Il mondo può cambiare in un mese

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spleen

utente ?
Lettera per lettera...con inchino!! :)

Neanche io.
Ma anche perchè puntare su un altro, mi sembra più un puntare su ciò che vedo nel momento in cui vedo, quindi un qualcosa di necessariamente parziale, e fissarlo nel futuro. Quasi un fermare uno scorrere naturale.

Quindi mi chiedo su chi o cosa starei puntando. In caso lo facessi.

E quanta verità ci metterei in quel puntare. E quanto sguardo di me perderei.

Boh...è una prospettiva che faccio fatica a penetrare.

Il mio ex dice che aveva puntato tutto su di me. Io credo neanche sappia chi sono davvero. Lui aveva puntato sull'esistenza rassicurante di una relazione. In cui c'ero anche io. Ma non so quanto fosse fondamentale, la mia presenza precisa. Proprio io intendo.

Io in quanto io, secondo me, gli stavo anche sulle palle!!:D
:D
 

spleen

utente ?
Io invece non capisco bene la domanda :D
Pensi che l'immagine che il tuo ex si era fatto di te fosse qualcosa di estraneo?
A meno che lui non tendesse ad idealizzarti pesantemente, o a meno che tu non gli abbia celato aspetti fondamentali della tua personalità quell'immagine sei tu, un po' rielaborata, ma sempre tu.


E che fai, investi a posteriori?
No, non si può. :rolleyes:
La mia considerazione non era di non puntare niente su un rapporto, ma nemmeno caricarlo di aspettative, eccessive perchè come ha detto Ipazia si finisce per uscire dalla realtà e vederre l'altro con i nostri occhi carichi di suggestione, non la persona che veramente abbiamo accanto, con i -suoi- di desideri.
A me è successo in una fase iniziale di un rapporto giovanile, la disillusione e le conclusioni che ho tratto mi hanno segnato il resto della vita affettiva. E non esagero.


Poi sono stato anche fortunato. Di un "culo" che ancora non mi capacito. :D Finora.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Io invece non capisco bene la domanda :D
Pensi che l'immagine che il tuo ex si era fatto di te fosse qualcosa di estraneo?
A meno che lui non tendesse ad idealizzarti pesantemente, o a meno che tu non gli abbia celato aspetti fondamentali della tua personalità quell'immagine sei tu, un po' rielaborata, ma sempre tu.
Non è questione di idealizzare. O di celare.

E' proprio questione che non si è immutabili. E lui aveva puntato su quella me che aveva conosciuto dieci anni fa.
E sulla relazione. Fra me e lui.

In questi dieci anni io sono lentamente trasformata a me stessa.
Lui no.

Lui è rimasto fermo a quello che era allora. Alla ricerca di sicurezza.
Alla relazione. A quello che secondo lui si doveva fare ed essere.

In questi termini io credo lui si sia trovato davanti una sconosciuta.
Non si è accorto e probabilmente io non l'ho tenuto ben aggiornato. Probabilmente entrambe. Di quelle micro-trasformazioni quotidiane. Che non mi hanno portata lontana da me e neanche da quella che ero. Anzi. Ma il fatto che lui fosse rimasto uguale a se stesso e io no, ci ha reso sconosciuti.

E il fatto che lui sovrapponesse quella me di dieci e rotti anni fa, gli impedisce tutt'ora di vedermi. Come gliel'ha impedito anche quando provavo a raccontargli di me.

Lui mi interpretava sempre alla luce di quella che aveva incontrato. Non di quella che ero ogni momento. Ovvio non potesse vedermi. Sentirmi. E neanche ascoltarmi. Non sapeva più chi fossi. E anche provare a spiegarglielo. Per lui erano solo sintomi di momentanea follia :D

Dell'ultimo periodo io ricordo una sensazione di incomunicabilità orribile. Come se pur parlando la stessa lingua, non riuscissimo a sentire uno le parole dell'altro. Non era ascolto. Era interpretazione. Alla luce di sistemi di rappresentazione del mondo. Simili. Ma profondamente diversi.

Quando abbiamo smesso di parlare di noi. Io mi ricordo un deserto fra noi.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
:D

...e in effetti so essere rognosa...di questo gliene rendo atto. :mexican:

Mi chiedo ancora come non se ne sia mai reso conto. Ma più che altro di come, nonostante non mi tollerasse più, non ne volesse sapere di lasciar andare una relazione che era evidentemente vuota della nostra presenza.
 

spleen

utente ?
Non è questione di idealizzare. O di celare.

