto.
I tempi centellinati, gli incastri arditi e le macchinazioni più cerebrali altri non sono che doni offerti dall'illegittimo al legittimo, non tanto per farlo felice, non sia mai, ma per farlo essere meno triste, aggiungendo quindi un senso di ingratitudine subita ed inappagamento costante sfibranti nel lungo periodo.
Con questa modalità si esplica quel quid che solum è dell'illegittimo, l'esclusività delle fatiche non riconosciute, se non per trasposta persona, per beneficare chi si dovrebbe detestare al solo scopo di mantenere lontano, per la maggior parte del tempo, chi si vorrebbe sempre con sè.
Nel difficile mondo in cui le uova governano le galline succede anche questo.

In prima istanza avevo apprezzato l'eloquio...successivamente ho dovuto ingoiare del maalox per evitare di digerirmi lo stomaco annodato su se stesso.
Perchè ancora nel terzo millennio, e con una cultura accademica che evidentemente non manca, non riusciamo a ragionare se non per categorie, come farebbe il più ingenuo dei bambini?
Perchè cerchiamo sempre di trovare risposte a priori per enigmi ed interrogativi che forse un giorno incontreremo, quando invece la cosa migliore è sempre analizzare il problema quando e se si presenta? Sono d'accordo sul fatto che ovviamente la prevenzione è la cosa migliore, quando si può applicare; ma un essere umano è un po' più complesso di un batterio. Impossibile cercare di includere le cause del suo comportamento in un insieme chiuso, definito e limitato.
Detto ciò, semplicemente non sono d'accordo su nulla di ciò che è stato detto.
Il legittimo non è sempre frustrato o depresso, l'illegittimo non è detto che sia a sua volta inadeguato sotto qualunque punto di vista...e via di seguito.
Siamo esseri umani, non siamo elementi di una statistica, come la vita moderna insiste nel farci credere.
 

lunaiena

Scemo chi legge

Simy

WWF
In prima istanza avevo apprezzato l'eloquio...successivamente ho dovuto ingoiare del maalox per evitare di digerirmi lo stomaco annodato su se stesso.
Perchè ancora nel terzo millennio, e con una cultura accademica che evidentemente non manca, non riusciamo a ragionare se non per categorie, come farebbe il più ingenuo dei bambini?
Perchè cerchiamo sempre di trovare risposte a priori per enigmi ed interrogativi che forse un giorno incontreremo, quando invece la cosa migliore è sempre analizzare il problema quando e se si presenta? Sono d'accordo sul fatto che ovviamente la prevenzione è la cosa migliore, quando si può applicare; ma un essere umano è un po' più complesso di un batterio. Impossibile cercare di includere le cause del suo comportamento in un insieme chiuso, definito e limitato.
Detto ciò, semplicemente non sono d'accordo su nulla di ciò che è stato detto.
Il legittimo non è sempre frustrato o depresso, l'illegittimo non è detto che sia a sua volta inadeguato sotto qualunque punto di vista...e via di seguito.
Siamo esseri umani, non siamo elementi di una statistica, come la vita moderna insiste nel farci credere.

vabbè ma anche te ieri m'hai fatto le statistiche :D

ciaooooo :smile:
 

free

Escluso
" la maggior parte di ciò che diciamo è per iscritto, e non orale"


fb, chat, sms e robe così?
oddio non è proprio il mio caso...forse è per questo motivo che, per me, le parole sbiadiscono di fronte ai fatti
alcuni fatti, invece, possono certamente ammaliare, secondo me
:smile:
 
Ultima modifica:

KaiserSoze

Utente di lunga data
vabbè ma anche te ieri m'hai fatto le statistiche :D

ciaooooo :smile:

Buongiorno, utente rassicurante!! :D

La mia statistica era solo numerica...qui è una statistica sulle sensazioni delle persone...e come si fa a generalizzare??
 

