Quando la prima causa di morte tra i 19 e i 24 anni è il suicidio.

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giorgiocan

Utente prolisso
Quando la prima causa di morte tra i 19 e i 24 anni è il suicidio.

Visto che la formula "Commentiamo questo articolo con letizia" pare stimolarvi, vi butto in pasto quest'altra.

In un paese che ha alcuni punti in comune col nostro (sottolineerei soprattutto l'età media della popolazione e l'impermeabilità istituzionalizzata della società ai giovani) esistono servizi online per organizzare collettivamente il proprio suicidio, località particolarmente ricercate per togliersi la vita e soprattutto pare ormai radicato un atteggiamento fatalista e sufficiente dello Stato di fronte a un fenomeno da 30.000 morti autoindotte annue, che tocca in grandissima parte le nuove leve del Paese.

Per chi volesse approfondire:

Giappone, suicidi prima causa di morte tra under 24: ‘Giovani soli e abbandonati’

"Nonostante l'Abenomics continui a produrre dati incoraggianti - la borsa “vola” ai massimi degli ultimi 15 anni e la disoccupazione (anche se questo dato è da sempre fonte di perplessità comparativa visto il modo in cui viene calcolato) scende dal 5.5% al 3.5% – i ragazzi non sembrano essere particolarmente coinvolti. Su internet si moltiplicano i siti dedicati a chi vuole togliersi la vita. Ma il fenomeno continua a essere sottovalutato a livello governativo, scolastico e familiare"

http://www.ilfattoquotidiano.it/201...-under-24-giovani-soli-e-abbandonati/1727724/
 
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Fiammetta

Amazzone! Embe'. Sticazzi
Staff Forum
Visto che la formula "Commentiamo questo articolo con letizia" pare stimolarvi, vi butto in pasto quest'altra.

In un paese che ha alcuni punti in comune col nostro (sottolineerei soprattutto l'età media della popolazione e l'impermeabilità istituzionalizzata della società ai giovani) esistono servizi online per organizzare collettivamente il proprio suicidio, località particolarmente ricercate per togliersi la vita e soprattutto pare ormai radicato un atteggiamento fatalista e sufficiente dello Stato di fronte a un fenomeno da 30.000 morti autoindotte annue, che tocca in grandissima parte le nuove leve del Paese.

Per chi volesse approfondire:

Giappone, suicidi prima causa di morte tra under 24: ‘Giovani soli e abbandonati’

"Nonostante l'Abenomics continui a produrre dati incoraggianti - la borsa “vola” ai massimi degli ultimi 15 anni e la disoccupazione (anche se questo dato è da sempre fonte di perplessità comparativa visto il modo in cui viene calcolato) scende dal 5.5% al 3.5% – i ragazzi non sembrano essere particolarmente coinvolti. Su internet si moltiplicano i siti dedicati a chi vuole togliersi la vita. Ma il fenomeno continua a essere sottovalutato a livello governativo, scolastico e familiare"

http://www.ilfattoquotidiano.it/201...-under-24-giovani-soli-e-abbandonati/1727724/
Non mi stupisce da parte dei giapponesi questa attitudine
 

brenin

Utente
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Nella società giapponese tutto è concatenato: l'iscrizione all'università prestigiosa dipende dalla frequentazione della scuola superiore prestigiosa, e così via. Persino l'esame di ammissione alla scuola materna si rivela determinante ai fini del curriculum. Non c'è da stupirsi che i bambini prendano lezioni private per superarlo nel migliore dei modi, o che il suicidio, a 5 o 6 anni, non avvenga raramente. Si tratta di una società molto esigente,che pone enormi richieste ai suoi membri sin dalla tenera età.
L'inclinazione a spingersi all'estremo si connette al perfezionismo. La meta è spesso la morte; la mente giapponese sembra ammirare l'autodistruzione.Magari data dall'amore tra l'uomo e la donna, come nel film " L'impero dei sensi ": la ricerca di raffinati piaceri sensuali trascina alla morte come vetta suprema dell'appagamento. La morte è vista in maniera diversa rispetto all'Occidente, come ci hanno mostrato i samurai o i kamikaze. Ma è l'attingimento del culmine a sedurre l'animo giapponese: l'eccesso, che talvolta conduce l'individuo ad annullarsi. Solo in certi casi il nichilismo, traguardo inequivocabile,si fa tangibile ed il minaccioso abbraccio con il nulla diviene una realtà.
 
