I referendum fra parole d’ordine e realtà: il «residuo fiscale» non cambia di un euro

brenin

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Il male oscuro del Veneto: quelle tredici banche in crisi

I finanziamenti alle imprese sono esplosi del 125% in dodici anni, ma il Pil della regione è cresciuto molto meno. L’ultimo dissesto: CrediVeneto in liquidazione coatta amministrativa dopo che le perdite sui crediti avevano devastato il patrimonio .

Montagnana, cinquanta chilometri a sud-ovest di Padova, è un idillio ricco e civile. Solo che un paio di settimane fa lungo i portici del centro gli abitanti hanno trovato un cartello che è apparso subito come uno squarcio nel paesaggio. «Avviso alla clientela», era il titolo. La banca cooperativa fondata qui nel 1909, al cui capitale partecipa praticamente ogni cittadino adulto del borgo, non c’è più. Restano la targa di ottone e il palazzo della sede, curato ed elegante. Per il resto, ai correntisti sarebbe stato comunicato un nuovo numero di conto «a breve». Da qui non sono usciti trader con scatole di cartone in mano, come ai tempi del crash di Lehman. Sono usciti padri di famiglia un po’ smarriti, ma diretti alle solite destinazioni: gli incontri in parrocchia, le riunioni dei genitori in una scuola materna di una perfezione disumana.

[h=5]CrediVeneto in liquidazione[/h]La sostanza, per certi aspetti, non cambia. Con discrezione, un intervento della Banca d’Italia ha messo CrediVeneto in liquidazione coatta amministrativa dall’8 maggio dopo che le perdite sui crediti del 2015 avevano devastato il patrimonio. Acquisisce attività e passività Banca Sviluppo, il veicolo costituito a Roma dall’Istituto centrale del credito cooperativo per effettuare salvataggi senza aiuti di Stato e dunque senza punire creditori e depositanti. Quella che fino a due settimane fa era CrediVeneto, e aveva un bilancio da oltre un miliardo, non interrompe i rapporti con la clientela neanche per un giorno. Ma da oggi in un altro angolo d’Italia i piccoli risparmiatori sanguinano in silenzio, senza aver capito bene perché. A Montagnana abitano 3.700 famiglie e avevano comprato le azioni della banca 6.400 risparmiatori e 1.500 imprese. Lo hanno fatto a prezzi gonfiati. Spesso lo hanno fatto dopo che CrediVeneto ha offerto credito a condizioni agevolate a chi poi ne avesse comprato le azioni, in sostanza praticando le stesse ricapitalizzazioni posticce di cui la Popolare di Vicenza è il caso più celebre. Non il solo, specie da queste parti.

[h=5]Il «mistero» del Veneto[/h]Perché il dilemma è esattamente questo: Montagnana è solo l’ultimo segno di un mistero. Il Veneto ha un reddito per abitante del 14% superiore alla media italiana, una disoccupazione vicina alla media tedesca e una crescita dell’export che nel 2015 ha battuto la Germania. Eppure sembra colpito da un virus che mina le banche con un’intensità senza paragoni. Ci sono almeno tredici istituti con storie diverse, tutte però segnate dai sintomi di un male oscuro che investe una delle aree più dinamiche d’Italia. Alla Popolare di Vicenza e a Veneto Banca sono stati imposti aumenti di capitale senza i quali sarebbe fallite. Il Banco Popolare di Verona copre talmente male i suoi prestiti inesigibili che questi, al netto delle riserve messe da parte per compensarli, sono in proporzione più alti di quelli grande malato Montepaschi; oggi Verona è obbligata a una fusione alla pari con la Popolare di Milano, più piccola, e prima dovrà rafforzarsi. Non mancano poi casi più piccoli, spesso nel credito cooperativo. Prima di CrediVeneto, dal 2012 la Banca d’Italia ha commissariato la banca di Monastier e del Sile per un anno e mezzo, quindi la Bcc Euganea nel 2013, la Banca del Veneziano e il Credito Trevigiano nel 2014. La Bcc di Marostica è un altro caso, Banca Padovana è stata salvata dalla Bcc di Roma in extremis, Banca Marca ha visto le dimissioni di parte del vertice dopo l’ultima ispezione e la Bcc Atestina è stata accorpata a una concorrente. Quanto a Antonveneta, resta alla radice della crisi di Mps.