E' proprio questione che non si è immutabili. E lui aveva puntato su quella me che aveva conosciuto dieci anni fa.
E sulla relazione. Fra me e lui.

In questi dieci anni io sono lentamente trasformata a me stessa.
Lui no.

Lui è rimasto fermo a quello che era allora. Alla ricerca di sicurezza.
Alla relazione. A quello che secondo lui si doveva fare ed essere.

In questi termini io credo lui si sia trovato davanti una sconosciuta.
Non si è accorto e probabilmente io non l'ho tenuto ben aggiornato. Probabilmente entrambe. Di quelle micro-trasformazioni quotidiane. Che non mi hanno portata lontana da me e neanche da quella che ero. Anzi. Ma il fatto che lui fosse rimasto uguale a se stesso e io no, ci ha reso sconosciuti.

E il fatto che lui sovrapponesse quella me di dieci e rotti anni fa, gli impedisce tutt'ora di vedermi. Come gliel'ha impedito anche quando provavo a raccontargli di me.

Lui mi interpretava sempre alla luce di quella che aveva incontrato. Non di quella che ero ogni momento. Ovvio non potesse vedermi. Sentirmi. E neanche ascoltarmi. Non sapeva più chi fossi. E anche provare a spiegarglielo. Per lui erano solo sintomi di momentanea follia :D

Dell'ultimo periodo io ricordo una sensazione di incomunicabilità orribile. Come se pur parlando la stessa lingua, non riuscissimo a sentire uno le parole dell'altro. Non era ascolto. Era interpretazione. Alla luce di sistemi di rappresentazione del mondo. Simili. Ma profondamente diversi.

Quando abbiamo smesso di parlare di noi. Io mi ricordo un deserto fra noi.
E' singolare di come non sisia accorto del cambiamento, un minimo di sensibilità avrebbe dovuto metterlo sull'avviso.

Io invece ho vissuto questa sensazione un po' al contrario, cioè ho visto cambiare una persona più "verso" di me, e soprattutto più in sicurezza verso se' stessa, una comunicazione che stranamente, migliorava.
 

Spot

utente in roaming.
Lettera per lettera...con inchino!! :)

Neanche io.
Ma anche perchè puntare su un altro, mi sembra più un puntare su ciò che vedo nel momento in cui vedo, quindi un qualcosa di necessariamente parziale, e fissarlo nel futuro. Quasi un fermare uno scorrere naturale.

Quindi mi chiedo su chi o cosa starei puntando. In caso lo facessi.

E quanta verità ci metterei in quel puntare. E quanto sguardo di me perderei.

Boh...è una prospettiva che faccio fatica a penetrare.

Il mio ex dice che aveva puntato tutto su di me. Io credo neanche sappia chi sono davvero. Lui aveva puntato sull'esistenza rassicurante di una relazione. In cui c'ero anche io. Ma non so quanto fosse fondamentale, la mia presenza precisa. Proprio io intendo.

Io in quanto io, secondo me, gli stavo anche sulle palle!!:D
E' un punto di vista piuttosto astratto il tuo.

Prima di tutto, dal momento che inizi una relazione, vuol dire che stai proiettando il tuo rapporto con questa persona nel futuro. Qualsiasi tipo di progetto, che sia una semplice vacanza al mare o una convivenza, si fa basandosi sui dati attuali che ci aiutano a costruire determinate aspettative.
Sei stata con qualcuno? Quindi tu su quel qualcuno hai puntato qualcosa, non tutto, ma necessariamente qualcosa. Il tuo ex forse si è costruito qualche aspettativa in più rispetto a te, ma bom.

Inoltre: lui puntava su quel tipo di relazione che aveva con te, con le sue dinamiche e tutto quello che ci aveva creato intorno. Poi ovviamente dubitare e dirmi che secondo te per lui una relazione con te poteva valere quanto un'ipotetica altra, e che avrebbe fatto le stesse scelte indipendentemente dalla persona che si trovava di fronte. Idea legittima, ma difficile da provare.
 

spleen

utente ?
E' un punto di vista piuttosto astratto il tuo.

Prima di tutto, dal momento che inizi una relazione, vuol dire che stai proiettando il tuo rapporto con questa persona nel futuro. Qualsiasi tipo di progetto, che sia una semplice vacanza al mare o una convivenza, si fa basandosi sui dati attuali che ci aiutano a costruire determinate aspettative.
Sei stata con qualcuno? Quindi tu su quel qualcuno hai puntato qualcosa, non tutto, ma necessariamente qualcosa. Il tuo ex forse si è costruito qualche aspettativa in più rispetto a te, ma bom.

Inoltre: lui puntava su quel tipo di relazione che aveva con te, con le sue dinamiche e tutto quello che ci aveva creato intorno. Poi ovviamente dubitare e dirmi che secondo te per lui una relazione con te poteva valere quanto un'ipotetica altra, e che avrebbe fatto le stesse scelte indipendentemente dalla persona che si trovava di fronte. Idea legittima, ma difficile da provare.
Hai viso il film 500 giorni insieme?
 
Ultima modifica:

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
E' singolare di come non sisia accorto del cambiamento, un minimo di sensibilità avrebbe dovuto metterlo sull'avviso.

Io invece ho vissuto questa sensazione un po' al contrario, cioè ho visto cambiare una persona più "verso" di me, e soprattutto più in sicurezza verso se' stessa, una comunicazione che stranamente, migliorava.
Già.

Ma tenendo conto del suo vissuto, sono io che non ho tenuto conto del fatto che una richiesta di questo genere, cioè vedermi in evoluzione, fosse per lui una richiesta impossibile e anche assolutamente terrorizzante. Lui aveva bisogno di confermarsi in me. Il fatto che io cambiassi, gli scombinava le carte. Lo terrorizzava.

Ero ben confusa anche io. Quando si mescolano le paure, credo che non si possa che avere questi risultati.

Ma più ripenso a noi...più mi rendo conto che a lui non interessavo io. A lui interessava l'investimento sul futuro con me. E non ammetteva assolutamente l'idea che è il presente a fare la differenza sul futuro. E non viceversa.
E a me interessava invece sempre meno l'investimento sul futuro e chiedevo con sempre maggiore forza presenza e muoversi insieme per penetrare il futuro attraverso il presente.

Non credo lui potesse.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
E' un punto di vista piuttosto astratto il tuo.

Prima di tutto, dal momento che inizi una relazione, vuol dire che stai proiettando il tuo rapporto con questa persona nel futuro. Qualsiasi tipo di progetto, che sia una semplice vacanza al mare o una convivenza, si fa basandosi sui dati attuali che ci aiutano a costruire determinate aspettative.
Sei stata con qualcuno? Quindi tu su quel qualcuno hai puntato qualcosa, non tutto, ma necessariamente qualcosa. Il tuo ex forse si è costruito qualche aspettativa in più rispetto a te, ma bom.

Inoltre: lui puntava su quel tipo di relazione che aveva con te, con le sue dinamiche e tutto quello che ci aveva creato intorno. Poi ovviamente dubitare e dirmi che secondo te per lui una relazione con te poteva valere quanto un'ipotetica altra, e che avrebbe fatto le stesse scelte indipendentemente dalla persona che si trovava di fronte. Idea legittima, ma difficile da provare.
Nel momento in cui proietti un rapporto, all'inizio fra l'altro, nel futuro inizi a costruire aspettative sull'altro.

Perchè un qualunque progetto si costruisce nel presente, non nel futuro.

E dal mio punto di vista sono proprio le aspettative a far partire tutti quei meccanismi di interpretazione dell'altro proprio alla luce di quello che si desidererebbe e non alla luce di ciò che sta avvenendo in quel momento.

L'altro parla, dice, e tutto viene inserito in ciò che ci si aspetta debba essere. E si iniziano a perdere pezzi. Del racconto dell'altro. E il racconto di sè è l'unico filo che può autenticamente permettere conoscenza.

Ed è in quel racconto, che ci si fa insieme, che si trova nutrimento.

Una relazione non può che vivere nel presente. Il futuro è una creazione della mente. Non esiste in realtà se ci si pensa. Ed è una creazione che fra l'altro deriva dal passato, dalle passate esperienze. Che condizionano. Anche pesantemente.
E' proprio una questione di dati a disposizione per leggere il mondo. E se lo leggo nel futuro, lo leggo alla luce del passato. Che il presente in divenire non è manipolabile in termini di dati. Può solo essere assunto e seguito in divenire. Non farlo è inchiodare. Se stessi innanzitutto.

E questo non significa non progettare. Ma un progetto costruito su ciò che si vorrebbe invece che su ciò che è ed è in divenire, senza tener conto delle variabili quotidiane che influiscono sul divenire individuale e reciproco, è un progetto semplicemente destinato a crollare.

Salvo che entrambi non puntino sul contenitore relazionale. A prescindere dall'io e dal tu coinvolti in quel noi.

Come se il noi prendesse ad un certo punto vita propria. Ma il noi non ha vita propria. E' prodotto dagli scambi fra l'io e il tu coinvolti. Se ci si perde questo. Il noi resta un simulacro.

Ciò che ci ha portato a lasciarci è che a lui sarebbe andato bene il simulacro. Molto bene.
A me no.
 

spleen

utente ?
Nel momento in cui proietti un rapporto, all'inizio fra l'altro, nel futuro inizi a costruire aspettative sull'altro.

Perchè un qualunque progetto si costruisce nel presente, non nel futuro.

E dal mio punto di vista sono proprio le aspettative a far partire tutti quei meccanismi di interpretazione dell'altro proprio alla luce di quello che si desidererebbe e non alla luce di ciò che sta avvenendo in quel momento.

L'altro parla, dice, e tutto viene inserito in ciò che ci si aspetta debba essere. E si iniziano a perdere pezzi. Del racconto dell'altro. E il racconto di sè è l'unico filo che può autenticamente permettere conoscenza.

Ed è in quel racconto, che ci si fa insieme, che si trova nutrimento.

Una relazione non può che vivere nel presente. Il futuro è una creazione della mente. Non esiste in realtà se ci si pensa. Ed è una creazione che fra l'altro deriva dal passato, dalle passate esperienze. Che condizionano. Anche pesantemente.
E' proprio una questione di dati a disposizione per leggere il mondo. E se lo leggo nel futuro, lo leggo alla luce del passato. Che il presente in divenire non è manipolabile in termini di dati. Può solo essere assunto e seguito in divenire. Non farlo è inchiodare. Se stessi innanzitutto.

E questo non significa non progettare. Ma un progetto costruito su ciò che si vorrebbe invece che su ciò che è ed è in divenire, senza tener conto delle variabili quotidiane che influiscono sul divenire individuale e reciproco, è un progetto semplicemente destinato a crollare.

Salvo che entrambi non puntino sul contenitore relazionale. A prescindere dall'io e dal tu coinvolti in quel noi.

Come se il noi prendesse ad un certo punto vita propria. Ma il noi non ha vita propria. E' prodotto dagli scambi fra l'io e il tu coinvolti. Se ci si perde questo. Il noi resta un simulacro.

Ciò che ci ha portato a lasciarci è che a lui sarebbe andato bene il simulacro. Molto bene.
A me no.
E adesso che ne sarà di te?
O meglio, tu non ti chiedi mai che ne sarà di te stessa, nel futuro?
A me succede spesso, e l'immagine che ne traggo mi rassicura sempre.
Salvo poi doverla correggere in continuazione alla luce di quello che succede.:(
Tanto che mi dico sempre che sarò a posto solo quando vedrò il mio futuro con distacco, con aponia.

Ancora lontano che succeda.
 

Spot

utente in roaming.
Hai viso il film 500 giorni insieme?
No, se me lo consigli me lo scarico :D

Già.

Ma tenendo conto del suo vissuto, sono io che non ho tenuto conto del fatto che una richiesta di questo genere, cioè vedermi in evoluzione, fosse per lui una richiesta impossibile e anche assolutamente terrorizzante. Lui aveva bisogno di confermarsi in me. Il fatto che io cambiassi, gli scombinava le carte. Lo terrorizzava.

Ero ben confusa anche io. Quando si mescolano le paure, credo che non si possa che avere questi risultati.

Ma più ripenso a noi...più mi rendo conto che a lui non interessavo io. A lui interessava l'investimento sul futuro con me. E non ammetteva assolutamente l'idea che è il presente a fare la differenza sul futuro. E non viceversa.
E a me interessava invece sempre meno l'investimento sul futuro e chiedevo con sempre maggiore forza presenza e muoversi insieme per penetrare il futuro attraverso il presente.


Non credo lui potesse.
Questo è un punto di vista particolare. Praticamente il tuo ex secondo te era più interessato alle tappe che - secondo lui - fan parte di una relazione che all'esperienza vera e propria che viveva con te.
Ho capito bene?

