Per i traditori ...

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Lo dico da anni. La prossima volta mi fai da Ghost writer?

Inviato dal mio SM-T560 utilizzando Tapatalk
Dammi una buona storia, tanto per iniziare :)

E poi ci accordiamo sul resto :D

in che senso lo dici da anni? :confused:
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
È un bel problema .
Dovrei far saltare in aria ciò che amo a cui non voglio rinunciare .
Ho due persone dentro me ed entrambe hanno le loro ragioni.
Un giorno la vince quella che ha sete di sangue e il giorno dopo quella che ama ciò che ha,e sono in perfetto equilibrio .Ce ne fosse una sbilanciata...
Secondo me una scopata random potrebbe funzionare come il pulsante di reset del modem che così smetterebbe di elaborare troppo frequenze.
Di solito con me funziona avere i miei peccati da espiare ,mi fa essere magnanima ed in pace con quelli degli altri
Fra il serio ed il faceto...praticamente smetteresti di usare la frusta per passare al cane :D

Che non è male, dipende da dove trovi piacere e benessere.

Ma.
In entrambi i casi ti staresti facendo breath control da sola.
E questo non è buono.
E' una pratica pericolosa già quando ci si mette nelle mani di qualcun altro, fatta da soli lo diviene ancora di più.
Ed inoltre, da soli, porta ad una sorta di sospensione, in un territorio che non è piacere e non è dolore, in un'attesa di un qualcosa che non arriva...perchè da soli la misura della stretta è impicciata dalla paura sottesa alla sopravvivenza.
Eros e Thanatos...si interrompe la circolarità della comunicazione e quindi la connessione.
Eros e Thanatos servono entrambi per stare in buona compagnia di se stessi.

Mettersi nella condizione di scegliere fra l'uno o l'altro, a mia esperienza, equivale ad amputarsi pezzo per pezzo, senza nulla in cambio.

Serve potersi abbandonare. Per abbandonare la scelta e essere nella contemporaneità.
Stai continuando ad immaginare situazioni in cui non rispondi ad un bisogno di abbandono...e pace.

Il sangue, lo si gusta quando si è in pace. Questa è una cosa che ho imparato negli anni.
Se è solo sangue, ad un certo punto non è più neanche chiaro di chi è...è un giochetto pesante.

E si finisce per farsi da vittima e carnefice contemporaneamente.
E' una gabbia.
Una catena, @mistral.

Quelle due che senti, molto probabilmente tu senti solo quello che la tua mente riesce a processare secondo quanto conosce.
Tieni presente che però la mente, mente. E costruisce universi fatti a misura di ciò che non solo conosce già, ma che mantiene il sistema in uno stato di apparente equilibrio, che però, come stai sperimentando porta alla morte del sistema. L'equilibrio perfetto...è la morte.

Altro discorso è dirigersi verso un equilibrio dinamico, in cui le diverse parti, anche quelle che non riesci a percepire ma che ci sono e urlano, attraverso il tuo corpo, comunicano liberamente fra di loro.

L'alternanza che senti...nella mia esperienza l'alternanza è una creazione artificiale.
Un prodotto della razionalità. Per dirla facile.

Ma...noi siamo esseri contemporanei.
E' un tuo schema l'alternanza.
Un tuo modo di spiegarti le sensazioni.

Puoi provare ogni sorta di rimedio, scopare random, darti alla castità, punirti nei modi più fantasiosi....sono solo giri, evitamenti...e lo sai. :)

Stai cercando una soluzione. Ma non c'è una vera e propria soluzione, così come la si intende.
E non ci sono risposte. O meglio, prima delle risposte ci sono le domande. E sono le domande a fare la differenza.

Parlavo con una vecchia utente, anni fa, di una stanza interiore, dove sedersi e riposare. Da arredare secondo sè. Dove trovare pace ed ispirazione, dove toccarsi e rimanere abbracciati a se stessi.
E dove tutto è presente.

Hai paura di perdere quel che hai, ma se ci guardi, in ogni momento puoi perdere quel che hai. Perchè è un avere molto relativo.
E tenere le mani strette, rimanere aggrappata ti fa stare male.
Il tuo corpo lo sa già. E te lo sta urlando.

Non ci sono molte strade, aprire le mani e lasciarsi andar giù.
E lasciarti portare dal tuo corpo.

Sei una vittima @mistral.
Accettalo.
E perdona te stessa.

Ora come ora, sei vittima e sei la carnefice di quel che sei.
Io credo che l'alternanza che senti risieda in questo territorio.

A volte, vincere è perdere.

Credo che tu abbia pianto, forse, per la situazione, per la delusione, per la rabbia, per la frustrazione, credo che digrigni i denti per il desiderio di rivalsa...ma credo anche che tu non abbia ancora pianto per te stessa.
Per quella che era prima del tradimento, per quella che era prima di tuo marito, per quella che aspettavi sulla soglia...e che ti è scivolata via dalle mani. Anche se le tieni strette...è scivolata via lo stesso.

E questa...non la puoi raggiungere con il pensiero. Il pensiero è troppo lento e schematico e legato al passato e all'anticipazione del futuro - che è a sua volta una forma del passato -....questa la puoi raggiungere solo attraverso l'intimità con le tue emozioni, nel modo che stai evitando...ossia abbandonandoti ad esse. Senza cercare spiegazioni.
 
