L'attesa di un'attesa

Foglia

utente viva e vegeta
E' vero, cercavano di prendere due piccioni con una fava. Non erano in malafede, erano proprio convinti che potessero salvaguardare due situazioni contemporaneamente; non posso non considerare comunque che i tempi e le generazioni erano molto diverse. Ormai è andata, come dici te...
E non puoi non considerare che comunque sia andata, non è solo una questione di tempi. Sono anche strumenti che ora sono in mano a te. Il "c'è di meglio", con cui ti avranno anche in parte legato (loro per primi immagino) e' un meglio che appartiene a te. Mica a un'altra persona.
 

Ginevra65

Moderatrice del cazzo
Staff Forum
Buongiorno a tutti.
E' il mio primo messaggio e non pensavo sarebbe stato in questo topic. Ma è un discorso che mi "appartiene" ed avrei piacere di condividere la mia esperienza personale.
Non sono più giovanissimo (preferisco raccontare a me stesso che "non sono più di primo pelo") e la solitudine, più subìta che ricercata, è spesso stata compagna della mia vita, sin da bambino e immediatamente adolescente, età dalla quale, ahimé, ho iniziato ad avere necessità di sapere di essere "pensato" da qualche ragazza. Un po' precoce lo so, purtroppo è stato un grande tarlo che ha condizionato tutto il mio percorso sentimentale. A quell'età poi la negazione del desiderio era inevitabile ed al contempo frustrante. Ovviamente, più ricercavo e più rimanevo solo, più mi dannavo e più era difficile. Ma non capivo del perché non potessi viverla normalmente. La famiglia non mi aiutava, spesso ero solo, fisicamente ma anche e soprattutto psicologicamente. Frequentemente restavo solo in casa di pomeriggio, non uscivo spesso e non mi piacevano le compagnie scolastiche di allora; iniziavo così giovane ad esplorare me stesso, immarcito dai sensi di colpa. Crescendo e maturando le cose sono migliorate, ma ho sempre dovuto fare i conti con questo problema, una lotta più interiore che esteriore, che ha rappresentato un vero incubo. Questo ha comportato che sono stato sempre lasciato e mai ho deciso di farlo io, perché vivere la vita senza una donna l'ho sempre considerato un buco nero in cui essere inghiottito; ho sopportato situazioni sentimentali aride ed insignificanti, a volte anche umilianti, pur di non ricominciare a "cercare" e benché spesso desiderassi starmene da solo, sapevo che nel breve non sarei stato capace di gestirmi; così andavo avanti trascinando i rapporti. Ma alla fine subivo le decisioni altrui (ciaone) e la giostra ricominciava. Il sabato sera era diventato un vero incubo: dovevo inventarmi qualcosa da fare per non restare a casa guardare la tv, tanto da farmi desiderare che arrivasse il lunedì mattina al più presto per tornare al lavoro e darmi una parvenza di normalità. Invidioso della felicità altrui e di quella delle mie ex. Non parliamo poi del fatto di andare a vivere da solo: grande desiderio virtuale ma col coraggio di un Teletubbie. Mai fatto.
Oggi le cose non sono poi molto diverse nella mia testa, sicuramente lo sono nella pratica. Ho avuto la fortuna di avere due figli per i quali vivo ed ho rinunciato ad andarmene di casa, per non lasciarli senza un padre che gli stesse vicino e che li aiutasse a crescere. Ma era un rapporto che doveva chiudersi prima di diventare genitore, già logoro dai primi mesi, figuriamoci oggi. Vivo la mia vita interiore in solitudine, anche sessualmente. Con lei rapporto praticamente azzerato. Oggi ho una stranissima, inutile, "mutilata" relazione (perdonatemi ma non mi viene altro nome), che non abbandono per i motivi di cui sopra, ormai priva di incontri al di fuori del posto di lavoro dove ci siamo conosciuti. Magari ci aprirò un topic perché sono assolutamente OT.
Stare da solo, nel senso di viaggi/trasferte/hobby, non mi spaventa assolutamente. Anzi, a volte lo ricerco, faccio come mi pare e riesco a godermi le cose; ma vorrei sapere di avere una donna che mi ami, che mi desideri, che mi faccia sentire importante, che condivida le cose, che mi faccia sentire uomo. E da ricambiare con tutto me stesso, ovviamente. Sono alla continua ricerca. Senza di questo, mi "sento solo", che è diverso dall'"essere solo". E sono tutte le stesse identiche cose, da quando ero un ragazzino ad oggi, ma con la dovuta proporzione e la dannata consapevolezza che sto invecchiando. L'analisi? Fatta. Dieci anni. Tra i 30 ed i 40. Mi ha aiutato, ma niente miracoli.
Scusate la lungaggine (e la noia).
benvenuto, mi sembri malinconico ed eterno insoddisfatto e condizionato da sempre.
C'è qualcosa nella tua vita che ti da soddisfazione?
 

