Più che altro nell’articolo che hai riportato lei riconosce nella scena che riporta una se stessa che al massimo poteva essere adolescente:
La scena dovrebbe essere ricca di pathos, c’è lei che continua a tornare davanti allo specchio e a cambiare qualcosa, a strofinarsi via il trucco, a trovare ridicola la scollatura, a coprirsi, a sentirsi inadeguata, e alla fine non va proprio all’appuntamento. È una scena credibilissima, se hai sedici anni e sei sola nella stanza e tutto il mondo fuori.
A veder la Soncini, in quelle che sono immagini, video pubblici, viene da pensare che lei indossi la prima cosa che trova senza pensarci troppo, anche se personalmente non metterei la mano sul fuoco che sia proprio a caso.
Per essere una commentatrice di serie televisive, film e vetrine social, ci va vicino ma non va in centro.
È una scena credibilissima, se hai sedici anni e sei sola nella stanza e tutto il mondo fuori.
Non è il mondo fuori, è il mondo dentro. Forse dovevano metterci un neon lampeggiante per tutto il film e forse se in tanti non hanno capito, evidentemente il film è riuscito male, non bene. Siamo in tempi di short, di attenzione che rimane attiva meno di un minuto.
Quella scena la Soncini la tratta come fosse uno short. Si dimentica di Sue (la parte giovane, la versione "migliore") con cui si pone da rivale. Ma è una rivalità interna, perchè sono entrambe la stessa persona.
Senza arrivare a termini patologici, in cui andare in crisi, non uscire più di casa, ect., qualcosa di molto inferiore, senza pressione sociale di chi lavora su un palco, a me è capitato di preparmi per uscire, truccarmi e di rendermi conto che non arrivo ad un punto di dire "ok va bene, mi vedo bene" come mi succedeva quando ero più giovane (a prescindere da qualsiasi commento esterno), per il semplice motivo che sono invecchiata. Oggi questo apre la porta ad interventi vari, che sia comprarsi una crema antirughe, illuminante, fino ad interventi di medicina estetica che nel loro apice arrivano alla chirurgia estetica.
Nel film tutto è in salita fino all’apice della fantascienza grottesca, insomma qualcosa che credo possa sfiorare più donne raggiunta la mezza età, ma che poi -nel contesto del film- diventa patologia. Il mostro fisico del film è la patologia.