Per quanto mi riguarda la cosa era molto più elementare. Girava tutto intorno al tempo passato insieme. Per me era molto bello passare del tempo con lui, stavo facendo delle cose per aumentare sotto il punto di vista quantitativo il tempo da trascorrere insieme.
Semplicemente, le cose che stavo facendo erano scelte piuttosto importanti per la mia vita, che senza di lui magari avrebbero preso un'altra direzione: questo per me è stato il mio puntare tutto.
Per quanto riguarda lui non lo so bene cosa cavolo gli passasse per la testa. Lui ha sempre parlato al futuro, molto più di me. Finchè ovviamente non ha cancellato il presente :D
 

spleen

utente ?
No, se me lo consigli me lo scarico :D



Questo è un punto di vista particolare. Praticamente il tuo ex secondo te era più interessato alle tappe che - secondo lui - fan parte di una relazione che all'esperienza vera e propria che viveva con te.
Ho capito bene?

Per quanto mi riguarda la cosa era molto più elementare. Girava tutto intorno al tempo passato insieme. Per me era molto bello passare del tempo con lui, stavo facendo delle cose per aumentare sotto il punto di vista quantitativo il tempo da trascorrere insieme.
Semplicemente, le cose che stavo facendo erano scelte piuttosto importanti per la mia vita, che senza di lui magari avrebbero preso un'altra direzione: questo per me è stato il mio puntare tutto.
Per quanto riguarda lui non lo so bene cosa cavolo gli passasse per la testa. Lui ha sempre parlato al futuro, molto più di me. Finchè ovviamente non ha cancellato il presente :D
Si, assolutamente te lo consiglio.
 

Spot

utente in roaming.
Comunque postate troppo velocemente, mi perdo :D
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
E adesso che ne sarà di te?
O meglio, tu non ti chiedi mai che ne sarà di te stessa, nel futuro?
A me succede spesso, e l'immagine che ne traggo mi rassicura sempre.
Salvo poi doverla correggere in continuazione alla luce di quello che succede.:(
Tanto che mi dico sempre che sarò a posto solo quando vedrò il mio futuro con distacco, con aponia.

Ancora lontano che succeda.
Sai che non lo so?

E me lo chiedo anche a volte. Non riesco a visualizzare una me nel futuro. Ho dei desideri. Ben confusi a dire la verità.

Ma sono curiosa. Sempre più curiosa. E, fortunatamente, meno frettolosa di sapere in anticipo cosa accadrà. (sì, fa tanto zen, e non lo sono...quando mi prende la fretta sbatto come una gallina in un pollaio..starnazzando anche a volte:D)

Ma so anche che sto ricomponendo un sacco di cose in questo ultimo periodo della mia vita. E so, sento chiaramente, che è un periodo di "attraversamento". Mi sto concedendo di attraversare.

E di vivermi tristezza, energia, stanchezza, paura...tutto ciò che a che vedere con l'indeterminatezza dell'essere e del divenire. Di me.

Tendo a non pensare troppo al futuro. In questo momento.
Quando riesco a stare nel presente. A vivermici dentro tutta intera, sto proprio bene. Mi sento radicata in me stessa. Tranquilla. Come se quello che succede intorno a me fosse semplicemente apprendimento su di me e sull'altro.

E quando mi sento così, mi sento libera. E sicura. Che comunque sia, non mi perdo me.
E questa sensazione è consolante e calda. Un abbraccio bello.

Ma ho spesso quella sensazione che mi dicevi del tuo amico, "di perdere il tempo". Come se non ne avessi mai abbastanza per essere e vedere tutto quello che sono e mi circonda.
 

Spot

utente in roaming.
Nel momento in cui proietti un rapporto, all'inizio fra l'altro, nel futuro inizi a costruire aspettative sull'altro.

Perchè un qualunque progetto si costruisce nel presente, non nel futuro.

E dal mio punto di vista sono proprio le aspettative a far partire tutti quei meccanismi di interpretazione dell'altro proprio alla luce di quello che si desidererebbe e non alla luce di ciò che sta avvenendo in quel momento.

L'altro parla, dice, e tutto viene inserito in ciò che ci si aspetta debba essere. E si iniziano a perdere pezzi. Del racconto dell'altro. E il racconto di sè è l'unico filo che può autenticamente permettere conoscenza.

Ed è in quel racconto, che ci si fa insieme, che si trova nutrimento.

