E così ribadisco: la prima cosa che devi fare, è capire perché sei tanto tormentato. Escludere che questa tua inquietudine sia un fatto tuo personale, il frutto di una tua debolezza.
Perché niente di quello che lei dirà o farà quando le racconterai tutto, potrà guarirti, se quello che ho ipotizzato è vero.
Prima di chiedere perdono, perdonati. Contestualizza ciò che hai fatto.
Allora, e solo allora, potrai chiedere anche la sua comprensione. E sarai pronto per accettare tutte le conseguenze che ne deriveranno. Perché sarai forte della tua consapevolezza e della tua capacità di perdonarti.
Se non ti perdoni tu, non ti basterà essere onesto, non servirà a nulla.
C'è gente che quando tutto viene a galla, crolla più di prima, perché non è in grado di reggere l'urto.
Tu sei in grado? La consapevolezza che il tuo è stato solo un errore (grave, ma un errore umano) sa darti la serenità che ti servirà per affrontare il suo dolore, le sue domande, la sua grande rabbia?
Pensa a questo, innanzitutto.
Ora che sto recuperando un po' di lucidità, mi rendo conto che hai validi argomenti. E ti ringrazio, perchè lo vedo che stai cercando di aiutarmi davvero.
Ora che non sono più (almeno per il momento) soffocato dalla paura, mi rendo conto che effettivamente c'è molta carne al fuoco: nella mia testa ci sono sia i fantasmi del passato, sia le insicurezze per il futuro. Per quanto riguarda il passato, beh, purtroppo è quello su cui credo di poter lavorare meno. Le mie paure (una tra tutte, quella descritta da Diletta, ovvero che questa storia venga fuori per qualche assurda combinazione del destino fuori dal mio controllo) sono probabilmente legate al mio vecchio io: so che non posso cancellarlo, ma che al limite posso solo cercare di accettarlo, accettare di sentirmi cambiato e lasciare che il tempo sbiadisca definitivamente ciò che nella mia vita vorrei non aver fatto.
Il futuro è qualcosa di ancora diverso. Nei momenti di debolezza ho la visione di strade diverse che si distendono a partire da questo presente, e proseguono verso direzioni diverse. Ora le vedo come possibilità definite, come se si trattasse semplicemente di sceglierne una e seguirla per il resto dei miei giorni. Ma so che non è così: che saranno le mie scelte e gli eventi che da me non dipendono a modellare quest'esistenza un momento alla volta. E so che non posso esercitare su questi scenari il controllo che vorrei.
La cosa che più mi atterrisce è la responsabilità di prendere una decisione per lei, la consapevolezza di dovere e voler prendermi carico di quelle che ancora sono le sue debolezze e fragilità, che ora non condizionano più la sua vita, ma sono affidate al nostro piccolo quotidiano, alla nostra intimità. Qualcuno ha detto giustamente che ora lei è una persona "fatta", in grado di provvedere a se stessa. E' vero, rispetto a molti anni fa adesso lei è forte. Ma temo che io rappresenti il suo tallone d'Achille, una breccia che potrebbe intaccare nuovamente la struttura della sua personalità. E so che preferirei perderla, piuttosto che spegnerne lo sguardo per sempre.
Poi c'è altro ancora, ovvero l'immagine della nostra relazione. Come ho già detto ci sono cose che vorrei migliorare. Aspetti su cui, dopo tanti anni, non abbiamo ancora lavorato. Che sono ancora legati a quei blocchi che all'inizio della nostra storia non sapevamo come affrontare. Cose che ho messo da parte con gli anni, perchè non intaccano il bene che ci vogliamo, la felicità di averci accanto. E su cui ora sarei pronto a soprassedere e basta. Ma so che, volendo, avremmo ancora molto su cui lavorare assieme, per arrivare ad ulteriori traguardi come coppia. Mi piacerebbe molto affrontare, ora, questi sospesi, ma so che in questo momento non ci riuscirei. Sarebbe come chiederle qualcosa in cambio di una menzogna. E' un problema che, quando e se deciderò di affrontarlo, mi riporterà alle mie colpe. Oggi, davvero, non mi sento degno di chiederle di cambiare qualcosa per me (e per noi). So di avere un grosso debito con lei, che durerà per sempre, o almeno è quello che mi racconto (e mi sono raccontato anche allora) per riuscire a rimuovere l'accaduto.
Poi arriviamo a me, all'accetazione di quello che sono - pur ancora in divenire - rispetto alle mie aspettative, rispetto agli schemi (quelli rigidi, di cui si parlava qualche post addietro) che ho ereditato dalla mia educazione. E questo è un lavoro che non finirà mai, anche se sono possibilista sul fatto che non ponga degli ostacoli insormontabili alla nostra relazione. La psicologa cui mi sono rivolto, dopo qualche incontro dedicato a parlare quasi unicamente del mio tradimento, mi ha suggerito che non c'era bisogno di approfondire oltre questo singolo aspetto, ma piuttosto di dedicare del tempo, se avessi voluto, a studiare la mia crescita e trasformazione, alla percezione dei successi e delle aspettative disattese. Mi sembra marginale ora, ma so che potrebbe influenzare la scelta tra confessione e silenzio. Certo, è difficile trovare a ciascuno di questi aspetti un posto funzionale, ed ora, con l'urgenza di queste preoccupazioni, scegliere una strada per andare avanti. Mi sembra che qualsiasi cosa richieda del tempo che non mi sembra di avere - se gli attacchi di panico sono cessati, al momento rimane una buona dose di paranoia. Credo che al momento l'unica soluzione sia di cercare degli appigli lungo il percorso che sceglierò: non sono in grado di prendere alcuna decisione a medio-lungo termine. In questo, già mi state dando una mano. Non sottovaluterò i vostri consigli.