Tradisce e non vuole essere lasciata: Ménage a trois ai limiti dell'umano!

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Eratò

Utente di lunga data
Ti sfugge una cosa, Irre.
Mica tutti sono sportivi come te.
C'è gente che arriva qui con le budella in mano dopo aver visto tutto quello che aveva costruito andare in polvere, dopo aver scoperto che la persona che aveva a fianco da vent'anni non era la persona che credeva che fosse,
dopo aver scoperto... credimi, le peggio cose.
Quindi: se una di queste persone dice troia, porco, puttaniere o zoccola non mi fa impressione: da qualche parte quando avviene un'esplosione, qualcosina salta per aria.
E io non sono affatto una cha va a fare censura sulle parole, infatti e se capitano a me certi appellativi scrollo le spalle.
Anzi, per un fattore caratteriale mio certe cose le ritengo persino comiche.
Ma quello che non si può far passare è il disfattismo generalizzato.
Qui, quello che non si può far passare è il degradare di un particolare nell'anonimato del generale.
Qua la gente viene a raccontare la sua storia perchè in quel momento ha l'urgenza di capire che cacchio gli è successo, oppure perchè ha paura di averlo capito.
A volte la gente viene qui perchè non ha avuto il coraggio di raccontare altrove un'esperienza che non sa se e come possa essere compresa anche da altri.
Nessuno viene qui per essere catalogato con caratteristiche più o meno fantasiose per poter avere una sigla da scriversi sulla schiena.
Perchè in certi momenti la banalizzazione è la peggior violenza che si possa fare ad una persona.
Detto questo: io Adinur l'ho percepito in assoluta malafede neanche tanto per i contenuti, quanto per i modi.
L'esagerazione, l'insistenza nel ripetere sempre le stese stro.. ehm, a riproporre sempre quelle sigle e quegli slogan(non concetti, slogan) non mi sono sembrati la dimostrazione di una volontà di confronto, ma di disturbo.
E di gente che viene qua solo per rompere le balle, credimi, ce n'è.
La gente, come dice un amico mio, sono strani.
Quoto tutto
 

Joey Blow

Escluso
Rispondo un po' a tutti.
Certo è normale chiudere un occhio di fronte alle scempiaggini degli amici. Ma credo sia un'abitudine insana anche nella vita reale. Perché è da questo atteggiamento che nasce la tolleranza per svariate brutture del vivere in società. E' lì la radice della cultura che porta a ritenere comprensibile e giustificabile lo stupro.
Gli uomini hanno su questo una percezione forse più precisa delle donne. Se in un gruppo di amici, Tizio fa una battuta sessista, che umilia la donna, Caio pensa "guarda sto cavernicolo", ma non dice nulla, magari anzi fa un sorriso complice, anche se non condivide la battuta, perché è così che funziona nel gruppo. Tizio è un buzzurro e ci è simpatico così. Ma questo circolo di battute, sorrisetti, complicità più o meno sentite, crea l'humus perché poi se un giorno Sempronio viene scaricato da un troia e c'ha voglia di scopare, vede una zoccola in minigonna e pensa "guarda sta baldracca come si è vestita per farsi guardare il culo, ha proprio ragione Tizio, sono tutte puttane e vogliono solo essere scopate, ora me la scopo perché anche se fa finta di opporre resistenza in realtà gode come una maiala".

Sì, lo riconosco, non è giusto rivolgersi a un "voi" generico. Non voglio giustificarmi, ma non è mancanza per mancanza di rispetto o di considerazione; per i nuovi iscritti non è semplice ricordare chi ha detto cosa. In ogni caso, vi porgo le mie scuse ;)