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brenin

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Andare all'università, e soprattutto in una buona/ottima università, è ritenuto requisito fondamentale della mobilità verso l'alto. L'importanza capitale del sistema scolastico giapponese deriva da queste pesanti implicazioni sociali. Nella tradizionale organizzazione giapponese del lavoro,che riflette l'atteggiamento generale nei confronti del curriculum scolastico, l'abilità individuale è semplicemente ed immediatamente tradotta in termini di curriculum scolastico.La durata e la qualità degli studi sono criteri decisivi e, in base a tali schemi, chi sia in possesso soltanto di un diploma di scuola secondaria , quale che sia la sua capacità ed esperienza,non potrà competere con un laureato per ottenere un lavoro o una promozione. Le aziende giapponesi considerano il curriculum scolastico come uno dei principali criteri di valutazione della capacità e dell'importanza sociale, e scarsa è l'attenzione prestata alle esperienze extrascolastiche. I titoli di studio sono indiscutibili,reali, e possono essere utilizzati come un parametro oggettivo ed una chiara indicazione,mentre è difficile adottare criteri uniformi , ed accettati da tutti, per valutare l'esperienza individuale ed i risultati extrascolastici. In questo contesto le istituzioni scolastiche rivestono un ruolo di straordinaria importanza poichè forniscono valori sociali all'individuo e definiscono le sue future potenzialità nella società.
Il rango dell'università in cui ci si è laureati determina più o meno quello dell'attività individuale, oltre che l'accesso ad una certa condizione sociale e il successo che ci si può aspettare di ottenere nella vita.
Le aziende più importanti tendono sempre più a reclutare laureati di cui hanno bisogno nelle università di livello più alto. Il fenomeno,negli ultimi anni, si è così accentuato che le imprese più prestigiose accettano solo le domande d'impiego dei laureati delle università di massimo livello. Il sistema scolastico giapponese,per conludere,comporta una competizione ben più forte di quella presente in altre società, e questo consente di comprendere il tragico ripetersi ogni anno dei numerosi casi di suicidio di giovani che non sono riusciti a superare l'esame di ammissione ad una prestigiosa università. Fatti simili vengono interpretati come il simbolo delle eccessive pressioni sociali esercitate sui giovani.
 

spleen

utente ?
La volontà di trovare un motivo per lasciare, per suicidarsi è pari alla volontà opposta di attribuire alla nostra vita un significato superiore che la giustifichi. (Vedi le religioni). Sono sulla stessa china.
Esseri liberi, veramente liberi è accettarla come dato di fatto, inequivocabile.
 

brenin

Utente
Staff Forum
La volontà di trovare un motivo per lasciare, per suicidarsi è pari alla volontà opposta di attribuire alla nostra vita un significato superiore che la giustifichi. (Vedi le religioni). Sono sulla stessa china.
Esseri liberi, veramente liberi è accettarla come dato di fatto, inequivocabile.
Discorso condivisibile per un " occidentale" ( soprattutto in tema di religioni), ma non per un giapponese. La loro "organizzazione" sociale è tale per cui il "disonore" rende,molte - troppe volte - implicito il suicidio, come naturale conseguenza. Si tratterebbe poi di approfondire i concetti "base" della struttura sociale nipponica,ma il discorso diverrebbe forse troppo "prolisso". Teniamo altresì presente che l'articolo del quotidiano si riferisce solo ad una ristretta cerchia di giapponesi. In termini statistici,conglobanti l'intera popolazione,in Giappone si rileva un suicidio ogni 15 minuti.
Il sistema scolastico giapponese si articola in cinque cicli, sostanzialmente simili a quelli presenti in Italia:1) Scuola materna (età 3 – 6 anni)
2) Scuola elementare (età 6 – 12 anni)
3) Scuola media inferiore (età 12 – 15 anni)
4) Scuola media superiore (età 15 – 18 anni)
5) College o università (in genere quattro anni)

