Quando tradisci, almeno in certi momenti, puoi anche sentirti invincibile: come se stessi riprendendo in mano qualcosa, come se avessi una parte di te più viva, più libera, più forte. Quando invece vieni tradito, soprattutto dentro un rapporto coniugale, è come prendere un palo in faccia. Ti crolla addosso non solo l’idea dell’altro, ma anche una parte dell’idea che avevi della coppia, della storia, di te stessa. E lì, volente o nolente, cominci a rivedere tutto. Anche quella te stessa che, in passato, è stata traditrice. Ti chiedi cosa non hai visto, cosa hai lasciato andare, dove ti sei persa, dove magari ti sei raccontata cose comode pur di non guardare davvero.
Però, paradossalmente, proprio quella parte di me, quella più nascosta, meno “presentabile”, che conosceva già certi meccanismi, mi ha aiutata anche a superare il tradimento ricevuto. Non perché lo rendesse meno doloroso, ma perché mi ha impedito di raccontarmelo in modo aggressivo, bensì realistico e umano. Non giustifichi per forza, non assolvi tutto, però riesci almeno a metterti anche nei suoi panni, nei suoi motivi. E questo, in mezzo al dolore, cambia parecchio il modo in cui guardi le cose.
Per questo non ne faccio un vanto. Né da una parte né dall’altra. Però sono esperienze che, nel bene e nel male, ti obbligano a fare i conti con te stessa e con tutto quello che ti gira attorno e ti garantisco che tutto cambia di valore.