Ultima modifica:

Lara3

Utente di lunga data
È un bel problema .
Dovrei far saltare in aria ciò che amo a cui non voglio rinunciare .
Ho due persone dentro me ed entrambe hanno le loro ragioni.
Un giorno la vince quella che ha sete di sangue e il giorno dopo quella che ama ciò che ha,e sono in perfetto equilibrio .Ce ne fosse una sbilanciata...
Secondo me una scopata random potrebbe funzionare come il pulsante di reset del modem che così smetterebbe di elaborare troppo frequenze.
Di solito con me funziona avere i miei peccati da espiare ,mi fa essere magnanima ed in pace con quelli degli altri
Mistral, ma tu ami ancora tuo marito ?
 

mistral

Utente di lunga data
Mistral, ma tu ami ancora tuo marito ?
Lui me lo chiede ogni giorno.
Mio marito,dopo il tradimento ,nella mia mente si è sdoppiato e non riesco più ad unire le parti.
Amo il lui “pulito” e detesto quello di quel periodo ,specie per i comportamenti di merda che a posteriori ho potuto associare alla love story che stava vivendo .
Amo il lui che conosco ,con i suoi pregi ed i suoi difetti ,anche tutti i guai che mi ha fatto passare ,visti nell’ottica del “noi” avevano un senso.
Quando il noi si è dissolto ,una valanga di insofferenza mi ha travolta e non mi abbandona .Mi rendo conto che appena esce dai binari per cose tutto sommato anche meno pesanti,divento insofferente .
La botta mi ha aperto gli occhi e posso solo dire di essere stata una povera cretina per decenni.Anche lui si è reso conto di avere tirato la corda su certe cose a livelli umanamente insopportabili ,quindi in un certo senso gli occhi li ha aperti più che mai .
È crollato quando si è reso conto di ciò che mi aveva fatto (oltre al tradimento).
Prendere atto che poi tutto gli si sia ritorto contro e che tutti i nodi siano arrivati al pettine ,è stata dura ,in parte è ancora dentro a questo rimorso.
Quando e se riuscirò a riunire le sue due parti e ad avere compassione anche del suo lato che mi ha uccisa ,magari potrò nuovamente dire ,sentendolo,di amarlo nella sua completezza .
Lo amo a pezzi .
 

mistral

Utente di lunga data
Fra il serio ed il faceto...praticamente smetteresti di usare la frusta per passare al cane :D

Che non è male, dipende da dove trovi piacere e benessere.

Ma.
In entrambi i casi ti staresti facendo breath control da sola.
E questo non è buono.
E' una pratica pericolosa già quando ci si mette nelle mani di qualcun altro, fatta da soli lo diviene ancora di più.
Ed inoltre, da soli, porta ad una sorta di sospensione, in un territorio che non è piacere e non è dolore, in un'attesa di un qualcosa che non arriva...perchè da soli la misura della stretta è impicciata dalla paura sottesa alla sopravvivenza.
Eros e Thanatos...si interrompe la circolarità della comunicazione e quindi la connessione.
Eros e Thanatos servono entrambi per stare in buona compagnia di se stessi.

Mettersi nella condizione di scegliere fra l'uno o l'altro, a mia esperienza, equivale ad amputarsi pezzo per pezzo, senza nulla in cambio.

Serve potersi abbandonare. Per abbandonare la scelta e essere nella contemporaneità.
Stai continuando ad immaginare situazioni in cui non rispondi ad un bisogno di abbandono...e pace.

Il sangue, lo si gusta quando si è in pace. Questa è una cosa che ho imparato negli anni.
Se è solo sangue, ad un certo punto non è più neanche chiaro di chi è...è un giochetto pesante.

E si finisce per farsi da vittima e carnefice contemporaneamente.
E' una gabbia.
Una catena, @mistral.

Quelle due che senti, molto probabilmente tu senti solo quello che la tua mente riesce a processare secondo quanto conosce.
Tieni presente che però la mente, mente. E costruisce universi fatti a misura di ciò che non solo conosce già, ma che mantiene il sistema in uno stato di apparente equilibrio, che però, come stai sperimentando porta alla morte del sistema. L'equilibrio perfetto...è la morte.

Altro discorso è dirigersi verso un equilibrio dinamico, in cui le diverse parti, anche quelle che non riesci a percepire ma che ci sono e urlano, attraverso il tuo corpo, comunicano liberamente fra di loro.

L'alternanza che senti...nella mia esperienza l'alternanza è una creazione artificiale.
Un prodotto della razionalità. Per dirla facile.

Ma...noi siamo esseri contemporanei.
E' un tuo schema l'alternanza.
Un tuo modo di spiegarti le sensazioni.

Puoi provare ogni sorta di rimedio, scopare random, darti alla castità, punirti nei modi più fantasiosi....sono solo giri, evitamenti...e lo sai. :)

Stai cercando una soluzione. Ma non c'è una vera e propria soluzione, così come la si intende.
E non ci sono risposte. O meglio, prima delle risposte ci sono le domande. E sono le domande a fare la differenza.

Parlavo con una vecchia utente, anni fa, di una stanza interiore, dove sedersi e riposare. Da arredare secondo sè. Dove trovare pace ed ispirazione, dove toccarsi e rimanere abbracciati a se stessi.
E dove tutto è presente.

