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Brunetta

Utente di lunga data
Sì, da oggi me ne frego di cercare qualcuno che sia "ideale", mi basta qualcuno che sia professionalmente preparato. Tra l'altro, sono incazzato con la psicologa: ora, non che sia obbligata per legge ad essere una figura che infonde fiducia, ma riguardo al rimanere in silenzio ieri si è lasciata scappare qualcosa tipo "io probabilmente al tuo posto non ce la farei", che mi ha fatto cominciare a dubitare di tutto quello su cui mi aveva fatto riflettere prima circa i vantaggi di mettermela via e pensare soltanto ad essere costruttivo. Bah, magari ho equivocato il suo ruolo di "guida".
Le scuole terapeutiche sono tante e possono essere usati anche espedienti provocatori.
Non si interrompe una terapia per una frase. Potrebbe essere perché sei al punto di rompere il loop in cui sei imprigionato e da cui fatichi a liberarti.
 

giorgiocan

Utente prolisso
Le scuole terapeutiche sono tante e possono essere usati anche espedienti provocatori.
Non si interrompe una terapia per una frase. Potrebbe essere perché sei al punto di rompere il loop in cui sei imprigionato e da cui fatichi a liberarti.
Brunetta, non per farmi i fatti tuoi, ma siccome vedo che sull'argomento hai spesso delle considerazioni interessanti da fare, mi chiedo: fai un mestiere simile?

Comunque, la considerazione che mi ha fatto ieri la psicologa nasce dal fatto (probabilmente vero) che magari le cause di questo mio tracollo sono più d'una, intrecciate tra loro. Quindi il consiglio era di cercare di affrontarne in coppia alcune. La mia rimostranza era che ho paura che cominciare a condividere faccia crollare il muro del silenzio che ho eretto e attualmente barcolla. Ora mi viene il dubbio che il suo commento fosse riferito alla fatica di tenere TUTTO sotto silenzio (quindi anche un'eventuale terapia farmacologica), ma non so se ho voglia di tornare lì a chiederle di spiegarsi meglio. In realtà a me sembra proprio che le sia scappata e basta.
 
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Brunetta

Utente di lunga data
Brunetta, non per farmi i fatti tuoi, ma siccome vedo che sull'argomento hai spesso delle considerazioni interessanti da fare, mi chiedo: fai un mestiere simile?

Comunque, la considerazione che mi ha fatto ieri la psicologa nasce dal fatto (probabilmente vero) che magari le cause di questo mio tracollo sono più d'una, intrecciate tra loro. Quindi il consiglio era di cercare di affrontarne in coppia alcune. La mia rimostranza era che ho paura che cominciare a condividere faccia crollare il muro del silenzio che ho eretto e attualmente barcolla. Ora mi viene il dubbio che il suo commento fosse riferito alla fatica di tenere TUTTO sotto silenzio, ma non so se ho voglia di tornare lì a chiederle di spiegarsi meglio. In realtà a me sembra proprio che le sia scappata e basta.
Se a una terapeuta scappasse una frase durante la terapia farebbe meglio ad andare a vendere il pane :cool:.
Non credo che sia scappata perché lei non è in una relazione pari in cui si sente coinvolta.
Una terapeuta per poter svolgere questo ruolo deve seguire anni di formazione e propria terapia.
Ho avuto amiche terapeute che mi hanno spiegato questi aspetti.
 

Diletta

Utente di lunga data
Se a una terapeuta scappasse una frase durante la terapia farebbe meglio ad andare a vendere il pane :cool:.
Non credo che sia scappata perché lei non è in una relazione pari in cui si sente coinvolta.
Una terapeuta per poter svolgere questo ruolo deve seguire anni di formazione e propria terapia.
Ho avuto amiche terapeute che mi hanno spiegato questi aspetti.


