L'uomo è un animale che, quale strumento adattativo, ha scelto la cultura. Questo significa che non ci sono istinti, non ci sono tendenze naturali, non c'è nessuna base biologica che condizioni il comportamento. Tutti i bisogni, e tutte le necessità "naturali" sono riplasmate culturalmente (le virgolettehanno proprio il senso di dire che dopo la riplasmazione non c'è nulla di autenticametne naturale: persino la fame e la sete sono mediate culturalmente). Reciprocamente, tutto è condizionato dalla cultura: che si manifesta sempre al plurale nei vari gruppi. Dovremmo dunque dire: le culture.
Ora, in tutte le culture conosciute "girano" le donne: sono i maschi che, per definire la loro identità, si scambiano le donne. Dal punto di vista logico non c'è nessuna necessità che sia accaduto questo, potendosi liberamente pensare con coerenza che a "girare" possano essere gli uomini. Nei fatti però le cose sono andate così e in pratica, semplificando un po', questo significa che in tutte le culture il "potere" è maschile. Non necessariamente questo significa però che le donne siano ovunque "res sui", dell'uomo. In una minoranza consistente di culture, soprattutto quelle nelle quali la discendenza si calcola prevalentemente in linea femminile, sono i maschi-mariti a esser considerati "res sua" delle mogli, tanto che, in qualche caso (notissimo quello Hopi), il divorzio è sancito dalla moglie semplicemente facendo trovare al marito le scarpe davanti la porta di casa. In sostanza la tolleranza alle violazioni matrimoniali sono assai varia e non ha nulla a che vedere con la "sicurezza" della discendenza. Insomma senza un'analisi approfondita non direi che universalmente, e nemmeno nella maggioranza dei casi, il tradimento maschile è più tollerato/accettato.
Il proiettare aspetti nostri in altre culture e altri popoli, per trasformare le nostre, nostre di noi occidentali, in prospettive universali ha una funzione forse consolatoria ma rischia di farci perdere di vista la realtà e chiuderci in una gabbia consolatoria.
E qui hai ragione. La struttura famigliare sta cambiando. Per la parità, certo, ma anche perché la tendenza del capitalismo a sfruttare consumatori sempre più deboli privilegia, chiaramente, consumatori singoli rispetto a consumatori con un forte legame sociale. Aggiungerei che la necessità di rimandare il matrimonio al momento di una raggiunta sicurezza economica di fatto equivale a legittimare i rapporti prematrimoniali e che la pillola e gli altri strumenti di prevenzione, avendo separato la riproduzione dal sesso, limitano fortemente la necessità del ricorso a matrimoni riparatori. Tutto questo (occorrerebbe anche parlare delle trasformazioni nei regimi di proprietà) mina la struttura famigliare tradizionale occidentale (la famiglia nucleare).
Chi è appassionato di fantascienza può trovare numerose proposte/alternative di famiglia disegnate o immaginate soprattutto da autrici femministe americane. IL che, come minimo, dimostra che la dissoluzione della famiglia tradizionale è diventata ormai un elemento di consapevolezza diffuso.