Hai paura di perdere quel che hai, ma se ci guardi, in ogni momento puoi perdere quel che hai. Perchè è un avere molto relativo.
E tenere le mani strette, rimanere aggrappata ti fa stare male.
Il tuo corpo lo sa già. E te lo sta urlando.

Non ci sono molte strade, aprire le mani e lasciarsi andar giù.
E lasciarti portare dal tuo corpo.

Sei una vittima @mistral.
Accettalo.
E perdona te stessa.

Ora come ora, sei vittima e sei la carnefice di quel che sei.
Io credo che l'alternanza che senti risieda in questo territorio.

A volte, vincere è perdere.

Credo che tu abbia pianto, forse, per la situazione, per la delusione, per la rabbia, per la frustrazione, credo che digrigni i denti per il desiderio di rivalsa...ma credo anche che tu non abbia ancora pianto per te stessa.
Per quella che era prima del tradimento, per quella che era prima di tuo marito, per quella che aspettavi sulla soglia...e che ti è scivolata via dalle mani. Anche se le tieni strette...è scivolata via lo stesso.

E questa...non la puoi raggiungere con il pensiero. Il pensiero è troppo lento e schematico e legato al passato e all'anticipazione del futuro - che è a sua volta una forma del passato -....questa la puoi raggiungere solo attraverso l'intimità con le tue emozioni, nel modo che stai evitando...ossia abbandonandoti ad esse. Senza cercare spiegazioni.
Sapessi quanto ho pianto per me.
Ho pianto piu per me che non per lui.
Ho pianto per i miei sogni infranti,per i miei sacrifici inutili,per la fatica fatta,per il non poter tornare indietro di decenni,per la mia ingenuità ,per le mie sicurezze crollate, per la me ragazzina illusa di quel giorno sull’altare ,trascinata dai suoi progetti e dalle sue certezze.
Per cose che sono stata costretta a fare per lui che mi sono pesate e che mi sono portata addosso con fastidio per anni ma che ho inserito nelle voci in perdita in nome del progetto .
Ho pianto tanto per me.
E lo faccio ancora ora
 
Ultima modifica:

Brunetta

Utente di lunga data
Sapessi quanto ho pianto per me.
Ho pianto piu per me che non per lui.
Ho pianto per i miei sogni infranti,per i miei sacrifici inutili,per la fatica fatta,per il non poter tornare indietro di decenni,per la mia ingenuità ,per le mie sicurezze crollate, per la me ragazzina illusa di quel giorno sull’altare ,trascinata dai suoi progetti e dalle sue certezze.
Per cose che sono stata costretta a fare per lui che mi sono pesate e che mi sono portata addosso con fastidio per anni ma che ho inserito nelle voci in perdita in nome del progetto .
Ho pianto tanto per me.
E lo faccio ancora ora
Non è che il pianto è per quello che ti sei fatta in nome non di un progetto o di lui, ma di una idea di te che tuttora non riesci a lasciare?
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Sapessi quanto ho pianto per me.
Ho pianto piu per me che non per lui.
Ho pianto per i miei sogni infranti,per i miei sacrifici inutili,per la fatica fatta,per il non poter tornare indietro di decenni,per la mia ingenuità ,per le mie sicurezze crollate, per la me ragazzina illusa di quel giorno sull’altare ,trascinata dai suoi progetti e dalle sue certezze.
Per cose che sono stata costretta a fare per lui che mi sono pesate e che mi sono portata addosso con fastidio per anni ma che ho inserito nelle voci in perdita in nome del progetto .
Ho pianto tanto per me.
E lo faccio ancora ora
Qui su tradi, quando sono arrivata, c'era molta più gente di adesso. Proprio molta. Mi ricordo che il mio primo 3d aveva superato in forse due giorni le 100 pagine...non perchè fosse un 3d particolarmente figo, anzi, ma scriveva continuamente un sacco di gente.

L'altro ricordo chiarissimo di quel periodo sono le donne. Alcune in particolare...avevamo organizzato un incontro a Milano. Le streghe :D
In comune avevamo un evento importante: eravamo state violentate.
Per me era stato un passaggio importantissimo. Espormi, ma più che altro specchiarmi, in altre reazioni.

Io avevo reagito con la rabbia e col disprezzo.
Ero diventata il carnefice per certi aspetti.
Avevo pervertito quell'evento in me per dimostrarmi di essere ancora degna della mia fiducia.

Non tutte avevano avuto la mia stessa reazione. Mi aveva stupito moltissimo.
E, tanto per cambiare, mi faceva arrabbiare vedere le altre reazioni. Mi faceva arrabbiare vedere la sofferenza. Mi faceva arrabbiare pensare che altre donne avessero attraversato quell'esperienza, che ne fossero segnate.
Giochetti :) Volevo difendere loro. Ma ero io. In loro.
Era me che desideravo avvolgere in un abbraccio protettivo per far scomparire ogni cosa.

Avevo iniziato a piangere in quel periodo. Io prima non piangevo. Apprendimento antico.

Potrei citare letteralmente te per le motivazioni di quel pianto.
Che non mi bastava mai fino in fondo. Che non smetteva.