Ipazia, ma io la penso proprio come te, sottoscrivo ogni cosa che hai detto. Il problema però è che la violenza di parole come troia e succhiacazzi non è tanto manifesta. Tra uomini, come dico qui sopra, è un linguaggio assolutamente normale e neutro. E forse sì, sta più a noi uomini incazzarci per questo linguaggio. Per una donna prendere con leggerezza certe accuse può essere anche emancipatorio. Ma noi uomini sappiamo bene quanta violenza, frustrazione e volontà di dominio c'è dietro. La disntizione tra troie e sante è stato uno strumento potentissimo di sottomissione. Anzi, LO strumento di sottomissione. E non perché sia violenza manifesta, ma al contrario perché fa parte della normalità. Se dai della troia a una che si eccita a farsi guardare dal marito mentre succhia due cazzi contemporanemante e altri due uonini sono impegnati a riempirle in buchi rimanenti, chi penserebbe che sei violento? E' una troia, è ovvio, non c'è violenza manifesta, è strisciante. TH e HG forse sono più subdoli...ma non vedo differenza sostanziale. Appunto, perché "non ci sono poteri buoni"...
Ma non capisci proprio un cazzo di niente.
 

Irrisoluto

Utente di lunga data
È spesso in questo contesto di "gruppo",in cui nessuno parla e si oppone a certe affermazioni considerate "scherzose" e banali in cui nascono gli stupri di gruppo però eh?
sì, ma non necessariamente gli stupri di gruppo: in contesti apparentemente banali si producono le condizioni perché un uomo possa sentirsi giustificato a "forzare" la mano (non solo a violentare, ma anche solo a sentirsi in diritto di insistere), tanto da solo quanto accompagnato
Ti sfugge una cosa, Irre.
Mica tutti sono sportivi come te.
C'è gente che arriva qui con le budella in mano dopo aver visto tutto quello che aveva costruito andare in polvere, dopo aver scoperto che la persona che aveva a fianco da vent'anni non era la persona che credeva che fosse,
dopo aver scoperto... credimi, le peggio cose.
Quindi: se una di queste persone dice troia, porco, puttaniere o zoccola non mi fa impressione: da qualche parte quando avviene un'esplosione, qualcosina salta per aria.
E io non sono affatto una cha va a fare censura sulle parole, infatti e se capitano a me certi appellativi scrollo le spalle.
Anzi, per un fattore caratteriale mio certe cose le ritengo persino comiche.
Ma quello che non si può far passare è il disfattismo generalizzato.
Qui, quello che non si può far passare è il degradare di un particolare nell'anonimato del generale.
Qua la gente viene a raccontare la sua storia perchè in quel momento ha l'urgenza di capire che cacchio gli è successo, oppure perchè ha paura di averlo capito.
A volte la gente viene qui perchè non ha avuto il coraggio di raccontare altrove un'esperienza che non sa se e come possa essere compresa anche da altri.
Nessuno viene qui per essere catalogato con caratteristiche più o meno fantasiose per poter avere una sigla da scriversi sulla schiena.
Perchè in certi momenti la banalizzazione è la peggior violenza che si possa fare ad una persona.
Detto questo: io Adinur l'ho percepito in assoluta malafede neanche tanto per i contenuti, quanto per i modi.
L'esagerazione, l'insistenza nel ripetere sempre le stese stro.. ehm, a riproporre sempre quelle sigle e quegli slogan(non concetti, slogan) non mi sono sembrati la dimostrazione di una volontà di confronto, ma di disturbo.
E di gente che viene qua solo per rompere le balle, credimi, ce n'è.
La gente, come dice un amico mio, sono strani.
Capisco e in parte condivido. Io non volevo tanto difendere Adinur, quanto attirare l'attenzione sul fatto che anche una certa terminologia - troia porca frocio cornuto - ritenuta normale, per quanto possa derivare da uno stato particolare o voglia avere effetti comici, sia comunque sempre pericolosa...e secondo me in questo forum potrebbe essere sottoposta un po' di più al vaglio delle intelligenze, che di certo non mancano...