[h=5]Solo un emblema nel Paese[/h]È una densità di dissesti e perdite senza pari in Italia. E non è facile capire perché, ma alcuni indizi aiutano. La tempesta perfetta del Veneto ricorda quelle di altre economia dinamiche dell’euro, la Spagna o l’Irlanda. Con l’avvio della moneta crollano i tassi d’interesse e il credito alle imprese nella regione esplode fra il 1999 e il 2001 da 47 a 107 miliardi, a prezzi correnti: il Veneto pesa meno di un decimo dell’economia italiana eppure concentra più di un decimo dei prestiti descrivibili come «produttivi». Il problema è che non lo sono, non sempre. Mentre il credito alle imprese venete compie un balzo del 125% nei primi dodici anni dell’euro (sempre a prezzi correnti), l’economia cresce appena del 39%. Ogni euro di prestiti ai produttori genera un reddito sempre minore. È il sintomo di una bolla e della qualità insufficiente degli investimenti, di cui il Veneto è solo un emblema nel Paese. La regione più dinamica diventa per l’Italia ciò che la Spagna o l’Irlanda sono state nell’area euro, prima che fossero salvate.


[h=5]Le opinioni[/h]«La droga finanziaria ha gonfiato valutazioni e prestiti, che poi sono diventati crediti deteriorati per le banche», dice Roberto Brazzale, leader dell’omonima azienda alimentare con 150 milioni di fatturato. Il passo dopo sono state le frodi e la difficoltà dei regolatori nel fermarle, proprio come è successo con la Banca di Spagna e la Banca d’Irlanda. «Si è sviluppato un sistema di corruzione» dice Gianfranco Rigon, ex vicepresidente della Popolare Vicenza dimessosi in polemica molti anni fa. Il leader di un istituto dell’area vede lo stesso problema dal lato opposto: «Credere ai bilanci delle piccole imprese del Nord Est — osserva — è un atto di demenza». A Montagnana tutto questo non aveva ancora turbato la vita della comunità, ma ora costruire una casa costa circa un terzo più del prezzo a cui è possibile venderla. Per il Veneto, la svolta riuscita dalla Spagna resta ancora lontana.


dal Corriere della Sera del Maggio 2016, articolo di Federico Fubini
 

Fiammetta

Amazzone! Embe'. Sticazzi
Staff Forum
I finanziamenti alle imprese sono esplosi del 125% in dodici anni, ma il Pil della regione è cresciuto molto meno. L’ultimo dissesto: CrediVeneto in liquidazione coatta amministrativa dopo che le perdite sui crediti avevano devastato il patrimonio .

Montagnana, cinquanta chilometri a sud-ovest di Padova, è un idillio ricco e civile. Solo che un paio di settimane fa lungo i portici del centro gli abitanti hanno trovato un cartello che è apparso subito come uno squarcio nel paesaggio. «Avviso alla clientela», era il titolo. La banca cooperativa fondata qui nel 1909, al cui capitale partecipa praticamente ogni cittadino adulto del borgo, non c’è più. Restano la targa di ottone e il palazzo della sede, curato ed elegante. Per il resto, ai correntisti sarebbe stato comunicato un nuovo numero di conto «a breve». Da qui non sono usciti trader con scatole di cartone in mano, come ai tempi del crash di Lehman. Sono usciti padri di famiglia un po’ smarriti, ma diretti alle solite destinazioni: gli incontri in parrocchia, le riunioni dei genitori in una scuola materna di una perfezione disumana.

