Il like te lo mettono perché scrivi contro di me mica perché sei “bravo” a scrivere. Dai vai a pranzo che e’ ora.
Quanto ti piacerebbe.
È esattamente il contrario: sei talmente irrilevante che funzioni al massimo come carta moschicida per gli schiaffoni. Ti si usa perché stai lì, appiccicosa, prevedibile, sempre nello stesso angolo a fare la guardiana della pochezza altrui.
Se domani ti cancellassi, non cambierebbe nulla. Te lo assicuro. Il forum continuerebbe a litigare, scopare, frignare, raccontarsi balle e ogni tanto dire pure qualcosa di intelligente senza accusare il benché minimo cedimento strutturale.
Non sei il centro della scena. Sei un appiglio comodo per tirare due ceffoni retorici quando passa la noia.
Ha senso.
Mannaggia questo Google cattivello che vi sbaglia sempre la grammatica.
Non mi risulta di sbagliare sempre la grammatica, ma fai pure.
Se ti basta così poco per sentirti in partita, sono felice di arricchire la tua miseria esistenziale con una virgola fuori posto.
Che è quello che in effetti fai tu che esprimi giudizi sulle vite altrui
Tanto per cambiare, nella tua foga di trovare qualcuno che ti dia la pacca sulla spalla, sei finita completamente fuori strada.
A me delle vite di una serie di faccette virtuali non frega un cazzo. Se domani arrivasse un nuovo giro di Covid e spariste tutti, il giorno dopo non metterei neanche una bustina di zucchero in meno nel caffè. Forse due o tre, a voler essere generosi. Le emozioni le tengo per le persone vere, quelle che hanno odore, voce, presenza, fastidio, peso specifico. Non per i pupazzetti con l’avatar.
Questo però non significa che non giudichi quello che leggo. Certo che giudico. Appena una storia mi accende un neurone, giudico i fatti, giudico il modo in cui vengono raccontati, giudico le omissioni, le furbizie, le pose, le parole messe lì per farsi assolvere prima ancora di essere capiti.
Tu confondi il giudizio sulla vita con il giudizio sul materiale che portate qui sopra. Ma nel momento in cui scrivi in pubblico, il materiale non è più tuo in senso sacrale. Diventa oggetto di lettura. E se mi servi un personaggio, io giudico il personaggio. Se dietro al pupazzetto di Jessica Rabbit si intravede una persona che risponde con tutta questa veemenza, che si agita, che cerca continuamente riconoscimento, che trasforma ogni replica in una prova generale della propria consistenza, io qualche idea me la faccio.
Non perché mi interessi la tua vita. Ma perché quello che scrivi racconta. Anche quando credi di controllarlo.
Soprattutto quando credi di controllarlo.