Teoria dello sviluppo psicosociale di Erik Erikson: ottavo stadio, chiamato "Integrità dell'Io vs. Disperazione", caratterizza l'età della vecchiaia (indicativamente dai 65 anni in poi). È il momento del bilancio della propria vita, in cui si guarda indietro al percorso intrapreso. È chiaramente disperato: rimpianto, mancanza di tempo, paura della morte.
Interessante esemplificazione ed analisi della vicenda, che offre spunti di riflessione.
L' ottavo stadio è il momento del bilancio della esistenza, certo, ma l' esito non è necessariamente univoco verso la disperazione. È una delle condizioni possibili, che sembra avere raggiunto il nostro
@Dormiente57.
Dipende da come ci si arriva, mi permetto di commentare, e dalla capacità di lettura delle fasi precedenti. Siamo tutti diversi sia nelle esperienze accumulate che nel modo di ragionare sul senso dell' esistenza umana, specie quando è quella propria.
Si oscilla tra l' Integrità dell' IO, che, immagino, sarebbe una condizione di equilibrio conquistata attraverso l' esperienza (nella quale è centrale l' accettazione dei limiti propri ed altrui, non necessariamente comprendente un po' di rassegnazione) e l' angoscia esistenziale del mancato raggiungimento degli obiettivi e la consapevolezza di non avere più il tempo occorrente per raggiungerli come ci si proponeva.
Anche lì (gestione del tempo) siamo tutti diversi. C' è modo e modo per darsi tempo.
Poi, ci sono fattori esterni, anche imprevisti, che alterano quella che sembrava una progressione positiva, così come può verificarsi inversamente.
Non è impossibile uscire da una conclusione che appare scontata, però, anche all' ottavo stadio.
Anche quando si conosce una prognosi infausta, non modificabile, c' è chi governa il (poco) tempo che gli rimane apprezzandone ogni scampolo. E rimane sereno, al punto di ingenerare invidia (meglio, ammirazione). Sono giusto reduce da una conversazione con un amico ultraottantenne che versa in quella condizione.
Sulla umana vicenda di Dormiente57, secondo me, può succedere di perdere il senno, come capitò al valoroso cavaliere Orlando nel capolavoro dell' Ariosto.
La bellissima principessa Angelica aveva scelto, deludendo i pretendenti (Orlando compreso) di fuggire con il giovane soldato saraceno ferito, Medoro. Il cavaliere Orlando, attraversando il bosco sui cui alberi la coppia aveva inciso scritte che celebravano il loro amore, impazzisce e si dà alla devastazione di tutto ciò che incontra.
Ma non è una storia che ha un finale tragico scontato.
Il valoroso ed amico cavaliere Astolfo riesce a domare un Ippogrifo e raggiungere la Luna, dove trova l'ampolla che contiene il senno perduto di Orlando. E questi lo recupera, ritorna in sé e sconfigge l' esercito dei Mori insieme agli altri cavalieri cristiani.
Mi piacerebbe che la principessa di Dormiente57 possa riacquistare la considerazione che si è guadagnata sul campo (portando avanti con successo una famiglia accanto a lui per un lungo tempo).
Ha commesso uno o più errori, come capita a tutti, nell' arco di una vita. Anche chi è (appare) geniale qualche azione miserabile l' ha spesso commessa e non ne va fiero.
Alla fine, è giusto fare un bilancio ed operare le giuste compensazioni.
E lui,il cavalier Dormiente57 ha bisogno di riflettere, tirandosi fuori dalla palude del rancore, che -azzardo- in fondo è anche verso se stesso (aver convissuto con il sospetto per quieto vivere).
Magari cercando un Astolfo che lo aiuti a ritrovare un equilibrio perduto.
Insomma, c' è sempre speranza di recupero anche in casi che appaiono disperati. Bisogna avere la forza di rimettersi in cammino...