[h=5]CrediVeneto in liquidazione[/h]La sostanza, per certi aspetti, non cambia. Con discrezione, un intervento della Banca d’Italia ha messo CrediVeneto in liquidazione coatta amministrativa dall’8 maggio dopo che le perdite sui crediti del 2015 avevano devastato il patrimonio. Acquisisce attività e passività Banca Sviluppo, il veicolo costituito a Roma dall’Istituto centrale del credito cooperativo per effettuare salvataggi senza aiuti di Stato e dunque senza punire creditori e depositanti. Quella che fino a due settimane fa era CrediVeneto, e aveva un bilancio da oltre un miliardo, non interrompe i rapporti con la clientela neanche per un giorno. Ma da oggi in un altro angolo d’Italia i piccoli risparmiatori sanguinano in silenzio, senza aver capito bene perché. A Montagnana abitano 3.700 famiglie e avevano comprato le azioni della banca 6.400 risparmiatori e 1.500 imprese. Lo hanno fatto a prezzi gonfiati. Spesso lo hanno fatto dopo che CrediVeneto ha offerto credito a condizioni agevolate a chi poi ne avesse comprato le azioni, in sostanza praticando le stesse ricapitalizzazioni posticce di cui la Popolare di Vicenza è il caso più celebre. Non il solo, specie da queste parti.

[h=5]Il «mistero» del Veneto[/h]Perché il dilemma è esattamente questo: Montagnana è solo l’ultimo segno di un mistero. Il Veneto ha un reddito per abitante del 14% superiore alla media italiana, una disoccupazione vicina alla media tedesca e una crescita dell’export che nel 2015 ha battuto la Germania. Eppure sembra colpito da un virus che mina le banche con un’intensità senza paragoni. Ci sono almeno tredici istituti con storie diverse, tutte però segnate dai sintomi di un male oscuro che investe una delle aree più dinamiche d’Italia. Alla Popolare di Vicenza e a Veneto Banca sono stati imposti aumenti di capitale senza i quali sarebbe fallite. Il Banco Popolare di Verona copre talmente male i suoi prestiti inesigibili che questi, al netto delle riserve messe da parte per compensarli, sono in proporzione più alti di quelli grande malato Montepaschi; oggi Verona è obbligata a una fusione alla pari con la Popolare di Milano, più piccola, e prima dovrà rafforzarsi. Non mancano poi casi più piccoli, spesso nel credito cooperativo. Prima di CrediVeneto, dal 2012 la Banca d’Italia ha commissariato la banca di Monastier e del Sile per un anno e mezzo, quindi la Bcc Euganea nel 2013, la Banca del Veneziano e il Credito Trevigiano nel 2014. La Bcc di Marostica è un altro caso, Banca Padovana è stata salvata dalla Bcc di Roma in extremis, Banca Marca ha visto le dimissioni di parte del vertice dopo l’ultima ispezione e la Bcc Atestina è stata accorpata a una concorrente. Quanto a Antonveneta, resta alla radice della crisi di Mps.


[h=5]Solo un emblema nel Paese[/h]È una densità di dissesti e perdite senza pari in Italia. E non è facile capire perché, ma alcuni indizi aiutano. La tempesta perfetta del Veneto ricorda quelle di altre economia dinamiche dell’euro, la Spagna o l’Irlanda. Con l’avvio della moneta crollano i tassi d’interesse e il credito alle imprese nella regione esplode fra il 1999 e il 2001 da 47 a 107 miliardi, a prezzi correnti: il Veneto pesa meno di un decimo dell’economia italiana eppure concentra più di un decimo dei prestiti descrivibili come «produttivi». Il problema è che non lo sono, non sempre. Mentre il credito alle imprese venete compie un balzo del 125% nei primi dodici anni dell’euro (sempre a prezzi correnti), l’economia cresce appena del 39%. Ogni euro di prestiti ai produttori genera un reddito sempre minore. È il sintomo di una bolla e della qualità insufficiente degli investimenti, di cui il Veneto è solo un emblema nel Paese. La regione più dinamica diventa per l’Italia ciò che la Spagna o l’Irlanda sono state nell’area euro, prima che fossero salvate.