Ma non capisci proprio un cazzo di niente.
...con la sola eccezione forse di JB.
Caro JB, qui ti conoscono e ti stimano e forse è grazie all'innegabile potere seduttivo dei tuoi modi rudi che ti sei guadagnato un certo rispetto.
Io però non sono particolarmente attratto dal modello che rappresenti, al di là delle mie inclinazioni sessuali ritengo il maschio alpha un po' vomitevole. Il tutto è aggravato dal tuo uso costante e direi ossessivo del cazzo. Cazzi ovunque, come non ci fosse un domani ma anche come se non ci fossero altri termini, figure, metafore, sineddochi o vattelappesca. Bah. Sei straniero? A naso direi che dietro la tua mascolinità fatta di cazzi potrebbe celarsi una omossessualità che tu, vittima di retaggi culturali oggi inammissibili, non riesci tuttavia ad ammettere.
Ma queste sono illazioni, buttate lì per il gusto di farlo.
Quello che mi interessa, e un po' mi incuriosisce, è che tu possa credere davvero che una frase del genere possa avere un senso. O forse sono io che non lo vedo. Anche solo per offendere c'è bisogno di articolare qualche parola che non indichi solo il povero membro riproduttivo maschile.
Insomma: potresti argomentare un minimo? Bastano anche due righe, a volte, ma che vadano al di là del cazzo.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Ipazia, ma io la penso proprio come te, sottoscrivo ogni cosa che hai detto. Il problema però è che la violenza di parole come troia e succhiacazzi non è tanto manifesta. Tra uomini, come dico qui sopra, è un linguaggio assolutamente normale e neutro. E forse sì, sta più a noi uomini incazzarci per questo linguaggio. Per una donna prendere con leggerezza certe accuse può essere anche emancipatorio. Ma noi uomini sappiamo bene quanta violenza, frustrazione e volontà di dominio c'è dietro. La disntizione tra troie e sante è stato uno strumento potentissimo di sottomissione. Anzi, LO strumento di sottomissione. E non perché sia violenza manifesta, ma al contrario perché fa parte della normalità. Se dai della troia a una che si eccita a farsi guardare dal marito mentre succhia due cazzi contemporanemante e altri due uonini sono impegnati a riempirle in buchi rimanenti, chi penserebbe che sei violento? E' una troia, è ovvio, non c'è violenza manifesta, è strisciante. TH e HG forse sono più subdoli...ma non vedo differenza sostanziale. Appunto, perché "non ci sono poteri buoni"...
Ciao:)

da me c'è un detto. In italiano suona come "c'è tanto dal ponte all'acqua come dall'acqua al ponte". Una vecchia amica mi aveva aggiunto "e quello che sta in mezzo è energia."

In quelle parole è evidente tutto il retaggio. Degli uomini e anche delle donne.
E credo che non ci sia molta differenza fra uomini e donne nella percezione di quelle parole.

E per entrambi è una forma di violenza, ma è manifesta. E' lì. Non è nascosta. Non striscia.
Personalmente non vedo mai la neutralità nel loro uso. Sia fra gli uomini che fra le donne.
E' evidente, a me almeno, la posizione di chi pronuncia.
Ed è una posizione scoperta. Evidente.

Che dice di chi dice.

E in questi termini appartiene al conoscere.

Mi infastidiscono relativamente. E non perchè io sia emancipata, non credo di esserlo a dire il vero.
Ma perchè posso vedere. Non c'è nulla di nascosto.
E fra l'altro mi danno dei permessi di indelicatezza comunicativa. Che gradisco.

E' il non detto nel detto mi spaventa. E mi fa reagire. Anche duramente.
Nel non detto c'è il nascondersi dietro le parole. C'è uno spazio di ambiguità che mi fa scattare immediatamente.
Io quello spazio di ambiguità lo sento minaccioso.

Affrontare quelle parole, nei loro significati, innanzitutto in quelli noi dentro di noi, è utile. Perchè potrebbe permettere di sdoganarsi da condizionamenti profondi che impediscono a volte di dirsi la verità su stessi e sul proprio desiderare.

Affrontare quelle parole, che al di là dell'emancipazione arrivano comunque come uno schiaffo, è la possibilità di schiarirsi lo sguardo e ridefinirsi. E definire l'altro. Se lo si vuole fare.

