Juanpalambrond
Utente di lunga data
Eccomi qua, sembra quasi che di tanto in tanto io venga su questo forum a fare il resoconto della mia storia, della mia vita. Come se in qualche modo senta il bisogno di fermarmi un attimo e chiedere (chiedermi?): “sto andando bene?”
La verità è che uno non lo sa mai se sta andando bene, il più delle volte si trova ad andare, e va. La strada è quella. Diritta, soleggiata e rassicurante. Perfettamente asfaltata, senza buche che possano farti correre il rischio di uscire dalla carreggiata o di dossi che nascondano quello che c’è davanti. Sei convinto che quella strada sia quella che ti porterà dove tu vuoi andare e sei contento di percorrerla. Guidare a velocità di crociera, con il pilota automatico inserito, ti mette un senso di tranquillità. E’ come una vocina che ti sussurra continuamente nella tua testa: “andrà tutto bene, sei dove sei sempre voluto essere, dove tutti si aspettano che tu sia in questo momento.” E non ti soffermi tanto a pensare a come ci sei arrivato su quella strada. Ormai ci sei, hai percorso tanti chilometri confortevolmente, pensi di poterne percorrere altrettanti e non ti interessa sapere cosa sarebbe successo se quella strada non l’avessi mai intrapresa. Non ti interessano le altre strade. Ormai non le vedi neanche, tanto che sono lontane. Arrivi anche a dubitare che esistano, le altre strade. Ogni tanto ti guardi intorno e vedi le persone che ti sono accanto, amici, parenti, conoscenti. Ognuno di loro segue la sua strada, a volte qualcuno lo vedi sbandare, lo vedi uscire fuori strada e rimettersi in carreggiata, oppure lo vedi schiantarsi definitivamente contro un muro. Ma lo guardi dal tuo finestrino, lo osservi come si osserva un’incidente occorso a qualcun altro mentre percorri l’autostrada. Ti tocca, ma non ti riguarda. A te non succederà, pensi, mentre sfili nel silenzio ovattato della tua vettura e ti rimetti alla tua velocità di crociera.
E invece poi succede. Tu sei lì, nella tua carrozza dorata e cominci a vedere il cielo sereno che si annuvola. Non ci badi, procedi alla tua velocità, come hai sempre fatto. Iniziano a comparire le prime goccioline di pioggia sul parabrezza, azioni i tergicristalli e ti sembra che non ci siano più. Fuori piove sempre più insistentemente e pensi: “alla fine me la sono sempre cavata, cosa potrà mai succedere di così terribile?”. E invece poi succede. Un fulmine squarcia il cielo, cade a pochi centimetri da te, apre una voragine nella tua strada. Freni di colpo, sbatti la testa sul volante. E ti ritrovi a pochi millimetri da un precipizio così profondo che non se ne vede la fine. Sei frastornato per la botta in testa. Non puoi andare avanti. Non puoi tornare indietro. La paura ti attanaglia. Scendi dalla macchina e guardi giù. Vertigini. Pensi: “e adesso, come farò ad andare avanti?”. La vita come la conoscevi non esiste più. La strada è interrotta e nessun cartello ti ha avvertito. Non sai che fare, sei spaesato, spaventato. Ti metti a passeggiare sull’orlo di quel precipizio. E vai avanti e indietro. Ogni tanto guardi di sotto ed è tutto nero, vertigini, nausea. E allora riprendi a passeggiare, quasi ti ci abitui a camminare in orizzontale invece che andare avanti. Intanto la ferita alla testa smette di sanguinare, ma tu sei sempre lì. Cammini avanti e indietro sull’orlo di quel baratro infinito, inizi a credere che la tua vita ormai debba procedere in direzione orizzontale. Aspetti, guardi indietro, ma non puoi tornare indietro e allora continui a passeggiare. Aspettando, come se qualcun altro o la vita stessa possa prendere le decisioni al tuo posto. Ma la vita non prende decisioni, la vita scorre alla sua velocità come scorreva la tua strada prima del fulmine. Solo che ora ti sei fermato e senti che la vita ti sta scorrendo sotto i piedi senza che tu possa fare niente.
Allora ti fermi al centro della strada, con le punte dei piedi che sporgono oltre il precipizio. Guardi giù e pensi: “Voglio essere una di quelle persone che lasciano che gli altri, gli eventi, la vita prendano le decisioni al posto suo? Voglio davvero ritrovarmi su un’altra strada, o sulla stessa, senza sapere bene come ci sono arrivato. Con il gomito fuori dal finestrino, rassicurato dal cielo sereno?”.
Ed è a quel punto che alzi lo sguardo. In lontananza si vede l’altra sponda del precipizio. Al di là di esso un bivio, senza segnaletica, illuminato da un unico, solitario raggio di sole che filtra tra le nuvole nere.
E tutto a un tratto hai capito. Come hai fatto a non arrivarci prima?
Devi saltare. Non importa quanto a lungo precipiterai ma alla fine vedrai il fondo di quel baratro nero. Accenderai un fiammifero, ti guarderai intorno e troverai un modo per risalire dall’altra parte. Aggrappandoti con le unghie e con i denti ad ogni roccia sporgente o ramoscello secco. Forse a metà strada ti fermerai e penserai di non farcela ma il pensiero di quell’unico raggio di sole ti darà la forza di risalire la china roccia dopo roccia, appiglio dopo appiglio. E quando la tua testa spunterà dall’altra parte e, con le ultime forze che ti restano in corpo, ti isserai sul ciglio della strada stremato, sarai pronto a fare la tua scelta.