Andavo contemporaneamente dallo psyco in quel periodo.
E lui mi ripeteva che non stavo piangendo. Sì, scendevano le lacrime, ma mi contorcevo in quel pianto. Tutta arrotolata su me stessa, trattenendo fermamente ogni evento.
La 19enne innamorata, i suoi sogni riguardo l'amore, quell'incontro, quella notte, quello che era venuto dopo. Quello che sarebbe potuto essere e non è mai stato. Il fallimento. La mia storia che crollava. Piangevo sì, ma non piangevo.
Era quasi ridicola la cosa. Io gli ripetevo che stavo piangendo spesso, e lui mi ripeteva che sì, le lacrime scendevano ma non stavo piangendo per davvero. Non capivo. E i rigurgiti di rabbia risalivano.

Un giorno lo psyco mi ha spedita a comprarmi uno specchio. Sono andata.
Ero arrabbiatissima con lui mentre compravo quello specchio.
Me lo ricordo in macchina, lo sentivo come una presenza viva dietro di me. Lo odiavo. Odiavo tutto e tutti.
E mi sentivo così potente e forte in quell'odio. Io sono una piccoletta, fisicamente, eppure mi sentivo imponente.
Era una bella sensazione se te la devo dire tutta. Mi ha accompagnata per anni quella sensazione di imponenza.
In palestra mi dicevano che ero piccolina, avevano tutta una serie di attenzioni quando ci allenavamo...e io mi incazzavo :D Una volta il mio Suto mi era arrivato con un calcio in faccia, non l'avevo neppure visto, ero volata di qualche metro. Me lo ricordo che mi diceva di alzarmi e rendermi conto che ero piccola e fino a quando non ci avrei fatto i conti non sarei stata in grado di combattere usando le mie caratteristiche come risorse. Non capivo, ovviamente :facepalm:...e mi incazzavo! :carneval: In quell'allenamento ne ho prese veramente tante.

Comunque, lo specchio...arrivata a casa me lo sono portato in camera. L'indicazione era di non farci niente di particolare, solo metterlo in un luogo importante per me e guardarmi. Mi ricordo chiaramente @mistral il modo in cui mi sono avvicinata per guardarmi, ribollivo.
Era stato bravo lo psyco. Ero stata brava io. Era stata brava la Vita. Ero vicina al punto di rottura.
Lo specchio è stata la spintarella finale.
Sono crollata.
E ho capito la differenza fra quello che io credevo fosse piangere e piangere per me, con me, in me, da me a me.
La mente è strana...basta poco per sollecitarla e imbrogliarla, far cadere i veli che separano i tempi delle esperienze.
Nello specchio c'ero io. E c'era la 19enne. E c'erano le me che erano venute dopo.
Sono finita in un angolino e mi sono trovata immersa.
Non nella delusione, non nelle aspettative tradite, non in quello che sarebbe potuto essere e non era stato...ero in me. In quella me ancora ferita, rotta, segnata e dolorante.
E mi sono consolata.

La differenza fra un pianto di consolazione e accettazione, quello in cui si aprono le mani e si rilassano i muscoli, quello in cui si finisce ad abbracciarsi profondamente. E' stata una esperienza stranissima...la me di quel momento stava abbracciando e consolando le altre me.

Quelle della rabbia, del disprezzo, della vendetta e della rivalsa.
E' stato l'inizio della sepoltura in me.
Piccole lapidi che mi sono messa scolpire per ricordare e celebrare.

Ecco...continuo col mio sguardo ovviamente, ma leggendoti io non leggo la sepoltura...io leggo la delusione, il desiderio di rivalsa, il voler recuperare in qualche modo nel presente il passato.

Beh..non si può.
Le ferite sono lì. E averne cura è scoprirle, lasciarle spurgare, disinfettare e lasciare all'aria. In attesa che la pelle ricominci a formarsi.
Poi restano le cicatrici...tirano col cambiare del tempo. Sono cicatrici in fondo.

Ma ho imparato che c' è una differenza fondamentale fra il celebrare una cicatrice che si sovrappone ad una ferita non chiusa e celebrare una cicatrice che chiude la porta.
Accarezzarla con amore, nel ricordo di quel che è stato e nella consapevolezza che non sarà pur condizionando ogni cosa è venuta dopo. Accarezzare la caduta dei sogni e dei desideri. Accarezzare la ragazzina innocente per certi versi e accettare la donna, sporcata, con amore e cura. E rispetto. Nella fierezza di sè. Mettendole in comunicazione. Lasciando che la donna insegni alla ragazzina la fierezza della caduta. Lasciando che la donna abbia cura della delusione e del dolore. Accompagnando la ragazzina a lasciarsi abbracciare dalla donna, e lasciandole trovare riparo in quella donna che non avrebbe voluto. Conoscenza, in buona sostanza.

Accettare che qualunque cosa, non cambia.
Accettare fondamentalmente la propria impotenza di fronte agli eventi della vita.
E accettare significa prenderli a mani aperte e libere.
Riconoscendo l'opportunità. E non fissandosi nella perdita.

Fra l'altro, ho imparato, la perdita riguarda solo una cecità di prospettiva. Un rimanere legati a quel che si desiderava e non si è trovato ad attendere.
Si vede perdita nella presunzione di sapere in anticipo lo svolgimento dei fatti. Nella presunzione dei propri desideri. In una certa convinzione che per chissà quale motivo la non realizzazione dei propri desideri sia una sorta di tradimento. Come se i propri desideri fossero "intoccabili".

