ipazia
Utente disorientante (ma anche disorientata)
Fortunatamente queste occasioni si presentano solamente una volta l'anno.
Quest'anno il mio augurio è stato " grazie di avermi insegnato la resilienza".
Ho imparato da mia madre a non aspettarmi nulla da una qualunque offerta. Data o ricevuta fa poca differenza.
E di conseguenza a decidere se offrire o accogliere o meno solo ed esclusivamente se a me, soltanto a me, va bene farlo.
Se la soddisfazione è intrinseca va bene.
Prima di trovare il tutto ridicolo, ci ho messo un po', per la verità.
E così sono finita ad imparare che gli assoluti non esistono. Non esistono le definizioni e non esistono le etichette. Non esistono strade già tracciate e non esiste, più che altro una qualsiasi forma di gioia che venga da qualcun altro. Come non esiste il dolore che viene da qualcun altro.
Sono creazioni individuali, risposte emotive, cognitive e comportamentali (anche guidate geneticamente dicono gli ultimi studi). L'altro è di conseguenza.
Anche una madre. Che è solo in apparenza creatrice di Vita. Mentre nella realtà è un tramite fra diverse Vite che si allungano nel tempo fino a perderne l'origine.
L'altra cosa che ho imparato con mia madre è che o ti mando a fare in culo o ti prendo come sei.
Ti comprendo nel bene e nel male e decido io, in compagnia di me e soltanto di me, cosa tenere e cosa lasciare.
Preservandomi.
E di nuovo scegliendo io cosa desidero e cosa non desidero.
Per fare questo mi è servito imparare l'altra competenza fondamentale: la traduzione.
Una cosa tipo
"sei la solita egoista" ----> "sono contenta che tu ci sia"
"mi hai rovinato la vita" ---> "sto male e sono triste, mi daresti un abbraccio"
"ti voglio bene" ---> "vorrei che tu fossi questo per me"
E via scorrendo.
Con i SI' e i NO correlati. Fedeli solo ed esclusivamente a me.
E poi la lezione più difficile, per me, non si Cura nessuno che non si voglia Curare.
Non si aiuta nessuno che non si voglia aiutare innanzitutto da sol*.
Si ascolta solo quel tanto che si può contenere senza che questo invada spazi sacri personali.
Non si può rispondere alle aspettative altrui.
L'affetto non è una chiave di volta fondamentale. Anzi. E' una catena se non si è ben presenti a se stessi.
quindi, dopo anni di esperimenti quest'anno il miglior augurio per mia madre è riconoscerle la resilienza che è in me.
E l'ascolto in me. Di me e per me.
In compagnia di me.
Quest'anno gli auguri li faccio a lei, ma facendoli in realtà a me. -e le riconosco il suo ruolo di passerella-.
Che mi sto rendendo conto che, alla fine della fiera, sono stata una madre sufficiente buona di me.
Quest'anno il mio augurio è stato " grazie di avermi insegnato la resilienza".
Ho imparato da mia madre a non aspettarmi nulla da una qualunque offerta. Data o ricevuta fa poca differenza.
E di conseguenza a decidere se offrire o accogliere o meno solo ed esclusivamente se a me, soltanto a me, va bene farlo.
Se la soddisfazione è intrinseca va bene.
Prima di trovare il tutto ridicolo, ci ho messo un po', per la verità.
E così sono finita ad imparare che gli assoluti non esistono. Non esistono le definizioni e non esistono le etichette. Non esistono strade già tracciate e non esiste, più che altro una qualsiasi forma di gioia che venga da qualcun altro. Come non esiste il dolore che viene da qualcun altro.
Sono creazioni individuali, risposte emotive, cognitive e comportamentali (anche guidate geneticamente dicono gli ultimi studi). L'altro è di conseguenza.
Anche una madre. Che è solo in apparenza creatrice di Vita. Mentre nella realtà è un tramite fra diverse Vite che si allungano nel tempo fino a perderne l'origine.
L'altra cosa che ho imparato con mia madre è che o ti mando a fare in culo o ti prendo come sei.
Ti comprendo nel bene e nel male e decido io, in compagnia di me e soltanto di me, cosa tenere e cosa lasciare.
Preservandomi.
E di nuovo scegliendo io cosa desidero e cosa non desidero.
Per fare questo mi è servito imparare l'altra competenza fondamentale: la traduzione.
Una cosa tipo
"sei la solita egoista" ----> "sono contenta che tu ci sia"
"mi hai rovinato la vita" ---> "sto male e sono triste, mi daresti un abbraccio"
"ti voglio bene" ---> "vorrei che tu fossi questo per me"
E via scorrendo.
Con i SI' e i NO correlati. Fedeli solo ed esclusivamente a me.
E poi la lezione più difficile, per me, non si Cura nessuno che non si voglia Curare.
Non si aiuta nessuno che non si voglia aiutare innanzitutto da sol*.
Si ascolta solo quel tanto che si può contenere senza che questo invada spazi sacri personali.
Non si può rispondere alle aspettative altrui.
L'affetto non è una chiave di volta fondamentale. Anzi. E' una catena se non si è ben presenti a se stessi.
quindi, dopo anni di esperimenti quest'anno il miglior augurio per mia madre è riconoscerle la resilienza che è in me.
E l'ascolto in me. Di me e per me.
In compagnia di me.
Quest'anno gli auguri li faccio a lei, ma facendoli in realtà a me. -e le riconosco il suo ruolo di passerella-.
Che mi sto rendendo conto che, alla fine della fiera, sono stata una madre sufficiente buona di me.
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