Sarai pronto ad essere padrone della tua vita.
La verità è che uno non lo sa mai se sta andando bene, il più delle volte si trova ad andare, e va. La strada è quella. Diritta, soleggiata e rassicurante. Perfettamente asfaltata, senza buche che possano farti correre il rischio di uscire dalla carreggiata o di dossi che nascondano quello che c’è davanti. Sei convinto che quella strada sia quella che ti porterà dove tu vuoi andare e sei contento di percorrerla. Guidare a velocità di crociera, con il pilota automatico inserito, ti mette un senso di tranquillità. E’ come una vocina che ti sussurra continuamente nella tua testa: “andrà tutto bene, sei dove sei sempre voluto essere, dove tutti si aspettano che tu sia in questo momento.” E non ti soffermi tanto a pensare a come ci sei arrivato su quella strada. Ormai ci sei, hai percorso tanti chilometri confortevolmente, pensi di poterne percorrere altrettanti e non ti interessa sapere cosa sarebbe successo se quella strada non l’avessi mai intrapresa. Non ti interessano le altre strade. Ormai non le vedi neanche, tanto che sono lontane. Arrivi anche a dubitare che esistano, le altre strade. Ogni tanto ti guardi intorno e vedi le persone che ti sono accanto, amici, parenti, conoscenti. Ognuno di loro segue la sua strada, a volte qualcuno lo vedi sbandare, lo vedi uscire fuori strada e rimettersi in carreggiata, oppure lo vedi schiantarsi definitivamente contro un muro. Ma lo guardi dal tuo finestrino, lo osservi come si osserva un’incidente occorso a qualcun altro mentre percorri l’autostrada. Ti tocca, ma non ti riguarda. A te non succederà, pensi, mentre sfili nel silenzio ovattato della tua vettura e ti rimetti alla tua velocità di crociera.
E invece poi succede. Tu sei lì, nella tua carrozza dorata e cominci a vedere il cielo sereno che si annuvola. Non ci badi, procedi alla tua velocità, come hai sempre fatto. Iniziano a comparire le prime goccioline di pioggia sul parabrezza, azioni i tergicristalli e ti sembra che non ci siano più. Fuori piove sempre più insistentemente e pensi: “alla fine me la sono sempre cavata, cosa potrà mai succedere di così terribile?”. E invece poi succede. Un fulmine squarcia il cielo, cade a pochi centimetri da te, apre una voragine nella tua strada. Freni di colpo, sbatti la testa sul volante. E ti ritrovi a pochi millimetri da un precipizio così profondo che non se ne vede la fine. Sei frastornato per la botta in testa. Non puoi andare avanti. Non puoi tornare indietro. La paura ti attanaglia. Scendi dalla macchina e guardi giù. Vertigini. Pensi: “e adesso, come farò ad andare avanti?”. La vita come la conoscevi non esiste più. La strada è interrotta e nessun cartello ti ha avvertito. Non sai che fare, sei spaesato, spaventato. Ti metti a passeggiare sull’orlo di quel precipizio. E vai avanti e indietro. Ogni tanto guardi di sotto ed è tutto nero, vertigini, nausea. E allora riprendi a passeggiare, quasi ti ci abitui a camminare in orizzontale invece che andare avanti. Intanto la ferita alla testa smette di sanguinare, ma tu sei sempre lì. Cammini avanti e indietro sull’orlo di quel baratro infinito, inizi a credere che la tua vita ormai debba procedere in direzione orizzontale. Aspetti, guardi indietro, ma non puoi tornare indietro e allora continui a passeggiare. Aspettando, come se qualcun altro o la vita stessa possa prendere le decisioni al tuo posto. Ma la vita non prende decisioni, la vita scorre alla sua velocità come scorreva la tua strada prima del fulmine. Solo che ora ti sei fermato e senti che la vita ti sta scorrendo sotto i piedi senza che tu possa fare niente.
Allora ti fermi al centro della strada, con le punte dei piedi che sporgono oltre il precipizio. Guardi giù e pensi: “Voglio essere una di quelle persone che lasciano che gli altri, gli eventi, la vita prendano le decisioni al posto suo? Voglio davvero ritrovarmi su un’altra strada, o sulla stessa, senza sapere bene come ci sono arrivato. Con il gomito fuori dal finestrino, rassicurato dal cielo sereno?”.
Ed è a quel punto che alzi lo sguardo. In lontananza si vede l’altra sponda del precipizio. Al di là di esso un bivio, senza segnaletica, illuminato da un unico, solitario raggio di sole che filtra tra le nuvole nere.
E tutto a un tratto hai capito. Come hai fatto a non arrivarci prima?
Devi saltare. Non importa quanto a lungo precipiterai ma alla fine vedrai il fondo di quel baratro nero. Accenderai un fiammifero, ti guarderai intorno e troverai un modo per risalire dall’altra parte. Aggrappandoti con le unghie e con i denti ad ogni roccia sporgente o ramoscello secco. Forse a metà strada ti fermerai e penserai di non farcela ma il pensiero di quell’unico raggio di sole ti darà la forza di risalire la china roccia dopo roccia, appiglio dopo appiglio. E quando la tua testa spunterà dall’altra parte e, con le ultime forze che ti restano in corpo, ti isserai sul ciglio della strada stremato, sarai pronto a fare la tua scelta.
Sarai pronto ad essere padrone della tua vita.
Ultima modifica: