La tristezza

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Riflettevo in questi giorni che quello che hanno insegnato a me, fin da bambina, è stato combattere.

Che è un insegnamento buono. Anche a costo di strisciare sui gomiti, combattere e non abbassare la testa.

Ma ha un rovescio della medaglia...che solo combattere porta rabbia...e un sacco di altre cose...

Mi piace molto invece star imparando a sciogliermici dentro...piangere mi sembra ancora una cosa da femminucce (cvd :D)...ma non saper piangere è di gran lunga peggio.

https://www.facebook.com/391266544402788/videos/580160752180032/
 

Brunetta

Utente di lunga data
Che bello!
Io apprezzo moltissimo la tristezza è il pianto. Non si affrontano le cose solo con la rabbia.
:abbraccio:
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Che bello!
Io apprezzo moltissimo la tristezza è il pianto. Non si affrontano le cose solo con la rabbia.
:abbraccio:
io mica tanto :D
...per mia costruzione, ho bisogno della rabbia. Le voglio pure bene.
Poi si tratta di indirizzarla. Riconoscerla come energia. E renderla funzionale.
Piangere avvolti nella tristezza, è un buon modo per completare la rabbia...o forse sarebbe meglio dire, per pulirla...la rabbia ripulita con la tristezza e con il dolore...a me sembra energia nucleare fra le mie mani.
Ma penso sia la differenza fra essere schiavi della rabbia e averla al proprio servizio. Disciplinata. :eek:

Però lo trovo uno spunto interessante...per bambini e per adulti.


Mi è piaciuta molto una cosa che ha detto, e che condivido, "Il mio compito non è farle felici. Non cresco i bambini, ma gli adulti che saranno".

Ecco....lo condivido molto.
 
Ultima modifica:

Andrea Lila

Utente di lunga data
Riflettevo in questi giorni che quello che hanno insegnato a me, fin da bambina, è stato combattere.

Che è un insegnamento buono. Anche a costo di strisciare sui gomiti, combattere e non abbassare la testa.

Ma ha un rovescio della medaglia...che solo combattere porta rabbia...e un sacco di altre cose...

Mi piace molto invece star imparando a sciogliermici dentro...piangere mi sembra ancora una cosa da femminucce (cvd :D)...ma non saper piangere è di gran lunga peggio.

https://www.facebook.com/391266544402788/videos/580160752180032/

Io ho imparato da sola a combattere ma anche ad accogliere il brutto che arriva a volte senza opporgli resistenza. Ho avuto una specie di illuminazione una volta, molti anni fa, in cui ero totalmente sopraffatta da un'onda di dolore impossibile per i miei mezzi da arginare. E così mi distesi sul letto e le dissi: sono qui, fà di me quello che vuoi. Lei arrivò e non trovò nulla da sfondare, ero aperta e accogliente; piansi tutte le mie lacrime, mi disperai come non avevo mai fatto prima per accorgermi dopo un po' che oltre la spossatezza c'era una specie di pace, che gli occhi non producevano più nulla e, soprattutto, che ero ancora viva. Nonostante tutto. Che il dolore non uccide, che passa se non lo si contrasta.

Mi è capitato ancora di consegnarmi ad esso, ed è stata sempre una scelta di cui non mi sono pentita per l'evoluzione che i fatti hanno avuto in seguito. Invece per questo tradimento mi sono impuntata e non mi arrendo :D; combatto e combatto contro il nulla a testa bassa; batto le cor.. ehm la testa contro lo stesso muro come un'asina ma insisto caparbiamente e stupidamente a farmi male. Non mi rassegno al bello che la vita invece mi ri-offre come se non mi ritenessi meritevole di pace. Sono strana, eh :cool:


Ps: il video che hai postato l'avevo visto sulla pagina della Lucarelli e l'avevo apprezzato moltissimo anch'io, soprattutto la frase che hai evidenziato nel secondo post :up:
 
Ultima modifica:

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Io ho imparato da sola a combattere ma anche ad accogliere il brutto che arriva a volte senza opporgli resistenza. Ho avuto una specie di illuminazione una volta, molti anni fa, in cui ero totalmente sopraffatta da un'onda di dolore impossibile per i miei mezzi da arginare. E così mi distesi sul letto e le dissi: sono qui, fà di me quello che vuoi. Lei arrivò e non trovò nulla da sfondare, ero aperta e accogliente; piansi tutte le mie lacrime, mi disperai come non avevo mai fatto prima per accorgermi dopo un po' che oltre la spossatezza c'era una specie di pace, che gli occhi non producevano più nulla e, soprattutto, che ero ancora viva. Nonostante tutto. Che il dolore non uccide, che passa se non lo si contrasta.

