Eccola lì.
La spiegazione sociologica - psicologica che stavo da tempo cercando, senza trovarla, per spiegare uno dei comportamenti francamente meno comprensibili del genere umano tutto.
Finalmente l'ho imbroccata nel libro - che da una primissima lettura mi aveva, malgrado le reviews entusiastiche su Amazon, lasciato tiepida, - "Emotional Unavailability", di Bryn C. Collins! E questo capitoletto, credetemi, vale l'acquisto del volume!
Finalmente m'ha dato pace di uno degli atteggiamenti umani francamente meno condivisibili e piu' infastidenti del prossimo tuo (al quale mai e poi mai riusciro', con buona pace di Nostro Signore, a porgere l'altra guancia...).
Vi è mai capitato qualche bel tomo di quelli che vi dicono "Ti ho provocato per vedere se finalmente reagivi?" oppure "Ti ho provocato per vedere COME SEI VERAMENTE QUANDO REAGISCI"?!
La cosa che trovo francamente insultante in questo atteggiamento è a) che è manipolatorio b) che mi accusa (ci accusa) di falsità: sottintende che nel nostro agire quotidiano siamo falsi e bugiardi, in quanto nel nostro muoverci quotidiano giornaliero ostentiamo tranquillità e buonismo solo apparenti e voluti, ipocriti, falsi e meschini, laddove sotto invece siamo bestie primitive e assetate di sangue.
Non mi piace per niente questo modo di vedere il genere umano. Non mi piace per niente questo modo di vedere me.
Io non sono così!!!
Io non sono genericamente gentile per buonismo, non lo sono per pelosa ipocrisia. Lo sono per educazione, credo, convinzione, e imprinting, e lo sono perché penso che rispetto profondamente me stessa e ogni altro essere vivente su questo pianeta, animale e non (piante e minerali inclusi).
Non mi va di essere trattata come un topo da laboratorio da Pavlov improvvisati, non mi va di essere testata, non voglio avere campanellini emotivi attaccati alle ginocchia, da far suonare a piacere, le mie emozioni non sono sensori, non seguo pifferai magici, sono libera nell'essere padrona del mio cuore e anche dei suoi sussulti. Non voglio essere manipolata e testata, e penso che l'amore sia ben altro che l'essere testata continuamente sotto condizioni estreme per vedere se fingo o dico il vero.
Se non ti fidi di me allora non mi ami.
Ma allora se non ti fidi di me forse il problema è tuo che non sei in GRADO di amare!
Se devo essere continuamente messa alla prova, se devo continuamente mostrare la mia fiducia senza che tu debba mostrarmi la tua e darmi segni concreti di essa, c'è qualcosa di profondamente sbilanciato nella nostra relazione, che sia amicizia oppure amore!
Il testo poc'anzi citato teorizza che molte persone vivano in una cosiddetta "zona grigia" dove si faccia fatica ad elaborare le emozioni, se non quelle "estreme": sono persone probabilmente abituate fin da piccole a strategie difensive di "coping" con famiglie a vario grado abusive con compartamenti "estremi" (anche solo urla o disinteresse psicologico/materiale per i figli, senza arrivare ad altri tipi di abusi), dove questi comportamenti vengono fraintesi per "amore". Il bambino allora si dice: papà/mamma dice di "amarmi", ma l'amore è questa roba qua, quindi papà mente. Chiunque dica di amarmi mente. Papà dice il vero solo quando mi picchia/abusa/urla dietro. Per far dire il vero a chiunque lo devo far uscire dalla "confort zone" e lo devo far arrabbiare al punto di dire "il vero". Altrimenti c'è il forte rischio che chiunque menta.
Diventate adulte, queste persone non sanno accettare relazioni con persone "sane" che non urlano e non gridano: quindi diventano sospettose. Sono convinte che il partner sano "menta". E allora si convincono che devono "farlo uscire dalla menzogna", e mostrare i suoi "veri colori": cominciano quindi ad attuare comportamenti provocatori che inevitabilmente con il tempo distruggono il tessuto della relazione. Anche perché la persona "sana" non sa piu' cosa pensare: il partner "malato" gli appare incomprensibile, un momento emotivamente piatto (questo tipo di persone non sa gestire le emozioni "di bassa/media intensità": per cui di solito appare spento alla persona sana freddo, calcolatore, disinteressato), il momento dopo furioso, eccessivo nelle sue reazioni, ossessivo, in quanto l'unica dimensione in cui sa esprimersi è quella "estrema"! Il partner sano vive quindi sulle montagne russe, nel tentativo di salvare la relazione arriva per un periodo a "darsi la colpa" di cio' che non funziona nella relazione, fino a quando intuitivamente non capisce che la responsabilità è nell'incapacità dell'altro di gestire il naturale flusso delle emozioni da parte dell'altro partner.
C'è da dire che gli estremi cui il partner "malato" arrivo sono anche in positivo naturalmente, con estremi di passionalità (passionalità, non amore e affetto, beninteso, perché l'amore è cosa ben diversa, psicologicamente, dalla passione).
Che dire.
Forse la "normalità" psicologica non esiste, nessuno di noi è perfettamente sano e funzionante, tutti noi ci portiamo dietro i nostri piccoli traumi, le nostre difese, le nostre chiusure.
Non dobbiamo inoltre dimenticare che le persone che si trovano nella zona grigia non sono "mostri", bensì persone che hanno sofferto e soffrono: spesso anzi è proprio solo il dolore emozionale a scuoterli, a far loro capire la necessità di riappropriarsi di uno spettro emozionale piu' ampio che consenta anche a loro rapporti emotivi piu' arricchenti e soddisfacenti. Anche perché di solito o si scuotono, o si rassegnano alla solitudine emozionale di rapporti stantii. Vi abbraccio!