Nell'umiltà si vede semplicemente un evento che ha portato l'inaspettato.

LA scelta è fra l'inchinarsi alla propria impotenza e prendere a piene mani quel che la vita offre oppure rimanere legati ai desideri di quel che si era immaginato. Rifiutando l'inaspettato. O provando ad inquadrarlo, altro atto di presunzione, nei desideri, rimanendo incastrati in quel che sarebbe dovuto essere, e quindi nella rivalsa.

Piangere per davvero è celebrare la morte dei sogni e dei desideri. Scavargli la fossa e seppellire.
Preparando il terreno per quel che verrà. Senza aspettarsi nulla e nutrendo invece la meraviglia. Lo sguardo della bambina.
O perlomeno tenendo ferma l'attenzione al fatto che l'aspettativa è un inganno.

Che è poi il motivo per cui ti dicevo che la paura di perdere è un inganno.
Hai già perso (quel che desideravi, quel che volevi, quel che credevi di avere).

Vincere...è perdere. :)
 
Ultima modifica:

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Lui me lo chiede ogni giorno.
Mio marito,dopo il tradimento ,nella mia mente si è sdoppiato e non riesco più ad unire le parti.
Amo il lui “pulito” e detesto quello di quel periodo ,specie per i comportamenti di merda che a posteriori ho potuto associare alla love story che stava vivendo .
Amo il lui che conosco ,con i suoi pregi ed i suoi difetti ,anche tutti i guai che mi ha fatto passare ,visti nell’ottica del “noi” avevano un senso.
Quando il noi si è dissolto ,una valanga di insofferenza mi ha travolta e non mi abbandona .Mi rendo conto che appena esce dai binari per cose tutto sommato anche meno pesanti,divento insofferente .
La botta mi ha aperto gli occhi e posso solo dire di essere stata una povera cretina per decenni.Anche lui si è reso conto di avere tirato la corda su certe cose a livelli umanamente insopportabili ,quindi in un certo senso gli occhi li ha aperti più che mai .
È crollato quando si è reso conto di ciò che mi aveva fatto (oltre al tradimento).
Prendere atto che poi tutto gli si sia ritorto contro e che tutti i nodi siano arrivati al pettine ,è stata dura ,in parte è ancora dentro a questo rimorso.
Quando e se riuscirò a riunire le sue due parti e ad avere compassione anche del suo lato che mi ha uccisa ,magari potrò nuovamente dire ,sentendolo,di amarlo nella sua completezza .
Lo amo a pezzi .
Sei tu a pezzi...E fino a che non avrai operato una ricomposizione, il tuo amore non potrà che essere a pezzi.

L'amore che si da fuori è solo una tenue propagazione di quel che si ha dentro.

Se non sei intera, non puoi dare interezza.
 

ologramma

Utente di lunga data
Qui su tradi, quando sono arrivata, c'era molta più gente di adesso. Proprio molta. Mi ricordo che il mio primo 3d aveva superato in forse due giorni le 100 pagine...non perchè fosse un 3d particolarmente figo, anzi, ma scriveva continuamente un sacco di gente.

L'altro ricordo chiarissimo di quel periodo sono le donne. Alcune in particolare...avevamo organizzato un incontro a Milano. Le streghe :D
In comune avevamo un evento importante: eravamo state violentate.
Per me era stato un passaggio importantissimo. Espormi, ma più che altro specchiarmi, in altre reazioni.

Io avevo reagito con la rabbia e col disprezzo.
Ero diventata il carnefice per certi aspetti.
Avevo pervertito quell'evento in me per dimostrarmi di essere ancora degna della mia fiducia.

Non tutte avevano avuto la mia stessa reazione. Mi aveva stupito moltissimo.
E, tanto per cambiare, mi faceva arrabbiare vedere le altre reazioni. Mi faceva arrabbiare vedere la sofferenza. Mi faceva arrabbiare pensare che altre donne avessero attraversato quell'esperienza, che ne fossero segnate.
Giochetti :) Volevo difendere loro. Ma ero io. In loro.
Era me che desideravo avvolgere in un abbraccio protettivo per far scomparire ogni cosa.

Avevo iniziato a piangere in quel periodo. Io prima non piangevo. Apprendimento antico.

Potrei citare letteralmente te per le motivazioni di quel pianto.
Che non mi bastava mai fino in fondo. Che non smetteva.

Andavo contemporaneamente dallo psyco in quel periodo.
E lui mi ripeteva che non stavo piangendo. Sì, scendevano le lacrime, ma mi contorcevo in quel pianto. Tutta arrotolata su me stessa, trattenendo fermamente ogni evento.
La 19enne innamorata, i suoi sogni riguardo l'amore, quell'incontro, quella notte, quello che era venuto dopo. Quello che sarebbe potuto essere e non è mai stato. Il fallimento. La mia storia che crollava. Piangevo sì, ma non piangevo.
Era quasi ridicola la cosa. Io gli ripetevo che stavo piangendo spesso, e lui mi ripeteva che sì, le lacrime scendevano ma non stavo piangendo per davvero. Non capivo. E i rigurgiti di rabbia risalivano.

