Figurati, sentiti libera di dire tutto quel che vuoi.
No, non mi sento affatto risolta.
Ho un problema con il sesso (sono una specie di ninfomane, per capirci) e quindi il mio approccio ai rapporti e alle persone è quasi sempre sessualizzato fin da subito e in modo molto forte. Chiaramente, a causa di questo, la quasi totalità delle persone si relaziona a me in modo sessuale e basta, mentre io a volte mi coinvolgo, e ne soffro. La storia che ho raccontato qui ne è un esempio.
Negli anni è anche capitato che qualcuno sia andato oltre. Ho avuto delle storie, anche lunghe, tutte finite per ragioni riconducibili al sesso (tradimenti/troppo sesso/troppo poco).
Sono stata in terapia, ma non posso dire di aver imparato a gestire del tutto questa mia caratteristica.
Cosa voglio? Forse un po' di pace. Trovare qualcuno che appaghi questo mio bisogno e mi ami anche per quel che sono al di là di questo. Che sappia e voglia vederlo.
Ehm, guarda che la differenza tra una donna che sa quello che vuole e una svuotapalle sta nel come e non nel cosa, eh...
Il problema non è prendere cazzi, ma scegliere i cazzi da prendere.
E soprattutto scegliere i cazzi da smettere di prendere.
Sono un disastrino quasi quarantenne, abbiate pietà di me!
Non è che cambieresti atteggiamento? Non ti allisci nessuno e vai sul cazzo facile alla gente.
Consiglio spassionato, eh.
Sovrainterpreti il sesso.
Che è diverso dal sopravvalutarlo.
Zia, tu soffri di saggititudine.
Una persona che sente di “poter dare amore a più persone” e che quindi si identifica come poliamorosa, se è corretta, potrebbe prendere la sua attuale ragazza e dirle: "sai che c’è? Ho conosciuto una tipa, ne sono attratto e questo mi ricorda la mia natura: sono poliamoroso. Te la sentiresti di accettare, posto che il rapporto fra te e me non è in discussione, che io frequenti anche lei e che possa trovarmici più o meno bene?"
Avesse fatto così, allora sì, sarebbe stato un top player, coraggioso e onesto con sé stesso e con la propria voglia di trombare più gente, senza prendere in giro, alla fine, anche se in modi diversi, l’una e l’altra.
Tradire può capitare, non siamo qua a fare la morale ma, anche qui, se sei onesto, dici alla tua amante: senti, io ho una fantasia da anni, che è quella di farlo a tre; so che non è una soluzione a nulla, ma tu saresti aperta a questa possibilità? In quel caso, again, sarebbe stata una persona comunque più onesta e sincera.
La scorrettezza sta nel modo in cui l’ha posta, con finta ingenuità, come una soluzione, dopo che lei gli ha anche confessato di essersi innamorata.
…o sbaglio?
Ma non c’entra un cazzo
Il poliamore non è “ho visto una che mi piace e allora mi è tornata fuori la mia natura”. Quella non è identità, è marketing dell’ormone. Il poliamore è un modo di orientare la vita, non una toppa elegante da appiccicare sopra una voglia nuova quando ti fa comodo.
Ha dietro un impegno organizzativo che manco una multinazionale: tempi, confini, gerarchie, gelosie, sincerità, manutenzione continua, parole dette prima e non dopo, gente che deve sapere dove sta e cosa rischia. Non è “posso dare amore a più persone”, detto con l’occhio lucido e la mano già sulla maniglia della camera. Quella è la versione TED Talk della voglia di scopare.
La stragrande maggioranza delle persone tradisce invece di organizzarsi dentro forme di non monogamia etica per un motivo molto semplice: perché tradire è più comodo. Meno riunioni, meno responsabilità, meno negoziazione, meno rischio di sentirsi dire “no” prima di essersi già apparecchiati il letto.
Il poliamore vero è faticoso quanto gestire una famiglia con dieci figli, solo che lì non hai dieci ragazzini a cui puoi dare ordini, premi e punizioni. Hai rapporti alla pari, con adulti che ti giudicano, ti scelgono, ti amano e possono pure salutarti se ti comporti da coglione. Non hai il salvagente biologico dei figli, che salvo disastri restano figli comunque. Hai persone libere, e la libertà degli altri è una gran rottura di cazzo quando vuoi solo allargare il parco giochi.
E infatti sono tutti bravi a proporre la cosa a tre a una donna di cui non gliene frega niente. Lì diventano tutti filosofi della libertà erotica, pionieri della trasparenza, architetti del desiderio. Poi quando dall’altra parte c’è una che si è innamorata, che ci ha messo pelle vera e non solo disponibilità logistica, improvvisamente la faccenda diventa delicata.
Quindi no, il problema non è che doveva dichiararsi poliamoroso meglio. Il problema è che sta usando categorie grandi per coprire una gestione piccola.
E quella non è non monogamia etica. È casino col dépliant.