Faccio qualche passo indietro...perchè a prescindere dalle ipotesi sul futuro, dalle ipotesi su ciò che si può tollerare o meno in una vita, dalle aspettative, dalle interpretazioni, etc etc, quello che resta è la Vita. Che a vote ci si ribalta addosso, tendenzialmente lo fa quando si pensa che stia andando tutto perfettamente.
Riflettevo intorno al fatto che ci si dice che questo o quello non potrà MAI essere tollerato, o fatto, o subito...nella mia esperienza la Vita mi ha smentito. Completamente.
Mi sono ritrovata a tollerare, fare, subire cose che neppure sognavo. Ne bene e nel male. E penso che sia così in generale, che a volte ci si guarda indietro, in una delle oasi di pace che si incontrano sulla strada e ci si stupisce. Di se stessi. Degli altri. Della vita.
Sai Juan, questo post io credo sia importante per te. Hai svelato tanto di te.
In quel non posso e in quel DEVO.
Che nel non posso hai messo pesantezza. non hai parlato di essere l'unico nella gioia, nella meraviglia, nella scoperta.
E il devo l'hai messo nel piacere.
Non ti stride un po'?
Che il piacere è una concessione che si fa a se stessi, il sesso è una delle vie. Una via preferenziale, ecco perchè scombussola e a volte diventa un devo.
Che il sesso è penetrazione e compenetrazione. Ed è quasi simbolico quel penentrarsi. Reciprocamente. Che quando è comunicazione, diventa un tendere all'essenza di ognuno, ognuno la propria e a quella dell'altro. E comunicare è esattamente scambiare quelll'essenza profonda.
Che a volte il sesso diventa un cercare dentro, per trovare e per trovarsi. Con e attraverso l'altro.
Ma in tutto questo il corpo...è "strumento". Strumento nel senso che il corpo è segno e soglia, per andare in alti posti che riguardano profondità diverse. Che riguardano scambi diversi dalla semplice penetrazione.
E io sono convinta che l'unicità sia esattamente oltre quelle soglie. Ed è ricerca, non raggiungimento. Tanto che si vuole ripetere e ripetere. E cercare. Insieme.
Ma in tutto questo....il devo...
E' concessione che ci si fa e si fa all'altro.
Un uomo mi può scopare, dolcemente, con forza e anche con rabbia, e io posso rispondere in altrettanti modi. E posso godere e divertirmi e giocare.
MA quell'essenza, quel raggiungimento di quando ci si ritrova a tremare addosso di ritorno da chissà dove, è una porta che ognuno concede senza doverlo a se stesso prima e all'altro poi.
E batto sul devo perchè quella porta aperta è un dono. E non un devo.
Ecco perchè ti invitavo ad andare al di là, per un momento, del corpo e cercare l'essenza del dono e del donarsi. Anche come strumenti, nelle mani dell'altro.
Il corpo in tutto questo c'entra molto poco. Se non come tangibilità. Ma fermarsi al corpo è togliere valore a ogni cosa.
Con questo non voglio giustificare o convincerti di alcunchè.
Io non ho un cattivo rapporto con la promiscuità. Del corpo.
Su altri tipi di promiscuità sono talebana e inflessibile. E neanche lo sapevo.
ma mi piacerebbe che smettessi per un attimo di pensare alle mutande e ti fermassi ad ascoltare quella pesantezza che io colgo nel raccontare di voi, prima del tradimento.
E anche la rassegnazione di fronte allo scopare fra voi di cui hai detto. Come se fosse un qualcosa di inevitabile. E ci ho letto tristezza, ma probabilmente sbaglio. Sbaglio?
Perchè se davvero vuoi capire quel tradimento, te lo firmo con il sangue, non è nel tradimento che puoi trovare risposte alle tue domande.
Il tradimento fisico è solo l'atto finale di un percorso ben più lungo, che ha radici ben più profonde.
E questo vale anche nel tradimento seriale. Dal mio punto di vista.
Come ti dicevo, il corpo è il segno tangibile, perchè le profondità di ognuno di noi sono difficilmente raggiungibili.
Fermarsi al corpo è perdersi esattamente la meraviglia.
E credimi, meraviglio me stessa nello scriverlo.
Cerca, cercate prima. Se volete trovare qualcosa. Se volete imparare. Se vuoi imparare.
Che a prescindere da come finirà, io sono convinta che la cosa più importante sia uscirne con apprendimenti nuovi.