Concordo
Infatti andrebbero realmente avvisate subito le famiglie
Metterle a conoscenza che il loro figlio potrebbe rilevarsi pericoloso
In terza superiore mio figlio aveva iniziato a fare un po' il pirla in classe (proprio il pirla, del tipo battute a raffica e in tanti ridevano disturbando la lezione...)
La coordinatrice di classe mi ha contattato per parlarne, l aveva definito un leader negativo
Ancora un po' cadevi dalla sedia (giuro non mi sono messa a riderle in faccia per pura educazione)
In mille anni di scuola hanno avuto da ridire solo 2 educatrici di mio figlio
Inutile dire l' opinione che ho di loro
In questo caso la prof ha esagerato, ho fatto tutti i colloqui con gli insegnanti ed è stata l unica ad avere una simile opinione
Ci abbiamo messo qualche mese a convincerla che il ragazzo era semplicemente...un ragazzo di 17 anni innocuo
Non capisco come certe realtà non escano subito, gli insegnanti dovrebbero appunto avvisare la famiglia (meglio un colloquio inutile che nessuno)
Hai spiegato bene come avvengono: i genitori rifiutano la possibilità che il “proprio bambino“ possa essere cattivo.
Sin dalle elementari, forse anche prima, i bambini tendono ad assumere atteggiamenti diversi in ambienti diversi.
A scuola possono essere in un modo e a casa in un altro. È un naturale adattamento alle dinamiche ambientali.
Dipende da ciò che viene “premiato“.
Ad esempio a casa può essere apprezzato e rafforzato il carattere mite e l’affettuosità, A scuola è difficile che possa essere apprezzato. A scuola generalmente viene apprezzato dai compagni chi è brillante, chi fa ridere ed è in grado di farsi valere con gli insegnanti, facendo perdere tempo. Tra i compagni chi appare forte e gradevole per le ragazze.
Poi c’è il gruppo dei pari nello sport o del muretto.
In ognuno di questi contesti un ragazzo (o una ragazza) è diverso.
È noto che, soprattutto nel passato, i genitori degli adolescenti erano preoccupati delle “cattive compagnie“.
Lo sport viene sempre consigliato perché può rassicurare le insicurezze integrandole nella squadra.
Io penso che gli adulti responsabili, gli insegnanti o gli allenatori o gli educatori, non debbano rivolgersi ai genitori.
Salvo casi eccezionali, i genitori non incoraggiano i figli a prevaricare, al massimo a difendersi. Ma il difendersi porta al sapone nella merenda…
Comunque i genitori non possono proprio vedere il figlio come prevaricatore, perché quel ragazzo a scuola è un’altra persona.
Sono i responsabili dei vari ambienti che devono essere in grado di gestire le situazioni e la degenerazione del bisogno di amicizia e di riconoscimento presso i coetanei.