[h=5]Le opinioni[/h]«La droga finanziaria ha gonfiato valutazioni e prestiti, che poi sono diventati crediti deteriorati per le banche», dice Roberto Brazzale, leader dell’omonima azienda alimentare con 150 milioni di fatturato. Il passo dopo sono state le frodi e la difficoltà dei regolatori nel fermarle, proprio come è successo con la Banca di Spagna e la Banca d’Irlanda. «Si è sviluppato un sistema di corruzione» dice Gianfranco Rigon, ex vicepresidente della Popolare Vicenza dimessosi in polemica molti anni fa. Il leader di un istituto dell’area vede lo stesso problema dal lato opposto: «Credere ai bilanci delle piccole imprese del Nord Est — osserva — è un atto di demenza». A Montagnana tutto questo non aveva ancora turbato la vita della comunità, ma ora costruire una casa costa circa un terzo più del prezzo a cui è possibile venderla. Per il Veneto, la svolta riuscita dalla Spagna resta ancora lontana.


dal Corriere della Sera del Maggio 2016, articolo di Federico Fubini
una economia dove chi ha ricevuto un finanziamento non e' in grado di onorarlo
per me resta una economia non sana.

i bilanci delle imprese in generale continuano ad essere camuffati ancora oggi
questo in tutta italia, ovvio
rimedi?
 

spleen

utente ?
non ho detto che sono.sempliciotti ma che la protesta sia pure giusto poi tocca vedere la parte politica che uso ne fara'
Te lo dico io che fine farà: Non se ne farà un cazzo di niente. Figurati se la politica nazionale vende la gallina dalle uova d'oro.
 

spleen

utente ?
una economia dove chi ha ricevuto un finanziamento non e' in grado di onorarlo per me resta una economia non sana. i bilanci delle imprese in generale continuano ad essere camuffati ancora oggi questo in tutta italia, ovvio rimedi?
E allora cosa aspetta la politica nazionale a liberarsi di questa insana economia. Liberatevi del Veneto no? Qua si vede al solito la pagliuzza e si ignora la trave, vogliamo parlare delle banche toscane di MPS? http://www.ilpost.it/2016/12/24/storia-crisi-mps/ Comunque siamo profondamente OT, si sta parlando di altro, non certo delle ragioni politiche del referendum. Continuiamo così, continuiamo a ignorare, a non dare risposte concrete, così riusciremo a convincere e a far girare i coglioni anche a chi è più moderato.
 

Fiammetta

Amazzone! Embe'. Sticazzi
Staff Forum
E allora cosa aspetta la politica nazionale a liberarsi di questa insana economia. Liberatevi del Veneto no? Qua si vede al solito la pagliuzza e si ignora la trave, vogliamo parlare delle banche toscane di MPS? http://www.ilpost.it/2016/12/24/storia-crisi-mps/ Comunque siamo profondamente OT, si sta parlando di altro, non certo delle ragioni politiche del referendum. Continuiamo così, continuiamo a ignorare, a non dare risposte concrete, così riusciremo a convincere e a far girare i coglioni anche a chi è più moderato.
io non sono in politica pero' :)
 

