Concordo pienamente con la tua analisi.
Il momento del ritorno è molto più delicato e complicato della partenza. Ho letto qualcosa dell'esperienza di Ranatan e ho avuto l'impressione che sia un momento difficile, faticoso, doloroso, quasi drammatico. È un momento dove due persone si sforzano per diventare una sola senza l'aiuto dell'innamoramento.
Quando sento parlare che bisogna preservare i figli da qualsiasi trauma e dolore mi viene in mente il film “La vita è bella” in cui Benigni nasconde al figlio la realtà del campo di concentramento facendola passare per un gioco. Nel film l'idea è commovente ma la realtà è diversa: non si riesce a nascondere tutto, i figli intuiscono le cose.
Forse non è neppure giusto preservarli da tutti i dolori, facendo così creeremmo figli molto fragili. La cosa giusta consisterebbe in spiegargli molto bene le cose perché non crescano con traumi inutili.
Se si spiegano le situazioni con amore credo che i figli riescano ad accettare ed elaborare anche la morte di uno dei genitori oppure una separazione dove la convivenza è diventata impossibile. Ma le cose meschine, egoiste, come per esempio, il fatto che il proprio padre si invaghisca di una donna 20 anni più giovane e abbandoni la famiglia, credo che siano molto difficili da accettare e giustificare da parte dei figli. Questi figli probabilmente si faranno un'idea egoista dell'amore, avranno un'immagine misera del valore della famiglia e da adulti si sentiranno insicuri e pieni di paure.
Noi con i nostri comportamenti (molto più che con le nostre parole) determiniamo come saranno i nostri figli in futuro.
Non so se si capisce molto quello che volevo dire perché tutte le volte che non sono schematico, divento contorto.
Ciao, un abbraccio.