Una relazione non può che vivere nel presente. Il futuro è una creazione della mente. Non esiste in realtà se ci si pensa. Ed è una creazione che fra l'altro deriva dal passato, dalle passate esperienze. Che condizionano. Anche pesantemente.
E' proprio una questione di dati a disposizione per leggere il mondo. E se lo leggo nel futuro, lo leggo alla luce del passato. Che il presente in divenire non è manipolabile in termini di dati. Può solo essere assunto e seguito in divenire. Non farlo è inchiodare. Se stessi innanzitutto.

E questo non significa non progettare. Ma un progetto costruito su ciò che si vorrebbe invece che su ciò che è ed è in divenire, senza tener conto delle variabili quotidiane che influiscono sul divenire individuale e reciproco, è un progetto semplicemente destinato a crollare.

Salvo che entrambi non puntino sul contenitore relazionale. A prescindere dall'io e dal tu coinvolti in quel noi.

Come se il noi prendesse ad un certo punto vita propria. Ma il noi non ha vita propria. E' prodotto dagli scambi fra l'io e il tu coinvolti. Se ci si perde questo. Il noi resta un simulacro.

Ciò che ci ha portato a lasciarci è che a lui sarebbe andato bene il simulacro. Molto bene.
A me no.
Ecco appunto.
Il problema non sta nella frase "ho puntato tutto su di te", che è un'espressione di intenti e basta, ma su come si vivono quegli intenti.
Se per il tuo ex significava inserirti in un determinato ruolo all'interno della sua vita, allora capisco le tue perplessità.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
No, se me lo consigli me lo scarico :D



Questo è un punto di vista particolare. Praticamente il tuo ex secondo te era più interessato alle tappe che - secondo lui - fan parte di una relazione che all'esperienza vera e propria che viveva con te.
Ho capito bene?

Per quanto mi riguarda la cosa era molto più elementare. Girava tutto intorno al tempo passato insieme. Per me era molto bello passare del tempo con lui, stavo facendo delle cose per aumentare sotto il punto di vista quantitativo il tempo da trascorrere insieme.
Semplicemente, le cose che stavo facendo erano scelte piuttosto importanti per la mia vita, che senza di lui magari avrebbero preso un'altra direzione: questo per me è stato il mio puntare tutto.
Per quanto riguarda lui non lo so bene cosa cavolo gli passasse per la testa. Lui ha sempre parlato al futuro, molto più di me. Finchè ovviamente non ha cancellato il presente :D
Sì. Secondo me sì. Lui non mi è stato molto d'aiuto nel comprendere...Anzi...
Comunque io penso di sì. Lui aveva in testa una relazione e quello era il suo obiettivo. Lo stare con me, paradossalmente era diventato un mezzo. E non l'essere fondante la relazione stessa.

Anche lui stava facendo quell'operazione del grassetto. Ed era come se il tempo non gli bastasse mai. Come non fosse mai sufficiente. Proprio perchè puntava tutto sulla quantità di tempo che passavamo insieme. E tieni presente che noi abbiamo convissuto per praticamente tutti gli anni di relazione.

Penso di essere una della poche donne che scongiurava, letteralmente ad un certo, il compagno di uscire, di avere amicizie, maschili o femminili non me poteva fregare di meno. Io lo vedevo spegnersi ogni giorno in me. Ed era un qualcosa che io non tolleravo più. Perchè più puntava su di me, meno gli bastavo. Meno mi vedeva. E meno riuscivamo a essere vicini e a comunicare sinceramente.

Tanta era la concentrazione sulla quantità di tempo insieme, che quello che accadeva in quel tempo perdeva di "peso".
Il concedersi di non aver voglia di tempo assieme. Il saper gustare la distanza. E anche la mancanza. Il sapersi muoversi sulla non certezza della presenza eterna dell'altro.
Io ritengo siano elementi imprescindibili per stare qualitativamente bene insieme. A prescindere dalla quantità. Per potersi rinnovare. E ri-riconoscere. Anche nella quotidianità.

Per lui erano elementi di instabilità inaccettabili. E insostenibili. Aveva paura. Credo mi volesse più per la paura di perdermi che per il piacere di avermi.

E' pesante fare scelte in relazione all'altro...serve essere molto centrati su se stessi. Per non perdersi. Per potersi guardare e potersi dire sinceramente di non essersi traditi.
Io credo lui abbia fatto molte scelte in relazione a me. Tutte quelle che ha poi infatti rinnegato. E rinnegandole ha rinnegato se stesso. Buona parte della sua rabbia derivava da questo.