Potrebbe esserle "scappata" come pensiero fugace che ha avuto la terapeuta. Può succedere di fare un commento, ma la cosa grave è che tale commento non era in linea con quanto esposto dalla stessa. Se non mi sbaglio, sosteneva la tesi di tacere...
Anche il mio psicologo faceva qualche considerazione personale, ma tutto era sempre coerente con il percorso che seguivamo.
 

giorgiocan

Utente prolisso
Potrebbe esserle "scappata" come pensiero fugace che ha avuto la terapeuta. Può succedere di fare un commento, ma la cosa grave è che tale commento non era in linea con quanto esposto dalla stessa. Se non mi sbaglio, sosteneva la tesi di tacere...
Anche il mio psicologo faceva qualche considerazione personale, ma tutto era sempre coerente con il percorso che seguivamo.
Ho cercato di rielaborare la cosa, visto che mi ha profondamente turbato, e mi viene il dubbio di aver forse frainteso. Considerate che il tempo era finito e c'era già una persona in attesa, quindi mi ha detto quella frase quasi sbattendomi fuori (purtroppo io mi gestisco ancora male i tempi, e spesso rimango con cose importanti per me che non hanno il tempo di essere state sviluppate a dovere). Uno dei discorsi fatti, e non era la prima volta, era sul fatto di coinvolgere la mia compagna sul fatto che io mi stia facendo seguire da qualcuno. Come dicevo, la mia obiezione è sempre stata che avevo paura che questo mi avrebbe portato a confessare anche il resto. Ma, visto che quest'ultima volta ho fatto riferimento anche al supporto farmacologico, l'osservazione (credo giusta) della psicologa è stata che in coppia, quando si sta male, si cerca il modo di aiutarsi (sì, così è parecchio riduttivo e non rende quello che ci siamo detti). Ovvero, che prima di intraprendere un percorso che potrebbe avere una certa importanza, potrei considerare di condividere almeno una parte di questo percorso. Questo anche perchè, secondo la psicologa, ci sono diverse concause di questo mio collasso, da ricercare anche nel particolare momento sul lavoro, nel rapporto con me stesso (e almeno in 10 persone mi avete detto che su questo ho parecchio da lavorare, e vi do ragione), ecc. Quindi ora mi viene il dubbio che intendesse dire "Io non so se ce la farei" a: 1) stare malissimo praticamente sempre; 2) farmi seguire da uno psicologo; 3) intraprendere una terapia farmacologica; il tutto in incognito e senza lasciar trasparire nulla (che vorrebbe dire nascondere prescrizioni e ricette, farmaci, mascherare il mio stato d'umore e di salute, ecc.). Vi posso anche dire che in ogni caso, finora, è stato pesante nascondere quello che mi sta succedendo, quindi da questo punto di vista la cosa potrebbe avere perfettamente senso. Ovviamente, ho paura comunque anche di un'apertura parziale, anche se non credo lei sarebbe spaventata a priori dall'idea di una mia terapia. Vi chiedo, in ogni caso, che ne pensate.

PS - La psicologa è stata comunque onesta nel propormi anche di cambiare, di ricominciare con qualcun altro se questo mi aiutasse a comunicare alla mia compagna che credo di aver bisogno di essere seguito. Insomma, di ricominciare altrove ma includendo anche la mia lei in una parte di questo percorso.
 
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Diletta

Utente di lunga data
Ho cercato di rielaborare la cosa, visto che mi ha profondamente turbato, e mi viene il dubbio di aver forse frainteso. Considerate che il tempo era finito e c'era già una persona in attesa, quindi mi ha detto quella frase quasi sbattendomi fuori (purtroppo io mi gestisco ancora male i tempi, e spesso rimango con cose importanti per me che non hanno il tempo di essere state sviluppate a dovere). Uno dei discorsi fatti, e non era la prima volta, era sul fatto di coinvolgere la mia compagna sul fatto che io mi stia facendo seguire da qualcuno. Come dicevo, la mia obiezione è sempre stata che avevo paura che questo mi avrebbe portato a confessare anche il resto. Ma, visto che quest'ultima volta ho fatto riferimento anche al supporto farmacologico, l'osservazione (credo giusta) della psicologa è stata che in coppia, quando si sta male, si cerca il modo di aiutarsi (sì, così è parecchio riduttivo e non rende quello che ci siamo detti). Ovvero, che prima di intraprendere un percorso che potrebbe avere una certa importanza, potrei considerare di condividere almeno una parte di questo percorso. Questo anche perchè, secondo la psicologa, ci sono diverse concause di questo mio collasso, da ricercare anche nel particolare momento sul lavoro, nel rapporto con me stesso (e almeno in 10 persone mi avete detto che su questo ho parecchio da lavorare, e vi do ragione), ecc. Quindi ora mi viene il dubbio che intendesse dire "Io non so se ce la farei a: 1) stare malissimo praticamente sempre; 2) farmi seguire da uno psicologo; 3) intraprendere una terapia farmacologica; il tutto in incognito e senza lasciar trasparire nulla (che vorrebbe dire nascondere prescrizioni e ricette, farmaci, mascherare il mio stato d'umore e di salute, ecc.). Vi posso anche dire che in ogni caso, finora, è stato pesante nascondere quello che mi sta succedendo, quindi da questo punto di vista la cosa potrebbe avere perfettamente senso. Ovviamente, ho paura comunque anche di un'apertura parziale, anche se non credo lei sarebbe spaventata a priori dall'idea di una mia terapia. Vi chiedo, in ogni caso, che ne pensate.

PS - La psicologa è stata comunque onesta nel propormi anche di cambiare, di ricominciare con qualcun altro se questo mi aiutasse a comunicare alla mia compagna che credo di aver bisogno di essere seguito. Insomma, di ricominciare ma includendo anche la mia lei in una parte di questo percorso.

Io, benché ora sia un po' più in grado di vedere delle sfumature, sono d'impostazione per il bianco o il nero, per il tutto o nulla.
Non mi piace affatto l'idea di coinvolgere la tua lei in una parte dl percorso.
Cosa significa?
Parti già da un sotterfugio iniziale e secondo me questo non è bello e non è sano.
Tu sai bene l'origine del tuo disturbo anche se le spiegazioni sono a monte, mentre lei non sa...
Quindi, o fai tutto il percorso da solo senza coinvolgerla o vuoti il sacco.
In caso opti per la prima alternativa non mi preoccuperei di nascondere anche l'eventuale cura farmacologica: questa la puoi fare alla luce del sole in quanto si può avere bisogno di un aiuto per svariati motivi, vedi problemi sul lavoro etc...
Ma il punto è sempre quello e qui ha ragione la terapeuta: quando si sta male e si è in coppia ci si aiuta, ma se si occulta il nocciolo della questione, che senso ha?
 

giorgiocan

Utente prolisso
Io, benché ora sia un po' più in grado di vedere delle sfumature, sono d'impostazione per il bianco o il nero, per il tutto o nulla.
Diletta, che ti posso dire...ci hanno fatto con lo stampino. Sono curioso di sentire che ne pensano anche gli altri però. Tra l'altro mi viene il dubbio di stare sbagliando ad allungare lo stesso topic quando forse i vari argomenti richiederebbero discussioni diverse. Ma di fatto il titolo del post è il cappello ideale per tutto ciò che sta venendo fuori.
 
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Brunetta

Utente di lunga data
Io invece sono d'accordo sul parlare del percorso terapeutico.
Se si segue una terapia quel che esce dalla terapia deve restare tra il paziente e il terapeuta. Se fossero aspetti di cui si potesse parlar normalmente non si andrebbe in terapia.
Non è neppure detto che nel prosieguo della terapia quello non possa diventare un aspetto secondario o addirittura irrilevante
 
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Brunetta

Utente di lunga data

giorgiocan

Utente prolisso
Il senso di colpa per il tradimento.
Allora avevo capito bene. Ci ho pensato anche io, è una speranza, non lo nego. In un certo senso è l'unico obiettivo cui credo di poter ancora puntare tramite una terapia psicologica o farmacologica. Non ne vedo molti altri.
 
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lolapal

Utente reloaded
Ho cercato di rielaborare la cosa, visto che mi ha profondamente turbato, e mi viene il dubbio di aver forse frainteso. Considerate che il tempo era finito e c'era già una persona in attesa, quindi mi ha detto quella frase quasi sbattendomi fuori (purtroppo io mi gestisco ancora male i tempi, e spesso rimango con cose importanti per me che non hanno il tempo di essere state sviluppate a dovere). Uno dei discorsi fatti, e non era la prima volta, era sul fatto di coinvolgere la mia compagna sul fatto che io mi stia facendo seguire da qualcuno. Come dicevo, la mia obiezione è sempre stata che avevo paura che questo mi avrebbe portato a confessare anche il resto. Ma, visto che quest'ultima volta ho fatto riferimento anche al supporto farmacologico, l'osservazione (credo giusta) della psicologa è stata che in coppia, quando si sta male, si cerca il modo di aiutarsi (sì, così è parecchio riduttivo e non rende quello che ci siamo detti). Ovvero, che prima di intraprendere un percorso che potrebbe avere una certa importanza, potrei considerare di condividere almeno una parte di questo percorso. Questo anche perchè, secondo la psicologa, ci sono diverse concause di questo mio collasso, da ricercare anche nel particolare momento sul lavoro, nel rapporto con me stesso (e almeno in 10 persone mi avete detto che su questo ho parecchio da lavorare, e vi do ragione), ecc. Quindi ora mi viene il dubbio che intendesse dire "Io non so se ce la farei" a: 1) stare malissimo praticamente sempre; 2) farmi seguire da uno psicologo; 3) intraprendere una terapia farmacologica; il tutto in incognito e senza lasciar trasparire nulla (che vorrebbe dire nascondere prescrizioni e ricette, farmaci, mascherare il mio stato d'umore e di salute, ecc.). Vi posso anche dire che in ogni caso, finora, è stato pesante nascondere quello che mi sta succedendo, quindi da questo punto di vista la cosa potrebbe avere perfettamente senso. Ovviamente, ho paura comunque anche di un'apertura parziale, anche se non credo lei sarebbe spaventata a priori dall'idea di una mia terapia. Vi chiedo, in ogni caso, che ne pensate.

PS - La psicologa è stata comunque onesta nel propormi anche di cambiare, di ricominciare con qualcun altro se questo mi aiutasse a comunicare alla mia compagna che credo di aver bisogno di essere seguito. Insomma, di ricominciare altrove ma includendo anche la mia lei in una parte di questo percorso.
La mia psico, mesi fa, mentre le parlavo delle mie turbe per Bagnino, si è fatta scappare questa frase: "Lola, come vede lei può essere anche una donna dalle forti passioni." Poi, si è subito corretta dicendomi che non voleva certo esortarmi a tradire mio marito, ma che voleva solo dirmi che non sono poi così "pezzo di ghiaccio" come pensavo di essere... E' molto probabile che la tua volesse solo dire che mantenere segreto tutto quello che stai facendo per cercare di uscire da questo momento è un ulteriore motivo di ansia per te. Se poi la frase è venuta alla fine del colloquio, mi sembra normale che non ci sia stato il tempo di approfondire.
Capita anche a me di dire le cose più importanti alla fine del colloquio... :(

Io, benché ora sia un po' più in grado di vedere delle sfumature, sono d'impostazione per il bianco o il nero, per il tutto o nulla.
Non mi piace affatto l'idea di coinvolgere la tua lei in una parte dl percorso.
Cosa significa?
Parti già da un sotterfugio iniziale e secondo me questo non è bello e non è sano.
Tu sai bene l'origine del tuo disturbo anche se le spiegazioni sono a monte, mentre lei non sa...
Quindi, o fai tutto il percorso da solo senza coinvolgerla o vuoti il sacco.
In caso opti per la prima alternativa non mi preoccuperei di nascondere anche l'eventuale cura farmacologica: questa la puoi fare alla luce del sole in quanto si può avere bisogno di un aiuto per svariati motivi, vedi problemi sul lavoro etc...
Ma il punto è sempre quello e qui ha ragione la terapeuta: quando si sta male e si è in coppia ci si aiuta, ma se si occulta il nocciolo della questione, che senso ha?
Non sono d'accordo, perché penso che il fattore principale della crisi di giorgio non sia il rimorso del tradimento e la paura che venga scoperto, ma c'è altro. Qualcosa da ricercare dentro, un nodo antico che secerne ansia...

Io invece sono d'accordo sul parlare del percorso terapeutico.
Se si segue una terapia quel che esce dalla terapia deve restare tra il paziente e il terapeuta. Se fossero aspetti di cui si potesse parlar normalmente non si andrebbe in terapia.
Non è neppure detto che nel prosieguo della terapia quello non possa diventare un aspetto secondario o addirittura irrilevante
:up: Sono d'accordo con Brunetta.
Credo che sia importante condividere con tua moglie almeno una parte del percorso che hai intrapreso. Io credo che lei ti starà vicino e ti aiuterà come potrà, anche solo con la sua presenza.
Mio marito, anche se non aveva idea di quello che esattamente mi stava succedendo, non si è mai tirato indietro. Alla fine io sono riuscita a raccontargli tutto, anche del quasi-tradimento... :smile:
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
ciao:)

chiedilo alla psicologa il perchè, non perdere il tuo tempo per cercare di capirla:)

..se una frase ci mette in discussione, significa che da qualche parte è risuonata, qualcosa ha toccato, quindi probabilmente più che cercare di capire i "perchè" di chi l'ha pronunciata (la psicologa), forse dovresti cercare di capire perchè quella frase ti ha turbato tanto:)...in fondo lo psicologo, e la scuola di pensiero a cui è formato, sono strumenti di lavoro per chi va in terapia, non hanno risposte, possono solo "accompagnare" mentre le si cerca..e probabilmente è questo il motivo per cui ti ha detto di sentirti libero di cercare e sperimentare...devi trovare lo strumento migliore per te, che non sei ripetibile e uniformabile ad un metodo:)

detto questo, io il mondo lo vedo in sfumature di grigio.

Ero fra quelli che ti avevano detto di prendere tempo e ricongiungerti con te stesso.

Quando ti ho letto ho pensato che il tradimento in se stesso non ha creato il tuo malessere, ma è stato semmai una delle con-cause che l'ha portato in superficie, neanche l'unica..

Quindi devi valutare tu se parlare o meno con tua moglie della terapia, anche farmacologica.

Potrebbe essere, come temi (o come vuoi?), una via per svuotarti del tradimento, a cui hai dato il ruolo di evento primo e causa di tutto il malessere. (che poi, sei sicuro, o è solo una via per sfuggire da altro?).

Oppure potrebbe essere una via per condividere parti di te DEL PRESENTE, che poco (o nulla) hanno a che vedere col passato, e da quelle parti riprendere un dialogo che senti interrotto(?).

Dipende da cosa vuoi risolvere, il tuo passato o il tuo presente?

Dipende dalle opportunità che ti vuoi dare.
Ordinare un passato, che per quanto ordinato, passato resta.
O vivere il presente, e costruire le condizioni per il futuro.
 

Brunetta

Utente di lunga data
ciao:)

chiedilo alla psicologa il perchè, non perdere il tuo tempo per cercare di capirla:)

..se una frase ci mette in discussione, significa che da qualche parte è risuonata, qualcosa ha toccato, quindi probabilmente più che cercare di capire i "perchè" di chi l'ha pronunciata (la psicologa), forse dovresti cercare di capire perchè quella frase ti ha turbato tanto:)...in fondo lo psicologo, e la scuola di pensiero a cui è formato, sono strumenti di lavoro per chi va in terapia, non hanno risposte, possono solo "accompagnare" mentre le si cerca..e probabilmente è questo il motivo per cui ti ha detto di sentirti libero di cercare e sperimentare...devi trovare lo strumento migliore per te, che non sei ripetibile e uniformabile ad un metodo:)

detto questo, io il mondo lo vedo in sfumature di grigio.

Ero fra quelli che ti avevano detto di prendere tempo e ricongiungerti con te stesso.

Quando ti ho letto ho pensato che il tradimento in se stesso non ha creato il tuo malessere, ma è stato semmai una delle con-cause che l'ha portato in superficie, neanche l'unica..

Quindi devi valutare tu se parlare o meno con tua moglie della terapia, anche farmacologica.

Potrebbe essere, come temi (o come vuoi?), una via per svuotarti del tradimento, a cui hai dato il ruolo di evento primo e causa di tutto il malessere. (che poi, sei sicuro, o è solo una via per sfuggire da altro?).

Oppure potrebbe essere una via per condividere parti di te DEL PRESENTE, che poco (o nulla) hanno a che vedere col passato, e da quelle parti riprendere un dialogo che senti interrotto(?).

Dipende da cosa vuoi risolvere, il tuo passato o il tuo presente?

Dipende dalle opportunità che ti vuoi dare.
Ordinare un passato, che per quanto ordinato, passato resta.
O vivere il presente, e costruire le condizioni per il futuro.
:up:
 

giorgiocan

Utente prolisso
Non sono d'accordo, perché penso che il fattore principale della crisi di giorgio non sia il rimorso del tradimento e la paura che venga scoperto, ma c'è altro. Qualcosa da ricercare dentro, un nodo antico che secerne ansia...
Ormai sono più convinto anch'io che ci sia altro, che il mio senso di colpa (direi quasi più senso di inadeguatezza) costituisca solo una buona percentuale del mio malessere. Certo, la paranoia dell'essere scoperto comunque esiste ancora: non so bene se parlarvene, perchè mi rendo conto che rasenti la paranoia e il delirio persecutorio, quindi magari prima che mi prendiate completamente per pazzo sottoporrò la cosa a uno specialista (che a quel punto si sentirà invece a casa sua).

Trovo azzeccata la tua scelta di parole: "un nodo antico che secerne ansia". Antico o più recente, mi dà esattamente l'idea di un organo estraneo che pompa malessere dritto al cuore, e diffonde attraverso l'organismo l'infezione. Il che probabilmente dà misura di quanto cupamente stia vivendo questo momento...

Comunque la frase della psicologa mi aveva scioccato perchè sul momento mi era sembrata la negazione pura di quel che mi aveva ripetutamente consigliato e ribadito come atteggiamento "d'attesa". Ma come dicevo, sono aperto all'ipotesi di aver interpretato male io per la fretta.
 
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giorgiocan

Utente prolisso
ciao:)
Ero fra quelli che ti avevano detto di prendere tempo e ricongiungerti con te stesso.
Credo che questo bisogno sia diventato ormai urgente. Così non sono pronto a reggere nessuna delle evoluzioni possibili di questa storia, e me ne rendo conto adesso meglio di un mese fa.

Quindi devi valutare tu se parlare o meno con tua moglie della terapia, anche farmacologica.
Potrebbe essere, come temi (o come vuoi?), una via per svuotarti del tradimento, a cui hai dato il ruolo di evento primo e causa di tutto il malessere. (che poi, sei sicuro, o è solo una via per sfuggire da altro?).
Non voglio. Non voglio farle del male più di quanto non abbia già fatto. Sono disposto a tutto, per evitarlo. E intendo proprio tutto.

Sul fuggire, beh, anche se mi sembra una cosa confusa non mi sembra di poterti dare torto a priori. Sicuramente c'è molta insoddisfazione nei miei confronti, quindi paura di accettarmi (o paura di non riuscire più a farlo). Ma so che non posso scappare da me stesso, sto solo cercando la strada.

Oppure potrebbe essere una via per condividere parti di te DEL PRESENTE, che poco (o nulla) hanno a che vedere col passato, e da quelle parti riprendere un dialogo che senti interrotto(?).
Ecco, questo è un nodo fondamentale. Come scrivevo diversi post fa, mi piacerebbe che tutta questa storia ci desse "carburante" per affrontare alcuni nodi mai risolti, che ora non sento come parte di un'emergenza, ma che sicuramente farebbero la differenza nella nostra quotidianità come coppia. Inizialmente, vedevo la confessione anche come una strada (diciamo una discesa con pendenza di 90 gradi) per arrivare a questo, oltre che la mia unica possibilità. Ora sto cominciando a considerare la possibilità di imparare anch'io a vederle, 'ste sfumature di grigio, anche se mi hanno progettato in bianco e nero puri.

Grazie.
 

devastata

Utente di lunga data
Piccolo aggiornamento: sto valutando alcuni specialisti (psichiatri) della mia zona. Credo che questa settimana prenderò un appuntamento. Sarà la terza volta che racconto la mia storia, le prime due (la psicologa e voi) hanno prodotto il medesimo verdetto, ora vediamo se mi viene fornito qualche altro spunto per affrontare la cosa. Oggi sto male.

---

Aggiorno l'aggiornamento (dopo 8 ore circa da quanto sopra): sono frustrato. Ho trovato finora un solo medico nella mia zona con un profilo che mi sembrasse adeguato (psichiatra E psicoterapeuta), ma le sue parcelle non sono per le mie tasche. Ho contattato due persone inutilmente (contrariamente a quanto riportato nelle schede online, non avevano una delle due specializzazioni) e la "mia" psicologa, a cui ho chiesto consiglio, mi ha indirizzato verso il medico di base (di cui per queste cose mi fiderei poco). Mi girano le balle, ho sonno, mal di testa, sono deluso e non voglio abbandonarmi alla depressione. Mi preparo qualcosa di caldo, che è meglio. Vediamo come butta domani.
Non so dove abiti, m ci sono ottimi psichiatri anche attraverso il SSN. Informati. Si paga un solo tiket a inizio anno.
 

