Ero indeciso se inserire questa breve cronistoria di un vitigno nel settore cucina oppure definirla nel minestone-guazzabuglio della cultura.
Ho deciso di immergerla nel secondo calderone,sperando di non svilirla troppo.
Polesine,metà ottocento,dignitosa disperazione,terreni ancora avari di fertilità,causa alta presenza paludosa e forte dipendenza dalla pesca e dai rimasugli della Serenissima,ogni alimento disponibile era benedetto come la manna dal cielo.
Il vino non era una bevanda come possiamo considerarla noi,ma un alimento indispensabile a basso costo,come il pane.
I vitigni di allora erano concentrati su due filoni,i rossi,essenzialmente uve rabose,un concentrato di tannino e alcol metilico,che metteva a tacere i morsi della fame con un bicchiere,con due,anche i dispiaceri.
I bianchi,erano essenzialmente uve preziosamente friulane,raffinati vitigni siciliani,che andavano a impreziosire un vigneto improntato più alla bisogna che al gusto.
Ecco che Verduzzo e Moscato addolcivano i filari Rodigini,basso veronesi,alto ferraresi.
Ma,come nel miglior film di fantascienza holliwoodiano,arriva Alien,o meglio,la filossera,il cancro per i vitigni di allora.
Distrutto completamente il patrimonio produttivo enologico di due stagioni,durissima,specialmente per chi
Prospettava di sopravvivere anche con l'apporto di questa risorsa.
Che fare? Chimicamente non esisteva ancora un antidoto,allora si pensò di trovare un vitigno più resistente a questa iattura.
In iowa,un'uva fragola e un bianco risultavano indifferenti,immuni a queste patologie.
Si decise di farle arrivare in polesine e provare a impiantarle.
Il risultato,due vini dal gusto particolare,inconfondibile.
Il rosso,un fragolino con l' acidità di un Barbera d'Asti ,tanninico il doppio di un Raboso super tardivo,con una gradazione alcolica da sidro,competitivo con i rabosi di allora in tutto,tranne che per la produttività.
Il grappolo era composto di pochi,sani e sinceri acini,il contrario del raboso,e il vino,consumabile per pochi mesi.
Le casse che portarono i vitigni dagli Stati Uniti in Italia ,passando per la citta' dello stato madre,Clinton,automaticamente battezzarono in Italia i due vitigni,Clinto nero e bianco.
Il Clinto bianco anche se qualitativamente superiore al rosso,non ebbe larga diffusione,principalmente perché i suoi predecessori erano Ramandolo e Moscato,irraggiungibili per questo vitigno.
Fino al secondo dopoguerra questi due vitigni costituirono la colonna portante delle vigne polesane.
Nel periodo del boom economico,vennero introdotti vitigni francesi,Merlot e Cabernet,più produttivi e con qualità e gradazioni superiori,supportati da una chimica più avanzata,che soppiantarono il Clinto,ma solo in parte.
Nei terreni polesani,poveri come i loro abitanti,i vitigni francesi non riuscirono ad esprimere appieno le loro caratteristiche e qualità.
Il Cabernet spicco' comunque,ma pagò in termini di debolezza,nei confronti dell'umidità.
Il merlot,più sano ma meno dotato in quanto a gusto,fu tagliato con percentuali di Clinto,raggiungendo buoni livelli di qualità.
Nel frattempo,le leggi che regolano la disciplina delle coltivazioni vitivinicole avevano posto fuori dai limiti di legge i due vecchi vitigni,per un zerovirgolaoltre,di alcol metilico.
Si narra che in realtà,si sia voluto scoraggiare la coltura per il basso volume specifico di prodotto.
Tutt'ora,chi può,coltiva e elargisce a buoni amici il prezioso liquido da bere in compagnia,nelle sere invernali,di fronte ad un caminetto acceso,un tavolo con gusci di noci e bagigie sparse e risate scaldaanima....
Ho deciso di immergerla nel secondo calderone,sperando di non svilirla troppo.
Polesine,metà ottocento,dignitosa disperazione,terreni ancora avari di fertilità,causa alta presenza paludosa e forte dipendenza dalla pesca e dai rimasugli della Serenissima,ogni alimento disponibile era benedetto come la manna dal cielo.
Il vino non era una bevanda come possiamo considerarla noi,ma un alimento indispensabile a basso costo,come il pane.
I vitigni di allora erano concentrati su due filoni,i rossi,essenzialmente uve rabose,un concentrato di tannino e alcol metilico,che metteva a tacere i morsi della fame con un bicchiere,con due,anche i dispiaceri.
I bianchi,erano essenzialmente uve preziosamente friulane,raffinati vitigni siciliani,che andavano a impreziosire un vigneto improntato più alla bisogna che al gusto.
Ecco che Verduzzo e Moscato addolcivano i filari Rodigini,basso veronesi,alto ferraresi.
Ma,come nel miglior film di fantascienza holliwoodiano,arriva Alien,o meglio,la filossera,il cancro per i vitigni di allora.
Distrutto completamente il patrimonio produttivo enologico di due stagioni,durissima,specialmente per chi
Prospettava di sopravvivere anche con l'apporto di questa risorsa.
Che fare? Chimicamente non esisteva ancora un antidoto,allora si pensò di trovare un vitigno più resistente a questa iattura.
In iowa,un'uva fragola e un bianco risultavano indifferenti,immuni a queste patologie.
Si decise di farle arrivare in polesine e provare a impiantarle.
Il risultato,due vini dal gusto particolare,inconfondibile.
Il rosso,un fragolino con l' acidità di un Barbera d'Asti ,tanninico il doppio di un Raboso super tardivo,con una gradazione alcolica da sidro,competitivo con i rabosi di allora in tutto,tranne che per la produttività.
Il grappolo era composto di pochi,sani e sinceri acini,il contrario del raboso,e il vino,consumabile per pochi mesi.
Le casse che portarono i vitigni dagli Stati Uniti in Italia ,passando per la citta' dello stato madre,Clinton,automaticamente battezzarono in Italia i due vitigni,Clinto nero e bianco.
Il Clinto bianco anche se qualitativamente superiore al rosso,non ebbe larga diffusione,principalmente perché i suoi predecessori erano Ramandolo e Moscato,irraggiungibili per questo vitigno.
Fino al secondo dopoguerra questi due vitigni costituirono la colonna portante delle vigne polesane.
Nel periodo del boom economico,vennero introdotti vitigni francesi,Merlot e Cabernet,più produttivi e con qualità e gradazioni superiori,supportati da una chimica più avanzata,che soppiantarono il Clinto,ma solo in parte.
Nei terreni polesani,poveri come i loro abitanti,i vitigni francesi non riuscirono ad esprimere appieno le loro caratteristiche e qualità.
Il Cabernet spicco' comunque,ma pagò in termini di debolezza,nei confronti dell'umidità.
Il merlot,più sano ma meno dotato in quanto a gusto,fu tagliato con percentuali di Clinto,raggiungendo buoni livelli di qualità.
Nel frattempo,le leggi che regolano la disciplina delle coltivazioni vitivinicole avevano posto fuori dai limiti di legge i due vecchi vitigni,per un zerovirgolaoltre,di alcol metilico.
Si narra che in realtà,si sia voluto scoraggiare la coltura per il basso volume specifico di prodotto.
Tutt'ora,chi può,coltiva e elargisce a buoni amici il prezioso liquido da bere in compagnia,nelle sere invernali,di fronte ad un caminetto acceso,un tavolo con gusci di noci e bagigie sparse e risate scaldaanima....
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