Come se fare quelle scelte fosse una specie di "pegno" alla relazione. Ma si è perso lui. Perchè erano scelte che non sentiva pienamente sue. Ma che erano mirate ad "avere" quel noi che tanto desiderava e immaginava.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Ecco appunto.
Il problema non sta nella frase "ho puntato tutto su di te", che è un'espressione di intenti e basta, ma su come si vivono quegli intenti.
Se per il tuo ex significava inserirti in un determinato ruolo all'interno della sua vita, allora capisco le tue perplessità.
Ma guarda che dal momento in cui carichi, in modo implicito, l'altro di aspettative necessariamente gli dai un ruolo.
Sono gli impliciti, non dichiarati neanche a se stessi a volte, che secondo me fanno casino. Che il ruolo smette di essere mezzo e diventa fine.

Fra l'altro credo che serva darsi dei ruoli.
Il punto è lasciarli aperti e non volerli fissare. Ero la sua compagna. E lui era il mio compagno. Erano due ruoli ben definiti. Il punto è che riempirli di aspettative anzichè della curiosità di conoscere l'uno l'altro reciprocamente e l'uno l'altro in relazione col mondo. E' mortifero.

E spezza la comunicazione. Che si punta in modo sempre più stabile alla ricerca della conferma di desideri, aspettative, certezze e rassicurazioni anzichè al conoscere l'altro nelle sue molteplici manifestazioni di sè.

Quella comunicazione che migliora e si arricchisce di cui parlava Spleen....(che cazzo!! eh sì che hai avuto culo:D, ma non solo credo. Però è davvero un qualcosa di raro e prezioso. Io penso).
 

spleen

utente ?
Sì. Secondo me sì. Lui non mi è stato molto d'aiuto nel comprendere...Anzi...
Comunque io penso di sì. Lui aveva in testa una relazione e quello era il suo obiettivo. Lo stare con me, paradossalmente era diventato un mezzo. E non l'essere fondante la relazione stessa.

Anche lui stava facendo quell'operazione del grassetto. Ed era come se il tempo non gli bastasse mai. Come non fosse mai sufficiente. Proprio perchè puntava tutto sulla quantità di tempo che passavamo insieme. E tieni presente che noi abbiamo convissuto per praticamente tutti gli anni di relazione.

Penso di essere una della poche donne che scongiurava, letteralmente ad un certo, il compagno di uscire, di avere amicizie, maschili o femminili non me poteva fregare di meno. Io lo vedevo spegnersi ogni giorno in me. Ed era un qualcosa che io non tolleravo più. Perchè più puntava su di me, meno gli bastavo. Meno mi vedeva. E meno riuscivamo a essere vicini e a comunicare sinceramente.

Tanta era la concentrazione sulla quantità di tempo insieme, che quello che accadeva in quel tempo perdeva di "peso".
Il concedersi di non aver voglia di tempo assieme. Il saper gustare la distanza. E anche la mancanza. Il sapersi muoversi sulla non certezza della presenza eterna dell'altro.
Io ritengo siano elementi imprescindibili per stare qualitativamente bene insieme. A prescindere dalla quantità. Per potersi rinnovare. E ri-riconoscere. Anche nella quotidianità.

Per lui erano elementi di instabilità inaccettabili. E insostenibili. Aveva paura. Credo mi volesse più per la paura di perdermi che per il piacere di avermi.

E' pesante fare scelte in relazione all'altro...serve essere molto centrati su se stessi. Per non perdersi. Per potersi guardare e potersi dire sinceramente di non essersi traditi.
Io credo lui abbia fatto molte scelte in relazione a me. Tutte quelle che ha poi infatti rinnegato. E rinnegandole ha rinnegato se stesso. Buona parte della sua rabbia derivava da questo.

Come se fare quelle scelte fosse una specie di "pegno" alla relazione. Ma si è perso lui. Perchè erano scelte che non sentiva pienamente sue. Ma che erano mirate ad "avere" quel noi che tanto desiderava e immaginava.
Primo neretto: Allora vuol dire che sei una figa stratosferica!! :D:D:D (varda che scherso!).
Secondo neretto: Ce l'ho! Per motivi di lavoro. Ho aprezzato anche i minuti di presenza di mia moglie in qualche frangente, e ho maturato l'idea che conta molto la "qualità" del tempo che trascorriamo insieme, sulla quantità si può anche sorvolare. L'importante è non "imprigionarsi" dentro una relazione in cui il tempo diventi un obbligo, una prigione.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Primo neretto: Allora vuol dire che sei una figa stratosferica!! :D:D:D (varda che scherso!).
Secondo neretto: Ce l'ho! Per motivi di lavoro. Ho aprezzato anche i minuti di presenza di mia moglie in qualche frangente, e ho maturato l'idea che conta molto la "qualità" del tempo che trascorriamo insieme, sulla quantità si può anche sorvolare. L'importante è non "imprigionarsi" dentro una relazione in cui il tempo diventi un obbligo, una prigione.
:D:D:carneval:
...talvolta. :lipstick:


E di nuovo con inchino!!
E penso che la qualità del tempo insieme, dipenda strettamente dalla qualità del tempo trascorso con se stessi.
 

Spot

utente in roaming.
Sì. Secondo me sì. Lui non mi è stato molto d'aiuto nel comprendere...Anzi...
Comunque io penso di sì. Lui aveva in testa una relazione e quello era il suo obiettivo. Lo stare con me, paradossalmente era diventato un mezzo. E non l'essere fondante la relazione stessa.

Anche lui stava facendo quell'operazione del grassetto. Ed era come se il tempo non gli bastasse mai. Come non fosse mai sufficiente. Proprio perchè puntava tutto sulla quantità di tempo che passavamo insieme. E tieni presente che noi abbiamo convissuto per praticamente tutti gli anni di relazione.

Penso di essere una della poche donne che scongiurava, letteralmente ad un certo, il compagno di uscire, di avere amicizie, maschili o femminili non me poteva fregare di meno. Io lo vedevo spegnersi ogni giorno in me. Ed era un qualcosa che io non tolleravo più. Perchè più puntava su di me, meno gli bastavo. Meno mi vedeva. E meno riuscivamo a essere vicini e a comunicare sinceramente.

Tanta era la concentrazione sulla quantità di tempo insieme, che quello che accadeva in quel tempo perdeva di "peso".
Il concedersi di non aver voglia di tempo assieme. Il saper gustare la distanza. E anche la mancanza. Il sapersi muoversi sulla non certezza della presenza eterna dell'altro.
Io ritengo siano elementi imprescindibili per stare qualitativamente bene insieme. A prescindere dalla quantità. Per potersi rinnovare. E ri-riconoscere. Anche nella quotidianità.

Per lui erano elementi di instabilità inaccettabili. E insostenibili. Aveva paura. Credo mi volesse più per la paura di perdermi che per il piacere di avermi.

E' pesante fare scelte in relazione all'altro...serve essere molto centrati su se stessi. Per non perdersi. Per potersi guardare e potersi dire sinceramente di non essersi traditi.
Io credo lui abbia fatto molte scelte in relazione a me. Tutte quelle che ha poi infatti rinnegato. E rinnegandole ha rinnegato se stesso. Buona parte della sua rabbia derivava da questo.

Come se fare quelle scelte fosse una specie di "pegno" alla relazione. Ma si è perso lui. Perchè erano scelte che non sentiva pienamente sue. Ma che erano mirate ad "avere" quel noi che tanto desiderava e immaginava.
Quando parlo ti tempo ti ricordo che la mia era una relazione a distanza. Non volevo annullarmi in lui, ma trasformare quello che era un concentrare il nostro rapporto in determinati momenti, intensissimi, si, ma forse troppo esclusivi proprio perchè alternati a periodi di vuoto, in qualcosa di più quotidiano e vivibile.
E non rinnego le scelte fatte fin ora: erano in direzione sua, ma sono state mie scelte libere e le ho fatte senza perdermi di vista. Tant'è che tutt'oggi il mio percorso non cambia di molto, è uno dei tanti che potevo prendere e mi sta bene, ma ovviamente quando l'ho imboccato lui è stato un fattore determinante.

Non ho perso interesse nel mio ex, nonostante non sia più il mio compagno. Ma quello che ha fatto lui è stato un processo di esclusione forzata, di sostituzione. Ed è stato fatto in maniera stupida, cattiva e maldestra. E ora sono impossibilitata a vivere la mia curiosità nei suoi confronti in maniera libera e serena. Poi c'è il rancore, che ammazza molte cose.
In tutte le coppie ci sono equilibri e regole non scritte: alcuni sono capaci di seguirsi a vicenda e mutarle nel tempo, la mia a quanto pare no.
Lui d'altra parte è talmente impegnato e preso che penso glie ne fotta altamente :D
 
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