ParmaLetale
Utente cornasubente per diritto divino
Effettivamente integrazione è un termine generico e magari fuorviante. È razzista se dico che mi basterebbe che questi bimbi non crescessero odiando gli occidentali per i loro costumi come li odiano i loro genitori, in modo da favorire una civile convivenza senza snaturazione reciproca ? O è razzista dire che certe culture odiano apertamente l'occidente?Allora bisogna intendersi anche cosa si intende per integrazione. L’integrazione non può essere pensata a senso unico aspettandosi una uniformità senza senso. L’integrazione (che non è più usato come termine, perché si modificano le parole quando diventa inadeguato il modo di applicarle. Come è già successo per altre come handicap) ma deve essere a doppio senso imparando reciprocamente. Negare valore agli altri è una cosa sbagliata ed è pericoloso perché crea inevitabilmente contrapposizioni.
Quando si ha di fronte una classe di bambini (ho cercato di dirlo in modo sintetico, ma forse è sembrato uno slogan) si vedono bambini e le origini della famiglia sono interessanti solo come arricchimento culturale.
I bambini nati in Italia arrivano alla scuola Primaria con già tre anni di frequenza della scuola dell’infanzia e hanno pressoché tutti la stessa competenza linguistica. I bambini hanno tutti un linguaggio semplice come struttura e limitato nel vocabolario.
Quindi hanno tutti le stesse difficoltà. Le differenze, ribadisco, sono di ordine culturale. Ma non solo come immagina chi non ha consuetudine con i bambini, ma per la mancanza di un substrato comune che nasce da racconti di fiabe, favole o cartoni animati, che ancora adesso tanti conservano.
Anche i genitori italiani tendono a preferire libri “istruttivi” per bambini e i bambini conoscono solo le storie sentite alla scuola dell’infanzia. Ma è evidente che se erano assenti, non le conoscono e non conoscono anche i termini che sono consueti nelle fiabe. Ad esempio re, principessa, corona, trono, fata ecc.
Ma c’è tutto il tempo per compensare.