spleen

utente ?
io non sono in politica pero' :)
Però non sei esentata dall' usare l'onestà intellettuale e ad ammettere che ci sono -anche- ragioni sane e concrete dietro a questa consultazione referendaria. O facciamo come il coglione di Toscani che stamattina ha scritto che solo i "mona" sono andati a votare? Senza contare i commenti a dir poco vergognosi che ho letto ieri su un giornale che dovrebbe essere moderato come Repubblica, scritti da gente che del Veneto e della Lombardia non sa un cazzo di niente. Che dire, continuiamo così, continuiamo ad ignorare e esasperare, così quando qualche deficente ci farà scappare il morto saremo tutti contenti. Lo riuscite o no a capire che su questa strada non si può andare avanti? Non riuscite a percepire la costernazione di un sindaco di un paese che ai confini di FVG o Trentino non riesce a trattenersi i soldi per la mensa dell' asilo mentre il suo collega di pochi chilometri più in là si costruisce le piscine olimpioniche per i suoi concittadini? Avanti tutta, viva l' Italia.
 
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Fiammetta

Amazzone! Embe'. Sticazzi
Staff Forum
Però non sei esentata dall' usare l'onestà intellettuale e ad ammettere che ci sono -anche- ragioni sane e concrete dietro a questa consultazione referendaria. O facciamo come il coglione di Toscani che stamattina ha scritto che solo i "mona" sono andati a votare? Senza contare i commenti a dir poco vergognosi che ho letto ieri su un giornale che dovrebbe essere moderato come Repubblica, scritti da gente che del Veneto e della Lombardia non sa un cazzo di niente. Che dire, continuiamo così, continuiamo ad ignorare e esasperare, così quando qualche deficente ci farà scappare il morto saremo tutti contenti. Lo riuscite o no a capire che su questa strada non si può andare avanti? Non riuscite a percepire la costernazione di un sindaco di un paese che ai confini di FVG o Trentino non riesce a trattenersi i soldi per la mensa dell' asilo mentre il suo collega di pochi chilometri più in là si costruisce le piscine olimpioniche per i suoi concittadini? Avanti tutta, viva l' Italia.
ma io non critico chi e' andato a votare
ho gia' scritto che in lombardia sono meno del 50%
mentre in veneto sono ampiamente oltre
considerando che era un referendum che avrebbe ovviamente attirato principalmente chi e' a favore delle autonomie richieste ne deduco che in lombardia la maggior parte dei cittadini ha bypassato il problema

in veneto Zaia richiede dopo il voto lo statuto speciale, lo otterra' ?
non lo so

per il resto per me ogni regione puo' chiedere cio' che vuole pure un autonomia totale

il discorso banche e' semplice se le imprese hanno nel loro bilancio un debiti vs banche ( a breve medio o lungo termine ) sotto un 40% della loro reddivita' bene
se no son problemi
e questo vale in ogni regione, per ogni impresa
parsimoniosa o meno :)
 

brenin

Utente
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ma io non critico chi e' andato a votare
ho gia' scritto che in lombardia sono meno del 50%
mentre in veneto sono ampiamente oltre
considerando che era un referendum che avrebbe ovviamente attirato principalmente chi e' a favore delle autonomie richieste ne deduco che in lombardia la maggior parte dei cittadini ha bypassato il problema

in veneto Zaia richiede dopo il voto lo statuto speciale, lo otterra' ?
non lo so

per il resto per me ogni regione puo' chiedere cio' che vuole pure un autonomia totale

il discorso banche e' semplice se le imprese hanno nel loro bilancio un debiti vs banche ( a breve medio o lungo termine ) sotto un 40% della loro reddivita' bene
se no son problemi
e questo vale in ogni regione, per ogni impresa
parsimoniosa o meno :)
Sul grassetto..... qualcosa non mi torna..... o forse ho inteso male :)

per redditività cosa intendi esattamente ? o intendevi forse il fatturato ?
 

