La tristezza

Nocciola

Super Moderatore
Staff Forum
Non so che scelte stia facendo...ma forse, se anche si riveleranno sbagliate, e non è detto, sono esattamente quelle che gli servono.

Non si può preservare dagli errori.
E non è nemmeno detto che quello che per me è un errore lo sia per te. O viceversa.

Credo che il fulcro sia che sia assunta la responsabilità del proprio percorso...allora ogni scelta, anche quella che si rivela essere la peggiore nel ventaglio diventa occasione di auto - apprendimento.

Glielo auguro anche io. Non è un bel pensiero.

Anche se poi, quando diventa pace, è liberatorio e non impedisce il voler bene, anzi...lo rende profondo e autentico.

Adesso io guardo mia madre e sento di volerle bene, anche se ha fatto dei disastri che sono, fra le altre cose, la sua eredità per me...

quest'estate mi ha chiesto se è stata una madre tanto terribile. Era evidente che non voleva sentire la risposta...le ho risposto che il suo essere madre era davanti ai suoi occhi. E stava a lei decidere che tipo di madre fosse stata. Per quel che mi riguardava, le volevo bene. Esattamente per tutto quello che aveva fatto per me. E non mentivo. :)
È difficile vedere un figlio che sta sbagliando e pensare che anche questo può servirgli
Io credo che gli errori si possano la evitare, non tutti, se ci si fida di chi ti vuole bene e ti dice che è un errore
Ripeto io ne ho evitati qualcuno e di questo sarò sempre grata a mia madre
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
È difficile vedere un figlio che sta sbagliando e pensare che anche questo può servirgli
Io credo che gli errori si possano la evitare, non tutti, se ci si fida di chi ti vuole bene e ti dice che è un errore
Ripeto io ne ho evitati qualcuno e di questo sarò sempre grata a mia madre
Sì, immagino sia difficile restare a guardare e dare fiducia quasi sapendo quale sarà il finale.

Ma imparare a fare errori è importante tanto quanto imparare a non farne.
Sono due facce della stessa medaglia.

Credo che il focus, se posso permettermi, potresti provare a metterlo sul suo modo della responsabilità.

Compresa la durezza per cui, certi errori sono suoi e sua la responsabilità.

Un po' la differenza fra accettare e condividere...che si somigliano. Ma non sono la stessa cosa.

In fondo, diventare adulti è imparare a pagare i propri conti.
E credo che sia questo uno degli insegnamenti importanti riguardo la libertà.

Dubito che la questione riguardi la fiducia...forse questa è più una cosa tua che sua.
Se ci guardi, "sfidare" per certi versi i tuoi insegnamenti è una forma della fiducia...fiducia nel fatto che tu gli vuoi comunque bene, anche se lui non è quello che tu vorresti che fosse. Anche se non lo condividi.
 

Nocciola

Super Moderatore
Staff Forum
Sì, immagino sia difficile restare a guardare e dare fiducia quasi sapendo quale sarà il finale.

Ma imparare a fare errori è importante tanto quanto imparare a non farne.
Sono due facce della stessa medaglia.

Credo che il focus, se posso permettermi, potresti provare a metterlo sul suo modo della responsabilità.

Compresa la durezza per cui, certi errori sono suoi e sua la responsabilità.

Un po' la differenza fra accettare e condividere...che si somigliano. Ma non sono la stessa cosa.

In fondo, diventare adulti è imparare a pagare i propri conti.
E credo che sia questo uno degli insegnamenti importanti riguardo la libertà.

Dubito che la questione riguardi la fiducia...forse questa è più una cosa tua che sua.
Se ci guardi, "sfidare" per certi versi i tuoi insegnamenti è una forma della fiducia...fiducia nel fatto che tu gli vuoi comunque bene, anche se lui non è quello che tu vorresti che fosse. Anche se non lo condividi.
GraZie dello spunto
 

brenin

Utente
Staff Forum
Sì...gli errori riguardano il processo di apprendimento. E quindi anche l'interazione fra erranti (soggetti che apprendono in condivisione).

Ma sono anche una delle opportunità maggiori per imparare, se si distinguono dagli sbagli fin da principio. Se si ha chiara la differenza.
Se si ha il desiderio di conoscere il cucciolo che si ha di fronte. E non soltanto riempirlo, a fin di bene sia chiaro, di cose già date.

Una cosa che mi piace molto del mondo animale è come la madre porti la preda mezza viva ai cuccioli e poi si sdrai a delimitare il campo di azione del gioco della caccia, monitorando che la preda non sfugga e dando ai cuccioli l'opportunità di imparare in ambiente protetto...e mano a mano come li accompagni a sperimentare nel mondo la caccia. Che significa correre il rischio che il cucciolo resti incornato. O preso in una tagliola.

Che è accettazione istintiva del fluire della Vita e della Morte. (E si torna sempre qui).
Credo serva una dose di coraggio non indifferente nell'essere adulti educanti. E credo che in questa società in cui le reti sociali stanno decadendo in funzione della concezione del bambino come piccolo budda dorato da adorare di forma (ma non di sostanza) stia creando non pochi problemi. E molti altri ne creerà.