Simy

WWF

Rabarbaro

Escluso
In prima istanza avevo apprezzato l'eloquio...successivamente ho dovuto ingoiare del maalox per evitare di digerirmi lo stomaco annodato su se stesso.
Perchè ancora nel terzo millennio, e con una cultura accademica che evidentemente non manca, non riusciamo a ragionare se non per categorie, come farebbe il più ingenuo dei bambini?
Perchè cerchiamo sempre di trovare risposte a priori per enigmi ed interrogativi che forse un giorno incontreremo, quando invece la cosa migliore è sempre analizzare il problema quando e se si presenta? Sono d'accordo sul fatto che ovviamente la prevenzione è la cosa migliore, quando si può applicare; ma un essere umano è un po' più complesso di un batterio. Impossibile cercare di includere le cause del suo comportamento in un insieme chiuso, definito e limitato.
Detto ciò, semplicemente non sono d'accordo su nulla di ciò che è stato detto.
Il legittimo non è sempre frustrato o depresso, l'illegittimo non è detto che sia a sua volta inadeguato sotto qualunque punto di vista...e via di seguito.
Siamo esseri umani, non siamo elementi di una statistica, come la vita moderna insiste nel farci credere.

O fustigante Kaisersoze, peraltro interpretato da un superbo Spacey, del quale non avrei mai sospettato, se non mi avessero fatto la cortesia, all'ingresso del cinema, di sussurrarmi 'è lo zoppo...', informazione che di primo acchito non mi fece nè caldo nè freddo, ma che, dopo quindici minuti di film, mi fece salire una certa voglia di strangolare qualcuno a mani nude...
Ciao.
Grazie al cielo noi siamo statistica.
Anche statistica.
E non sono certo la cultura accademica, il mondo contemporaneo o la crisi di valori che ci circonda a far sì che questa considerazione ci pervada e ci convinca, piuttosto sono questi tra striscianti maestri, compagni e amici a farci credere che una tale rappresentazione sia, non solo approssimativa, ma addirittura retrograda.
Si confondono le cause con le conseguenze e le cure con le malattie.
Il ragionare per categorie non è ragionare di assoluti, così come l'ipotizzare una situazione e suggerirne una possibile interpretazione non solo non ne è una seplificazione fuorviante, ma anzi ne diventa spesso una eccessiva complicazione.
L'illegittimo non sempre è frustrato e depresso, ma potrebbe vedere ragioni per esserlo, io ne ho buttate lì un paio, e il legittimo non è per forza inadeguato, ma pure in quel caso potrebbe pure lui fare un ragionamento simile al mio.
Tutto è possibile, alcune cose sono più probabili di altre, ma una sola è quella che accade qui ed ora.
In tutti i qui ed ora possibili, ovvio.
E ciò che distingue il procarota dall'uomo è, tra l'altro, l'immaginazione, la quale crea cose che non ci sono ma che potrebbero essere e cose che non ci sono e che non avverranno mai.
Se saranno le une o le altre potrebbe essere materia di scommessa.
Hai mai visto batteri alla Sisal?

Complimenti ancora per la sceneggiatura ottimamente congeniata de 'I soliti sospetti'.
 

Scarlett

Utente di lunga data
Mi Appello a Gaber per spiegarti meglio il mio sconclusionatissimo punto di vista.
Personalmente credo che abbiamo, non tanto come società, ma come individui, una natura ed una cultura.
La natura ci porta ad amare in modo esclusivo, in modo folle, in modo straziante, in modo dolce, in modo commuovente, ci porta a toccare il cielo con un dito, ci porta a " in un giorno di primavera, quando lei non lo guardava, lui rincorse lo sguardo di una fanciulla nuova (cit. "Il dilemma"-G.Gaber)", così come ci porta, insoddisfatti dalla noia, dal presente, IN-SODDISFATTI e basta, a rimetterci in gioco come corteggiatori, predatori ecc. Anche solo, sai..per spostare la testa, come fosse una telecamera, su problemi nuovi, aaah, una ventata di freschezza, che durerà pochissimo.
E così, allo stesso modo, abbiamo una cultura, che, anch'essa, inspiegabilmente, ci porta ad amare in modo folle, straziante, dolce...si, le stesse cose che ci porta a fare la natura. Ed ecco che non sappiamo più quali azioni e quali emozioni proviamo a causa della nostra cultura e quali a causa della nostra natura. Il peggio è poi quando, le stesse emozioni, le proviamo in un momento per cultura, in un momento altro, invece, per natura.
L'esclusività dunque, è il connubio di tante cose, in parte, aimè, di Illusioni, in ogni caso, anche quando le illusioni straordinariamente non c'entrano, è destinata a durare poco, a volte pochissimo almeno finchè, per non tradire il tuo partner non rischi di tradire te stesso.