Fiammetta

Amazzone! Embe'. Sticazzi
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Sul grassetto..... qualcosa non mi torna..... o forse ho inteso male :)

per redditività cosa intendi esattamente ? o intendevi forse il fatturato ?
beh le fatture poi devi riscuoterle :D
chi ci riesce e' bravo o fortunato
in realta' mi riferivo ad una liquidita' nell' anno di esercizio
 

spleen

utente ?
Guardate che state scivolando sul surreale, legare la salute del sistema imprese veneto e le sue potenzialità alle sofferenze bancarie è semplicemente una cosa arbitraria perchè questo può risultare vero solo per aziende di grosse dimensioni, però quelle venete sono per la schiacciante maggioranza medio - piccole e sanissime. Il punto del problema è il gettito fiscale, quello si misura sugli utili, non su aria fritta, leggetevi i dati istat.
 

brenin

Utente
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Guardate che state scivolando sul surreale, legare la salute del sistema imprese veneto e le sue potenzialità alle sofferenze bancarie è semplicemente una cosa arbitraria perchè questo può risultare vero solo per aziende di grosse dimensioni, però quelle venete sono per la schiacciante maggioranza medio - piccole e sanissime. Il punto del problema è il gettito fiscale, quello si misura sugli utili, non su aria fritta, leggetevi i dati istat.
Partendo dalle mie esperienze lavorative in Veneto ( anni '80 , Vicenza e Venezia ), la " tenuta " delle piccole medie imprese venete, anche durante pesanti periodi di stagnazione, non è mai stata messa in discussione. I miei colleghi di allora avevano un " controllo " del territorio ed il polso della situazione sempre ad altissimi livelli per cui non mi spiego tuttora come abbiano fatto certi istituti ad accumulare contenziosi da capogiro ( teniamo anche presente che molti debitori morosi per importi " rotondi " non sono imprenditori veneti e tantomeno non hanno interessi economici in quella regione ). E qui entra in gioco il fattore " politico " , con tutte le nefaste conseguenze poi verificatesi ( un esempio su tutti.... perchè erogare diversi milioni di euro ad un noto politico che con il Veneto non ha proprio nulla a che fare ? o le centinaia di milioni di euro erogati ad immobiliaristi,faccendieri,intrallazzatori di altre regioni d'Italia che poi si son ben guardati di restituirli ? ). Dato che ai vertici degli istituti c'erano esponenti veneti, secondo te perchè si sono imbarcati in queste operazioni senza capo ne coda ? Perchè - ben sapendo cosa pensa la loro gente - non hanno esitato a rovinare migliaia di famiglie e mettere in crisi molte aziende grazie ai loro comportamenti scellerati ?
 

spleen

utente ?
Partendo dalle mie esperienze lavorative in Veneto ( anni '80 , Vicenza e Venezia ), la " tenuta " delle piccole medie imprese venete, anche durante pesanti periodi di stagnazione, non è mai stata messa in discussione. I miei colleghi di allora avevano un " controllo " del territorio ed il polso della situazione sempre ad altissimi livelli per cui non mi spiego tuttora come abbiano fatto certi istituti ad accumulare contenziosi da capogiro ( teniamo anche presente che molti debitori morosi per importi " rotondi " non sono imprenditori veneti e tantomeno non hanno interessi economici in quella regione ). E qui entra in gioco il fattore " politico " , con tutte le nefaste conseguenze poi verificatesi ( un esempio su tutti.... perchè erogare diversi milioni di euro ad un noto politico che con il Veneto non ha proprio nulla a che fare ? o le centinaia di milioni di euro erogati ad immobiliaristi,faccendieri,intrallazzatori di altre regioni d'Italia che poi si son ben guardati di restituirli ? ). Dato che ai vertici degli istituti c'erano esponenti veneti, secondo te perchè si sono imbarcati in queste operazioni senza capo ne coda ? Perchè - ben sapendo cosa pensa la loro gente - non hanno esitato a rovinare migliaia di famiglie e mettere in crisi molte aziende grazie ai loro comportamenti scellerati ?
Perchè i partiti cercano finanziamento raschiando il territorio. (Tutti). E' successo quello che è successo per le banche toscane, su ben altra scala, visto che MPS era il più grande istituto italiano al momento della sua crisi ed è stato salvato dall' intervento pubblico. Ma non mi si venga a racconte la favola che fu l'acquisizione di Antonveneta che all' epoca tutti si contendevano ma che era in termini percentuali un pidocchio in confronto all' istituto senese a metterlo in crisi. Non dobbiamo però, ripeto, confondere il sistema imprese che è sano, produttivo, riconosciuto a livello eurpeo se non mondiale, la ricchezza prodotta con il sistema creditizio. Lo testimonia la ripresa post crisi che il veneto esportatore è stato il primo a sentire e anche tra i primi a superare oggigiorno. (Le imprese malate non superano le crisi di sistema).
 

