Nemmeno a me piace chiedere.
La perfezione è che tu voglia e desideri fare (farmi) cose che io desidero che tu (mi) faccia.
A chiedere si perde di spontaneità... in teoria.
Eppure mi rendo conto che non si ha la capacità di leggere nel pensiero.. e sinceramente a me piacerebbe che l'altro mi dicesse i propri desideri...
se parliamo di menù, forse il "cosa" piaccia si può dedurre. A meno di non incontrare uno che mangi cavallette ricoperte di cioccolato una tendenzialmente varia tra antipasto primo secondo ecc....
Ma non è così semplice e automatico incontrare perfettamente i gusti se considero il "come" piace...

per non parlare del "quando".
Magari tu sei abituato a mangiare il salame come antipasto e io penso sia cosa gradita come secondo... io te lo offro con il pane e invece per te il top è con dei sottaceti.
Se la premessa è il desiderio di dare piacere all'altro, allora il fatto che mi guidi o mi renda protagonista dei suoi desideri parlandomene non può che farmi piacere.
E dato che non vedo perché mai per me dovrebbe valere una regola diversa.. beh, forse posso vedere il "chiedere" come in effetti un dono, come diceva @
ipazia (non so se in questo senso), di me all'altro.
Per me rimane difficile eh, ma ci sto lavorando.
Parto dal grassetto...che è assolutamente interessante.
La perfezione (il Desiderio) è trovare nell'altro l'incastro di sè. E di più...trovar nell'altro quell'assoluta comprensione che renderebbe la comunicazione talmente fluida da rasentare la lettura, reciproca, dei pensieri più reconditi.
(e questo sarebbe molto interessante anche riguardo alle possibilità di inganno).
Quella perfezione, quella perfetta intesa che regala la sensazione di essere davanti ad uno specchio fedele (e non uso a caso le parole) è però il prodotto di una co-costruzione. Ed è una tensione, più che un risultato.
dove anche la spontaneità secondo me ha significati ben diversi.
Esempio culinario: se sono a tavola e voglio il sale, mica mi faccio problemi a chiedere il sale. Io voglio il sale e chiedo il sale, perchè l'insalata mi piace salata in quel modo qui invece che in quel modo lì. (contemporaneamente ti offro, ti dono, la possibilità di imparare come mi piace l'insalata, per dire).
La spontaneità è evidente. So ciò che desidero e non ho la minima remora a esporre il mio desiderio.
Non vedo perchè in ambito sessuale la spontaneità debba invece cambiare la collocazione e divenire una specie di espressione della lettura del pensiero.
Lui me la sta leccando, io voglio che mi metta dentro anche due dita, ma non lo chiedo perchè gli leverei la libertà di arrivarci da solo che il mio desiderio è anche due dita dentro.
In realtà, per come la vedo io, cerco implicitamente la conferma che l'altro mi comprenda e mi sappia esaudire. Preferisco il non soddisfacimento di miei desideri nella sfiducia riguardo le capacità dell'altro di gestire autonomamente la sua libertà.
E senza mettermi in gioco esprimendo ciò che desidero. Spontaneamente e con semplicità.
Se chiedo, in realtà offro. E mi offro. E mi espongo.
In questi termini un pompino non è un pompino...ma è provare a penetrare insieme la tana del bianconiglio...specialmente quando il chiedere è un muro.
E nel sesso, il chiedere, è spesso un muro.
C'è questa idea farlocca che il chiedere i propri desideri sessuali sia togliere spontaneità...che è un po' lo stesso meccanismo che governa il cazzo di tanti maschi che devono interrompere il protocollo per mettere il preservativo, e gli si smolla
In realtà il chiedere per offrire...io lo trovo un atto di intimità e spontaneità raro. E prezioso.
E dice tanto.
Sia dell'uno sia dell'altro.
Saper chiedere e saper accogliere. Non sono cose per niente scontate, secondo me.
Poi 'sta cosa della spontaneità...è un buon alibi. Secondo me.
Ma è un paravento per come la vedo io.
Spontaneità è voler il sale e chiedere il sale. Facile facile. Senza retropensieri o prove.
Ovvio che nella pratica....serve pratica