"Il dilemma rappresenta l'equilibrio delle forze in campo"

e il tradimento è così..."ancora oggi non si sà, se era innocente come un animale o se era come istupidito dalla vanità". Quello che è certo è che, spesso, è semplicemente che il loro amore sta morendo, "come quello di tutti".

Dunque con questo non voglio fare un'inno alla poligamia occidentale moderna, anzi...cerco solo di restare coi piedi per terra, sospirando un "purtroppo".

"questa voglia di non lasciarsi è difficile da giudicare non si sa se è una cosa vecchia o se fa piacere. Ai momenti di abbandono alternavano le fatiche con la gran tenacia che è propria delle cose antiche. E questo è il sunto di questa storia peraltro senza importanza che si potrebbe chiamare appunto resistenza."





Credo che il diritto di esclusività di un rapporto "atipico", basato sull'inganno e la menzogna, non è contemplabile razionalmente. Però è palese che se il rapporto evolve ed esiste una profondità d'affetto che lega le due persone, ci si arroga di avere qualche diritto non scritto verso l'altra persona, tra cui, l'esclusività del rapporto.
Cercare di applicare la ragione quando il sentimento la combatte, è la cosa più difficile di tutte, poiché la base di discussione è diversa.
Oltremodo, dare un senso ad un rapporto che, in realtà, non dovrebbe esistere, perché figlio di una colpa, è difficilmente giustificabile agli occhi di chi lo subisce passivamente.
La verità è che un rapporto così non si sa come possa evolvere. Quando questo nasce, non si sa mai dove possa portare. Dipende dalle persone, dalle loro aspettative, dalle aspirazioni, dalla complicità che si crea e da altri molteplici fattori che possono cambiare sia nello spazio, che nel tempo.
La verità è che quasi tutti questi rapporti sono, prima o poi, destinati a finire. In modo soave, in modo brusco, o in modo drammatico.
Il punto di partenza è che questi non dovrebbero mai né esistere, né mai essere contemplati, perché, alla lunga, la sofferenza sarà proporzionale alla loro durata.
Finché c'è, o meglio, si sente, si percepisce l'esclusiva di un rapporto, tutto bene. Finché si è uno e l'altro, e non esiste il pensiero che inizia a deviare verso un terzo, tutto bene. Ma quando si insinua il tarlo di una persona terza che possa scombussolarlo, esso è destinato a modificarsi, a lasciare la strada della stabilità e, di riffa o di raffa, a soccombere all’inevitabile fatalità di un rapporto cambiato, evoluto, diverso.
La difficoltà credo sia soprattutto dovuta ad accettare che, forse, noi siamo fatti così. Non tutti riescono a conformarsi, ad accettare, a "farsi andare bene" un rapporto esclusivo. C'è sempre una parte di noi che si ribella a questa specie di "costrizione" nell'essere noi stessi. La possibilità di essere a contatto con nuove realtà che ci scombussolano il preesistente rapporto, perché suscita in noi nuove emozioni e diverse sensazioni, è molto forte. In un mondo dove la possibilità di contatto con altre persone è molto elevata, dove la maggior parte di ciò che diciamo è per iscritto, e non orale, le parole acquistano una valenza molto particolare perché rimangono impresse, e quindi, chi più, chi meno, ne siamo facilmente ammaliati. Le possiamo leggere, rileggere, e carpirne il significato più profondo (o per lo meno, quello che pensiamo esso sia); questo ci può sconvolgere e farci riflettere. Comunque ci tocca.
Il rapporto tra persone sembra ridotto ad un semplice contatto via computer o via cellulare. Passato un certo lasso di tempo, e se la persona suscita interesse, è naturale la curiosità di incontrare colei o colui che pensiamo di conoscere totalmente dal lato caratteriale. A volte è vero, è così, a volte invece non lo è e facciamo scoperte interessanti. Se, in seguito, esiste anche attrazione, il passo successivo è noto.
In sintesi, per tutti questi motivi, credo che l’esclusività di un rapporto di questo tipo, in cui essa si “pretenderebbe” tacitamente, non è semplice. Ciò può essere valido per molti, ma non per tutti. Mi piacerebbe conoscere i vostri pareri.
F.
 