Un giorno lo psyco mi ha spedita a comprarmi uno specchio. Sono andata.
Ero arrabbiatissima con lui mentre compravo quello specchio.
Me lo ricordo in macchina, lo sentivo come una presenza viva dietro di me. Lo odiavo. Odiavo tutto e tutti.
E mi sentivo così potente e forte in quell'odio. Io sono una piccoletta, fisicamente, eppure mi sentivo imponente.
Era una bella sensazione se te la devo dire tutta. Mi ha accompagnata per anni quella sensazione di imponenza.
In palestra mi dicevano che ero piccolina, avevano tutta una serie di attenzioni quando ci allenavamo...e io mi incazzavo :D Una volta il mio Suto mi era arrivato con un calcio in faccia, non l'avevo neppure visto, ero volata di qualche metro. Me lo ricordo che mi diceva di alzarmi e rendermi conto che ero piccola e fino a quando non ci avrei fatto i conti non sarei stata in grado di combattere usando le mie caratteristiche come risorse. Non capivo, ovviamente :facepalm:...e mi incazzavo! :carneval: In quell'allenamento ne ho prese veramente tante.

Comunque, lo specchio...arrivata a casa me lo sono portato in camera. L'indicazione era di non farci niente di particolare, solo metterlo in un luogo importante per me e guardarmi. Mi ricordo chiaramente @mistral il modo in cui mi sono avvicinata per guardarmi, ribollivo.
Era stato bravo lo psyco. Ero stata brava io. Era stata brava la Vita. Ero vicina al punto di rottura.
Lo specchio è stata la spintarella finale.
Sono crollata.
E ho capito la differenza fra quello che io credevo fosse piangere e piangere per me, con me, in me, da me a me.
La mente è strana...basta poco per sollecitarla e imbrogliarla, far cadere i veli che separano i tempi delle esperienze.
Nello specchio c'ero io. E c'era la 19enne. E c'erano le me che erano venute dopo.
Sono finita in un angolino e mi sono trovata immersa.
Non nella delusione, non nelle aspettative tradite, non in quello che sarebbe potuto essere e non era stato...ero in me. In quella me ancora ferita, rotta, segnata e dolorante.
E mi sono consolata.

La differenza fra un pianto di consolazione e accettazione, quello in cui si aprono le mani e si rilassano i muscoli, quello in cui si finisce ad abbracciarsi profondamente. E' stata una esperienza stranissima...la me di quel momento stava abbracciando e consolando le altre me.

Quelle della rabbia, del disprezzo, della vendetta e della rivalsa.
E' stato l'inizio della sepoltura in me.
Piccole lapidi che mi sono messa scolpire per ricordare e celebrare.

Ecco...continuo col mio sguardo ovviamente, ma leggendoti io non leggo la sepoltura...io leggo la delusione, il desiderio di rivalsa, il voler recuperare in qualche modo nel presente il passato.

Beh..non si può.
Le ferite sono lì. E averne cura è scoprirle, lasciarle spurgare, disinfettare e lasciare all'aria. In attesa che la pelle ricominci a formarsi.
Poi restano le cicatrici...tirano col cambiare del tempo. Sono cicatrici in fondo.

Ma ho imparato che c' è una differenza fondamentale fra il celebrare una cicatrice che si sovrappone ad una ferita non chiusa e celebrare una cicatrice che chiude la porta.
Accarezzarla con amore, nel ricordo di quel che è stato e nella consapevolezza che non sarà pur condizionando ogni cosa è venuta dopo. Accarezzare la caduta dei sogni e dei desideri. Accarezzare la ragazzina innocente per certi versi e accettare la donna, sporcata, con amore e cura. E rispetto. Nella fierezza di sè. Mettendole in comunicazione. Lasciando che la donna insegni alla ragazzina la fierezza della caduta. Lasciando che la donna abbia cura della delusione e del dolore. Accompagnando la ragazzina a lasciarsi abbracciare dalla donna, e lasciandole trovare riparo in quella donna che non avrebbe voluto. Conoscenza, in buona sostanza.

Accettare che qualunque cosa, non cambia.
Accettare fondamentalmente la propria impotenza di fronte agli eventi della vita.
E accettare significa prenderli a mani aperte e libere.
Riconoscendo l'opportunità. E non fissandosi nella perdita.

Fra l'altro, ho imparato, la perdita riguarda solo una cecità di prospettiva. Un rimanere legati a quel che si desiderava e non si è trovato ad attendere.
Si vede perdita nella presunzione di sapere in anticipo lo svolgimento dei fatti. Nella presunzione dei propri desideri. In una certa convinzione che per chissà quale motivo la non realizzazione dei propri desideri sia una sorta di tradimento. Come se i propri desideri fossero "intoccabili".

Nell'umiltà si vede semplicemente un evento che ha portato l'inaspettato.

LA scelta è fra l'inchinarsi alla propria impotenza e prendere a piene mani quel che la vita offre oppure rimanere legati ai desideri di quel che si era immaginato. Rifiutando l'inaspettato. O provando ad inquadrarlo, altro atto di presunzione, nei desideri, rimanendo incastrati in quel che sarebbe dovuto essere, e quindi nella rivalsa.

Piangere per davvero è celebrare la morte dei sogni e dei desideri. Scavargli la fossa e seppellire.
Preparando il terreno per quel che verrà. Senza aspettarsi nulla e nutrendo invece la meraviglia. Lo sguardo della bambina.
O perlomeno tenendo ferma l'attenzione al fatto che l'aspettativa è un inganno.

