Brunetta
Utente di lunga data
Responsabilità
Storicamente siamo in un’epoca che porta a rifuggire dalle responsabilità.
Credo che sia perché non si vuole correre il rischio di sentirsi in colpa.
Leghiamo indissolubilmente la responsabilità con la colpa.
È talmente forte questa associazione che qualunque ricerca di responsabilità viene scambiata per colpa e si cerca (per gli altri) una condanna o (una assoluzione) anche quando non vi è il legame.
È così che si rifuggono matrimonio, separazione, scelta di avere figli o, se si fanno, di compiere scelte educative che potrebbero comportare un errore e quindi la... COLPA o, peggio del peggio, il disappunto dei figli, che potrebbero smettere di amare ed essere riconoscenti anche per un paio di giorni.
Potrebbe essere perché in fondo siamo culturalmente cattolici e abbiamo appunto l’idea di colpa e di peccato, ma, avendo nei fatti abbandonato la religione, non possiamo neanche pensare di poter riparare con la Confessione.
Non so, potrebbe essere una ipotesi.
Fatto è che io vedo che se si cercano responsabilità o si suggerisce di compiere scelte non solo arrivano biografie le cui cronistorie partono dagli antenati che hanno una funzione giustificatoria per le minime scelte compiute, ma che paralizzano ogni scelta futura.
La cosa è particolarmente evidente nel rapporto con i figli ai quali viene delegata ogni scelta, e quindi le conseguenti responsabilità, dallo scegliere la merenda, allo sport pomeridiano, all’abbigliamento, alla pettinatura, fino alla scuola.
Se un bimbetto sceglie una merendina e poi sta male è colpa sua perché non avrebbe dovuto sceglierla.
Ma sti benetti adulti potranno ben prendersi le loro responsabilità e decidere loro cosa devono mangiare i figli, come si devono vestire, quale sport fare e se farlo ecc e smetterla poi di dire che per forza il figlio è stanco perché ha voluto fare xxxx come se un bambino sapesse valutare le caratteristiche di uno sport, metterle in relazione con le proprie risorse fisiche e di tempo! Ho visto bambini con genitori che arrivavano a stento al metro e sessanta iscriversi a basket, condannandosi inevitabilmente all’abbandono dello sport in età adolescenziale, perché gli piaceva, senza alcun coraggio da parte dei genitori di assumersi la responsabilità di scegliere un altro sport, magari senza deprimere il figlio, frustrando la fantasia infantile che quelli che fanno basket sono alti.
Trovate anche voi che sia così?
Storicamente siamo in un’epoca che porta a rifuggire dalle responsabilità.
Credo che sia perché non si vuole correre il rischio di sentirsi in colpa.
Leghiamo indissolubilmente la responsabilità con la colpa.
È talmente forte questa associazione che qualunque ricerca di responsabilità viene scambiata per colpa e si cerca (per gli altri) una condanna o (una assoluzione) anche quando non vi è il legame.
È così che si rifuggono matrimonio, separazione, scelta di avere figli o, se si fanno, di compiere scelte educative che potrebbero comportare un errore e quindi la... COLPA o, peggio del peggio, il disappunto dei figli, che potrebbero smettere di amare ed essere riconoscenti anche per un paio di giorni.
Potrebbe essere perché in fondo siamo culturalmente cattolici e abbiamo appunto l’idea di colpa e di peccato, ma, avendo nei fatti abbandonato la religione, non possiamo neanche pensare di poter riparare con la Confessione.
Non so, potrebbe essere una ipotesi.
Fatto è che io vedo che se si cercano responsabilità o si suggerisce di compiere scelte non solo arrivano biografie le cui cronistorie partono dagli antenati che hanno una funzione giustificatoria per le minime scelte compiute, ma che paralizzano ogni scelta futura.
La cosa è particolarmente evidente nel rapporto con i figli ai quali viene delegata ogni scelta, e quindi le conseguenti responsabilità, dallo scegliere la merenda, allo sport pomeridiano, all’abbigliamento, alla pettinatura, fino alla scuola.
Se un bimbetto sceglie una merendina e poi sta male è colpa sua perché non avrebbe dovuto sceglierla.
Ma sti benetti adulti potranno ben prendersi le loro responsabilità e decidere loro cosa devono mangiare i figli, come si devono vestire, quale sport fare e se farlo ecc e smetterla poi di dire che per forza il figlio è stanco perché ha voluto fare xxxx come se un bambino sapesse valutare le caratteristiche di uno sport, metterle in relazione con le proprie risorse fisiche e di tempo! Ho visto bambini con genitori che arrivavano a stento al metro e sessanta iscriversi a basket, condannandosi inevitabilmente all’abbandono dello sport in età adolescenziale, perché gli piaceva, senza alcun coraggio da parte dei genitori di assumersi la responsabilità di scegliere un altro sport, magari senza deprimere il figlio, frustrando la fantasia infantile che quelli che fanno basket sono alti.
Trovate anche voi che sia così?
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