L'ennesimo sfogo. Chissà quanti ne avrete letti.
Almeno vi risparmio la finta richiesta di consigli, tanto ognuno poi agisce solo ed esclusivamente di testa propria. Scrivo per necessità. E anche per essere sgridata, forse. Le poche persone con cui ho parlato di questa storia, non riescono a farlo, forse per affetto, forse per mancanza di coraggio, forse perchè un po' faccio loro pena.
Comunque.
Ho un compagno da 13 anni e conviviamo da 10. Ci siamo messi insieme a 22 anni, dopo una profonda amicizia nata a scuola, cresciuta nel tempo e arricchita da un interesse fisico reciproco molto intimo, anche se mai travolgente.
Prima dell'inizio del nostro rapporto, lui era prima di tutto il mio confidente, con cui mi sfogavo delle sofferenze causate dal mio "grande amore", l'altro. Un suo amico, un nostro amico, parte del nostro gruppo e anche lui ex compagno di scuola.
Ne ero perdutamente innamorata, brividi ad ogni tocco, montagne russe di emozioni e tutto il corollario. Non siamo mai stati insieme: l'altro conosceva bene i miei sentimenti, mi trattava da amica per la maggior parte del tempo, ma poi si finiva a letto insieme ogni fine settimana, nonostante avesse una donna di cui si dichiarava innamorato. Tre anni di altalena e ho deciso di troncare, esausta. Me ne sono andata all'estero per un po', per recuperare autostima e guardare la situazione da una certa distanza. Quello che ora è il mio compagno ed io, ci siamo avvicinati. Ho capito che era lui la persona con cui mi sentivo davvero a mio agio, quello con cui avrei potuto costruire qualcosa, la persona a cui tenevo di più al mondo, che AMAVO, oltre l'innamoramento. E dopo fiumi di parole, abbiamo finalmente deciso di lasciarci andare. Siamo stati molto felici, io sono stata molto felice. Specialmente all'inizio, quando riuscivamo ancora ad essere sbarazzini e leggeri nella nostra relazione, sicuri delle basi solide di amicizia. Nessuno dei due è fissato con la fedeltà, ci siamo sempre garantiti la possibilità di sgarrare, consapevoli del fatto che una vita a due non può e non deve essere una gabbia.
Nonostante questo, per 8 anni non ho avuto interesse nel tradirlo.
Poi, 5 anni fa, senza alcun preavviso, l'altro torna a farmi rabbrividire: in una situazione tra amici, trova l'occasione per allontanarsi con me e tenta di baciarmi. Scappo, letteralmente. Iniziamo però a sentirci telematicamente (l'altro vive all'estero, ci vediamo 2-3 volte l'anno in occasione delle sue visite a famiglia e amici), mi confessa di non avere mai smesso di volermi, desiderarmi. Mi lascio coinvolgere, mi convinco che si tratta solo di sesso, della solita devastante chimica che ci ha sempre uniti, dopo qualche mese finiamo a letto, sesso pazzesco e un altro mese di mail infuocate. Poi sparisce nel nulla. Non si fa più sentire per mesi, senza spiegazioni se non un "ti voglio bene, ti spiegherò". Io la prendo male, mi arrabbio e tronco ogni rapporto. Riappare, mi implora di vederci, finiamo di nuovo a letto, ma gli dico che è l'ultima volta: voglio andare avanti con la mia vita, voglio un figlio dal mio compagno, finiamola finchè siamo in tempo.
Mi faccio forza e smetto di sentirlo, provo anche a smettere di pensarci. Nel frattempo il figlio non arriva, dopo 4 mesi, 8 mesi, un anno. Niente. Facciamo analisi e apparentemente non ci sono motivi per un'infertilità, siamo "sine causa". Vi risparmio la sofferenza di coppia e individuale, le difficoltà, la depressione nera, i litigi, i sensi di colpa, l'incapacità di programmare la vita, gli attacchi di panico, l'ansia perenne. Facciamo anche dei tentativi con la procreazione assistita, ma io non reggo, troppa ansia, troppe medicine, troppa pressione. Se un figlio non arriva in quattro anni, forse non è destino?
In mezzo a tutto questo dolore, l'altro riappare. Ricomincio a scrivergli, come se fosse un'oasi in un deserto di sofferenza e immobilità. Per 3 anni ci scriviamo mail sempre più infuocate, ma ci vediamo solo in compagnia. Mai soli.
Lui rifugge le possibilità di incontro.
Poi, ultimamente, mi confessa di essere geloso del mio compagno, mi confessa di amarmi, volermi, che la relazione con la sua attuale donna non è niente in confronto a quello che prova per me, dice di fantasticare su una vita insieme, da coppia. La cosa mi sconvolge, quasi non lo riconosco più. Confesso a lui (e soprattutto a me stessa) di essere innamorata, sì, purtroppo ancora innamorata di lui. Gli chiedo di vederci, lui torna in Italia per pochissimi giorni, ma non riesce a trovare il tempo, di incontrarmi, dice. Prima o poi ci sarà l'occasione, dice. Prima o poi.
Io, nel frattempo, vivo divisa in due: il mio compagno da una parte, che adoro e con cui sto bene da sempre, ma che non riesce più a darmi tutto quello che vorrei, l'altro dall'altra parte che invece mi fa vivere di emozioni e finte promesse.
So benissimo che non posso andare avanti così. La parte razionale di me dice che devo troncare con l'altro, prima di qualsiasi altra decisione, ma ne sarò capace?
Ecco, sono pronta a sentire che orribile persona sono anche da voci diverse dalla mia coscienza.