Che è poi il motivo per cui ti dicevo che la paura di perdere è un inganno.
Hai già perso (quel che desideravi, quel che volevi, quel che credevi di avere).

Vincere...è perdere. :)
ho letto tutto tutto e come ti dissi tempo fa sei nata per fare la scrittrice .
Per quello che ti è capitato sei da coccole e abbracci
:abbraccio:
 

mistral

Utente di lunga data
Sei tu a pezzi...E fino a che non avrai operato una ricomposizione, il tuo amore non potrà che essere a pezzi.

L'amore che si da fuori è solo una tenue propagazione di quel che si ha dentro.

Se non sei intera, non puoi dare interezza.
Lo so.
Ma io mi rendo conto che il tradimento messo in atto da lui,ha fatto saltare altri equilibrii che nulla hanno a che fare con il tradimento .Fatto saltare tappi su situazioni che solo in quel momento ho capito quanto mai avessi accettato.Il tradimento lo ha messo in condizione di tacere e ha legittimato me (finalmente) a vomitare tutto l’indigesto di anni ,di essere ascoltata e di imporre delle condizioni.Sotto certi aspetti (scusami se abuso del termine,specialmente con te ) mi sono sentita come se fossi stata abusata per anni .Perche il mio essere è stato abusato da modi di fare che dentro di me hanno sempre fatto a cazzotti con ciò che mi è stato insegnato e con l’educazione ricevuta .
Abusata per essermi sempre dovuta prendere cura perché il “bisognoso” era sempre lui è perché ho speso tante di quelle energie per mettere toppe che gli salvassero la faccia che alla fine ero stremata.
Io provengo da una famiglia stimata e amata ,con una posizione privilegiata .Certi comportamenti per me sono sacrosanti .
Lui viene da una famiglia paterna disastrata ,dove la dignità ,per l’inettitudine degli uomini di famiglia di almeno tre generazioni ,si è persa quindi ha sviluppato il concetto che si vive alla giornata e che non ci sia nulla da perdere .
Quando si è ragazzi non si tiene conto delle radici,ma andando avanti le differenze di cultura intesa come filosofia di vita pesano ,specie se a cercare di venire incontro è sempre e soltanto uno solo.
Quindi il tradimento ha ribaltato tutto a mio favore ,lui è rimasto folgorato e si è reso conto di quanti avessi ragione e ha fatto di sua sponte immensi cambiamenti .Ora è ciò che più si avvicina a ciò che avrei voluto.
Quindi cos’e Che mi tormenta?
 

Brunetta

Utente di lunga data
E chi lo sa?
Forse sono solo un stronza che vuole gioco,partita e menzione speciale .
A me sembra che che tu abbia iniziato a vedere qualcosa della tua stanza segreta, però devi accendere ancora la luce, anche una torcia.
Io capisco la formazione che porta a sentire la responsabilità di tenere in piedi tutto che poi col tempo pesa e fa sentire costrette, limitate per sopperire a mancanze e si finisce per aspettarsi se non gratitudine, almeno rispetto.
Ma è tutta una balla.
Nessuno deve sentirsi la responsabilità del benessere altrui, a parte i figli piccoli.
Tu sei ancora arrabbiata con lui, ma il tuo ruolo lo hai indossato tu.
 

mistral

Utente di lunga data
A me sembra che che tu abbia iniziato a vedere qualcosa della tua stanza segreta, però devi accendere ancora la luce, anche una torcia.
Io capisco la formazione che porta a sentire la responsabilità di tenere in piedi tutto che poi col tempo pesa e fa sentire costrette, limitate per sopperire a mancanze e si finisce per aspettarsi se non gratitudine, almeno rispetto.
Ma è tutta una balla.
Nessuno deve sentirsi la responsabilità del benessere altrui, a parte i figli piccoli.
Tu sei ancora arrabbiata con lui, ma il tuo ruolo lo hai indossato tu.
Certo che l’ho indossato io ,l'ho scritto più volte e sono consapevole che nessuno mi ha obbligata ,ma il tutto stava in piedi per il NOi.
Diciamo che provenire da una famiglia in cui il matrimonio è per sempre ,non mi ha facilitato le cose negli anni in cui forse avrei dovuto decidere diversamente .Ora forse non ne vale la pena perché lo farei per far pagare lui per le decisioni che a suo tempo non ho saputo prendere io e non per reale desiderio di separarmi .
Sarebbe bastato solo impormi e dare gli ultimatum anni fa,ma si era instaurato un meccanismo subdolo ,lui aveva capito che per me le piazzate pubbliche erano un punto debole perché per me i panni si lavano solo in famiglia e ogni volta in cui sbottavo,lui metteva in scena il suo sbotto pubblico in controrisposta.
Era diventato abilissimo nel legarmi le mani.
Non credo lo facesse in modo del tutto consapevole, ma gliel’ho concesso io,perché io mi accorgevo della sua strategia .Solo che mi riusciva sempre più difficile scardinarla .
Ecco perché il vomitatoio avvenuto dopo la scoperta per me è stato liberatorio .
Ha dovuto ascoltare ,stare zitto e pregare che non mi venisse il desiderio irrefrenabile di fargli un processo nella pubblica piazza.
Ha indubbiamente sortito effetto che perdura da anni ,le batoste che ne sono conseguite hanno radicalmente modificato il suo modo di ragionare ed elaborare.È stata un’ecatombe sentimentale,lavorativa,familiare.
Tutto raso al suolo .Erano previsioni che gli proiettavo da anni ,inascoltata .
Se da un lato ho avuto la mia soddisfazione ,per forza di cose in tutto questo ci ho rimesso molto anche io,anche a livello economico .
La ripresa dal terremoto è lenta ma almeno poggia su basi molto migliori che non quelle di partenza .
Ma mi rode comunque qualcosa
 