Gli studenti giapponesi chiamano, non a torto, il loro sistema scolastico shiken jigoku, ossia “inferno degli esami”: mentre in Italia è difficile uscire dall’università, in Giappone è difficile entrare. Se un corso di laurea dura, sempre in Giappone, quattro anni, lo studente conseguirà la laurea (che non prevede la discussione della tesi) in quattro anni poiché gli studenti vengono sottoposti periodicamente a prove scritte (in Giappone le prove orali sono poche o nulle) che consentono loro di seguire passo passo il programma.Molti studenti frequentano speciali scuole private (juku) serali o nei fine settimana per prepararsi agli esami di ammissione all’anno successivo, per cui non è infrequente che molti ragazzi, ma spesso anche bambini di 6 o 7 anni, dopo la scuola e le attività pomeridiane dei club, prendano treni o metro per andare a ripetizione, anche fino alle 11 di sera.L’anno scolastico inizia nel mese di aprile e finisce nel mese di marzo. Le vacanze estive durano circa sei settimane. Oltre alle feste nazionali, gli alunni hanno due settimane di vacanza a Capodanno e due in Primavera tra il vecchio e il nuovo anno scolastico.
 
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spleen

utente ?
Discorso condivisibile per un " occidentale" ( soprattutto in tema di religioni), ma non per un giapponese. La loro "organizzazione" sociale è tale per cui il "disonore" rende,molte - troppe volte - implicito il suicidio, come naturale conseguenza. Si tratterebbe poi di approfondire i concetti "base" della struttura sociale nipponica,ma il discorso diverrebbe forse troppo "prolisso". Teniamo altresì presente che l'articolo del quotidiano si riferisce solo ad una ristretta cerchia di giapponesi. In termini statistici,conglobanti l'intera popolazione,in Giappone si rileva un suicidio ogni 15 minuti.
Il sistema scolastico giapponese si articola in cinque cicli, sostanzialmente simili a quelli presenti in Italia:1) Scuola materna (età 3 – 6 anni)
2) Scuola elementare (età 6 – 12 anni)
3) Scuola media inferiore (età 12 – 15 anni)
4) Scuola media superiore (età 15 – 18 anni)
5) College o università (in genere quattro anni)

Gli studenti giapponesi chiamano, non a torto, il loro sistema scolastico shiken jigoku, ossia “inferno degli esami”: mentre in Italia è difficile uscire dall’università, in Giappone è difficile entrare. Se un corso di laurea dura, sempre in Giappone, quattro anni, lo studente conseguirà la laurea (che non prevede la discussione della tesi) in quattro anni poiché gli studenti vengono sottoposti periodicamente a prove scritte (in Giappone le prove orali sono poche o nulle) che consentono loro di seguire passo passo il programma.Molti studenti frequentano speciali scuole private (juku) serali o nei fine settimana per prepararsi agli esami di ammissione all’anno successivo, per cui non è infrequente che molti ragazzi, ma spesso anche bambini di 6 o 7 anni, dopo la scuola e le attività pomeridiane dei club, prendano treni o metro per andare a ripetizione, anche fino alle 11 di sera.L’anno scolastico inizia nel mese di aprile e finisce nel mese di marzo. Le vacanze estive durano circa sei settimane. Oltre alle feste nazionali, gli alunni hanno due settimane di vacanza a Capodanno e due in Primavera tra il vecchio e il nuovo anno scolastico.
Si, ovviamente per un occidentale,la mia era un' opinione.
Del resto tutto questo loro impegno non sembra li abbia resi più felici (ponenedo che la felicità come noi la intendiamo sia per loro un valore).
Mi sa che il valore per loro sia la tendenza a raggiungere la "perfezione".
 

PresidentLBJ

Pettinatore di bambole
In un paese che ha alcuni punti in comune col nostro (sottolineerei soprattutto l'età media della popolazione e l'impermeabilità istituzionalizzata della società ai giovani) esistono servizi online per organizzare collettivamente il proprio suicidio, località particolarmente ricercate per togliersi la vita e soprattutto pare ormai radicato un atteggiamento fatalista e sufficiente dello Stato di fronte a un fenomeno da 30.000 morti autoindotte annue, che tocca in grandissima parte le nuove leve del Paese.
E quindi che jamm a fa? Imitare? Dolerci per quanto siamo arretrati rispetto a loro?
 

