Vado un po' a braccio
Non ho timori riguardo i figli (è una questione che ho indagato e non poco con lo psyco, perchè lo scegliere, e non subire, di mettere al mondo oppure no una nuova vita fa comunque parte del ciclo vitale degli esseri viventi. Anche se la cosa non è così rigida neppure in natura in realtà).
Penso che sarei una madre sufficientemente buona, che è quel che basta per crescere vite adatte a vivere.
Penso che G. sarebbe un padre sufficientemente buono.
Nel senso che correrei il rischio di condividere con lui una nuova vita.
con lo psyco, ai tempi, quando si indagava questa cosa mi aveva chiesto "e se cambiasse idea, in futuro?"
Ci avevo riflettuto parecchio.
Non si può escludere una opzione di questo genere. Potrebbe essere che fra 5 anni sarò divorata (cit) dal desiderio di avere un figlio.
D'altro canto non posso neppure ignorare che nel presente in me quel desiderio non c'è.
E non c'è mai stato fino ad ora.
Quindi se scegliessi adesso di avere un figlio, sarebbe una scelta che discende dalla paura di un rimpianto futuro.
E sarebbe una scelta puramente razionale, di adesione ad un dover fare di cui comprendo la necessità ma che non comprende me.
Se un giorno mi troverò a fare i conti con il desiderio di un figlio e l'impossibilità di averlo, guarderò a questa me che ha preso posizioni e ci farò i conti. E' un rischio. Entra in gioco, a mio parere, la responsabilità di assumersi i rischi.
Che è poi il rovescio della medaglia dell'assumersi il rischio di avere un figlio investendo come minimo 20 anni nella cura di una vita.
Fare un figlio è una scelta di puro (nel senso di purezza) egoismo.
Ed è lo stesso egoismo che guida lo scegliere di non averne.
Nella comprensione che, per una donna in particolare, la maternità è una tappa non indifferente.
C'è poi la questione del tempo.
Vero che siamo abituati ormai a ragionare su una aspettativa di vita ben più lunga dei 40 anni.
Ma è altrettanto vero che il corpo, anche dal punto di vista della flessibilità cognitiva segue comunque una sua curva.
E io penso che l'aspettativa di vita prolungata crei l'illusione per cui "si è sempre a tempo" per far tutto.
Io non penso ci sia il tempo per farci star dentro tutto, in una vita.
Si fanno scelte. Che portano a conseguenze.
Accettare il tempo che passa, con quel che comporta in termini di decadimento, mi sembra il minimo.
Un bambino che ha un gap di 40 e rotti anni con i genitori si ritrova con genitori che vengono da un mondo diverso.
Che non comprendono i linguaggi e la velocità.
In particolare oggi, tempo in cui tutto va ad una velocità ben maggiore del tempo contadino.
Ho una visione romantica del rapporto genitori e figli.
Penso sia uno scambio. Nel tempo.
Io, genitore, ti introduco a questo mondo, ti insegno le sue leggi, le sue dinamiche, ti insegno la caccia e la raccolta. Faccio ciò che è in mio potere per permetterti di spiegare le ali e andare. E scoprire.
Ma è una fase.
Ad un certo punto è il figlio che spiega i meccanismo e le leggi ai genitori.
Che traduce un mondo a cui appartiene a chi viene dal mondo precedente.
E serve ascolto..ascolto che per esempio a 60 anni non c'è. O meglio, è parziale. A 60 anni si ascoltano cose che a 20 anni neppure si immaginano.
E non penso che un figlio possa donare la giovinezza. Per la verità mi sembra pure un furto premeditato. (estremizzo).
Un gap di 40 anni, in un mondo in cui in 40 anni accadono le cose che accadono oggi, non è una cosuccia da nulla.
Poi, a tutto c'è soluzione.
Ma sono soluzioni che non trovo interessanti.
La scienza permette anche a donne di 60 anni di avere figli.
Io ci vedo dentro la negazione della vita.
E un tipo di egoismo che supera l'individualismo più spinto.
Oltre che uno scollamento dalla realtà, dal decadimento, una corsa all'evitamento della morte e della decomposizione. Paura. In soldoni.
Credo che si debba prendere atto che semplicemente il tempo va. Accettare la decadenza.
E quello che la decadenza comporta. A tutti i livelli.
Si può essere madri e padri in molti modi.

Non è necessaria la generazione.
E questo lo sa bene la natura. Pure quella umana.
Per quanto ci sia questa ode diffusa alla generazione diretta. Che io non condivido minimamente.
@
stany, no. non ho timore di togliere attenzioni a G.
Per come è costruita la nostra relazione, dubito che in presenza di un figlio la dinamica di fondo cambierebbe molto.
Anzi, probabilmente un figlio sarebbe un ulteriore collante alla nostra alleanza. Sarebbe nutrimento. E arricchimento al nostro mondo.
G. mi dice che se dovesse decidere una madre, sceglierebbe me. Tanto quanto se io dovessi decidere un padre sceglierei lui.
E' una cosa importante.
Se non ci fosse il padre e la madre (a partire dal significato archetipico che hanno in termini relazionali in una coppia) non saremmo il noi che siamo.
Ma siamo concordi con il fatto che le scelte che ognuno ha fatto ci conducono qui.
Ad aver superato quello che per noi è il tempo massimo.
Ed è una responsabilità da assumersi pure questa.
rincorrere il tempo non è nei nostri progetti.

(un po' i salmoni di @
Arcistufo.)