La questione della violenza, io credo la principale, è che è negata. Ignorata. Nascosta.
Ogni volta che io la vedo apparire chiaramente, a dirla tutta, tiro un sospiro di sollievo.

Esporla è nominarla. E nominarla la rende evidente.
E allora posso averci a che fare.
Posso discuterla. O reagire. Altrettanto violentemente, o di più, se serve.

Quella divisione in madonne e puttane...vabbè, condiziona entrambi i generi secondo me.

Che se è stato strumento di sottomissione da parte degli uomini, è stato vero anche il contrario.
E cioè che lo stesso strumento che gli uomini usavano per sottomettere le donne, sottometteva loro stessi a se stessi, perchè li metteva in condizione di porsi di fronte alle donne con tutti i limiti che tale distinzione mette.

Non credo sia stato casuale il fatto che la liberazione delle donne di se stesse sia partita proprio dallo spazio intermedio che esiste fra quei due termini assoluti.

(uso il passato. Ma non credo che questa distinzione appartenga al passato. Men che meno remoto).

Considerare le donne in questi termini, lega un uomo.
Nella sua possibilità di esplorare se stesso in relazione innanzitutto a se stesso e poi in relazione ad una donna.
E lega le donne, nello stesso modo.

E li lega perchè non permette di confrontarsi reciprocamente prima di tutto come individui, maschio e uomo, con un altro individuo, femmina e donna.
E da qui in tutti i piani discendenti da questa limitazione.

Quelle definizioni ingabbiano in modi diversi, sia gli uomini sia le donne.
E trovo sia un peccato.
Che uomini e donne, all'interno di una comunicazione chiara e trasparente, io credo possano imparare veramente tanto, sia ognuno su se stesso attraverso l'altro sia vicendevolmente l'uno sull'altro.

Non capisco perchè gli uomini stuprino e violentino.
Ragionavo col mio psyco su due parole.
Potenza e violenza.
E di come siano legate e intrecciate. Archetipicamente parlando. E in tutti i piani che ne conseguono.

Che stuprare e violentare io credo sia una forma di affermazione di sè.
Della propria potenza. Del proprio esistere attraverso l'annullamento della volontà dell'altro.

In parole come troia, succhiacazzi etc. io talvolta leggo disprezzo (e non per la donna in sè, quanto per la relazione con la donna a dirla tutta). E non è nel disprezzo che trovo violenza. Per quanto il disprezzo possa essere violento.

Credo invece che il disprezzo sia conseguenza del percepirsi poco potenti, e la violenza diventi agito aggressivo attraverso cui si tenta di rimettere in equilibrio il sistema.
Che paradossalmente anche violenza è una forma del comunicare.

Ma sono riflessioni un po' così a dire il vero...

La cosa su cui sto più riflettendo è perchè sia così necessario trovare tutti i modi possibili per non esprimere violenza.
Quando è evidente, a me almeno, che più la si reprime più fa danni. Dentro e fuori le persone.

Ed è questo il motivo per cui credo sia importante trovare vie per farla emergere. Per poterla guardare. Per non respirarla senza sapere che la si sta respirando.
 

Irrisoluto

Utente di lunga data
Ciao:)

da me c'è un detto. In italiano suona come "c'è tanto dal ponte all'acqua come dall'acqua al ponte". Una vecchia amica mi aveva aggiunto "e quello che sta in mezzo è energia."

In quelle parole è evidente tutto il retaggio. Degli uomini e anche delle donne.
E credo che non ci sia molta differenza fra uomini e donne nella percezione di quelle parole.

E per entrambi è una forma di violenza, ma è manifesta. E' lì. Non è nascosta. Non striscia.
Personalmente non vedo mai la neutralità nel loro uso. Sia fra gli uomini che fra le donne.
E' evidente, a me almeno, la posizione di chi pronuncia.
Ed è una posizione scoperta. Evidente.

Che dice di chi dice.

E in questi termini appartiene al conoscere.