brenin

Utente
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Perchè i partiti cercano finanziamento raschiando il territorio. (Tutti). E' successo quello che è successo per le banche toscane, su ben altra scala, visto che MPS era il più grande istituto italiano al momento della sua crisi ed è stato salvato dall' intervento pubblico. Ma non mi si venga a racconte la favola che fu l'acquisizione di Antonveneta che all' epoca tutti si contendevano ma che era in termini percentuali un pidocchio in confronto all' istituto senese a metterlo in crisi. Non dobbiamo però, ripeto, confondere il sistema imprese che è sano, produttivo, riconosciuto a livello eurpeo se non mondiale, la ricchezza prodotta con il sistema creditizio. Lo testimonia la ripresa post crisi che il veneto esportatore è stato il primo a sentire e anche tra i primi a superare oggigiorno. (Le imprese malate non superano le crisi di sistema).
L' " affaire " Antonveneta concluso in modo a dir poco scriteriato da MPS ( oltre 9 miliardi, senza due diligence, quando la banca olandese sborsò poco più di 7 miliardi solo poco tempo prima ) rappresentò il colpo finale per l'istituto senese che dovette aumentare il capitale sociale,collocare proprie obbligazioni subordinate ai loro clienti, indebitarsi con i Tremonti Bond e poi, per mascherare le perdite di bilancio derivanti da crediti inesigibili, pensò bene di effettuare operazioni in derivati a dir poco fantasiose ma, di certo, onerosissime. Quella acquisizione fu la goccia che fece inizialmente tracimare il vaso che poi si frantumò in una caduta rovinosa quando la crisi dello "spread" subentrò in tutta la sua gravità.

qui: http://www.corriere.it/economia/13_...ni_17b973ca-6782-11e2-8a76-cd5e3242e53f.shtml

c'è un articolo interessante.

mentre qui : https://www.agi.it/economia/da_antonveneta_ad_alexandria_perch_mps_nei_guai-1271758/news/2016-11-23/ si parla del " prima,durante e dopo " Antonveneta.
 

spleen

utente ?
L' " affaire " Antonveneta concluso in modo a dir poco scriteriato da MPS ( oltre 9 miliardi, senza due diligence, quando la banca olandese sborsò poco più di 7 miliardi solo poco tempo prima ) rappresentò il colpo finale per l'istituto senese che dovette aumentare il capitale sociale,collocare proprie obbligazioni subordinate ai loro clienti, indebitarsi con i Tremonti Bond e poi, per mascherare le perdite di bilancio derivanti da crediti inesigibili, pensò bene di effettuare operazioni in derivati a dir poco fantasiose ma, di certo, onerosissime. Quella acquisizione fu la goccia che fece inizialmente tracimare il vaso che poi si frantumò in una caduta rovinosa quando la crisi dello "spread" subentrò in tutta la sua gravità. qui: http://www.corriere.it/economia/13_...ni_17b973ca-6782-11e2-8a76-cd5e3242e53f.shtml c'è un articolo interessante. mentre qui : https://www.agi.it/economia/da_antonveneta_ad_alexandria_perch_mps_nei_guai-1271758/news/2016-11-23/ si parla del " prima,durante e dopo " Antonveneta.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso non è l'acqua che lo ha riempito.
 
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