brenin

Utente
Staff Forum
Si, ovviamente per un occidentale,la mia era un' opinione.
Del resto tutto questo loro impegno non sembra li abbia resi più felici (ponenedo che la felicità come noi la intendiamo sia per loro un valore).
Mi sa che il valore per loro sia la tendenza a raggiungere la "perfezione".
Più che la perfezione,penso che per loro sia importante non essere "chiodo che sporge", ma bensì di inserirsi adeguatamente nel contesto sociale e nella conseguente scala gerarchica, in definitiva fare parte di un "gruppo".
Vista con i nostri occhi il loro tenore di vita lavorativo sarebbe insopportabile e,per molti versi,incomprensibile.
Difficile anche da comprendere,se non provato sulla propia "pelle".
 

spleen

utente ?
Più che la perfezione,penso che per loro sia importante non essere "chiodo che sporge", ma bensì di inserirsi adeguatamente nel contesto sociale e nella conseguente scala gerarchica, in definitiva fare parte di un "gruppo".
Vista con i nostri occhi il loro tenore di vita lavorativo sarebbe insopportabile e,per molti versi,incomprensibile.
Difficile anche da comprendere,se non provato sulla propia "pelle".
Ho avuto modo causa lavoro, diverso tempo fa', di conoscere un ingegnere giapponese in trasferta da noi, era una persona squisita, complimentoso fino alla piaggeria ma molto sensibile e corretto, un amico. Il lavoro era uno dei suoi "scopi di vita".
 

Vincent Vega

Utente armato
Discorso assai complesso. Tra l'altro nella fascia di età considerata, in Italia il suicidio è la seconda causa di morte: la prima è uscire di strada dopo esserti strafatto di alcool e droghe. Non credo siamo assai più evoluti.
 

Horny

Utente di lunga data
Nella società giapponese tutto è concatenato: l'iscrizione all'università prestigiosa dipende dalla frequentazione della scuola superiore prestigiosa, e così via. Persino l'esame di ammissione alla scuola materna si rivela determinante ai fini del curriculum. Non c'è da stupirsi che i bambini prendano lezioni private per superarlo nel migliore dei modi, o che il suicidio, a 5 o 6 anni, non avvenga raramente. Si tratta di una società molto esigente,che pone enormi richieste ai suoi membri sin dalla tenera età.
ci sono pure famiglie così :scared::scared:
la mia lo era.
 

Horny

Utente di lunga data
Discorso assai complesso. Tra l'altro nella fascia di età considerata, in Italia il suicidio è la seconda causa di morte: la prima è uscire di strada dopo esserti strafatto di alcool e droghe. Non credo siamo assai più evoluti.
una forma di suicidio più
'estrosa', nonché
pericolosissima per gli altri.
 

Horny

Utente di lunga data
Andare all'università, e soprattutto in una buona/ottima università, è ritenuto requisito fondamentale della mobilità verso l'alto. L'importanza capitale del sistema scolastico giapponese deriva da queste pesanti implicazioni sociali. Nella tradizionale organizzazione giapponese del lavoro,che riflette l'atteggiamento generale nei confronti del curriculum scolastico, l'abilità individuale è semplicemente ed immediatamente tradotta in termini di curriculum scolastico.La durata e la qualità degli studi sono criteri decisivi e, in base a tali schemi, chi sia in possesso soltanto di un diploma di scuola secondaria , quale che sia la sua capacità ed esperienza,non potrà competere con un laureato per ottenere un lavoro o una promozione. Le aziende giapponesi considerano il curriculum scolastico come uno dei principali criteri di valutazione della capacità e dell'importanza sociale, e scarsa è l'attenzione prestata alle esperienze extrascolastiche. I titoli di studio sono indiscutibili,reali, e possono essere utilizzati come un parametro oggettivo ed una chiara indicazione,mentre è difficile adottare criteri uniformi , ed accettati da tutti, per valutare l'esperienza individuale ed i risultati extrascolastici. In questo contesto le istituzioni scolastiche rivestono un ruolo di straordinaria importanza poichè forniscono valori sociali all'individuo e definiscono le sue future potenzialità nella società.
Il rango dell'università in cui ci si è laureati determina più o meno quello dell'attività individuale, oltre che l'accesso ad una certa condizione sociale e il successo che ci si può aspettare di ottenere nella vita.
Le aziende più importanti tendono sempre più a reclutare laureati di cui hanno bisogno nelle università di livello più alto. Il fenomeno,negli ultimi anni, si è così accentuato che le imprese più prestigiose accettano solo le domande d'impiego dei laureati delle università di massimo livello. Il sistema scolastico giapponese,per conludere,comporta una competizione ben più forte di quella presente in altre società, e questo consente di comprendere il tragico ripetersi ogni anno dei numerosi casi di suicidio di giovani che non sono riusciti a superare l'esame di ammissione ad una prestigiosa università. Fatti simili vengono interpretati come il simbolo delle eccessive pressioni sociali esercitate sui giovani.
uhm però questo avviene ovunque.
prendi l'esempio degli stati uniti.
 