Mi infastidiscono relativamente. E non perchè io sia emancipata, non credo di esserlo a dire il vero.
Ma perchè posso vedere. Non c'è nulla di nascosto.
E fra l'altro mi danno dei permessi di indelicatezza comunicativa. Che gradisco.

E' il non detto nel detto mi spaventa. E mi fa reagire. Anche duramente.
Nel non detto c'è il nascondersi dietro le parole. C'è uno spazio di ambiguità che mi fa scattare immediatamente.
Io quello spazio di ambiguità lo sento minaccioso.

Affrontare quelle parole, nei loro significati, innanzitutto in quelli noi dentro di noi, è utile. Perchè potrebbe permettere di sdoganarsi da condizionamenti profondi che impediscono a volte di dirsi la verità su stessi e sul proprio desiderare.

Affrontare quelle parole, che al di là dell'emancipazione arrivano comunque come uno schiaffo, è la possibilità di schiarirsi lo sguardo e ridefinirsi. E definire l'altro. Se lo si vuole fare.

La questione della violenza, io credo la principale, è che è negata. Ignorata. Nascosta.
Ogni volta che io la vedo apparire chiaramente, a dirla tutta, tiro un sospiro di sollievo.

Esporla è nominarla. E nominarla la rende evidente.
E allora posso averci a che fare.
Posso discuterla. O reagire. Altrettanto violentemente, o di più, se serve.

Quella divisione in madonne e puttane...vabbè, condiziona entrambi i generi secondo me.

Che se è stato strumento di sottomissione da parte degli uomini, è stato vero anche il contrario.
E cioè che lo stesso strumento che gli uomini usavano per sottomettere le donne, sottometteva loro stessi a se stessi, perchè li metteva in condizione di porsi di fronte alle donne con tutti i limiti che tale distinzione mette.

Non credo sia stato casuale il fatto che la liberazione delle donne di se stesse sia partita proprio dallo spazio intermedio che esiste fra quei due termini assoluti.

(uso il passato. Ma non credo che questa distinzione appartenga al passato. Men che meno remoto).

Considerare le donne in questi termini, lega un uomo.
Nella sua possibilità di esplorare se stesso in relazione innanzitutto a se stesso e poi in relazione ad una donna.
E lega le donne, nello stesso modo.

E li lega perchè non permette di confrontarsi reciprocamente prima di tutto come individui, maschio e uomo, con un altro individuo, femmina e donna.
E da qui in tutti i piani discendenti da questa limitazione.

Quelle definizioni ingabbiano in modi diversi, sia gli uomini sia le donne.
E trovo sia un peccato.
Che uomini e donne, all'interno di una comunicazione chiara e trasparente, io credo possano imparare veramente tanto, sia ognuno su se stesso attraverso l'altro sia vicendevolmente l'uno sull'altro.

Non capisco perchè gli uomini stuprino e violentino.
Ragionavo col mio psyco su due parole.
Potenza e violenza.
E di come siano legate e intrecciate. Archetipicamente parlando. E in tutti i piani che ne conseguono.

Che stuprare e violentare io credo sia una forma di affermazione di sè.
Della propria potenza. Del proprio esistere attraverso l'annullamento della volontà dell'altro.

In parole come troia, succhiacazzi etc. io talvolta leggo disprezzo (e non per la donna in sè, quanto per la relazione con la donna a dirla tutta). E non è nel disprezzo che trovo violenza. Per quanto il disprezzo possa essere violento.

Credo invece che il disprezzo sia conseguenza del percepirsi poco potenti, e la violenza diventi agito aggressivo attraverso cui si tenta di rimettere in equilibrio il sistema.
Che paradossalmente anche violenza è una forma del comunicare.

Ma sono riflessioni un po' così a dire il vero...

La cosa su cui sto più riflettendo è perchè sia così necessario trovare tutti i modi possibili per non esprimere violenza.
Quando è evidente, a me almeno, che più la si reprime più fa danni. Dentro e fuori le persone.