Ginevra65

Moderatrice del cazzo
Staff Forum
Non ci vedo "contrasto".
Ci vedo che - proprio perché lo tenevano sotto controllo - lo preferivano sapere "in casa" quando non c'erano (magari per lavoro non avevano troppa scelta) anziché in giro. E quello di "fare la guardia" era un compito. Probabilmente che loro pensavano in parte "lusinghiero" per lui. In realtà vissuto come mancanza, e credo noia.
lo costringevano in casa con la scusa dei furti, per non farlo uscire. Lui di carattere era sicuramente buono, non si sarebbe mai ribellato per avere un Po di libertà.
A poco a poca si è affossato, stare troppo solo contro la sua volontà, lo ha portato a temere la solitudine.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Ciao e grazie per il benvenuto.
E' vero, la mia rassegnazione nell'essere così non depone a trasformarla in arma di attacco, bensì di frustrazione.
Sulle responsabilità, me le prendo tutte. Non mi posso raccontare che è il mondo che è cattivo ed ingrato per giustificare le mie debolezze. E' vero che ho pure trovato chi mi ha fottuto alle spalle, ma a chi non è successo? Ma soprattutto, avrei dovuto rialzarmi con tempi molto minori. Andai in analisi proprio perché fui lasciato da una donna, idealizzata (la vedevo molto più "grande" di quello che in realtà fosse), tarpandomi mani e piedi per anni. Non che mi mancasse il sesso in quel periodo (incredibilmente si trombava - scusate il francesismo - con una notevole assiduità), ma togliermela dalla testa è stata la cosa più complicata della mia vita.
Prego :)

Più che arma di attacco (e la frustrazione è un'arma essa stessa, solo rivolta a te), forse potresti iniziare a pensarla come "componente" essenziale di te.

Provo a spiegarmi:
io sono una stronza. :D
Alternativamente me la sono vissuta come caratteristica mitica e onnipotente (e mi sono presa smusate) e come caratteristica negativa e da nascondere (e mi sono presa smusate).
In entrambi i casi ho preso le smusate.
Perchè?
Perchè in entrambi i casi la trattavo come una caratteristica da governare, usare. Alternativamente come arma o strumento di frustrazione.

E non funziona. Non può funzionare.
Sarebbe come se considerassi i miei occhi alternativamente caratteristica di estrema bellezza e caratteristica da nascondere, evitare.
MA sono i miei occhi.
A prescindere da come io li possa considerare (cioè giudicare e giudicare me attraverso il loro essere caratteristici) i miei occhi sono io.
Sono una parte essenziale di me. Senza i miei occhi io non sarei io.
Non vedrei le sfumature che vedo. Le ombre che vedo.

I miei occhi sono semplicemente i miei occhi.
Posso averne cura. Usarli al meglio delle loro potenzialità. Capire la loro funzionalità e usarla al meglio per me e per i miei obiettivi.

Mi spiego?

La rassegnazione che leggo, la leggo nella prospettiva di un tuo giudizio di te e di una decisione (come se ti guardassi da fuori dovendo ubbidire a standard) riguardo te ad essere in un modo o in un altro.

Il punto è che non puoi decidere come essere.
Puoi decidere invece come usare il cosa sei.

Ed è qui che entra in gioco la responsabilità.
Che non è un dire "ok, sono così, mia responsabilità, che ci posso fa'".

Ma è un dire "mi assumo quello che sono, lo conosco, lo esploro e ne tiro fuori il meglio per me. Con fierezza e onore."

