Io ho figli troppo piccoli forse per esprimermi, ma quello che vedo adesso che vanno alle elementari non è tanto un problema di scuola, che può benissimo essere buona o cattiva, ma di educazione.
Se c'è una classe di teppisti, con genitori che li assecondano, allora non puoi fare nessuna didattica, di nessun tipo, ne quella che riempie ne quella che forma.
Capisco il ragionamento sulle classi difficili, ma secondo me il punto è un altro.
Alla scuola primaria non si lavora solo con i bambini, ma con un sistema educativo che include inevitabilmente anche le famiglie. Non sono mondi separati: dinamiche relazionali, comportamenti e tenuta della classe dipendono anche da questo intreccio.
Il problema è che la scuola è ancora spesso pensata come se dovesse solo gestire la classe e trasmettere contenuti. Ma il processo educativo oggi è più ampio e coinvolge stabilmente anche il sistema familiare.
Qui entra un nodo di fondo: manca una vera logica di processo. Molte letture restano legate a uno sguardo “nel retrovisore”, a modelli lineari in cui ruoli e responsabilità erano più separati e leggibili. Oggi invece tutto è più interconnesso: i diversi gradi scolastici, le traiettorie educative, il rapporto con le famiglie e la gestione professionale delle relazioni istituzionali.
In questo quadro non basta più il solo ruolo formale per esercitare le funzioni educative e di contenimento richieste dal sistema.
Si inserisce anche un punto più profondo: l’idea che “tutto sia per tutti”, una forma di uguaglianza astratta che tende a livellare le differenze. Il risultato è una sorta di uguaglianza pelosa che, pur essendo inclusiva in teoria, riduce la possibilità di interventi differenziati ed efficaci.
In realtà non tutto è per tutti nello stesso modo: bisogni e traiettorie sono diversi e richiedono risposte diverse. Senza questa differenziazione il sistema perde precisione.
E va anche detto che gli strumenti per gestire situazioni complesse esistono già. Il problema è la difficoltà ad applicarli: servono formazione adeguata e soprattutto una responsabilità istituzionale più chiara.
In questo senso, il fatto che alla primaria i bambini siano più governabili nell'immediato è fuorviante: dà l’idea di un lavoro semplice, ma in realtà sottovaluta e non espone la complessità sistemica che si dovrebbe governare.
Ed è proprio l’assenza di una vera logica di processo e di una reale differenziazione degli interventi che rende difficile affrontare le criticità in modo efficace.
Se a questo si aggiunge l'età media del corpo docente - il più anziano d'europa -, il quadro inizia a prender contorni interessanti. Questo non è soltanto soltanto anagrafico, ma ha impatti sensibili anche rispetto alla pratiche e al rinnovamento