Ed è questo il motivo per cui credo sia importante trovare vie per farla emergere. Per poterla guardare. Per non respirarla senza sapere che la si sta respirando.
Sono d'accordo con te sulla contiguità semantica tra violenza e potenza - in tedesco c'è addirittura una coincidenza lessicale, poiché un solo termine (Gewalt) esprime i due concetti. Infatti, non ho nulla contro la violenza e la sua espressione, persino quando si tratta di volontà di dominio per mezzo della forza. Ma solo per una ragione: perché quando diventa manifesta le si può opporre resistenza. E per questo quando è strisciante, è ancora più necessario portarla a galla.
Insisto però su un punto:
un conto è dire a una donna "sei una zoccola" - è successo anche a me, e lì c'è violenza manifesta alla quale lei può opporsi ad armi pari (e neanche è sempre vero, perché quello schema troia/santa funziona nella donna stessa, che spesso non riesce ad opporre proprio nulla alle ingiurie perché lei stessa si sente una troia).
Altro è quel sostrato culturale che ti porta a catalogare le donne in base all'uso che fanno del loro corpo. Che ti porta a pensare che una donna che ha goduto con tanti debba godere anche di te - come se esistessero donne per natura propense al godimento per oggetti indifferenziati. Oppure che se una donna si veste in abiti succinti è perché vuole attirare qualunque uomo le si proponga. E che comunque anche se non volesse se la merita l'umiliazione di essere violentata.
Solo disprezzo? A livello indiviudale sì, può darsi. Ma a livello sociale diventa violenza organizzata sotto forma di legge naturale. Un esempio per tutti: che una donna sia naturalmente destinata ad essere madre, e soprattutto ad esserlo in un certo modo - diversamente cioè da come gli uomini sono padri -, è ancora oggi la legge culturale dominante. Almeno mi pare, poi magari non sono abbastanza aggiornato.

Anche gli uomini sono vittime di questi schemi, sono d'accordo anche su questo. Anzi, credo che bisognerebbe fare uno sforzo per dirigere la riflessione sulle problematiche di genere nel senso di una liberazione congiunta di uomini, donne e tutte le nuove soggettività sessuali.

Tutto questo per dire: la violenza va portata a galla quand'è nascosta; e quando è manifesta va affrontata e non repressa. Ma affrontarla significa anche superare le condizioni che hanno portato ad esercitarla: la volontà di dominio o di rivalsa da parte degli uomini, da un lato, la degradazione del corpo delle donne a macchina riproduttiva, dall'altro. L'origine di queste due condizioni complementari è chiaramente la riduzione della sessualità a strumento di controllo e di dominio. Per riappropriarsi della sessualità come terreno di godimento e realizzazione, può essere utile stanare la violenza nascosta, ma anche combattere gli schemi manifesti...Nel mio piccolo cerco - peraltro senza riuscirci - di combattere certe dicotomie. Forse la mia storia testimonia anche un po' questo...allo stesso tempo un tentativo giusto e un misero fallimento. Ognuno fa quel che può. Io scelgo di darmi un metaforico calcio nei coglioni ogni volta che mi sorprendo a pensare "ma tu guarda che zoccola".
 

ziosapo

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Chiange e Fotte...

Questa tipa “chiagne e fotte” nel vero senso della parola. Passami la battuta…
La tua storia mi ha colpito particolarmente, da brividi. Non tanto per il tradimento, figuriamoci, tanto per la pretesa della tua ragazza: mi tradisci, ti sgamo e tu neghi, ti metto alle strette e confessi , ma non vuoi rinunciare al tuo amante. Ovviamente voglio lasciarti, ma tu piangi e “minacci” il suicidio.

Vorrei sapere, cosa deve fare in più per farsi odiare da te, ammazzare un tuo parente?

Amico mio, fuggi via prima possibile. E' evidente che per "la tua ragazza", la vita degli altri non conta niente, esiste solo lei. Una che ragiona in questo modo è capace di tutto. Fintanto che si tratta di corna, si può soffrire, ma il danno è limitato, ma questa è capace di metterti veramente nei casini.

Fuggi, scappa senza lasciare traccia.
 
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