Lucrezia

Utente di lunga data
uhm però questo avviene ovunque.
prendi l'esempio degli stati uniti.
Sì, negli Stati Uniti è molto preponderante l'ossessione per la carriera, e per il far soldi. E il sistema scolastico è allucinante. Però è anche vero che lì vige molto il mito del costruirsi da soli con un'idea, con l'intraprendenza. è possibile fare carriera molto in fretta con un'idea giusta anche senza università. è un sistema che crea grandissimo stress nei giovani, ma mi sembra comunque più flessibile e imprevedibile rispetto a quello Giapponese. La cultura del 'tutto è possibile se posso immaginarlo' permette più spazio e speranza, e molto più ricambio nelle gerarchie lavorative.
 

Horny

Utente di lunga data
Sì, negli Stati Uniti è molto preponderante l'ossessione per la carriera, e per il far soldi. E il sistema scolastico è allucinante. Però è anche vero che lì vige molto il mito del costruirsi da soli con un'idea, con l'intraprendenza. è possibile fare carriera molto in fretta con un'idea giusta anche senza università. è un sistema che crea grandissimo stress nei giovani, ma mi sembra comunque più flessibile e imprevedibile rispetto a quello Giapponese. La cultura del 'tutto è possibile se posso immaginarlo' permette più spazio e speranza, e molto più ricambio nelle gerarchie lavorative.
si, questo è vero.
poi lì la società è multietnica,
diversissima da quella giapponese.
 

disincantata

Utente di lunga data
E quindi che jamm a fa? Imitare? Dolerci per quanto siamo arretrati rispetto a loro?

IO DIREI CHE SIAMO messi molto molto meglio!

INOLTRE non mi sembra abbiano migliorato il loro paese con tutti quei geni incompresi!

Un bambino deve stare bene, giocare, essere felice non spremuto fin da piccolo, per cosa poi?
 

Vincent Vega

Utente armato
IO DIREI CHE SIAMO messi molto molto meglio!

INOLTRE non mi sembra abbiano migliorato il loro paese con tutti quei geni incompresi!

Un bambino deve stare bene, giocare, essere felice non spremuto fin da piccolo, per cosa poi?
Disincantata...mi limiterei a dire che siamo messi male in maniera qualitativamente diverse, ripetendo quanto sopra...
Noi abbiamo genitori che menano gli insegnanti per una insufficienza...e ventenni che precipitano dal quinto piano perché volevano cagare dalla finestra..e 32enni che..beh, basta guardare quello che scrive su sto forum.
Ognuno ha i suoi problemi ecco...
 

disincantata

Utente di lunga data
Disincantata...mi limiterei a dire che siamo messi male in maniera qualitativamente diverse, ripetendo quanto sopra...
Noi abbiamo genitori che menano gli insegnanti per una insufficienza...e ventenni che precipitano dal quinto piano perché volevano cagare dalla finestra..e 32enni che..beh, basta guardare quello che scrive su sto forum.
Ognuno ha i suoi problemi ecco...

NON generalizzarei per casi sporadici.
Ma un sistema scolastico che schiavizza i bambini gia' da piccoli non lo vorrei mai.
 

Vincent Vega

Utente armato
NON generalizzarei per casi sporadici.
Ma un sistema scolastico che schiavizza i bambini gia' da piccoli non lo vorrei mai.
No, ovvio che no. Dico solo che lì hanno quell'eccesso. Noi abbiamo 30enni fuoricorso con mamma e papà che li coccolano e aggrediscono i prof per un brutto voto, a 7 anni come a 27.
Tendenzialmente, intendo. Poi se - correttamente - usciamo dalle generalizzazioni....ieri mi sono permesso di dire che anche da noi le cause di morte, visto che in quella fascia d'età difficile siano malanni, non fanno sorridere..da noi "basta che si spacca e si fa bordello, tanto paga papà". Per arrotondare una citazione recente di autorevole esponente delle nuove leve...
 
Stato
Discussione chiusa ad ulteriori risposte.
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