Eliade

Super Zitella Acida
Credo che il diritto di esclusività di un rapporto "atipico", basato sull'inganno e la menzogna, non è contemplabile razionalmente. Però è palese che se il rapporto evolve ed esiste una profondità d'affetto che lega le due persone, ci si arroga di avere qualche diritto non scritto verso l'altra persona, tra cui, l'esclusività del rapporto.
Cercare di applicare la ragione quando il sentimento la combatte, è la cosa più difficile di tutte, poiché la base di discussione è diversa.
Oltremodo, dare un senso ad un rapporto che, in realtà, non dovrebbe esistere, perché figlio di una colpa, è difficilmente giustificabile agli occhi di chi lo subisce passivamente.
La verità è che un rapporto così non si sa come possa evolvere. Quando questo nasce, non si sa mai dove possa portare. Dipende dalle persone, dalle loro aspettative, dalle aspirazioni, dalla complicità che si crea e da altri molteplici fattori che possono cambiare sia nello spazio, che nel tempo.
La verità è che quasi tutti questi rapporti sono, prima o poi, destinati a finire. In modo soave, in modo brusco, o in modo drammatico.
Il punto di partenza è che questi non dovrebbero mai né esistere, né mai essere contemplati, perché, alla lunga, la sofferenza sarà proporzionale alla loro durata.
Finché c'è, o meglio, si sente, si percepisce l'esclusiva di un rapporto, tutto bene. Finché si è uno e l'altro, e non esiste il pensiero che inizia a deviare verso un terzo, tutto bene. Ma quando si insinua il tarlo di una persona terza che possa scombussolarlo, esso è destinato a modificarsi, a lasciare la strada della stabilità e, di riffa o di raffa, a soccombere all’inevitabile fatalità di un rapporto cambiato, evoluto, diverso.
La difficoltà credo sia soprattutto dovuta ad accettare che, forse, noi siamo fatti così. Non tutti riescono a conformarsi, ad accettare, a "farsi andare bene" un rapporto esclusivo. C'è sempre una parte di noi che si ribella a questa specie di "costrizione" nell'essere noi stessi. La possibilità di essere a contatto con nuove realtà che ci scombussolano il preesistente rapporto, perché suscita in noi nuove emozioni e diverse sensazioni, è molto forte. In un mondo dove la possibilità di contatto con altre persone è molto elevata, dove la maggior parte di ciò che diciamo è per iscritto, e non orale, le parole acquistano una valenza molto particolare perché rimangono impresse, e quindi, chi più, chi meno, ne siamo facilmente ammaliati. Le possiamo leggere, rileggere, e carpirne il significato più profondo (o per lo meno, quello che pensiamo esso sia); questo ci può sconvolgere e farci riflettere. Comunque ci tocca.
Il rapporto tra persone sembra ridotto ad un semplice contatto via computer o via cellulare. Passato un certo lasso di tempo, e se la persona suscita interesse, è naturale la curiosità di incontrare colei o colui che pensiamo di conoscere totalmente dal lato caratteriale. A volte è vero, è così, a volte invece non lo è e facciamo scoperte interessanti. Se, in seguito, esiste anche attrazione, il passo successivo è noto.
In sintesi, per tutti questi motivi, credo che l’esclusività di un rapporto di questo tipo, in cui essa si “pretenderebbe” tacitamente, non è semplice. Ciò può essere valido per molti, ma non per tutti. Mi piacerebbe conoscere i vostri pareri.
F.
Non ho capito il punto..:confused:
 

Flavia

utente che medita
Io sto al tuo stesso punto. :confused::confused:
però gli altri hanno risposto
pure il dotto Rabarbaro ha espresso il suo pensiero
un bel 4 a noi due per l'impegno messo nella comprensione del testo
 
Stato
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