Mi hai fatto venire in mente questa...:D

[video=youtube;gwFnbQM4Dts]https://www.youtube.com/watch?v=gwFnbQM4Dts[/video]
 
Ultima modifica:

Cmaj7

Utente
benvenuto, mi sembri malinconico ed eterno insoddisfatto e condizionato da sempre.
C'è qualcosa nella tua vita che ti da soddisfazione?
Grazie per il benvenuto.
A volte il lavoro, gli hobby... Ma è sempre tutto condizionato dal momento, di quanto in certi momenti prevalga il sentirsi solo dentro. E' un loop.
 

Cmaj7

Utente
Prego :smile:

Più che arma di attacco (e la frustrazione è un'arma essa stessa, solo rivolta a te), forse potresti iniziare a pensarla come "componente" essenziale di te.

Provo a spiegarmi:
io sono una stronza. :mrgreen:
Alternativamente me la sono vissuta come caratteristica mitica e onnipotente (e mi sono presa smusate) e come caratteristica negativa e da nascondere (e mi sono presa smusate).
In entrambi i casi ho preso le smusate.
Perchè?
Perchè in entrambi i casi la trattavo come una caratteristica da governare, usare. Alternativamente come arma o strumento di frustrazione.

E non funziona. Non può funzionare.
Sarebbe come se considerassi i miei occhi alternativamente caratteristica di estrema bellezza e caratteristica da nascondere, evitare.
MA sono i miei occhi.
A prescindere da come io li possa considerare (cioè giudicare e giudicare me attraverso il loro essere caratteristici) i miei occhi sono io.
Sono una parte essenziale di me. Senza i miei occhi io non sarei io.
Non vedrei le sfumature che vedo. Le ombre che vedo.

I miei occhi sono semplicemente i miei occhi.
Posso averne cura. Usarli al meglio delle loro potenzialità. Capire la loro funzionalità e usarla al meglio per me e per i miei obiettivi.

Mi spiego?

La rassegnazione che leggo, la leggo nella prospettiva di un tuo giudizio di te e di una decisione (come se ti guardassi da fuori dovendo ubbidire a standard) riguardo te ad essere in un modo o in un altro.

Il punto è che non puoi decidere come essere.
Puoi decidere invece come usare il cosa sei.

Ed è qui che entra in gioco la responsabilità.
Che non è un dire "ok, sono così, mia responsabilità, che ci posso fa'".

Ma è un dire "mi assumo quello che sono, lo conosco, lo esploro e ne tiro fuori il meglio per me. Con fierezza e onore."

Mi hai fatto venire in mente questa...:mrgreen:

[video=youtube;gwFnbQM4Dts]https://www.youtube.com/watch?v=gwFnbQM4Dts[/video]
Non amo De André (sorry) ma il senso è chiarissimo...

Il punto è che non puoi decidere come essere.
Puoi decidere invece come usare il cosa sei.

E' l'essenza dei dieci anni di analisi. Quello che più di tutto mi è rimasto dentro.

Con fierezza e onore

Questo lo sarebbe ancor di più.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Non amo De André (sorry) ma il senso è chiarissimo...

Il punto è che non puoi decidere come essere.
Puoi decidere invece come usare il cosa sei.

E' l'essenza dei dieci anni di analisi. Quello che più di tutto mi è rimasto dentro.

Con fierezza e onore

Questo lo sarebbe ancor di più.
Non ti preoccupare...a me piace a seconda dell'umore.
E capita che non lo ascolti per anni.

Però ci sono testi interessanti, che ogni tanto mi si sollecitano nella mente e allora vado a riprenderli. :)

Ti sei accorto che a fierezza e onore manca la componente concreta, del fare? :rolleyes:

Io penso non esista fierezza e onore, senza disciplina.

Tu cosa ne pensi?
 

isabel

Utente di lunga data
Buongiorno a tutti.
E' il mio primo messaggio e non pensavo sarebbe stato in questo topic. Ma è un discorso che mi "appartiene" ed avrei piacere di condividere la mia esperienza personale.
Non sono più giovanissimo (preferisco raccontare a me stesso che "non sono più di primo pelo") e la solitudine, più subìta che ricercata, è spesso stata compagna della mia vita, sin da bambino e immediatamente adolescente, età dalla quale, ahimé, ho iniziato ad avere necessità di sapere di essere "pensato" da qualche ragazza. Un po' precoce lo so, purtroppo è stato un grande tarlo che ha condizionato tutto il mio percorso sentimentale. A quell'età poi la negazione del desiderio era inevitabile ed al contempo frustrante. Ovviamente, più ricercavo e più rimanevo solo, più mi dannavo e più era difficile. Ma non capivo del perché non potessi viverla normalmente. La famiglia non mi aiutava, spesso ero solo, fisicamente ma anche e soprattutto psicologicamente. Frequentemente restavo solo in casa di pomeriggio, non uscivo spesso e non mi piacevano le compagnie scolastiche di allora; iniziavo così giovane ad esplorare me stesso, immarcito dai sensi di colpa. Crescendo e maturando le cose sono migliorate, ma ho sempre dovuto fare i conti con questo problema, una lotta più interiore che esteriore, che ha rappresentato un vero incubo. Questo ha comportato che sono stato sempre lasciato e mai ho deciso di farlo io, perché vivere la vita senza una donna l'ho sempre considerato un buco nero in cui essere inghiottito; ho sopportato situazioni sentimentali aride ed insignificanti, a volte anche umilianti, pur di non ricominciare a "cercare" e benché spesso desiderassi starmene da solo, sapevo che nel breve non sarei stato capace di gestirmi; così andavo avanti trascinando i rapporti. Ma alla fine subivo le decisioni altrui (ciaone) e la giostra ricominciava. Il sabato sera era diventato un vero incubo: dovevo inventarmi qualcosa da fare per non restare a casa guardare la tv, tanto da farmi desiderare che arrivasse il lunedì mattina al più presto per tornare al lavoro e darmi una parvenza di normalità. Invidioso della felicità altrui e di quella delle mie ex. Non parliamo poi del fatto di andare a vivere da solo: grande desiderio virtuale ma col coraggio di un Teletubbie. Mai fatto.
Oggi le cose non sono poi molto diverse nella mia testa, sicuramente lo sono nella pratica. Ho avuto la fortuna di avere due figli per i quali vivo ed ho rinunciato ad andarmene di casa, per non lasciarli senza un padre che gli stesse vicino e che li aiutasse a crescere. Ma era un rapporto che doveva chiudersi prima di diventare genitore, già logoro dai primi mesi, figuriamoci oggi. Vivo la mia vita interiore in solitudine, anche sessualmente. Con lei rapporto praticamente azzerato. Oggi ho una stranissima, inutile, "mutilata" relazione (perdonatemi ma non mi viene altro nome), che non abbandono per i motivi di cui sopra, ormai priva di incontri al di fuori del posto di lavoro dove ci siamo conosciuti. Magari ci aprirò un topic perché sono assolutamente OT.
Stare da solo, nel senso di viaggi/trasferte/hobby, non mi spaventa assolutamente. Anzi, a volte lo ricerco, faccio come mi pare e riesco a godermi le cose; ma vorrei sapere di avere una donna che mi ami, che mi desideri, che mi faccia sentire importante, che condivida le cose, che mi faccia sentire uomo. E da ricambiare con tutto me stesso, ovviamente. Sono alla continua ricerca. Senza di questo, mi "sento solo", che è diverso dall'"essere solo". E sono tutte le stesse identiche cose, da quando ero un ragazzino ad oggi, ma con la dovuta proporzione e la dannata consapevolezza che sto invecchiando. L'analisi? Fatta. Dieci anni. Tra i 30 ed i 40. Mi ha aiutato, ma niente miracoli.
Scusate la lungaggine (e la noia).
Ciao :)

E l'invecchiare cosa rappresenta per te?
Perché, fossi in te, credo che io ci vedrei la fine del "mondo delle possibilità" o qualcosa di simile.
L'impossibiltà a deviare da un percorso e rimettere in ordine.
Il "redde rationem" che di fatto inchioda chi sei a chi sei stato: un bambino adulto prima, un adulto bambino poi.
E la condanna a sentirti solo in via definitiva, perché sempre "fuori tempo".
Ma magari interpreto male il senso dell'invecchiare.
 

Cmaj7

Utente
Non ti preoccupare...a me piace a seconda dell'umore.
E capita che non lo ascolti per anni.

Però ci sono testi interessanti, che ogni tanto mi si sollecitano nella mente e allora vado a riprenderli. :)

Ti sei accorto che a fierezza e onore manca la componente concreta, del fare? :rolleyes:

Io penso non esista fierezza e onore, senza disciplina.

Tu cosa ne pensi?
La disciplina l'ho sempre trovata difficile da applicare. Facile a dirsi, molto più complicato da realizzare nella pratica. Però è così che dovrebbe essere, lo so.
 

Cmaj7

Utente
Ciao :)

E l'invecchiare cosa rappresenta per te?
Perché, fossi in te, credo che io ci vedrei la fine del "mondo delle possibilità" o qualcosa di simile.
L'impossibiltà a deviare da un percorso e rimettere in ordine.
Il "redde rationem" che di fatto inchioda chi sei a chi sei stato: un bambino adulto prima, un adulto bambino poi.
E la condanna a sentirti solo in via definitiva, perché sempre "fuori tempo".
Ma magari interpreto male il senso dell'invecchiare.
Invecchiare significa azzerare ogni possibilità di trovare l'appagamento sentimentale che cerco da quando avevo 13 anni. Questo mi terrorizza. Ho ancora molto da dare e da dire e, perché no, da avere.
 

patroclo

Utente di lunga data
Invecchiare significa azzerare ogni possibilità di trovare l'appagamento sentimentale che cerco da quando avevo 13 anni. Questo mi terrorizza. Ho ancora molto da dare e da dire e, perché no, da avere.
Mi sembri concentrato troppo sul tuo ombelico, non so se hai l'egocentrismo dei depressi o solo la sindrome di calimero.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
La disciplina l'ho sempre trovata difficile da applicare. Facile a dirsi, molto più complicato da realizzare nella pratica. Però è così che dovrebbe essere, lo so.
Difficile?
Non esiste difficile, se ci pensi.

Esiste nuovo, da sperimentare, da scoprire.
Non pensi?

Che è poi un modo per andare incontro alla vecchiaia...e alla morte. :)

Il "dovrebbe essere"...ecco, quello è a me che fa venire l'orticaria!
 

Cmaj7

Utente
Mi sembri concentrato troppo sul tuo ombelico, non so se hai l'egocentrismo dei depressi o solo la sindrome di calimero.
Sono concentrato insanamente su quello che mi ha portato a parlare di me. Però le due opzioni potrebbero essere vere entrambe. Depresso mi ci sento, l'egocentrismo magari ad avercelo, non sai quanto invidio chi lo ostenta. Calimero mi ci sono spesso sentito, qui hai ragione.
 

Cmaj7

Utente
Difficile?
Non esiste difficile, se ci pensi.

Esiste nuovo, da sperimentare, da scoprire.
Non pensi?

Che è poi un modo per andare incontro alla vecchiaia...e alla morte. :)

Il "dovrebbe essere"...ecco, quello è a me che fa venire l'orticaria!
Hai ragione. Ma avrebbe significato (altro condizionale) rischiare me stesso. Che poi non è che mi sia andata meglio, anzi.
 

Cmaj7

Utente
Uno che scinde l'appagamento sentimentale da quello sessuale. Male, molto male.
Assolutamente NO. Quando parlo di appagamento sentimentale, comprendo tutto, a 360° come ho scritto in precedenza. Senza sesso non esiste sentimento e per quello che mi riguarda il sentimento inizia quando c'è un'intesa sessuale, mai prima. Ovvio che a 13 anni avevo una percezione diversa.
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Assolutamente NO. Quando parlo di appagamento sentimentale, comprendo tutto, a 360° come ho scritto in precedenza. Senza sesso non esiste sentimento e per quello che mi riguarda il sentimento inizia quando c'è un'intesa sessuale, mai prima. Ovvio che a 13 anni avevo una percezione diversa.
Dammi retta, invecchiando perdi l'appagamento e basta. Te lo dice uno che sta invecchiando malissimo.
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Probabile. Ma io vorrei ancora poter dire "ti amo" mentre sto scopando. E vorrei sentirmelo dire.
Per avere questo hai solo due strade. Trovi una donna innamorata dell'amore che si gasi a dire ti amo e a sentirselo dire come te, oppure le fai innamorare spesso, e le cambi altrettanto spesso. Se L'obiettivo è quello, Sono entrambe alternative abbastanza valide. L'unica cazzata e pretendere di essere amati perché si è costruito qualcosa. L'amore nasce su fondamenta ben più volatili di un impegno per la vita. Anzi, normalmente gli impegni per la vita Sono proprio quelli che soffocano l'amore e la voglia di trasmetterlo.
 
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