carissima, io ci sono arrivata dopo 23 anni di matrimonio, eppure lo scenario era lo stesso. Ti sei arresa dopo solo 10. Non fare così , con un piccolo sforzo ce la puoi fare.
Arrendersi???
10 anni non sono 23.
Ha 35 anni. E fortuna ha voluto che aprisse gli occhi adesso e non fra 10 o 15 anni.
Non è una differenza da poco.
Ha maggiore spazio di manovra. Anche tenendo conto che ha un lavoro.
Cosa significa con un piccolo sforzo????
perchè??
Se ha una alternativa, perchè?
Non parlo dell'amante.
Parlo dell'opportunità di starsi vedendo e di avere ancora dentro la spinta a reagire per agire.
Gli sforzi ne devono valere la pena. Ed è un calcolo accurato.
Non basta "eh, il matrimonio, eh i figli".
O meglio, può bastare, ma è un pensiero da oppressi.
La scelta è se continuare a essere oppressi (da se stessi, sia ben chiaro) o spostarsi il tanto che basta per prendere in mano il timone della propria vita.
Ci sono donne che fanno saltare il banco a 60 anni. Quindi...
E uomini anche.
Non dirmi dei figli. Io non ne ho.
Ma conosco donne che anche con figli hanno scelto SE STESSE invece del matrimonio.
E come donne, fra l'altro, ci sono agevolazioni maggiori che ad essere uomini.
Arrendersi è convincersi che non c'è via d'uscita.
E legare la via d'uscita alla sicurezza di qualcosa di sicuramente migliore.
Costruendosi l'impossibilità di ogni cambiamento.
E allora restano i piccoli aggiustamenti.
Ma è quello arrendersi. O meglio. E' ridurre lo spazio del proprio benessere.
Che è una scelta. perchè no.
Basta dirselo chiaro però.
"Caro tesoro mio, decido che da ora in avanti il mio spazio di benessere si limita in virtù di questo e questo. "
Ricordo che quando mi sono fatta questo discorso allo specchio, ho vomitato. Fisicamente.
Tutto il mio corpo si è ribellato. Senza se e senza ma.
E penso che se avessi tirato avanti avrebbe continuato a farlo e sarei pure finita a prendermi psicofarmaci per stare quieta. Altro che qualche scopata con l'amante di turno. O il piangi con le amiche (cosa che non facevo fra l'altro, perchè mi sembrava di mancare di rispetto all'intimità col mio ex compagno). E quindi stavo soffocando pure col mio vomito. Di me. Ero io che mi davo la nausea. Quando mi guardavo.
Non sopportavo più neanche la mia immagine allo specchio.
A quel punto, per quanto mi riguardava, era meglio crepare di fame che tirare avanti così.
Almeno sarei crepata per causa mia. E solo per causa mia.
Altre invece non hanno vomitato. E tirano avanti. Sono riuscite ad aggiustare.
Dipende da chi si è, da come si è, da cosa si vuole.
E più che altro, per come la vedo io, da come si vuol morire.
Un amico un giorno mi ha chiesto se fossi una formica o una donna.
Che per le formiche le briciole sono nutrimento, ma per una donna non lo sono.
E mi ha ricordato che si vive una volta sola. E l'unica cosa che vale la pena è arrivare a guardarsi allo specchio e potersi onestamente dire di aver fatto il meglio per rendere la propria vita degna di essere vissuta.
Per quanto mi riguarda ognuno ha il suo grado di tolleranza.
Non esiste una regola se non la si assume come regola.
E le regole, per come la vedo io, me le decido io.
Quelle che riguardano me.
Certo è che chiudere con lo sguardo rivolto al "ho trovato di meglio" è una cagata madornale.
ANzi, è la certezza di essere finiti nella stessa pentola da cui si proviene.
Se si chiude, si chiude unicamente per se stessi.
Per nessun altro e per nessun altra prospettiva.
Io ho avuto culo, e proprio quando avevo deciso che ero io con me e così sarebbe stato, e di quello mi occupavo, mi è capitato G.
Ma mi è capitato e l'ho visto perchè io ero concentrata su di me. Sul mio benessere. Sul mio valore individuale slegata da ogni altra sovrastruttura. E lì continuo a restare. E' anche questo il valore della relazione con lui. Ogni giorno posso dirmi di essere rimasta me stessa, e essere grata a lui di fare altrettanto con se stesso. E essere grata ad entrambi di darci vicendevolmente la possibilità di farlo, da soli e insieme.
Senza questa condizione, io sto per i cazzi miei.
Una amica, 58 anni, ha mollato il marito. Si sta pippando le reazioni delle due figlie. E le reazioni del marito.
Eppure...splende.
L'altra mia amica aveva un figlio. E anche lei è nei casini economici. Ma...splende.
L'altra mia amica ha preso il marito e gli ha spiegato che lei gli vuol bene ma non lo considera un marito. Liti. Discussioni. Casini. Una figlia pure loro.
Eppure si sta riprendendo se stessa, i suoi desideri e sta ricollocando il matrimonio. E splende.
Tutte donne pratiche, tanto quanto lo può essere un uomo, che hanno deciso PER SE STESSE. E si sono assunte la responsabilità di quelle scelte.
Dentro o fuori il matrimonio è un particolare di scarsa rilevanza, quando si sceglie per SE STESSE.
E' solo un confine immaginario il matrimonio. E si decide la sua elasticità in base a se stessi.
Ciò che differenzia gli uomini è che storicamente e culturalmente, sono educati a pensare PER SE STESSI.
A noi femmine ci hanno infarcite di cazzate a riguardo. In primis quella del sacrificarsi in nome di. (libera scelta).
Forse sarebbe anche il caso di svegliarsi e iniziare ad essere individui, prima che uomini e donne.
Individui che mettono in dialogo razionalità ed emotività.
Carta e penna e calcolatrice.
E decidono pragmaticamente cosa è sostenibile e cosa no.
Compreso l'affrontare la paura della solitudine.