Mi è capitato ancora di consegnarmi ad esso, ed è stata sempre una scelta di cui non mi sono pentita per l'evoluzione che i fatti hanno avuto in seguito. Invece per questo tradimento mi sono impuntata e non mi arrendo :D; combatto e combatto contro il nulla a testa bassa; batto le cor.. ehm la testa contro lo stesso muro come un'asina ma insisto caparbiamente e stupidamente a farmi male. Non mi rassegno al bello che la vita invece mi ri-offre come se non mi ritenessi meritevole di pace. Sono strana, eh :cool:


Ps: il video che hai postato l'avevo visto sulla pagina della Lucarelli e l'avevo apprezzato moltissimo anch'io, soprattutto la frase che hai evidenziato nel secondo post :up:
In casa mia, da bambina, piangere era per certi versi disonorevole. Vergognoso.
Quando ero bambina la casa dei miei era pervasa da una rabbia sottile, silenziosa, minacciosa. Pronta e in agguato.

Ricordo che per leggere tranquilla, in particolare d'estate, mi arrampicavo sull'albero fuori casa e scomparivo fra i rami e nelle storie.
La prima cosa che io ho imparato è stata combattere. E che la vita è fatica e dolore.
Non ho mai avuto paura del dolore. Ho sempre pensato, fin da bambina, che rendesse onore alla vita. E che fosse fonte di energia vitale. Il dolore è sempre stato un compagno fidato...mi ha sempre ricordato di me. E sono profondamente grata al Dolore...ho la sensazione che senza, mi sarei persa...anni fa.

Ho sempre saputo in buona sostanza che la mia vita dipendeva dalla morte e dal dolore.
E dal saper aver dominio di entrambi. Sia che fossero i miei, sia che non lo fossero.
I miei, perchè saperli dominare significava essere lucida per poter dominare quelli di chi mi circondava.
E quando ero troppo piccola per dominarli, significava almeno sapermi difendere.
Non lasciarmi negare. Non sperdermi. Non diventare una bimba dell'isola che non c'è. Anche perchè non ho mai creduto che qualcuno sarebbe venuto a prendermi. O non mi perdevo o mi perdevo. Ero semplicemente sola e su di me sentivo di dover contare.

Mi è da sempre stato fatto presente che il mio vivere corrispondeva al dolore e alla sofferenza, al sacrificio, di mia madre. Sacrificio di se stessa. Di cui io ero la causa prima.
E sono sempre stata, nelle sue definizioni di me, malattia e cura. Mio padre chiedeva la cura della malattia. Mia madre chiedeva la causa della malattia e la cura...cura che era essere malattia e smettere di esserlo, in buona sostanza essere senza essere.

I miei spazi, interiori intendo, sono sempre stati combattuti, mm per mm. E difesi.
E ho imparato presto a far emergere con cautela e attenzione quella che sono.
A "attenzionare" il dolore che provocava il mio essere me. Non era bontà. Era sopravvivenza.
Se sbagliavo la misura, il dolore che mi investiva, sotto forma di dolore, rabbia, parole...mi lasciava distrutta. Spezzettata. E quello sì, era davvero doloroso e angoscioso.
E combattere era una sorta di frenesia che mi coglieva mentre raccoglievo i pezzetti di me in fretta, con la paura che sparissero. La rabbia...era come mettere benzina per far divampare il fuoco e essere più veloce, funzionale, efficiente.
Ho imparato in quelle situazioni che le cicatrici sono il mio onore. E sono la mappa del mio essere ancora viva.

Non ho incontrato mai più, dopo, un dolore grande come quello che mi investiva quando scoprivo che gli abbracci di mia madre non erano un posto sicuro in cui riposare...neanche la violenza mi ha ferita tanto profondamente come quegli abbracci in cui sentivo solo dolore che neanche sapevo riconoscere e collocare.
Non ho mai neanche sentito una mancanza tanto profonda come quella.

Ma quella tristezza di cui parla...o perlomeno quella che ho capito e che sto sperimentando, anche con l'aiuto di G...è commozione della mia finitezza. Dei miei limiti. Del mio non potere. Commozione del mio essere umana. Carne e emozioni. Poterlo essere. Poter essere semplicemente...fluttuante e fluida.

Quella non l'avevo mai sperimentata. Che la si può collocare nella mancanza del liceo tanto quanto nel gatto morto a lato della strada...non importa il cosa porta in quel posto...ma è il posto in cui le lacrime sono contente nella tristezza. Una sorta di finis terrae...dove si svuota la valigia sulla terra e si guarda...e si ricorda, si sente la tenerezza per le cose andate, per quelle che sono, per quelle che verranno...è una tristezza così tenera, dolce, malinconica...pulita e innocente.
 