Che io mi vedo circondata da genitori che non vogliono essere coinvolti. E per non esserlo danno e danno...una sorta di spinta all'obesità dei cuccioli...super nutriti perchè stiano nel recinto sicuro.

Recinto che non esiste, se non forse nell'utero materno. Forse.

Condividere l'errore è mettere in discussione le proprie procedure nell'interazione dell'apprendimento.
E correggere non è semplicemente indicare dove sta l'errore, ma spingere alla ricerca dell'errore e all'autocorrezione.

Che è poi il significato della responsabilità tradotta nelle diverse età.

Credo siano equilibri molto sottili...in cui ad essere in gioco è spesso l'ego dell'adulto che sente il coinvolgimento non come partecipazione ma come parte di sè che viene confermata o disconfermata.

Quanto alla felicità come prodotto...concordo pienamente.
E aggiungo che quel desiderio di vederlo felice riguarda più le proprie insicurezze che altro. Una propria ricerca di conferma di sè.

I figli, e penso sia questo il valore evolutivo della nuova vita che viene spinta nel mondo, disconfermano i loro predecessori. Se così non fosse...saremmo ancora tutti ad accendere il fuoco con la pietra.
Certo che ci vuole un gran coraggio nel lasciarsi disconfermare...per poter Vedere dove stanno le trappole e dove le opportunità. Per poter, in buona sostanza, accompagnare concretamente nell'errore, aiutando la strutturazione di competenze procedurali adatte al tempo e allo spazio in cui si stanno sviluppando. Mantenendo presente il proprio margine di errore e il proprio angolo, tutto relativo, di visuale.
In tema di rapporto padri/figli, avevo postato :

http://www.tradimento.net/63-tv-e-cinema/24121-father-and-son-film-di-kore-eda-hirokazu

in merito a questo film, che sembra proprio molto attinente con quanto abbiamo scritto....

Se a qualcuno interessasse vederlo, scrivetemi che provvedo...
 

Brunetta

Utente di lunga data
Concordo. E aggiungo, alla testa, anche la pancia. Il sentire.

Per farlo serve però essere differenziati...aver dimestichezza col bambin* che si è stati e saperlo distinguere...collocare il bambino emotivo che emerge di fronte al bambino fisico con cui ci si sta confrontando.

Una cosa che mi colpisce moltissimo quando guardo certe mamme è che parlano ai loro pargoletti in un linguaggio che è tutto pucci pucci amore tesoro sole della mia vita...una estate ero in giardino, il cane del vicino abbaiava e stavano passando una mamma con un piccoletto che avrà avuto due o tre anni...e questa che diceva al piccoletto "guada tesoro, amore bello...è il bau!" :eek::eek::eek:

E io nella mia testa mi chiedevo che cazzo gli stesse dicendo. A un essere a cui stai insegnando il linguaggio, con quello che comporta una struttura linguistica ben costruita, te gli parli come ad un...non so manco come definirlo. Per onomatopee storpiate. Fra l'altro. Che il cane non fa nemmeno bau!

In realtà lei era tornata bambina, scema...ed è un po' il discorso dell'educatore in pantaloni corti, che per farsi accettare dai gruppi in strada non ha il coraggio del suo essere adulto e azzera una asimmetria relazionale che è semplicemente data dall'esperienza di vita e che significa il valore, fra l'altro, della relazione stessa.

Posso prestare i miei piedi se so che i miei piedi hanno percorso strada e sono consapevole della strada che hanno percorso. E se so che i piedi che presto sono in prestito a chi non ha ancora percorso la strada e la deve percorrere per poter crescere e appoggiarsi sui suoi piedi, sostenendolo mentre si radica nella Terra, a cui appartiene.

E questo significa aver chiaro e stampato in testa che i figli non sono "propri", ma sono loro stesso in prestito. E sono una opportunità per poter percorrere strade che non si sarebbero potute altrimenti percorrere.

Chiedere ai figli di percorrere le proprie stesse strade è negare l'essenza del figliare. Dal mio punto di vista.

E non riconoscere a se stessi il proprio percorso di vita, collocato in un tempo e in uno spazio che sono diversi da quelli che percorrerà una nuova vita.

Mi riferivo al bambino tabula rasa, figlio delle concezioni cartesiane e su cui si è costruita buona parte della scienza pedagogica da inizio '900...perchè in quelle concezioni c'è l'assunto per cui l'errore debba essere corretto.
E dal mio punto di vista serve invece innanzitutto distinguere sbaglio da errore.
Dove lo sbaglio riguarda la conoscenza dichiarativa (chi è Carlo Magno?) e l'errore riguarda la conoscenza procedurale che riguarda principalmente invece la costruzione di quei percorsi mentali personali, legati al modo di vedere il mondo e quindi agli stili di apprendimento che rende unico ogni individuo...ed è qui che secondo me si fa casino...ti indico la mia procedura e non la mia conoscenza, perchè io stesso, adulto, non ho chiara la differenza fra le due cose. Ed è qui che si gioca il bambino emotivo che è stato e il bambino fisico che crescerà.