Diletta

Utente di lunga data
...molto semplicisticamente

ti chiedo Giorgio: l'idea di una confessione come ti fa sentire?
Proveresti sollievo o non riesci neanche ad immaginare questo evento?
Lo dico perché aprirsi parlandone con la propria compagna/o è molto liberatorio e continuo a dire che è assolutamente meritorio per chi lo fa.
Sempre secondo me, ti fa sentire subito meglio e quando ti guardi allo specchio provi una grande stima.
E' una sorta di riscatto, anche se non l'unica e non la sola.
Ma sono ricascata nell'idealismo puro, perché so che vada valutata con attenzione la realtà del dopo.
 

giorgiocan

Utente prolisso
Oppure è un modo di scaricarsi la coscienza? E dividere il peso del pietrone con la compagna che si trova a dover portare questo fardello che non ha scelto insieme a te?
Non voglio implicare una risposta.. È una domanda..
Il fatto è che ormai credo sia entrambe le cose, e che non ci sia un vero bilanciamento. Come mi ha ripetuto più volte la psicologa, credo ormai anch'io che una verità assoluta non esista. Esiste il modo in cui io mi relaziono alla mia verità, ed è su questo che sto cercando di lavorare, anche se mi rendo conto di essere ancora lontano da una risposta definitiva.

Dopo aver letto i vostri commenti sull'ipotesi di condividere con lei che sto seguendo un percorso di psicoterapia ho ridimensionato l'impellenza di cercare una terapia farmacologia contattando uno specialista (uno psichiatra puro intendo, senza affiancamento psicoterapeutico) di mia iniziativa (ovvero senza l'indicazione di una figura intermedia): credo sia una mia urgenza, ma da solo non riesco a capire se possa essere una soluzione. Ovvero, temo che affrontando la cosa così troverei probabilmente giovamento, ma la soluzione sarebbe solo temporanea.

Feather, le tue indicazioni mi hanno aiutato, hanno fatto scattare qualcosa, anche se è troppo presto per dire quali effetti porterà questa nuova piccola consapevolezza. In ogni caso ti ringrazio.

Il fatto è che ora sono finalmente sicuro che il quadro sia più ampio. L'inadeguatezza che percepisco è legata a una profonda (e con questo intendo dire anche "non visibile in superficie") insoddisfazione di me. Per questo mi sento inadatto a lei, pur essendo assolutamente consapevole di essere un punto di riferimento fondamentale nella sua vita.

Confesserei istantaneamente, se sapessi che questo non la priverà di me come strumento di crescita, oltre che come compagno. Ma questo io non lo posso sapere, e probabilmente nessuno me lo potrà dire.

Leggendo i giornali, lo schifo ed il male della nostra bella società, mi rendo conto che è da quello che voglio prendere le distanze, e per quanto possibile, senza cadere nel romanzesco, proteggere lei. Vorrei offrirle una vita sana, e non ultimo, vorrei vivere una vita sana anch'io. Sono stufo di quel che sono stato in passato, sto cominciando a capire da dove siano nati alcuni aspetti del mio mal di vivere, ma ancor di più sta diventando lampante che non è così che voglio continuare. E chiaramente anche in quest'ottica sento tanto bisogno di sincerità (non è solo l'alleggerimento che cerco, anche di questo ormai sono sicuro), di offrirmi a lei come persona nuova. Ma so che potrebbe non essere la via adatta.

Oggi sono più lucido del solito, ripeto, forse è scattato qualcosa. Sono ancora e più che mai certo che io ho bisogno di aiuto: del suo, di qualcuno del mestiere (che sia uno psicologo o un medico), di qualcuno che riesca a farmi vedere, volendo scegliere una strada, almeno qualche passettino più avanti. Non ho semplicemente paura del buio, ho paura di operare una scelta sbagliata per lei. Io sto cominciando finalmente a maturare la consapevolezza di essere cambiato, o di essere su una buona strada per accettare il cambiamento, finalmente. Ora devo capire come valutare le mie prossime azioni, nella consapevolezza - mi ripeto - che una ricetta pronta, o un metodo rigido non esistono.

Solo di una cosa rimango sicuro: quanto stamane l'ho salutata, prima di andare al lavoro, ho salutato la persona con cui voglio vivere, stare bene, stare male, affrontare la vita, arrivare fino in fondo. Mi aggrappo a lei non come un possesso, non come un destino, ma semplicemente con amore, con l'unico amore sincero che mi sembra di conoscere. Questo è tutto quello che so, oggi. Ed è l'unico bagaglio con cui posso affrontare il viaggio che ho davanti, ovunque porti.
 
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