Ultima modifica:

Fiammetta

Amazzone! Embe'. Sticazzi
Staff Forum
Riflettevo in questi giorni che quello che hanno insegnato a me, fin da bambina, è stato combattere.

Che è un insegnamento buono. Anche a costo di strisciare sui gomiti, combattere e non abbassare la testa.

Ma ha un rovescio della medaglia...che solo combattere porta rabbia...e un sacco di altre cose...

Mi piace molto invece star imparando a sciogliermici dentro...piangere mi sembra ancora una cosa da femminucce (cvd :D)...ma non saper piangere è di gran lunga peggio.

https://www.facebook.com/391266544402788/videos/580160752180032/
Madonna che figata lo amo !!!!:rotfl:

In un altro forum giorni fa un utente si dispiaceva dei ricordi e pensieri tristi
Le ho risposto che per me sono bellissimi :)
 

Fiammetta

Amazzone! Embe'. Sticazzi
Staff Forum
io mica tanto :D
...per mia costruzione, ho bisogno della rabbia. Le voglio pure bene.
Poi si tratta di indirizzarla. Riconoscerla come energia. E renderla funzionale.
Piangere avvolti nella tristezza, è un buon modo per completare la rabbia...o forse sarebbe meglio dire, per pulirla...la rabbia ripulita con la tristezza e con il dolore...a me sembra energia nucleare fra le mie mani.
Ma penso sia la differenza fra essere schiavi della rabbia e averla al proprio servizio. Disciplinata. :eek:

Però lo trovo uno spunto interessante...per bambini e per adulti.


Mi è piaciuta molto una cosa che ha detto, e che condivido, "Il mio compito non è farle felici. Non cresco i bambini, ma gli adulti che saranno".

Ecco....lo condivido molto.
Anche io e non è facile
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Madonna che figata lo amo !!!!:rotfl:

In un altro forum giorni fa un utente si dispiaceva dei ricordi e pensieri tristi
Le ho risposto che per me sono bellissimi :)
Anche per me...sono molto legata ai ricordi tristi. Mi danno il segno della mia umanità...:)

Lui mi ha fatta rotolare!! :rotfl:
Parole semplici e centrate!
E ancor di più mi piace sia un uomo a pronunciarle...
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Anche io e non è facile
...no, è come trovare la propria umanità...non è per niente facile.
A me lo sta insegnando anche G. ....lui è bravissimo a piangere! E anche la mia amica...piange quasi senza ritegno...mi lasciano esterrefatta...:eek::D
 

Fiammetta

Amazzone! Embe'. Sticazzi
Staff Forum
Io ho imparato da sola a combattere ma anche ad accogliere il brutto che arriva a volte senza opporgli resistenza. Ho avuto una specie di illuminazione una volta, molti anni fa, in cui ero totalmente sopraffatta da un'onda di dolore impossibile per i miei mezzi da arginare. E così mi distesi sul letto e le dissi: sono qui, fà di me quello che vuoi. Lei arrivò e non trovò nulla da sfondare, ero aperta e accogliente; piansi tutte le mie lacrime, mi disperai come non avevo mai fatto prima per accorgermi dopo un po' che oltre la spossatezza c'era una specie di pace, che gli occhi non producevano più nulla e, soprattutto, che ero ancora viva. Nonostante tutto. Che il dolore non uccide, che passa se non lo si contrasta.

Mi è capitato ancora di consegnarmi ad esso, ed è stata sempre una scelta di cui non mi sono pentita per l'evoluzione che i fatti hanno avuto in seguito. Invece per questo tradimento mi sono impuntata e non mi arrendo :D; combatto e combatto contro il nulla a testa bassa; batto le cor.. ehm la testa contro lo stesso muro come un'asina ma insisto caparbiamente e stupidamente a farmi male. Non mi rassegno al bello che la vita invece mi ri-offre come se non mi ritenessi meritevole di pace. Sono strana, eh :cool:


Ps: il video che hai postato l'avevo visto sulla pagina della Lucarelli e l'avevo apprezzato moltissimo anch'io, soprattutto la frase che hai evidenziato nel secondo post :up:
Mi hai fatto tornare in mente la morte di mio nonno materno che amavo moltissimo
Aveva una salute sempre precaria e frequenti ricoveri in ospedale in regime di urgenza ed ogni volta tremavo e l'ansia mi annientava.
Finché l'ultimo ricovero mi resi conto che non restava che attendere la fine, lo tenevano sedato ed io piangendo mi ripetevo che l'importante era che non soffrisse più e che sarei stata triste per molto tempo ma ci eravamo tanto amati ed era la cosa importante
Passati i primi giorni di sgomento poi è subentrata una pace, soffrivo ma era naturale e era inutile opporsi
 