Non so se mi spiego.

Quello dell'accompagnare al di là dal fiume è una opportunità che credo spesso gli adulti perdano. E parlo di opportunità perchè sono spesso talmente spaventati e presi dall'illusione di poter dare la felicità (che è una questione procedurale e non dichiarativa) che vogliono proprio indicarla loro la strada. Metterla dentro. E non hanno il coraggio di stare a guardare cercando insieme l'errore e dando ad entrambi la possibilità di imparare.

Ognuno dalla sua posizione e sui suoi piedi.

I piedi che hanno già percorso e i piedi che ancora devono farlo.

La questione dell'educatore in pantaloncini corti toccava anche questa questione...l'insicurezza adulta di essere adulto per Essere e non per ruolo presentato. La non necessità di appiattire la relazione e l'asimmetria perchè si teme l'autorevolezza dell'asimmetria riconosciuta attraverso lo scambio di esperienze nel rispetto reciproco.

Ed è una cosa interessante, da sperimentare...come l'adultità non risieda nel diventare imbecilli come la mamma che parlava del bau ma nel regalare il nome giusto comprendendo il linguaggio del bau del bambino.

Non so se mi spiego.

Questa tensione, tutta moderna, del bambino felice, mi spaventa. Moltissimo.
Perchè tende a presentare la felicità come un prodotto. E crea, dal mio punto di vista, futuri adulti dipendenti dalla produzione. E scarsamente consapevoli delle procedure, e della fatica e anche del sacrificio che comporta una procedura o un'altra. E in questo modo si monca la possibilità della soddisfazione.

Un po' come quelli che arrivano in cima al monte bianco in infradito perchè ci sono arrivati con la funivia. E fanno le foto convinti di essere sul monte bianco.
Fisicamente ci sono sul monte bianco.
Ma non hanno sperimentato il monte. La fatica. Il raggiungimento o il fallimento perchè vetta troppo ardua.
E infatti poi provano pure a fare un giro in infradito...e si lamentano che la neve è fredda. :facepalm:

Io faccio fatica a volte a non dire nulla...ma adesso riconosco che è un fastidio tutto mio. Un vaffanculo però mi sale spesso alla bocca...:D
Come è tutto vero.
Evitare le frustrazioni porta a essere costantemente frustrati e quindi infelici.
Un'infanzia felice è quella delle frustrazioni superate.
Però credo che proprio questo intendesse Marilea
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Come è tutto vero.
Evitare le frustrazioni porta a essere costantemente frustrati e quindi infelici.
Un'infanzia felice è quella delle frustrazioni superate.
Però credo che proprio questo intendesse Marilea
non penso ci sia una ricetta...che anche essere sottoposti a continua frustrazione non fa un bell'effetto.

La felicità è qualcosa di complesso...e penso che abbia una infinità di declinazioni...proprio e anche a partire dai vissuti dell'infanzia...ma sto iniziando a sospettare che affondi le sue radici molto prima dell'infanzia e anche della nascita...ma magari è solo una visione :D

Quello che intendevo io, è che non può essere data. La felicità non è un compito da assolvere.
Ma è uno stato in fieri dell'essere.

Io penso ai miei...mica che volessero farmi del male. Anzi.
Volevano farmi felice. Volevano vedermi felice. Lo volevano con tutte le loro forze. Anche adesso lo desiderano. Immensamente. E io desidero lo stesso per loro. E mi pesa non vederli felici. Come probabilmente a loro pesa non vedere la felicità che loro desiderano vedere. E che per me equivale a essere fagocitata in dinamiche distruttive.
E anche per loro. Ma non se ne rendono bene conto.

Semplicemente la felicità non è un qualcosa che si passa di mano.

Ho lavorato in posti pesanti...ho conosciuto figli e genitori.
Ho conosciuto genitori che hanno fatto cose anche aberranti ai figli.
E figli che ne hanno fatte altrettante ai loro genitori.

Nessuno di loro ha dichiarato mai di aver desiderato l'infelicità reciproca.
Neanche nelle situazioni più pesanti.
Escludo ovviamente gli omicidi.

Ho sempre visto un vuoto immenso nei figli che hanno allontanato i genitori. Per quanto dal farlo dipendesse un filo di equilibrio. E anche nei momenti di odio, era il dolore della mancanza a farla da padrone.

Ho visto genitori rovinati dai figli, che li hanno allontanati per tutelarsi. E ho visto lo stesso vuoto immenso della perdita profonda di una scelta non voluta.

In entrambi i casi, da qualche parte, ho respirato un soffio del desiderio della felicità per l'altro.
Anche mentre dalla bocca uscivano le peggio parole.

E' una cosa che mi ha sempre stupita profondamente.
Come l'ansia della felicità porti spesso in direzione diametralmente opposta.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Vabbè ma quella è gente che sta male.
 

Brunetta

Utente di lunga data
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