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Il testo poc'anzi citato teorizza che molte persone vivano in una cosiddetta "zona grigia" dove si faccia fatica ad elaborare le emozioni, se non quelle "estreme": sono persone probabilmente abituate fin da piccole a strategie difensive di "coping" con famiglie a vario grado abusive con compartamenti "estremi" (anche solo urla o disinteresse psicologico/materiale per i figli, senza arrivare ad altri tipi di abusi), dove questi comportamenti vengono fraintesi per "amore". Il bambino allora si dice: papà/mamma dice di "amarmi", ma l'amore è questa roba qua, quindi papà mente. Chiunque dica di amarmi mente. Papà dice il vero solo quando mi picchia/abusa/urla dietro. Per far dire il vero a chiunque lo devo far uscire dalla "confort zone" e lo devo far arrabbiare al punto di dire "il vero". Altrimenti c'è il forte rischio che chiunque menta.
Diventate adulte, queste persone non sanno accettare relazioni con persone "sane" che non urlano e non gridano: quindi diventano sospettose. Sono convinte che il partner sano "menta". E allora si convincono che devono "farlo uscire dalla menzogna", e mostrare i suoi "veri colori": cominciano quindi ad attuare comportamenti provocatori che inevitabilmente con il tempo distruggono il tessuto della relazione.
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Forse la "normalità" psicologica non esiste, nessuno di noi è perfettamente sano e funzionante, tutti noi ci portiamo dietro i nostri piccoli traumi, le nostre difese, le nostre chiusure.
Non dobbiamo inoltre dimenticare che le persone che si trovano nella zona grigia non sono "mostri", bensì persone che hanno sofferto e soffrono: spesso anzi è proprio solo il dolore emozionale a scuoterli, a far loro capire la necessità di riappropriarsi di uno spettro emozionale piu' ampio che consenta anche a loro rapporti emotivi piu' arricchenti e soddisfacenti. Anche perché di solito o si scuotono, o si rassegnano alla solitudine emozionale di rapporti stantii. Vi abbraccio!