Fiammetta

Amazzone! Embe'. Sticazzi
Staff Forum
...no, è come trovare la propria umanità...non è per niente facile.
A me lo sta insegnando anche G. ....lui è bravissimo a piangere! E anche la mia amica...piange quasi senza ritegno...mi lasciano esterrefatta...:eek::D
Una giovane mamma danese sposata con un perugino, ad una mamma che riprese il figlio mentre piangeva con un perentorio " Non si piange in pubblico"

Rispose "è un bimbo se non impara da subito a gestire la sofferenza e il dolore scaricando anche con un sano pianto che adulto sarà? "

Mi piacque questa risposta la trovai sana e libera
 

Piperita

Sognatrice
servono i vuoti per i pieni...il vuoto non si può colmare...è come pensare di svuotare il mare con un cucchiaino. :)

Il vuoto è riposo...
Il vuoto è buio e lo so che non si può colmare, è qualcosa di trascendentale
 

Piperita

Sognatrice
...no, è come trovare la propria umanità...non è per niente facile.
A me lo sta insegnando anche G. ....lui è bravissimo a piangere! E anche la mia amica...piange quasi senza ritegno...mi lasciano esterrefatta...:eek::D
Un uomo che piange sempre non lo trovi debole? Non mi sembra una cosa positiva, a dire il vero. Mio marito piange spesso anche quando avrei bisogno di supporto morale, invece che del funerale
 

Brunetta

Utente di lunga data
Un uomo che piange sempre non lo trovi debole? Non mi sembra una cosa positiva, a dire il vero. Mio marito piange spesso anche quando avrei bisogno di supporto morale, invece che del funerale
Stavo pensando che quando è successo il disastro chi ha pianto con me mi ha fatto sentire sostenuta. Erano donne. Non è che tu svaluti il pianto maschile?
 

Piperita

Sognatrice
Stavo pensando che quando è successo il disastro chi ha pianto con me mi ha fatto sentire sostenuta. Erano donne. Non è che tu svaluti il pianto maschile?
Se dopo il pianto c'è un atteggiamento propositivo, lo accetto volentieri, se è solo per compiangermi, preferisco farne a meno, può darmi conforto una volta, non sempre
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Un uomo che piange sempre non lo trovi debole? Non mi sembra una cosa positiva, a dire il vero. Mio marito piange spesso anche quando avrei bisogno di supporto morale, invece che del funerale
Io parlo di piangere.

Non di essere la stampella uno dell'altro. E incazzarsi perchè non riesce.

E no, un uomo che sa piangere ed è fiero della sua emotività, la domina, la sa offrire e non ha bisogno dei modi della potenza maschile per essere maschio...lo voglio. E tanto anche. :D

Io mi sostengo da sola Piperita.
Non ho bisogno di essere sostenuta.
Ho bisogno di un compagno. Ma so anche farne a meno.

Non ho bisogno di stampelle alle mie paure. Alle mie fragilità. Alle mie insicurezze. Alle mie mancanze. Non voglio un uomo che riempia i miei vuoti. E non voglio un uomo che mi voglia per riempire i suoi.
Voglio un uomo che sappia venire nei miei gironi con me. E sappia mostrarmi i suoi.

Con quel compagno desidero CON-dividere.
E CON-dividere significa che ognuno ha il suo, e lo mette in mezzo.

Sono rari i maschi che non hanno timore della loro parte emotiva. Che la espongono. Con semplicità e consapevolezza. Fieri e presenti a se stessi.
Non per chiedere sollievo o l'abbraccio della mamma. E poi finire nel gioco del cazzo duro per compensare una perdita di "potere".

Sono molto rari i maschi che non hanno bisogno di dimostrare di esserlo, perchè semplicemente lo sono.
E altrettanto le femmine.

Creature che stanno fuori dai copioni...e vivono l'impegno di semplicemente Essere. Individuo. Prima che maschio o femmina, e poi uomo o donna.

Questi qui sanno piangere. Sanno la tristezza. Sanno il dolore. Le ferite. La commozione.
E non ne hanno vergogna. E più che altro non ne hanno paura. Non vedono mostri...perchè conoscono i loro.
 
Ultima modifica:

Brunetta

Utente di lunga data
Se dopo il pianto c'è un atteggiamento propositivo, lo accetto volentieri, se è solo per compiangermi, preferisco farne a meno, può darmi conforto una volta, non sempre
Io l'ho vissuto come empatia. A volte soluzione non c'è. C'è solo da accettare la realtà sentendo vicinanza.
 
Top