La spiegazione sociologica - psicologica che stavo da tempo cercando, senza trovarla, per spiegare uno dei comportamenti francamente meno comprensibili del genere umano tutto.
Finalmente l'ho imbroccata nel libro - che da una primissima lettura mi aveva, malgrado le reviews entusiastiche su Amazon, lasciato tiepida, - "Emotional Unavailability", di Bryn C. Collins! E questo capitoletto, credetemi, vale l'acquisto del volume!
Finalmente m'ha dato pace di uno degli atteggiamenti umani francamente meno condivisibili e piu' infastidenti del prossimo tuo (al quale mai e poi mai riusciro', con buona pace di Nostro Signore, a porgere l'altra guancia...).
Vi è mai capitato qualche bel tomo di quelli che vi dicono "Ti ho provocato per vedere se finalmente reagivi?" oppure "Ti ho provocato per vedere COME SEI VERAMENTE QUANDO REAGISCI"?!
La cosa che trovo francamente insultante in questo atteggiamento è a) che è manipolatorio b) che mi accusa (ci accusa) di falsità: sottintende che nel nostro agire quotidiano siamo falsi e bugiardi, in quanto nel nostro muoverci quotidiano giornaliero ostentiamo tranquillità e buonismo solo apparenti e voluti, ipocriti, falsi e meschini, laddove sotto invece siamo bestie primitive e assetate di sangue.
Non mi piace per niente questo modo di vedere il genere umano. Non mi piace per niente questo modo di vedere me.
Io non sono così!!!
Io non sono genericamente gentile per buonismo, non lo sono per pelosa ipocrisia. Lo sono per educazione, credo, convinzione, e imprinting, e lo sono perché penso che rispetto profondamente me stessa e ogni altro essere vivente su questo pianeta, animale e non (piante e minerali inclusi).
Non mi va di essere trattata come un topo da laboratorio da Pavlov improvvisati, non mi va di essere testata, non voglio avere campanellini emotivi attaccati alle ginocchia, da far suonare a piacere, le mie emozioni non sono sensori, non seguo pifferai magici, sono libera nell'essere padrona del mio cuore e anche dei suoi sussulti. Non voglio essere manipolata e testata, e penso che l'amore sia ben altro che l'essere testata continuamente sotto condizioni estreme per vedere se fingo o dico il vero.
Se non ti fidi di me allora non mi ami.
Ma allora se non ti fidi di me forse il problema è tuo che non sei in GRADO di amare!
Se devo essere continuamente messa alla prova, se devo continuamente mostrare la mia fiducia senza che tu debba mostrarmi la tua e darmi segni concreti di essa, c'è qualcosa di profondamente sbilanciato nella nostra relazione, che sia amicizia oppure amore!
Il testo poc'anzi citato teorizza che molte persone vivano in una cosiddetta "zona grigia" dove si faccia fatica ad elaborare le emozioni, se non quelle "estreme": sono persone probabilmente abituate fin da piccole a strategie difensive di "coping" con famiglie a vario grado abusive con compartamenti "estremi" (anche solo urla o disinteresse psicologico/materiale per i figli, senza arrivare ad altri tipi di abusi), dove questi comportamenti vengono fraintesi per "amore". Il bambino allora si dice: papà/mamma dice di "amarmi", ma l'amore è questa roba qua, quindi papà mente. Chiunque dica di amarmi mente. Papà dice il vero solo quando mi picchia/abusa/urla dietro. Per far dire il vero a chiunque lo devo far uscire dalla "confort zone" e lo devo far arrabbiare al punto di dire "il vero". Altrimenti c'è il forte rischio che chiunque menta.
Diventate adulte, queste persone non sanno accettare relazioni con persone "sane" che non urlano e non gridano: quindi diventano sospettose. Sono convinte che il partner sano "menta". E allora si convincono che devono "farlo uscire dalla menzogna", e mostrare i suoi "veri colori": cominciano quindi ad attuare comportamenti provocatori che inevitabilmente con il tempo distruggono il tessuto della relazione. Anche perché la persona "sana" non sa piu' cosa pensare: il partner "malato" gli appare incomprensibile, un momento emotivamente piatto (questo tipo di persone non sa gestire le emozioni "di bassa/media intensità": per cui di solito appare spento alla persona sana freddo, calcolatore, disinteressato), il momento dopo furioso, eccessivo nelle sue reazioni, ossessivo, in quanto l'unica dimensione in cui sa esprimersi è quella "estrema"! Il partner sano vive quindi sulle montagne russe, nel tentativo di salvare la relazione arriva per un periodo a "darsi la colpa" di cio' che non funziona nella relazione, fino a quando intuitivamente non capisce che la responsabilità è nell'incapacità dell'altro di gestire il naturale flusso delle emozioni da parte dell'altro partner.
C'è da dire che gli estremi cui il partner "malato" arrivo sono anche in positivo naturalmente, con estremi di passionalità (passionalità, non amore e affetto, beninteso, perché l'amore è cosa ben diversa, psicologicamente, dalla passione).
Che dire.
Forse la "normalità" psicologica non esiste, nessuno di noi è perfettamente sano e funzionante, tutti noi ci portiamo dietro i nostri piccoli traumi, le nostre difese, le nostre chiusure.
Non dobbiamo inoltre dimenticare che le persone che si trovano nella zona grigia non sono "mostri", bensì persone che hanno sofferto e soffrono: spesso anzi è proprio solo il dolore emozionale a scuoterli, a far loro capire la necessità di riappropriarsi di uno spettro emozionale piu' ampio che consenta anche a loro rapporti emotivi piu' arricchenti e soddisfacenti. Anche perché di solito o si scuotono, o si rassegnano alla solitudine emozionale di rapporti stantii. Vi abbraccio!