mistral

Utente di lunga data
So cosa significa avere due persone dentro
Bisognerebbe riuscire a far tacere una e andare avanti
Però io la vivrribcome una sconfitta. Vali anche per te?
Eh si.
Entrambe le versioni sono una sconfitta .
Una trappola in cui mi ci sono infilata io per colpa del mio senso di responsabilità che mi hanno tatuato in fronte alla nascita.
La mia grossa paura è proprio pensare che non riuscirò mai a far tacere una delle due definitivamente e mettermi il cuore in pace .
 

Jacaranda

Utente di lunga data
Certo che l’ho indossato io ,l'ho scritto più volte e sono consapevole che nessuno mi ha obbligata ,ma il tutto stava in piedi per il NOi.
Diciamo che provenire da una famiglia in cui il matrimonio è per sempre ,non mi ha facilitato le cose negli anni in cui forse avrei dovuto decidere diversamente .Ora forse non ne vale la pena perché lo farei per far pagare lui per le decisioni che a suo tempo non ho saputo prendere io e non per reale desiderio di separarmi .
Sarebbe bastato solo impormi e dare gli ultimatum anni fa,ma si era instaurato un meccanismo subdolo ,lui aveva capito che per me le piazzate pubbliche erano un punto debole perché per me i panni si lavano solo in famiglia e ogni volta in cui sbottavo,lui metteva in scena il suo sbotto pubblico in controrisposta.
Era diventato abilissimo nel legarmi le mani.
Non credo lo facesse in modo del tutto consapevole, ma gliel’ho concesso io,perché io mi accorgevo della sua strategia .Solo che mi riusciva sempre più difficile scardinarla .
Ecco perché il vomitatoio avvenuto dopo la scoperta per me è stato liberatorio .
Ha dovuto ascoltare ,stare zitto e pregare che non mi venisse il desiderio irrefrenabile di fargli un processo nella pubblica piazza.
Ha indubbiamente sortito effetto che perdura da anni ,le batoste che ne sono conseguite hanno radicalmente modificato il suo modo di ragionare ed elaborare.È stata un’ecatombe sentimentale,lavorativa,familiare.
Tutto raso al suolo .Erano previsioni che gli proiettavo da anni ,inascoltata .
Se da un lato ho avuto la mia soddisfazione ,per forza di cose in tutto questo ci ho rimesso molto anche io,anche a livello economico .
La ripresa dal terremoto è lenta ma almeno poggia su basi molto migliori che non quelle di partenza .
Ma mi rode comunque qualcosa
Eh però ...sa tanto di “non va mai bene niente ...”
rima per un motivo e poi per l’altro.
E prendere quello che di buono ora c’e ‘ e farselo andare bene ?
Oppure virare verso altri lidi ... con fermezza
 

mistral

Utente di lunga data
Eh però ...sa tanto di “non va mai bene niente ...”
rima per un motivo e poi per l’altro.
E prendere quello che di buono ora c’e ‘ e farselo andare bene ?
Oppure virare verso altri lidi ... con fermezza
No,mi sono fatta andare bene tutto l’impossibile per anni.
Mi rode di esserci dovuta arrivare a quel prezzo perché lui è stato così testa di cazzo da non arrivarci con il ragionamento.
È come diventare milionari grazie al risarcimento per un incidente che ti ha lasciata sulla sedia rotelle mentre avresti potuto essere milionaria e goderti lo status sulle tue gambe
 

Marjanna

Utente di lunga data
Eh però ...sa tanto di “non va mai bene niente ...”
rima per un motivo e poi per l’altro.
E prendere quello che di buono ora c’e ‘ e farselo andare bene ?
Oppure virare verso altri lidi ... con fermezza
A me da l'impressione che stia ancora scavando dentro di se perchè in quel NOI di cui parla c'è tanto della sua vita, dalle sue origini ad ora.
 

mistral

Utente di lunga data
A me da l'impressione che stia ancora scavando dentro di se perchè in quel NOI di cui parla c'è tanto della sua vita, dalle sue origini ad ora.
Sto da talmente tanti anni con lui che il NOI è quasi l’unico stato in cui mi sono mossa ,quindi è ovvio che sia gran parte della mia vita.
 

Marjanna

Utente di lunga data
Sto da talmente tanti anni con lui che il NOI è quasi l’unico stato in cui mi sono mossa ,quindi è ovvio che sia gran parte della mia vita.
Avevo scritto origini in relazione a questa tua frase Diciamo che provenire da una famiglia in cui il matrimonio è per sempre, non mi ha facilitato le cose negli anni in cui forse avrei dovuto decidere diversamente. Mi è venuto da pensare che devi ristrutturare tutta una storia di te, per questo ti ci vuole più tempo. Anche quella che ti ha portato in quel NOI. E' un percorso. :)
 
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