ipazia
Utente disorientante (ma anche disorientata)
Esatto! Senza sconti o aggiustamenti...o almeno provarci..Il neretto, è importantissimo, non esistono schemi mentali o semplificazioni che tengano. La realtà per la realtà. :up:
Esatto! Senza sconti o aggiustamenti...o almeno provarci..Il neretto, è importantissimo, non esistono schemi mentali o semplificazioni che tengano. La realtà per la realtà. :up:
si, ma come affronti la realta', tutti i giorni? Sulla base degli schemi (passami il termine, lo uso in maniera mooolto estesa) che uno si e' costruito con il tempo e l'esperienza.Il neretto, è importantissimo, non esistono schemi mentali o semplificazioni che tengano. La realtà per la realtà. :up:
credici credici!!Mi risulta difficile crederlo![]()
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Noi tutti ragioniamo per schemi che ci formiamo e ci aiutano tutti i giorni, a volte la cosa veramente importante, se vogliamo capire qualcosa che non rientra, è riuscire a metterli in discussione, non rigettandoli aprioristicamente, ma imparare ad analizzarli sotto nuove luci.si, ma come affronti la realta', tutti i giorni? Sulla base degli schemi (passami il termine, lo uso in maniera mooolto estesa) che uno si e' costruito con il tempo e l'esperienza.
Possono essere piu' o meno 'flessibili' ma sempre schemi sono.
Senno' sei una bandiera la vento...
Mi intendi perfettamente!Noi tutti ragioniamo per schemi che ci formiamo e ci aiutano tutti i giorni, a volte la cosa veramente importante, se vogliamo capire qualcosa che non rientra, è riuscire a metterli in discussione, non rigettandoli aprioristicamente, ma imparare ad analizzarli sotto nuove luci.
Per me stesso ho notato che se non lo faccio, c'è qualcosa che non va', una nota stonata. Ascoltare questa nota ci avvicina al "vero" molto più che rifiutare quello che ci spiazza, questo intendo io e credo intendesse anche Ipazia.
Attenzione, non sto dicendo che sia facile e nemmeno è agevole, è un percorso, questo sì.
pero': se ogni volta che qualcosa non rientra in uno schema (che funziona) lo dobbiamo mettere in discussione va a finire che e' la vita che ti guida e non tu che guidi la tua vita. Spesso, una cosa che non rientra in uno schema, e' giusto che non ci rientri.Noi tutti ragioniamo per schemi che ci formiamo e ci aiutano tutti i giorni, a volte la cosa veramente importante, se vogliamo capire qualcosa che non rientra, è riuscire a metterli in discussione, non rigettandoli aprioristicamente, ma imparare ad analizzarli sotto nuove luci.
Per me stesso ho notato che se non lo faccio, c'è qualcosa che non va', una nota stonata. Ascoltare questa nota ci avvicina al "vero" molto più che rifiutare quello che ci spiazza, questo intendo io e credo intendesse anche Ipazia.
Attenzione, non sto dicendo che sia facile e nemmeno è agevole, è un percorso, questo sì.
1) Assolutamente in disaccordoMi intendi perfettamente!
Quegli schemi dovrebbero essere orientativi secondo me. Se diventano agganci di rassicurazione, volti al tener tutto fermo e in controllo più che altro...possono diventare da spazi di malessere a spazi di vero e proprio pericolo.
Che si rischia di rimanerci invischiati dentro.
E da schema funzionale a sè e alla sempificazione della complessità, rischiano di divenire gabbia.
E quando non si riesce a seguire la mutevolezza, nella mia esperienza, allora sì che si è in balia degli umori degli altri e della vita.
Che se si è rigidamente ancorati si rischia di prendere posizione sullo schema anzichè usare lo schema per prendere posizione.
Per cercare di guidare qualcosa devi saper guidare, devi sapere. Se rifiuti di capire qualcosa che non ti piace non sai.pero': se ogni volta che qualcosa non rientra in uno schema (che funziona) lo dobbiamo mettere in discussione va a finire che e' la vita che ti guida e non tu che guidi la tua vita. Spesso, una cosa che non rientra in uno schema, e' giusto che non ci rientri.
Dipende dalle esperienze probabilmente. E mi piace il disaccordo. Significa possibilità di confrontarsi.1) Assolutamente in disaccordo
2) e' il contrario, invece. Sempre per me, ovvio.
... maremma grossetana.Ecco che si ritorna a farne una questione di semantica. Perdonami, ma io faccio l'ingegnere e tendo a vedere le cose per quello che sono. Sarà deformazione professionale ma per poter veramente capire qualcosa, ho bisogno di schematizzarla. In questo caso il nodo della questione è il termine totalità. Non voglio mettermi a discutere di semantica. Ognuno di noi ha diversi strati di coscienza e di conoscenza di se stesso. E' evidente d'altronde che nel mio caso non avessi il grado di conoscenza che pensavo di avere. O per lo meno, che escludessi a priori un tipo di comportamento che poi in effetti ha adottato. Ma questo non vuol dire è impossibile conoscere una persona.
Ho amato Pirandello e tutte le sue opere, ma conoscersi è morire non è qualcosa che nella pratica può trovare un riscontro. Accettare e comprendere la non staticità dell'essere (parole tue) è una cosa, ma se quell'essere nella sua evoluzione diventa qualcosa che non mi piace più, non starò lì ad osannarlo perchè tramite il cambiamento ha ingannato la morte (pirandelliana).
So benissimo da dove venisse quell'ansia, ma non ne parlerò in questa sede. Un conto è sbandierare ai quattro venti cose personali, un contro è farlo con i fatti degli altri.
Come vedi, la conosco (conoscevo). Ed il fatto che questo tipo di bisogni allevia-ansia non siano stati soddisfatti da me, ma dal primo stronzo che le ha mostrato un po' di attenzione, può solo farmi incazzare di più. Animalescamente o no, dettato dall'ansia, dalla scarsa conoscenza di se stessa o da chissà cos'altro, l'errore è stato suo. Ed io sono abituato a ragionare sui fatti concreti non sui bisogni inconsci che non soddisfatti hanno provocato un malessere interiore che non esternato ha provocato uno sfogo animalesco che è scaturito in una scopata. Io vedo la scopata, su tutto il resto non ho chissà quale colpa...
In realtà mi sta servendo molto. Ma resto dell'idea che analizzare e comprendere le cause non sminuisce il fatto in se. Il fulcro rimane sempre quello.
credici credici!!
..e più che altro non riesco proprio per niente ad essere sintetica!! e pensa che quando scrivo già faccio un sunto di quello che mi gira in testa e in pancia!!:unhappy::mexican:
Ma io alla fine la mia posizione la prenderò a prescindere dalla dimensione dell'iceberg. Certo potevo essere un capitano più attento, accorgermi dell'iceberg e cambiare rotta per tempo. Ma prevedere il futuro è impossibile, e ad osservare una cosa dall'interno, spesso, si fanno grossolani errori di valutazione. Certo, conoscere cosa c'era sotto quella punta ghiacciata, cosa è stato che mi ha fatto sbattere così forte, di sicuro aiuta. Ma alla fine tutto dipende da quant'è grande lo squarcio nello scafo e se si può riparare.Analizzare e comprendere non serve per sminuire. O giustificare.
Anzi. Serve proprio per mettere il faro sul fulcro.
Che quel fulcro è solo la punta dell'iceberg.
Allora. C'è chi riesce a fermarsi alla punta e su quella prendere posizioni nette e definitive.
C'è è chi invece non riesce, ha bisogno di vederlo l'iceberg per poter fare pace e poter prendere posizioni fedeli a se stessi innanzitutto.
Tu di cosa hai bisogno per prendere posizione?
Credo sia questo il punto. Al netto di tutto il resto.
Siamo davvero così deprecabili come persone?... maremma grossetana.
Eh ma ci dovevo arrivare da sola.
Fa niente Juanìn, sappi che ti voglio bene lo stesso.
Comunque: quando l'input è sempre uguale ma il risultato cambia, cosa significa?
...ma dato che i sistemi non si modificano da soli... è facile che tu pensi che l'input sia lo stesso e non hai verificato che lo sia.Ma io alla fine la mia posizione la prenderò a prescindere dalla dimensione dell'iceberg. Certo potevo essere un capitano più attento, accorgermi dell'iceberg e cambiare rotta per tempo. Ma prevedere il futuro è impossibile, e ad osservare una cosa dall'interno, spesso, si fanno grossolani errori di valutazione. Certo, conoscere cosa c'era sotto quella punta ghiacciata, cosa è stato che mi ha fatto sbattere così forte, di sicuro aiuta. Ma alla fine tutto dipende da quant'è grande lo squarcio nello scafo e se si può riparare.
Siamo davvero così deprecabili come persone?
Comunque: quando l'input è lo stesso e l'output cambia vuol dire che il sistema a cui stai dando in pasto quell'input si è modificato.![]()
ti compro una famigliola di castori per mettere una diga sul fiume.Dipende dalle esperienze probabilmente. E mi piace il disaccordo. Significa possibilità di confrontarsi.
Nella mia esperienza ribaltare gli schemi che mi ero data...mi ha letteralmente "salvata".
Mi ero ingabbiata in un dover essere che mi levava il fiato. Letteralmente.
Pur di rimanere fedele a quegli schemi. E avevo sovrapposto lo schema di me al mio essere.
Ora ho i miei schemi, sono orientativi, flessibili, mobili. E sono al mio servizio, il più delle volte...
Li uso quando mi servono. Quando sono confusa. Quando sono spaventata.
Ma sono strumenti in mano mia. Non percorsi predefiniti, basati sul passato.
Non sono così consapevole eh...però almeno mi accorgo quando ripeto schemi anzichè cercare innovazione in quello schema.
Anzi, ti dirò di più, ora come ora mi accorgo che quando provo a mettere, consapevolmente o meno, il passato nel presente, faccio un gran casino.
So meglio chi sono. E su questo mi baso. Per modellare, flettere, irrigidire, ammorbidire quegli schemi.
Non ho più intenzione di dimenticarmi che il mondo e la vita sono complessi, e mi sovrastano. E sono indefinibili in modo definitivo.
Che l'idea del controllo deriva da una formazione deterministica e positivista.
Ho capito che non posso controllare un fiume e la sua corrente, ma posso controllare come ci nuoto dentro e osservare come varia la corrente. E seguire. Per non affondare.
Nuotare controcorrente si può fare per un po'...prima o poi il corpo chiede il suo dazio però.
...e lo so!! pensa il casino a volte!! :unhappy::mexican:
Aiutoooooo![]()
non osare!!!ti compro una famigliola di castori per mettere una diga sul fiume.
Sei puntato ancora sul risultato contingente.Ma io alla fine la mia posizione la prenderò a prescindere dalla dimensione dell'iceberg. Certo potevo essere un capitano più attento, accorgermi dell'iceberg e cambiare rotta per tempo. Ma prevedere il futuro è impossibile, e ad osservare una cosa dall'interno, spesso, si fanno grossolani errori di valutazione. Certo, conoscere cosa c'era sotto quella punta ghiacciata, cosa è stato che mi ha fatto sbattere così forte, di sicuro aiuta. Ma alla fine tutto dipende da quant'è grande lo squarcio nello scafo e se si può riparare.
Siamo davvero così deprecabili come persone?
Comunque: quando l'input è lo stesso e l'output cambia vuol dire che il sistema a cui stai dando in pasto quell'input si è modificato.![]()
Non sono così pazzo da mettermi ad applicare i metodi ingegneristici ad una cosa così complessa. Del resto le donne sono un sistema tipicamente non lineare e tempovariante, quindi cercare di descriverle in maniera esaustiva richiederebbe uno sforzo fuori dalla mia portata....ma dato che i sistemi non si modificano da soli... è facile che tu pensi che l'input sia lo stesso e non hai verificato che lo sia.
Magari è stato un cambiamento impercettibile che si è sottovalutato.
E con il tempo è variato ancora in modo incrementale, ma il cambiamento continuava ad essere impercettibile, nel breve periodo.
Quindi diventa uno di quei famosi sistemi MIMO
Merd-In
Merd-Out.
Ma voi Ingegneri pensate sempre a controllare per prima la parte più complicata, mannaggia a voi.
Perchè vi appassiona di più.
Ma i bachi si chiamano così in onore agli scarrafoni, e sono spesso tragicamente banali.
:singleeye:
Ma questo è ovvio. Intanto ho imparato che di fronte ad avvenimenti davvero inaspettati sono in grado di sbroccare come mai avrei immaginato. Proprio io che ho sempre fatto del "mantieni il sangue freddo" il mio cavallo di battaglia.Sei puntato ancora sul risultato contingente.
Lascia perdere per un po' le considerazioni sullo squarcio. Che ti sei appena preso un diretto nei denti, e la vista è piuttosto annebbiata tendenzialmente dopo un diretto nei denti. Mettiti lì. Fai i conti con quel diretto. E col dolore.
E anzichè pensare allo squarcio pensa a come puoi imparare SU DI TE da quel diretto.
Mettiti calmo. Il resto verrà di conseguenza.
E l'iceberg...servono buone attrezzature, allenamento e resistenza per andare a vederlo tutto. E mica sempre ci si riesce. A volte non si può che accettare che non si può. Vedere tutto.
Ah...non potevi no. Che tu puoi capitanare soltanto la tua di nave. Quella degli altri non è responsabilità tua.
E se lo è...è un grosso, grossissimo problema.
Sul primo grassetto...Non sono così pazzo da mettermi ad applicare i metodi ingegneristici ad una cosa così complessa. Del resto le donne sono un sistema tipicamente non lineare e tempovariante, quindi cercare di descriverle in maniera esaustiva richiederebbe uno sforzo fuori dalla mia portata.
Ma questo è ovvio. Intanto ho imparato che di fronte ad avvenimenti davvero inaspettati sono in grado di sbroccare come mai avrei immaginato. Proprio io che ho sempre fatto del "mantieni il sangue freddo" il mio cavallo di battaglia.
Riguardo alla seconda parte del post sono d'accordo. Ma, premesse tutte le belle cose che abbiamo scritto in precedenza sulla conoscenza di se e degli altri, ed accettando che non si può conoscere tutto di una persona e nemmeno prendere il timone della sua nave, cosa rimane di concreto da fare? Accettare che deterministicamente, a causa dei miei e dei suoi atteggiamenti, quel diretto sarebbe arrivato ugualmente prima o poi?
Sul primo grassetto...
Fa strano a volte scoprire di essere semplicemente umani eh?
E non lo dico come provocazione. Quando mi accorgo di esserlo, io mi stranisco. E tanto a volte. Sotto lo stranimento c'è la meraviglia. Dello scoprirsi ai propri occhi. E guarda che non parlo del romanticume della meraviglia
Parlo di meraviglia in senso neutro. E parlo di concedersi di lasciarsi stupire da se stessi. Dell'assaggiare un pezzetto di quel che si è e non di quel che si vorrebbe essere. E' iniziare un viaggio.
E questo non si può che fare da soli. Nel bene e nel male.
La prima cosa da fare? Fermarsi e lasciarsi meravigliare. Ascoltare bene quello che c'è dentro. Prendersi il tempo che le scoperte si collochino dentro e poi fuori. Lasciare lì. E semplicemente osservare.
Hai tempo per farlo. E credimi, quel tempo, la non urgenza delle contingenze, è un dono.
Prenditi il tempo. E' tuo. Puoi. E anche devi. (non amo i devi, ma questo ci sta.)
Sul deterministicamente...insomma...non sono la persona più adatta eh:mexican:
Ma accettare che il diretto è arrivato, senza caricarsi di colpe direi che è il primo passo.
E senza caricare l'altro. Anche.
E non per giustificare. Ma per poter esporre la propria umanità e guardare quella dell'altro.
E poi poter sentire, non decidere, se quell'umanità è quella che si desidera o no. Ma è dentro che lo si sente.
Entrare nel loop delle colpe impedisce di imparare come schivare non il diretto che si è preso, ma quelli che necessariamente arriveranno. Dalla Vita in generale. Che ne arrivano. E accettare anche che a volte si parano. A volte si schivano. A volte si prendono.
Non si può evitare. Salvo rinchiudersi da qualche parte per sentirsi al sicuro.
Ma ti assicuro che è illusione anche quello. Non si è al sicuro. Ed è anche questo il bello.
Io ragionerei sulle responsabilità. E non per fare i mea culpa. Ma per comprendere di cosa si ha bisogno. Per poter poi chiedere. Se lo si vorrà ancora fare. E non è mica detto.
Sei pieno di rabbia. Vai sotto. Che c'è dolore. Il tuo. Passaci attraverso. Sieditici in mezzo. E lascia che sia.
E' un lutto questo.
Lei è morta ai tuoi occhi. La lei che conoscevi.
E tu sei morto. Il te che conoscevi.
Serve onorare i morti per poter stare fra i vivi.
Vorrai condividere con lei? Fallo.
Non vorrai? Non farlo.
Concediti semplicemente di ascoltare quello che desideri. Ma al netto della rabbia, della rivalsa. Che quella roba fa casino. E fra l'altro impedisce l'affermazione di sè a sè; e, a seconda di come si è costruiti, spedisce o in reazione o in passività. Per semplificare. E quei meccanismi, antichi, fanno fare cose con cui poi non è pacifico fare i conti.
Assumiti le tue responsabilità. Per poter lasciar andare quelle che non sono tue.
La colpa è un legaccio. Blocca. E' un inganno della mente.
Prendersi la responsabilità di se stessi, senza cercare punizioni o assoluzioni, e dicendosi la verità permette di liberare lo sguardo.
E lo so che tutto questo sembra un non fare. Che si pensa fare come produzione nel mondo.
Ma questo è un fare dentro che permette l'espressione di sè nel mondo. In presenza.