La scelta

PrimaVoce

Utente di lunga data
Però secondo me c’è un punto delicato nel modo in cui la metti: quando dici che a volte la responsabilità è tutta del traditore e altre volte tutta del tradito, stiamo ancora ragionando dentro una logica di distribuzione della colpa. Come se il problema fosse capire da che parte sta il peso.
È proprio questa la “matematica” da cui forse vale la pena uscire.
Non perché non esistano differenze evidenti tra le situazioni - ci sono tradimenti che nascono da una fuga confusa e altri che aprono davvero a una verità - ma perché ridurre tutto a “di chi è la responsabilità” rischia di semplificare qualcosa che, per sua natura, è molto più stratificato.
Il tradimento non è quasi mai solo un punto, è più spesso un processo.
Anche quando appare improvviso, spesso arriva da una storia fatta di segnali, silenzi, mancate risposte, vissuti non condivisi.
Questo non serve a distribuire colpe, ma a capire che cosa stava succedendo dentro quella relazione.
Allo stesso tempo, però, resta vero che il gesto è di qualcuno.
E quindi c’è sempre una responsabilità personale, che non può essere dissolta nella relazione.
Cerco di spiegarmi: quando io parlo di responsabilità del tradimento intendo resposabilità dell’atto, che come hai detto più avanti, è per me (e mi sembra di capire anche per te) una responsabilità personale.
Poi il fatto che si è responsabili di un gesto, non significa che non lo si possa rivendicare, anzi.

Diciamo appunto che quello che distingue un tradimento-errore da un tradimento-liberazione sta molto nella consapevolezza e nel come poi l’individuo elabora il suo tradimento.

Diciamo che il tradimento è un atto, gli atti sono figli di un processo/percorso certamente, ma rimangono risposte a una situazione – per questo uso il termine responsabilità nel tradimento.

Per me torna calzante l’esempio della violenza, addirittura dell’omicidio, anch’esso può essere un omicidio-liberazione come ben descritto nel film “Miss Violence” che vi invito a vedere se avete voglia di soffrire un po’. Ma rimane comunque un atto che trascende dal contesto relazionale - se non in rarissimi casi-limite.

Io penso che il punto non sia decidere “di chi è” la responsabilità, ma riuscire a tenere insieme due livelli: da una parte il gesto, dall’altra il contesto relazionale in cui quel gesto è diventato possibile.
Uscire dalla matematica della responsabilità significa proprio questo: smettere di cercare una percentuale e iniziare a chiedersi cosa è successo davvero tra due persone, prima, durante e dopo.
Non per assolvere o condannare, ma per capire. Anche perché, come dici tu, a volte già comprendere davvero un singolo caso è molto più complesso che formulare qualsiasi teoria generale.
Nel paragrafo sopra ho parlato del gesto e vedo che anche tu infatti poi fai una scissione, che mi trova perfettamente d’accordo ed è un concetto che ho interiorizzato: la scissione tra il tradimento e il contesto relazionale.

Nel contesto relazionale, parlare di responsabilità, è un concetto scivoloso. Ed effettivamente nell’esempio che ho fatto prima mi sono lasciato andare alla semplificazione immaginando due casi estremi (traditore totalmente inconsapevole vs tradito partner perfetto & traditore partner perfetto vs tradito totalmente respingente).

Ovviamente questo non è possibile e in un contesto relazione non ci sono responsabilità ma semplicemente modi di stare insieme, modi di rispondere l’uno all’altro, modi di portare se stessi nella relazione e un’infinità di sfumature che poi ci costringono appunto a semplificare per riuscire a dire qualcosa.

Detto questo, e ritorno al concetto di responsabilità, se l’intento è di rimediare necessariamente in una prima fase la responsabilità del gesto da parte di chi ha tradito deve essere trasparente e non può essere ribaltata sulla relazione (ti ho tradito perché tu…), allo stesso modo in una seconda fase, dove si inizerà a parlare di cosa non andava nella relazione, il tradito non potrà ignorare ogni argomento portato dall’altro riparandolo dietro al tradimento (tu mi dici questo, ma come ti permetti visto che tu mi hai fatto…).

E in un contesto di riparazione è fondamentale fare chiarezza che non si userà mai più il tradimento come modalità di risposta, anche qualora il contesto relazionale spingerà in quella direzione. Al contempo ci dovrà anche essere chiarezza che non si farà piu si che il contesto relazionale spinga in quella direzione, appunto intervenendo prima e con disponibilità di entrambi.

Ecco quindi che tradimento e contesto relazionale sono due contesti che devono essere affrontati separatamente, perché sostanzialmente fanno parte di due categorie diverse e se li si cerca di trattare insieme viene fuori solo una gran confusione.

Una cosa che continua a lasciarmi senza parole sono le risposte di tua moglie alle tue domande. Reagire in modo così aggressivo, come se fosse sotto un attacco nucleare, è un chiaro segnale che qualcosa - di grosso - non va
Quella somatizzazione di cui parli non riguarda un singolo episodio: è il frutto di un malessere accumulato nel tempo, un insieme di tensioni, frustrazioni e silenzi che si sono stratificati fino a esplodere in questo modo.
Onestamente, secondo me vi siete persi tanto lungo il percorso, e non so quanto spazio ci sia davvero per ricomporre tutto quello che si è accumulato e non elaborato.
Dal tuo punto di vista lo spazio (inteso come disponibilità) c'è?
Anche secondo me qui sotto deve esserci qualcosa di grande, io credo di non essere propriamente un disattento o una persona con scarsa propensione all’ascolto e all’analisi, non l’avere percepito nulla mi lascia basito e accresce questo mio desiderio di comprensione.

Non tanto per una risoluzione ma almeno per arricchire di consapevolezza la scelta.

Questo è lo spazio che ho, e mi sento anche pronto a mettere in discussione me stesso e il contesto relazionale che ha fatto si di “esserci persi tanto lungo il percorso”.

Detto questo, penso di essere onesto con me stesso e con voi quando vi dico che al momento non riesco a vedere un contesto relazionale cosi disastrato / disfunzionale da avere portato a tutto questo.

Motivo in più che arrichisce la mia curiosità per il percorso di terapia che inzierà domani.
 
Ultima modifica:

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Depositato il ricorso in data 9 Febbraio.
Quest'estate ci sarà la prima udienza.
Magari ci accordiamo prima🤞

Manzomma, io volevo ingaggiare te e tu ti sei defilato, poi mo vuoi essere pure informato di come vanno le cose.
Cornuto e mazziato pure dall'avvocato😂
Sto posto ha il problema di allungare il brodo. Più stai qua sopra a scrivere meno fai nella vita reale.
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Anche i tempi della giustizia aiutano ad allungarlo😅
I tempi della giustizia servono a dare scadenze precise e improcrastinabili e a dare una scansione nei tempi se mai attivi un procedimento giudiziario mai arrivi a dare all'altra parte delle tempistiche. Vale così da sempre per tutti.
Per questo dico sempre a tutti i miei clienti deposita il ricorso per la giudiziale a tempo zero e picchia più duro che puoi, se hai ragione, che tanto a mettersi d'accordo fai sempre in tempo.
Se hai torto prendi tempo e cerca di ricucire che intanto il tempo lavora per te.
 

bettypage

Utente acrobata
Cerco di spiegarmi: quando io parlo di responsabilità del tradimento intendo resposabilità dell’atto, che come hai detto più avanti, è per me (e mi sembra di capire anche per te) una responsabilità personale.
Poi il fatto che si è responsabili di un gesto, non significa che non lo si possa rivendicare, anzi.

Diciamo appunto che quello che distingue un tradimento-errore da un tradimento-liberazione sta molto nella consapevolezza e nel come poi l’individuo elabora il suo tradimento.

Diciamo che il tradimento è un atto, gli atti sono figli di un processo/percorso certamente, ma rimangono risposte a una situazione – per questo uso il termine responsabilità nel tradimento.

Per me torna calzante l’esempio della violenza, addirittura dell’omicidio, anch’esso può essere un omicidio-liberazione come ben descritto nel film “Miss Violence” che vi invito a vedere se avete voglia di soffrire un po’. Ma rimane comunque un atto che trascende dal contesto relazionale - se non in rarissimi casi-limite.



Nel paragrafo sopra ho parlato del gesto e vedo che anche tu infatti poi fai una scissione, che mi trova perfettamente d’accordo ed è un concetto che ho interiorizzato: la scissione tra il tradimento e il contesto relazionale.

Nel contesto relazionale, parlare di responsabilità, è un concetto scivoloso. Ed effettivamente nell’esempio che ho fatto prima mi sono lasciato andare alla semplificazione immaginando due casi estremi (traditore totalmente inconsapevole vs tradito partner perfetto & traditore partner perfetto vs tradito totalmente respingente).

Ovviamente questo non è possibile e in un contesto relazione non ci sono responsabilità ma semplicemente modi di stare insieme, modi di rispondere l’uno all’altro, modi di portare se stessi nella relazione e un’infinità di sfumature che poi ci costringono appunto a semplificare per riuscire a dire qualcosa.

Detto questo, e ritorno al concetto di responsabilità, se l’intento è di rimediare necessariamente in una prima fase la responsabilità del gesto da parte di chi ha tradito deve essere trasparente e non può essere ribaltata sulla relazione (ti ho tradito perché tu…), allo stesso modo in una seconda fase, dove si inizerà a parlare di cosa non andava nella relazione, il tradito non potrà ignorare ogni argomento portato dall’altro riparandolo dietro al tradimento (tu mi dici questo, ma come ti permetti visto che tu mi hai fatto…).

E in un contesto di riparazione è fondamentale fare chiarezza che non si userà mai più il tradimento come modalità di risposta, anche qualora il contesto relazionale spingerà in quella direzione. Al contempo ci dovrà anche essere chiarezza che non si farà piu si che il contesto relazionale spinga in quella direzione, appunto intervenendo prima e con disponibilità di entrambi.

Ecco quindi che tradimento e contesto relazionale sono due contesti che devono essere affrontati separatamente, perché sostanzialmente fanno parte di due categorie diverse e se li si cerca di trattare insieme viene fuori solo una gran confusione.



Anche secondo me qui sotto deve esserci qualcosa di grande, io credo di non essere propriamente un disattento o una persona con scarsa propensione all’ascolto e all’analisi, non l’avere percepito nulla mi lascia basito e accresce questo mio desiderio di comprensione.

Non tanto per una risoluzione ma almeno per arricchire di consapevolezza la scelta.

Questo è lo spazio che ho, e mi sento anche pronto a mettere in discussione me stesso e il contesto relazionale che ha fatto si di “esserci persi tanto lungo il percorso”.

Detto questo, penso di essere onesto con me stesso e con voi quando vi dico che al momento non riesco a vedere un contesto relazionale cosi disastrato / disfunzionale da avere portato a tutto questo.

Motivo in più che arrichisce la mia curiosità per il percorso di terapia che inzierà domani.
Hai anche difetti? A leggerti dai l'idea di essere una persona centrata, risolta e assertiva.
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Sai che avere un compagno così può essere ispirazionale o motivo di frustrazione?
Io sono come sono!
Cerca di cambiare!
Eccomi! Sono cambiato!
Non sei più quello di una volta!
Tu mi appartieni!
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Eccoti i soldi per la pelliccia!
Eccoti l'utero!

Evviva l'amor!
 
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